boss per capo, ton per tonnellata, rifle per fucile

12 ottobre 2015
Ho sonno, è vero.
Ma come spesso capita in questi casi sto sdraiato a letto, con gli auricolari nelle orecchie e la musica che va in riproduzione random.
Ed ecco che parte Guccini con Amerigo.
E io, per un tacito accordo con l'universo e il mondo intero, non posso dormire finché non finisce. Perché, sapete, va bene la stanchezza, l'alcol della domenica sera, e la sfattanza di un weekend impegnativo, ma quando il capolavoro chiama l'unica cosa da fare è stare sdraiati e subirlo. O al massimo scrivere un post sul proprio blog.
Fate un po' voi, che io sono tra gli eroi di Casablanca e Forte Apache.

accorsite cronica

8 luglio 2015
Non so se sia un mio difetto - chiamiamolo così - ma capita spesso che quando scrivo, che si tratti di un post sul blog, di un articolo, di una didascalia Instagram, mi viene in mente una voce. 
Avete presente quando leggete qualcosa del tipo "Salve sono Troy McClure?" e lo leggete esattamente con quel tono di voce che conosciamo tutti quanti? Ecco io sento quella vocina dentro di me mentre scrivo. No, non proprio la voce di Troy, bensì quella di... Beh, un po' mi vergogno... Dicevo, sento la voce di... Devo proprio?... Sì... Insomma, la voce di Stefano Accorsi. 
Ed è la voce di un giovane Accorsi, quando ancora giovanotto saliva le colline vestito da Alex e urlava incazzato contro il mondo e contro tutti; quella voce che scandiva incredibili e lunghi monologhi noiosi e pesanti sull'esistenza umana; insomma, quella voce veloce, fastidiosa, un po' biascicata e tirata del creatore di una delle peggiori produzioni Sky degli ultimi anni.
E quindi, per rispondere alla domanda (?) che ho posto in apertura, direi proprio che ho una malattia.

p.s. Provate a leggere questo post con la stessa voce e intonazione di Accorsi, ditemi un po' se funziona.

solamente una piccola considerazione (XVI)

2 luglio 2015
Può capitare, delle volte, che qualcuno ti stia beatamente sulle palle (per dirla alla moda di Oxford). Esiste, ed esisterà sempre, quella persona che non puoi vedere, il cui solo tono di voce provoca in voi orticaria, fastidio, pizzichi di milioni di zanzare.
Qualsiasi atteggiamento di quella persona ti darà sui nervi: può aver fatto la battuta più bella e spiritosa del millennio, voi non riderete mai; può aver cucinato la miglior carbonara che sia mai stata cucinata nel creato, ma per voi ci sarà sempre un pizzico di sale in più che la rende quasi immangiabile; può aver scritto in maniera divina un post su un qualsiasi blog di provincia, ma non riuscirete, neanche sforzandovi, ad apprezzarlo.
Ma state tranquilli, credete a me, arriverà il giorno in cui quella persona farà qualcosa che riuscirà a far vibrare dentro di voi il giusto campanello, la scintilla necessaria per riuscire ad apprezzarla e ricredere le vostre convinzioni, anche se vanno avanti da quasi ventotto anni.
Con questo non voglio dire che mi sta sulle palle qualcuno (per dirla alla moda di Oxford), ma solo che finalmente sto iniziando a ricredermi su Bruce Springsteen. Tutto qui.

prendere coscienza della realtà

23 giugno 2015
Poi è arrivato sabato scorso.
Non un sabato normale, non un fine settimana come gli altri. 
C'era un concerto, merce rara di questo periodo a Cagliari; soprattutto se parliamo di un concerto un po' underground, un po' di nicchia, di questi gruppi mezzo sfigati mezzo storici che ascoltavi quando avevi 15 anni, e i calli nelle mani erano proporzionali alle diottrie perse.
Non presenziavo ad una serata così da quanto? due anni, facciamo tre. Probabilmente l'ultima volta che partecipai, sul palco c'ero proprio io, a cantare, urlare, sudare, suonare, sbraitare. Questa volta avevo in mente di stare giù, ad urlare, sudare, pogare, saltare.
Ero carico a mille, finalmente.
E poi lì niente, son rimasto un po' passivo, lontano, quasi dissociato, oserei dire vecchio.
Sì, ecco, l'ho detto: vecchio.

Sono vecchio. 

le Violet(te) sono in fiore

2 giugno 2015
Che poi delle volte basta poco per essere contenti.
Ad esempio, tornare a casa tardi, particolarmente alticci, e leggere un messaggio con su scritto «Sì ma cazzo Pesa. Chi può essere meglio di te?».


Il pubblico applaude.

(Dovrebbe)


passalento, e va veloce

20 maggio 2015
Delle volte, semplicemente, si è stanchi.
Stanchi dei suoni che ti stanno attorno, sempre uguali e ripetitivi, monotoni, fastidiosi ma che non puoi spegnere perché purtroppo il tasto "off" nella vita reale, quella che un po' ti opprime giorno dopo giorno, non esiste; o ancora, stanchi di ciò che vediamo, di quelle inutili e stupide marionette che si muovono nel mondo.
E fare qualcosa per scacciare questi fastidi, queste stanchezze quotidiane è impossibile, bisogna subirle certe cose, non hai scampo. Ma tu sei stanco.
Non hai voglia fondamentalmente, è molto semplice la risposta. Eppure bisogna andare avanti, non fermarci e chissà che un giorno o l'altro la stanchezza non passi.
Personalmente, in quasi 30 anni di vita mi è capitato molto spesso di essere stanco. La soluzione che ho sempre adoperato per andare avanti, e non fermarmi come un qualsiasi me stesso in sella ad una mountain bike sotto il sole d'agosto in mezzo alle montagne per rifocillarmi con un sorso d'acqua?
Dormire. 
Buonanotte.


in nomine patris et filii et spiritus sancti

24 marzo 2015
Eh già, proprio così. 
Scrivo e non sento il rumore dei tasti della tastiera del pc, dolce e soave rumore che ha accompagnato le mie scritture da tempo ormai immemore. Sento solo un delicato e piccole tic-tac continuo, interminabile, veloce, preciso e sempre allo stesso volume. 
Mi da piacere, mi tiene per certi sensi sveglio. 
E mi induce a mandarvi un appello, a voi, che un po' ho abbandonato, un po' ho ritrovato su altri social network, e un po' leggo con piacevole e silenzioso anonimato, cercando forse le forze per comparire e dire la mia. 
Ma non riesco. 
Quello che chiedo a voi, amici e amiche, è di rivolgere un pensiero al sottoscritto nella giornata di dopodomani, 26 marzo. Intorno alle 9.00, se potete e volete, rivolgete un pensiero al vostro caro Pesa. 
Sperate per lui, incrociate le dita e vogliate bene a questo povero e piccolo sardo. 
Se poi tutto andrà bene forse ve lo dirò, se andrà male, idem.

Drink!