fin dove l'occhio di un uomo poteva guardare

21 maggio 2012
Ricordo che quando ero bambino una volta mio zio disse «Se sei sulla S.S. 195, e casualmente è una bella giornata, senza foschia, nuvole, o quant'altro, guardando verso NE, si possono vedere le prime cime del Gennargentu». 
Per circa vent'anni ho quindi provato, quando capitavo su quella strada, a mirare in lontananza, verso il meraviglioso mare della costa orientale, ma niente. Il massimo che riuscivo a scorgere, guardando però dalla parte opposta, erano i monti di Villacidro, con le punte del Linas che nel periodo invernale hanno sempre fatto invidia ad un amante della neve come me che purtroppo ne ha sempre visto troppo poca. Così questa storia del Gennargentu visibile da Cagliari finì tra le varie leggende popolari, un po' come i quartesi che mangiano cani, i tossici sulla Sella del Diavolo e la gente morta perché cerca di entrare di straforo all'Anfiteatro Romano durante i concerti. 
Quest'inverno, quando tutta l'Isola, esclusa casa mia, era ricoperta da una soffice coltre bianca, decisi di approfittare di una tranquilla giornata soleggiata e fare una piacevole pedalata per le campagne attorno al mio paese. Infilati gli auricolari iniziai a pedalare, noncurante della fredda aria che arrivava sulle mie spoglie gambe e sulle guance, che perdevano lentamente la sensibilità. 
Tra salite e discese, sudore e fatica, riempivo i miei polmoni con aria limpida e pulita, finché non mi fermai di botto in una piazzola; la mia attenzione fu spostata improvvisamente dall'asfalto e dalle pedalate verso l'orizzonte, oltre Cagliari, oltre i Sette Fratelli, oltre le campagne del Campidano e le colline del Sarrabus - Gerrei, per andare a infrangersi a quasi 120 km di distanza in linea d'aria. Per la prima volta, da quando ascoltai e rimasi affascinato da quella storia raccontata da mio zio, riuscii a vedere l'immenso massiccio innevato che si alzava imponente e dominava le campagne circostanti. Per un momento provai a riflettere, a chiedermi se quelle fossero realmente le cime del Gennargentu: ripassai a memoria la cartina della Sardegna e non poteva essere altrimenti; i Sette Fratelli, troppo bassi per essere così candidamente innevati, stanno molto più a oriente; le vette ogliastrine, allo stesso modo, non sono così alte da far sì che si possano dipingere in questo modo. 
E allora fermai la mia liberatoria pedalata, per rimanere fermo ad ammirare quel meraviglioso paesaggio, pensare alla fortuna avuta, e, se devo essere sincero, rammaricarmi di non aver a portata di mano il cellulare o una macchina fotografica per poter immortalare il momento. A mente lucida, quando decisi di effettuare una modifica al mio abituale percorso in modo da poter continuare ad ammirare quell'immenso spettacolo, arrivai alla conclusione che il non aver nulla con il quale fotografare sia stato meglio, perché certe sensazioni, certe immagini, certi colori, non posso avere vita se non nella nostra mente; e così, dopo essermi fermato altre tre o quattro volte, prima di perdere totalmente il campo visivo, riuscii a tornare a casa. 
Ancora oggi, non sazio, continuo a buttare l'occhio verso NE, sperando prima o poi in qualche incredibile apparizione, se è successo una volta non vedo perché non possa succedere anche una seconda.

18 commenti:

CoffeeGirl ha detto...

La Natura ha aspettato per vent'anni che tu fossi "pronto" a vivere quelle sensazioni e a godere di tanta bellezza.
Il fatto che tu fossi solo e che non potessi fotografarla, secondo me, non è stato un caso.

Harley Quinn ha detto...

Le cose più spettacolari, nella vita, riescono ad apparire talmente velocemente e in modo inaspettato che è impossibile immortalarle se non nel ricordo. Ed è di una poesia sconcertante... una foto non rende quasi mai giustizia.
Ti auguro di rivedere quel miracolo. E se non potesse essere, beh, ché il ricordo resti indelebile :)

MrJamesFord ha detto...

Secondo me ci sta tutto, ma proprio tutto, che il miracolo non si ripeta.
In fondo, il bello è anche questo, certe volte.

ciku ha detto...

a me succede il contrario. dal klabuk cerco il mare. si riesce a vedere se la giornata è tersa tersa. un paio di volte ci son riuscita. da lassù ti si apre mezzo friuli, da trieste fino alla piana di udine. è una cosa che stabilizza.

Melinda ha detto...

Ma che bel post pesa...poesia ecco cos'è!
Ma lo sai che sei proprio bravo? Clap clap clap :D
Ti auguro di cuore di rivedere ancora le cime del Gennargentu e di emozionarti come la prima volta!

Harley ha detto...

Io non ho le montagne. Da me è tutto piattissimo.
E non ho neanche un gran senso dell'orientamento, quindi ora che abito in un posto dove qualche montagna c'è (si vedono dalla città, addirittura!) non credo di essere in grado di indicare i loro nomi...

Josy ha detto...

Casa mia! Da quando studio qui a Cagliari il cielo è DAVVERO troppo grande. A casa mia guardo su e mi sento bene, le montagne potrebbero reggere il cielo se cadesse.

pesa ha detto...

@CoffeeGirl: Sai che delle volte lo penso anche io? Nel senso che ne ho sempre parlato, quando mi è capitata l'occasione, ho sempre e comunque buttato intenzionalmente l'occhio in quella direzione ma mai un risultato. Questa volta, invece, ecco qua che mi fa una graditissima sorpresa. Lo ricordo ancora nitidamente accidenti.

@Harley Quinn: Esattamente, e non solo in natura. Faccio un esempio: la prima volta che andai a Firenze ero tutto trepidante per andar a veder il Duomo. Contento, contentissimo, percorro una viuzza misera, minuscola, volto a sinistra e mi si pare davanti quell'immensità. È stato un colpo al cuore grandissimo, che sicuramente non rendeva giustizia nelle foto.

@MrFord: Per certi versi hai ragione, è bello vivere quel ricordo solitario e affascinante. Però riuscire a rivederlo non sarebbe niente male :)

@ciku: Per vedere il mare salgo in terrazzo, o male che vada faccio una passeggiata :)

@Ndina: Eh grazie, tutti questi complimenti, esagerata.

@Harley: Ma te, non di preciso eh, dove stai!? Mica l'ho capito!

@Josy: Oddio, troppo grande non direi. È grande se non sei abituato a vivere una città piccola, piccolissima, che si atteggia a grande centro metropolitano. Cagliari può essere piacevole e non oppressiva se la si vive nei posti e nei momenti giusti. Dobbiamo riportare la gente a riscoprire Castello e la Marina.
E sulle montagne ti do pienamente ragione, soprattutto su quelle di Casa tua. Sono ancora profondamente innamorato della visione del Corrasi e di Oliena da Nuoro. Satta aveva più che ragione.

Hombre ha detto...

ecco, da casa mia, se mi sporgo un poco dalla ringhiera riesco a vedere il duomo di firenze.
Dovrò accontentarmi.
Ma il Genna l'aggio veduto, pure se non da cagliari. Ci sono pure salito sopra e guardando verso sudovest ho visto un cazzone in bicicletta che avrebbe dovuto stare a studiare.

Harley ha detto...

Puglia! :P

Grace (ma gnappetta della Val Gina) ha detto...

Post poeticissimo, le tue descrizioni sono sempre più splendide.
Complimenti anche per la citazione del titolo, azzeccatissima: tuo zio il "vecchio" e tu il bambino :)

Juliet ha detto...

Magari ricapiterà quando ci penserai meno e sarà anche più bello :)

pesa ha detto...

@Hombre: Tu sì che sei un uomo che si accontenta delle piccole cose, bravo. E comunque quando ho fatto il giretto in bicicletta avevo appena superato brillantemente un esame, un minimo di pace diamogliela a questo cazzone :)

@Harley: Svelato il mistero!

@Grace: Ma io come posso disfollouarmi da te che mi capisci la meravigliosa citazione! Come posso!? Ero convinto non ci arrivasse nessuno!

p.s. Che poi mio zio non è neanche vecchio, però ci stava bene l'immagine e il riferimento, quindi...

@Juliet: Allora continuo a non pensarci, chissà, magari riuscirò prima o poi a vedere anche i tossici sulla Sella del Diavolo :)

Marina ha detto...

i quartesi che mangiano cani mi hanno lasciata basita!

pesapesa, doverlo dire proprio io che con le foto sono culo e camicia è una cosa ardua, ma forse è davvero meglio che tu non abbia immortalato il momento.

Grace (ma gnappetta della Val Gina) ha detto...

Immaginavo,infatti vecchio l'ho scritto tra virgolette :-)

Lisette laNoiosette ha detto...

No, cioè, scopro oggi che sei un isolano.

Comunque l'unico monte che si poteva vedere nei giorni particolarmente limpidi da casa mia (la precedente) era il Vesuvio. A volte mi appoggiavo alla ringhiera che da a strapiombo sul nostro promontorio e, fissando bene lo sguardo, cercavo il profilo del vulcano con in mente un solo e potente pensiero: "Magari adesso erutta e sai che sfiga che non ci ho la macchina fotografica".

Ettore ha detto...

Il Gennargentu mi ricorda la cartina geografica appesa al muro delle elementari. La Sardegna era dietro la mia testa.
Memorizzai per tutto l'anno Selargius, Macomer e Tortolì.
C'era qualcuno famoso di Tortolì, ma ora non lo ricordo.
E poi, il Gennargentu.

pesa ha detto...

@Marina: Sì, i quartesi sono meglio conosciuti come "pappa caisi" proprio perché qual'ora ti aggiri per Quartu Sant'Elena difficilmente potrai vedere un cane randagio. E allora ecco la leggenda: i quartesi mangiano i cani.

@Grace: Ma tu sei troppo avanti!

@Lisette: Perché non si era capito che son Sardo? Parlo della Sardegna un post sì e l'altro pure. Comunque sia questo tuo pensiero sul Vesuvio, Napoli ecc ecc potrebbe renderti il prossimo segretario della Lega. Prega che nessun capoccia legga ciò che hai scritto.

@Ettore: Silvia Melis. Penso sia l'unico personaggio famoso di Tortolì, ed è famosa solo perché è stata sequestrata. Sai, giusto per non dimenticare gli stereotipi regionali.

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