bourée

27 aprile 2017
Solitamente la pioggia lo calmava e gli dava quello sprint e quella forza in più per riuscire a superare le avversità. Solitamente.
Perché quando attraversi la città bianca sotto la pioggia, succede sempre qualcosa; può succedere che il bianco della città si sciolga sotto le gocce e diventi grigio, tetro, scuro; o ancora, può capitare che invece il bianco splenda, e la città allora ti acceca e sei costretto a guardarla e ammirarla. 
Oppure niente di tutto ciò accade, soprattutto a notte inoltrata. A notte inoltrata non vedi nulla. I bastioni che fortificano la città ti passano accanto e quasi non li vedi, e lo stesso le chiese, le grandi e lucenti chiese, quelle che attirano l'occhio di chi su una nave, sfidando la sveglia e il vento, la mattina all'ingresso in porto si affaccia sul ponte e respira il mare. Non vedi nulla.
Camminava e pensava, e le gocce che si posano sul parabrezza per non erano altro che la vita che arriva, passa, rimane lì, finché con un colpo di spazzola non cancella tutto.
Reset.
Tabula rasa.
E di nuovo a riempire, a contare ogni singola goccia e pensava che quelli potessero essere fallimenti e insuccessi da cancellare e distruggere, eliminare e dimenticare, buttare alle spalle con i tergicristalli. Ma così non è.
E solo il flauto di Ian Anderson lo riporta alla realtà, alla guida, e gli ricorda che le ultime due torri della città bianca sono lì accanto. E allora che fai, non continui?

3 commenti:

Amore_immaginato ha detto...

bello...

Eva Aiko ha detto...

Bello Pesa... Ci manchi assai.
E comunque: viva la pioggia forevah

Baol ha detto...

A volte mi piace guardare le gocce di pioggia sui vetri che stanno ferme e poi, come spinta da chissà che forza, cominciano a muoversi.

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