il mare d'autunno

19 novembre 2012
Ma voi, il mare incazzato, l'avete mai visto?
In questo periodo dell'anno poi ha un aspetto tutto particolare, il mare quando si incazza. 
È scuro, grigio, agitato, nervoso, sembra voglia abbandonare i fondali per venire a farci compagnia sulla terra ferma. Se proprio volete paragonarlo a qualcosa, in modo da avere un'immagine più nitida di un mare autunnale che fa i capricci, pensate a come siete voi il lunedì mattina. 
Io ci ho riflettuto esattamente una settimana fa, alle 07.30 di un tetro lunedì mattina, imbottigliato in mezzo al traffico perché gli ingegneri son persone furbe, e distribuire quattro rotonde in un chilometro e mezzo su una strada statale sembrava cosa buona e giusta. 
Così io stavo in macchina che mi sparavo gli Alkaline Trio in modo da poter iniziare al meglio un'importante giornata, e attorno a me tante altre macchine bloccate, con all'interno persone tristi, grige, agitate, che suonavano il clacson, imprecavano e si sfogavano con il passeggero. Io invece non avevo nessuno alla mia destra contro cui inveire; avevo un sedile vuoto e il panorama del mare, quel mare incazzato e forte, che grazie all'alta marea in alcuni punti riusciva ad invadere la strada, e con i suoi schizzi sporcare il parabrezza in maniera quasi imbarazzante.
Lo ammiravo mentre nel pieno della sua forza e potenza lanciava bianche e spumose onde contro i piccoli scogli posti a ridosso della carreggiata. Poi dalla destra portavo lo sguardo sulla sinistra, ed ecco che dentro una Ka grigia sedeva una signora, con il viso triste e violento come il mare, scocciato e profondamente segnato da una mattinata probabilmente iniziata male. E ancora, alla destra, il mare. E quel sole sbiadito, reso sporco dalle nuvole, che quasi infastidisce la vista.
Allora ho pensato che forse, insieme a tutti noi, anche il mare, così come il cielo, si era svegliato male quel lunedì mattina, aveva poggiato il piede sbagliato a terra e la giornata sarebbe cominciata e proseguita in salita.
Poi, fortunata mia, è andato tutto bene. Ma questa è un'altra storia.

momenti di vita

5 novembre 2012
Arrivato in fondo alla fascia mi guardo indietro. Son già ripartiti, cazzo. Massimo, come al solito, nonostante sia sul mio stesso lato, guarda la partita immobile nella metà campo avversaria, pronto a scattare solamente quando gli arriva il pallone; e quando quella palla ce l'ha sui piedi, signori miei, potete star tranquilli che corre.
Ecco che devo far nuovamente gli straordinari; torno dietro. Cerco di riprendere Riccardo, seguendo la sua maglia azzurra con il numero 21 e la scritta "Vieri" a caratteri bianchi, quasi come se dovessi raggiungere una meta, è più veloce di me, ci mette tanto cuore lui, compensa per la mancanza di tecnica. 
Lo inseguo. 
Sento il sudore scendere sulla schiena. Non mi fermo. Guardo salire Maurizio, il nostro centrale, per andare a bloccare il pallone e anticipare Christian - una montagna che cammina dotata di tecnica e agilità. 
Ma oltre a Riccardo devo gettare un occhio anche a Davide e Alessandro, visto che Massimo si ostina a star fermo uno dei due scappa per forza. Parte il cross dal lato opposto, convergo verso il centro accertandomi che Simone copra al limite dell'area per un'eventuale ribattuta. 
Riccardo salta, io salto, anche Maurizio salta, Christian sta fermo. È talmente alto che non ha bisogno di saltare. Salta anche Ignazio, dimenticato da tutti lì dentro la porta. 
Salta alto il piccolo Ignazio, a discapito dell'età e della forma fisica, salta alto e allontana il pallone. Simone fortunatamente è appostato dove l'avevo lasciato, e allora corro. Lascio indietro Riccardo, il mio marcatore. Sento il cuore in gola. Le gocce di sudore ora scivolano anche sul mio viso. Massimo dalla destra si porta al centro, Riccardo - quello che gioca noi - si sposta dalla parte di Massimo, cercano di confondere la difesa avversaria. 
Io continuo la corsa, spero che qualcuno mi veda. Non urlo per ricercare il passaggio, comporterebbe troppa fatica e troppo dispendio di prezioso ossigeno, mi affido all'intelligenza del compagno. 
E questa, l'intelligenza, si manifesta.
Riccardo è rimasto alto, Alessandro sta recuperando, io mi ritrovo solo su quella fascia destra. L'unico che può venirmi incontro è Mario, ma anche lui ha una certa età e ho tutto lo spazio e il tempo per studiare l'azione. 
Massimo me la passa e taglia al centro seguito stretto da Giuliano.
Stoppo il pallone.
Lo sistemo. 
Guardo al centro.
Piede sinistro accanto alla palla.
Schiena inclinata al punto giusto.
Parte l'interno destro.
Massimo non impatta di testa.
Ecco sbucare Ivan dalle retrovie. 
Ma Ivan, come Riccardo - l'avversario -, ha tanto cuore e poca tecnica. 
Tira e manda fuori. 
Cazzo!
Dietro siamo scoperti, devo tornare. 
Lancio un'occhiata al lato opposto del campo in cerca di una bottiglia d'acqua. È lontano. E io devo tornare in difesa, tanto Massimo, come al solito, guarda la partita immobile nella metà campo avversaria. 

Questi sono cinquanta secondi di un mio mercoledì sera dalle 21:00 alle 22:00.

Drink!