celebri alcolisti anonimi

13 marzo 2014
Era ormai diverse settimane che frequentava quel locale. Stava in una via centrale, nuova apertura, nuova gestione, stessa gente, stessi problemi. 
A lui questo non importava minimamente. 
Aveva adottato una tecnica che gli permetteva di passare inosservato agli occhi delle persone.  Camminava dritto tra la folla, senza incrociare lo sguardo di nessuno, lanciava un rapido saluto al barista e si infilava come un furetto nell'angolo più oscuro dell'intero locale.
Nei week-end il bar si riempiva all'inverosimile. Persone dall'hinterland arrivavano a popolare il nuovo bancone in legno lucente sul quale venivano servite bionde alla spina; e non mancavano di certo i cittadini puri, quelli che riconosci da lontano grazie al taglio di capelli, al particolare modello di felpa e soprattutto a quell'inconfondibile e comica risata. 
Durante settimana la situazione era nettamente diversa: le stesse persone occupavano i soliti tavoli. Disposti quasi come una scacchiera tutti parlavano con i compagni di bevuta, ma nel mentre studiavano i comportamenti, gli sguardi e i movimenti di chi sedeva nel tavolo sulla propria diagonale, come pedoni pronti a mangiare il pezzo avversario. 
Lui aveva imparato a conoscere a memoria quegli sguardi, quelle occhiate, quelle posizioni. E anche lui infine, in quelle due settimane di assidue frequentazioni, entrò a far parte della scacchiera umana.
Luigi, l'alto e di nero vestito barista, vedendolo seduto si avvicinò e con un sorriso disse «Una zero.quaranta rossa, giusto?» Per rispondere, come ogni volta, bastò un sorriso e un impercettibile movimento del capo. 
Durante l'attesa dell'ambrato nettare i suoi occhi rotearono a cercare nuove presenze nel locale, ma come ogni volta rimase profondamente deluso: notò la ragazza immagine, quella che tutti almeno una volta hanno sognato di tenere tra le braccia, con le sue forme appena accennate e concesse solo al vecchio bavoso che le ha promesso fama e notorietà; riconobbe quella che un tempo era una bassa e grassa ragazza fattasi ormai donna, accerchiata da una serie di desiderosi signori; ma soprattutto vide lei. 
Stava sempre al solito posto, di fronte a lui. Sedeva sola, quasi snobbata da tutti quanti. Non cercava e non voleva attenzione, stava in disparte, con la birra tra le mani, seduta che fissava il vuoto. Non era magra e slanciata come la ragazza immagine, anzi, aveva l'aria di una paffuta ragazza dalle forme accentuate e morbide, soavi e gentili, floreali e aggraziate; aveva i capelli e gli occhi neri, così come il vestito, che lasciava intravvedere ciò che era in grado di scatenare i sogni di lui, che con occhio languido la ammirava e la bramava, e poco si curava del fatto che gli altri lo potessero notare. 
Quando Luigi arrivò con la birra fu distolto per un momento da quella celestiale visione.
Lanciò cinque euro sul tavolo e guardò il bicchiere. Poi nuovamente guardò lei. Controllò attorno a sé le altre pedine della scacchiera; tutti avevano altri obiettivi, lui era stato lasciato solo. Poteva contrarsi sulla sua Regina.
Sollevò il bicchiere verso di lei in segno di rispetto e saluto, ed ecco che la birra va giù: scende veloce, scorre per l'esofago e va a cadere fredda e gelata dentro lo stomaco. 
Lui improvvisamente si sente meglio, sorride. E sa che, nonostante lei sia solamente una grande foto plastifica su un muro, nessuno gliela porterà via.
Ed ecco che la birra nuovamente va giù.

4 commenti:

Harley Quinn ha detto...

Bel racconto. Sarà il pub, la presenza della birra, la gente di nero vestita... non lo so, però m'è garbato parecchio!

Bill Lee ha detto...

Il racconto è molto carino
Siccome sono critico alcune cose che ho letto tipo "Durante settimana" o "seduta che fissava il vuoto" non mi son piaciute e potevi metterle giù meglio. Ecco.

pesa ha detto...

@HarleyQuinn: Grazie mille, effettivamente le atmosfere sono abbastanza da locale rock'n'roll come piace a noi altri.

@Bill Lee: "Durante settimana" è un evidente errore, infatti manca un "la". Per quanto riguarda la seconda critica, non saprei, neanche ora mi viene qualche alternativa. Comunque tu criticami sempre e comunque.

Patalice ha detto...

mi piace questo modo di racconatre, ha un ritmo gradevole

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