top five #2

28 gennaio 2013
TOP FIVE DELLE FRASI PIÙ USATE DA PESA A PARIGI


5) Ho Freddo!


4) Pretendo, voglio far l'angelo di neve.


3) Mi fanno male i piedi!


2) MINCHIA! (Se non capisci leggi qui)


E in prima posizione troviamo.....


1) Cazzo me ne frega a me della neve e delle pozzanghere? Ho le scarpe in Gore-tex! 
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Appena recupero un po' di forze troverò il coraggio per scrivere un post vero su ciò che ho visto a Parigi (anche se non so quanto possa interessarvi la cosa), e soprattutto sull'immenso conflitto italo-francese che si è andato a creare nel tempo. 
Ma la morale della favola, sappiate, è che li odiamo solo perché son migliori di noi.

Altre incredibili Top Five le trovate qui.

il peggior sommelier del mondo

14 gennaio 2013
Ho partecipato a tante feste in vita mia: feste improvvisate all'ultimo minuto, feste in maschera, feste in spiaggia, feste in Sala, feste a Buoncammino, feste in montagna. 
E, in ognuna di queste feste, vi era una costante: vino dentro una bottiglia d'acqua. 
Si andava a prenderlo in cantina per risparmiare. Gli studenti universitari son troppo poveri per potersi permettere un vino in bottiglia proveniente da un'enoteca seria. Noi, poveri pezzenti, andiamo a prendere 2L di vino a 1,5€ alla Marina, poi ci ubriachiamo. 
E sempre a queste feste ho conosciuto un'infinità di persone. Dai grandi chitarristi scazzati, che per sentirli suonare bisognava mettersi in ginocchio, ai simpaticoni; dagli eterni ubriachi, agli sballoni incalliti in perenne ricerca di erba. E non sempre riuscivo a inquadrare queste persone. Se tu alla festa a prima vista mi sembravi un idiota, un inetto che non va preso in considerazione, magari il giorno dopo potevi diventare un mio grandissimo amico, e viceversa. 
Su una cosa però non ho mai sbagliato: il vino. Quel vino è sempre stato, e sempre sarà, un vino di pessima qualità. Utile solamente a rincarare la dose di alcol dentro il tuo corpo a causa della birra (molto meno cara e più popolare). Ma se volete usarlo per accompagnare un pasto, quel vino non prendetelo in considerazione; al massimo potrebbe tornare utile per cucinare, ma anche lì ho i miei forti dubbi. 
Poi da poco a casa mia ho visto una bottiglia di Levissima con all'interno il violaceo liquido. Considerando che i miei genitori non sono studenti universitari, ma neanche grossi proprietari terrieri da potersi permettere 1.000€ a bottiglia, mi son trovato un po' spiazzato. Ho pensato che magari quella bottiglia me l'ero portata a casa accidentalmente da qualche festa, o forse mia sorella, e allora, per non destar l'ira di padre e madre, ho lasciato soprassedere l'evento. 
Finché a pranzo ecco far capitolino a tavola l'incriminata bottiglia.
Dev'essere loro per forza, penso, e così anche io mi verso nel bicchiere il nettare degli Dei; e tra un boccone e l'altro, mando giù qualche sorso per rinfrescare la gola. 
Meraviglia, incanto del palato, un vino che mi aspettavo fosse lo scarto di chissà quale botte si rivela una delizia, una splendida sorpresa insomma. Al che, con ancora lo stupore impresso negli occhi, e soprattutto tra le papille gustative, domandai a mio padre.
«Ma questo vino? Buono! Da dove viene?»
«Me l'ha dato Emilio, le sue vigne sono alcune di quelle che usa Argiolas per fare il Turriga».
E così, beato e felice, ho continuato a banchettare con vino da minimo 70€ dentro una bottiglia di acqua Levissima per giorni e giorni, finché quei 60L presi da mio padre non son terminati. 
E mi son sentito un po' come quando il giorno dopo una festa incontro il chitarrista, il simpaticone, l'eterno ubriaco o lo sballone, e su di loro cambio prontamente idea.

solamente una piccola considerazione (XV) autoreferenziale

8 gennaio 2013
Non posso assentarmi neanche un momento da queste povere e derelitte pagine. 
Avete visto che è successo? Due settimane che non scrivo e subito il mondo pensa che i blog siano ormai in pieno declino. Non pensavo di essere così importante. 
Quindi, visto che ci siamo...
Sono tornato. 
Non sono mai andato via, a dir la verità. Son sempre rimasto nell'ombra a meditare, cogitare, ragionare su cosa fosse meglio scrivere. Forse perché ho imparato, o meglio, son arrivato alla conclusione, che buttare quattro lettere su uno schermo (per quanto delle volte possano esser scritte bene - modestia) sia una cosa abbastanza importante; bisogna scrivere qualcosa di concreto, che colpisca chi legge e soprattutto colpisca chi scrive.
Penso sia, alla fin dei conti, proprio questo il problema, ciò che scrivevo non riusciva a toccarmi nel profondo. Tante pagine scritte e cancellate, tante bozze lasciate ad ammuffire nella speranza di una rilettura o di una correzione che non arriverà mai, perché lo sanno loro, lo so io: quelle bozze non hanno proprio nulla da dire.
O forse, molto semplicemente, dopo un periodo di feste passate all'ingrasso e all'ubriacatura, una lesione al menisco, un capodanno salvato il 30 dicembre alle 23.30, un'ignobile partita di calcio, e un imminente viaggio a Parigi, devo riprendere a studiare seriamente.
Ai posteri l'ardua sentenza, per ora, almeno voi, accontentatevi, perché io proprio non ci riesco.

Drink!