poi zia May non è un clone

14 dicembre 2012
Che poi non so se sia merito di Tom Waits o delle belle notizie che arrivano tutte insieme, però oggi avevo voglia di scrivere. 
Strano, vero? 
Quasi un mese di lontananza dagli  schermi, nessuna parola scritta su queste pagine (sui vostri blog passo sempre invece) per un lasso di tempo che è stato quasi incolmabile, però purtroppo, o per fortuna, lo studio viene prima di tutto il resto.
Quindi bando alle ciance, via il sentimentalismo dell'ultimo periodo, in cui paesaggi sognanti e misteriosi l'hanno fatta da padrone all'interno di questo blog. Devo tornare ad essere il vero Pesa, quello che ha conquistato le folle urlanti, facendo attivare interminabili sogni nella mente di molte gentil donzelle. E allora...
... l'altro giorno mi scappava. 
Tanto, veramente tanto. Avete presente quando una volta finita la colazione, e quella terrificante reazione chimica causata da caffè+acqua fa effetto? Ecco, proprio quella.
Quindi mentre correvo verso il tanto agognato e desiderato trono marmoreo, nella mia mente scorre un martellante pensiero: avendo il telefono in carica, cosa mi porto per passare il tempo dentro al cesso? 
Lo facciamo tutti quanti, dai, non nascondiamoci dietro un dito; c'è chi si porta un quotidiano, chi una rivista di gossip, chi la settimana enigmistica, ma il top del top è senza dubbio lo smartphone. Grazie ad esso possiamo giocare, leggere notizie sul web, guardare le foto degli amici, leggere i vostri (e il mio) blog. 
Allora, quel fatidico giorno, non avendo a disposizione il cellulare, mio fido compagno di avventure, ho ripiegato per un fumetto dell'Uomo Ragno. E non potete immaginare la gioia, la felicità nel toccare la carta di un giornale dopo tantissimo tempo, nel poter vedere il colore delle immagini stampate, le matite di John Romita jr., insomma qualcosa di caldo e vivo come la carta e non un freddo schermo di cellulare. 
E da lì allora son arrivato a pensare come lentamente stiamo abbandonando tutto ciò che ci ha accompagnato dal 1450, come ormai questa opprimente tecnologia stia soppiantando qualcosa che va avanti da oltre cinquecento anni; e noi, imbambolati e accondiscendenti, stiamo qui a subire questo cambiamento. Ormai i quotidiani si trovano tutti quanti online, sembra quasi di cattivo gusto andare nelle edicole, così come anche i giornali; e dobbiamo parlare dei libri? Ma volete realmente paragonare l'ultimo Kindle Fire alla meravigliosa emozione di avere tra le mani un libro e sfogliarlo? sentire il suo odore e la ruvidezza della carta mentre lo fate scorre tra le vostre dita? 
E ho pensato a tutto ciò mentre l'Uomo Ragno teneva sulle spalle (letteralmente parlando) il Daily Bugle, e il Dr. Reed stava per operare il presunto clone di zia May. 
Poi ho tirato lo sciacquone e son tornato alle mie normali occupazioni. 

il mare d'autunno

19 novembre 2012
Ma voi, il mare incazzato, l'avete mai visto?
In questo periodo dell'anno poi ha un aspetto tutto particolare, il mare quando si incazza. 
È scuro, grigio, agitato, nervoso, sembra voglia abbandonare i fondali per venire a farci compagnia sulla terra ferma. Se proprio volete paragonarlo a qualcosa, in modo da avere un'immagine più nitida di un mare autunnale che fa i capricci, pensate a come siete voi il lunedì mattina. 
Io ci ho riflettuto esattamente una settimana fa, alle 07.30 di un tetro lunedì mattina, imbottigliato in mezzo al traffico perché gli ingegneri son persone furbe, e distribuire quattro rotonde in un chilometro e mezzo su una strada statale sembrava cosa buona e giusta. 
Così io stavo in macchina che mi sparavo gli Alkaline Trio in modo da poter iniziare al meglio un'importante giornata, e attorno a me tante altre macchine bloccate, con all'interno persone tristi, grige, agitate, che suonavano il clacson, imprecavano e si sfogavano con il passeggero. Io invece non avevo nessuno alla mia destra contro cui inveire; avevo un sedile vuoto e il panorama del mare, quel mare incazzato e forte, che grazie all'alta marea in alcuni punti riusciva ad invadere la strada, e con i suoi schizzi sporcare il parabrezza in maniera quasi imbarazzante.
Lo ammiravo mentre nel pieno della sua forza e potenza lanciava bianche e spumose onde contro i piccoli scogli posti a ridosso della carreggiata. Poi dalla destra portavo lo sguardo sulla sinistra, ed ecco che dentro una Ka grigia sedeva una signora, con il viso triste e violento come il mare, scocciato e profondamente segnato da una mattinata probabilmente iniziata male. E ancora, alla destra, il mare. E quel sole sbiadito, reso sporco dalle nuvole, che quasi infastidisce la vista.
Allora ho pensato che forse, insieme a tutti noi, anche il mare, così come il cielo, si era svegliato male quel lunedì mattina, aveva poggiato il piede sbagliato a terra e la giornata sarebbe cominciata e proseguita in salita.
Poi, fortunata mia, è andato tutto bene. Ma questa è un'altra storia.

momenti di vita

5 novembre 2012
Arrivato in fondo alla fascia mi guardo indietro. Son già ripartiti, cazzo. Massimo, come al solito, nonostante sia sul mio stesso lato, guarda la partita immobile nella metà campo avversaria, pronto a scattare solamente quando gli arriva il pallone; e quando quella palla ce l'ha sui piedi, signori miei, potete star tranquilli che corre.
Ecco che devo far nuovamente gli straordinari; torno dietro. Cerco di riprendere Riccardo, seguendo la sua maglia azzurra con il numero 21 e la scritta "Vieri" a caratteri bianchi, quasi come se dovessi raggiungere una meta, è più veloce di me, ci mette tanto cuore lui, compensa per la mancanza di tecnica. 
Lo inseguo. 
Sento il sudore scendere sulla schiena. Non mi fermo. Guardo salire Maurizio, il nostro centrale, per andare a bloccare il pallone e anticipare Christian - una montagna che cammina dotata di tecnica e agilità. 
Ma oltre a Riccardo devo gettare un occhio anche a Davide e Alessandro, visto che Massimo si ostina a star fermo uno dei due scappa per forza. Parte il cross dal lato opposto, convergo verso il centro accertandomi che Simone copra al limite dell'area per un'eventuale ribattuta. 
Riccardo salta, io salto, anche Maurizio salta, Christian sta fermo. È talmente alto che non ha bisogno di saltare. Salta anche Ignazio, dimenticato da tutti lì dentro la porta. 
Salta alto il piccolo Ignazio, a discapito dell'età e della forma fisica, salta alto e allontana il pallone. Simone fortunatamente è appostato dove l'avevo lasciato, e allora corro. Lascio indietro Riccardo, il mio marcatore. Sento il cuore in gola. Le gocce di sudore ora scivolano anche sul mio viso. Massimo dalla destra si porta al centro, Riccardo - quello che gioca noi - si sposta dalla parte di Massimo, cercano di confondere la difesa avversaria. 
Io continuo la corsa, spero che qualcuno mi veda. Non urlo per ricercare il passaggio, comporterebbe troppa fatica e troppo dispendio di prezioso ossigeno, mi affido all'intelligenza del compagno. 
E questa, l'intelligenza, si manifesta.
Riccardo è rimasto alto, Alessandro sta recuperando, io mi ritrovo solo su quella fascia destra. L'unico che può venirmi incontro è Mario, ma anche lui ha una certa età e ho tutto lo spazio e il tempo per studiare l'azione. 
Massimo me la passa e taglia al centro seguito stretto da Giuliano.
Stoppo il pallone.
Lo sistemo. 
Guardo al centro.
Piede sinistro accanto alla palla.
Schiena inclinata al punto giusto.
Parte l'interno destro.
Massimo non impatta di testa.
Ecco sbucare Ivan dalle retrovie. 
Ma Ivan, come Riccardo - l'avversario -, ha tanto cuore e poca tecnica. 
Tira e manda fuori. 
Cazzo!
Dietro siamo scoperti, devo tornare. 
Lancio un'occhiata al lato opposto del campo in cerca di una bottiglia d'acqua. È lontano. E io devo tornare in difesa, tanto Massimo, come al solito, guarda la partita immobile nella metà campo avversaria. 

Questi sono cinquanta secondi di un mio mercoledì sera dalle 21:00 alle 22:00.

malcolm, gandhi, luther king

18 ottobre 2012
Migliaia di prigionieri immobili 
costretti sulle macchine ai semafori 
quando non c'è traffico per le vie del centro 
solitario me ne vò per la città.
(Temporary Road - Franco Battiato)

E così ho fatto l'altra notte: solitario ho camminato, o per meglio dire pedalato, per la città. La gioia e la fatica si son mischiate insieme quando dalle pendici del paese son arrivato fin su in cima, nei quartieri residenziali dove grandi e imponenti case dominano il meraviglioso panorama che si perde tra le saline e il mare. E ancor di più la gioia si è amplificata quando attraversavo la strada totalmente sgombra per tornare a casa, e le ruote della bicicletta "friggevano" sull'asfalto bagnato dalla pioggia pomeridiana. 
Era notte, e il vento sfruttando le larghe vie a sua disposizione riusciva a colpirmi da ogni angolo; le mani, scoperte e strette attorno alla fredda gomma del manubrio, erano congelate e quasi perdevano di sensibilità; la faccia invece sembrava quasi presa a schiaffi da quelle folate di vento e gelo che andava ad urtare lanciata a tutta velocità per le ripide discese paesane, così da poter tentare di raggiungere casa mia senza neanche una pedalata. E nonostante tutte queste peripezie e l'arrivo a casa in precarie condizioni fisiche, io stavo bene, stavo veramente tanto bene: finalmente posso godere del mio fresco, della mia pioggia, della possibilità di pedalare andando a tempo con la musica e giungere alla meta senza grondare di sudore per l'insopportabile caldo. 
Devo dir la verità? Un po' mi son sentito come il buon Vecchio Alex, sì, quello del libro di Brizzi. Non sarà stato un gran libro da un punto di vista stilistico, eppure è stato una svolta per me, e penso anche per la mia generazione. Lo lessi all'età di 11 anni nel lontano 1999, e ricordo ancora oggi tutto ciò che mi passò nella mente, mentre con gli occhi scorrevo su quelle righe che insieme descrivevano libertà, amore, musica, amici, scuola. 
Quindi, dicevo, l'altra notte mi son sentito come il Vecchio Alex, diretto verso casa come un Girardengo appena più basso e rock, sulla strada larga di bell'asfalto nero, che pedalava fluido, Alex, e si sentiva l'umore a mille.

accendete un cero a Pesa

11 ottobre 2012
Non so se il mio sia un dono di natura, una maledizione o una sorta di sesto senso; al momento son sicuro solo di una cosa: delle volte mi spavento da solo.
Come già ampiamente dimostrato su queste pagine, quando un essere umano deve studiare riesce sempre e comunque a trovare dei motivi di distrazione. 
Oggi lo studio riguardava il Cinema, e la distrazione, oltre a "pimpare" il mio basso, è stata guardare nuovamente fuori dalla finestra. Questa volta però, visto il caldo che continua a tormentare Cagliari, non c'era nessun vetro a ostacolare la visuale, non vi era nessuna zanzariera a far filtro tra me e il mondo circostante: guardavo e miravo.
Ammiravo i colori del cielo, ma non i classici colori che tutti quanti - me compreso - descrivono al tramonto o all'alba, io guardavo i colori delle 14.30, quel bell'azzurro che solamente il firmamento è in grado di offrici. Stavo lì con il naso un po' all'insù e un po' sul libro e notavo che i contorni delle montagne, delle soffici nuvole, degli uccelli in volo assumevano una delineatura perfetta ai miei occhi. Non erano forme sgranate come al solito, quando stanno lì, ferme e immobili, distanti da me; riuscivo a vedere perfettamente, come se i miei 10/10 si fossero raddoppiati e i colori brillassero di luce propria.
Ed è qui che è iniziata la paura. 
Già perché altre volte mi è successo di vivere situazioni di questo tipo, e il giorno dopo, puntualmente, ecco arrivare una catastrofe. 
Anno 2008. Camminavo per le vie del paese pronto per farmi svuotare il portafogli dalla piscina comunale, quando, guardando il cielo, assisto ad un autentico spettacolo: le nuvole danzavano, e stavano a disegnare e colorare il cielo con pennelli invisibile, e io potevo vederle alla perfezione, avevo la sensazione quasi di star sopra di esse o esser talmente vicino da poter dipingere il cielo insieme a loro. La mia vista sembrava potenziata, quasi moltiplicata, così come le mie percezioni; riuscivo a sentire che quelle nuvole non volevano più star lassù, da sole, isolate dalla verde terra di Dio; sentivo che volevano scendere già tra noi per colorare anche questo mondo. E così fecero
Anno 2009. Andare a Cagliari rientra nella mia routine da ormai 25 anni, all'epoca da 23. Il viaggio, le strade, le buche sull'asfalto, il mare che invade la carreggiata quando tira vento, son tutti eventi all'ordine del giorno per me. Ma quel pomeriggio tutto risplendeva di un colore particolare. Riuscivo a vedere chiaramente Torre delle Stelle, e il faro di Sant'Elia era come se fosse a due passi da me, per non parlare di Punta Serpeddì e dei suoi ripetitori che sembravano al fin della via. E il giorno dopo finì in ospedale per motivi tanto stupidi quanto imbecilli che non sto qui a raccontare.
E arriviamo a oggi. Oggi, vedendo il cielo in quelle condizioni, ammirando quei colori e quelle sfumature impercettibili nella mia quotidianità, ho sentito un brivido scorre lungo la schiena, pensando a cosa potrebbe succedermi domani, a quale disgrazia cadrà su di me, ma la peggio cosa che mi viene in mente è non passare lo scritto di Cinema. 

p.s. Voi, cari lettori, leggerete questo post proprio mentre io starò rispondendo alle domande del mio esame, quindi, se la cosa non vi secca, incrociate le dita e mandate un augurio a questa povera anima. Grazie.

tarquinio il superbo

26 settembre 2012
Un po' di tempo fa mi trovavo letteralmente sommerso dallo studio per un esame. Mattina e sera stavo sui sudati libri, con distrazioni ridotte all'osso visto che si trattava di una prova assai impegnativa. 
Dopo settimane di oscuramente totale nel mio scantinato - perché è fresco, e studiare con i 150° di quest'estate era da pazzi - finalmente arrivai alla notte prima del fatidico esame. Tranquillo e convinto dei miei mezzi mi lasciai coccolare dalla fresca brezza estiva che entrava dalla finestra. Era uno di quei rari momenti di pace che la torrida estate ci regalava, e così contento e beato mi addormentai in un sonno profondo...

... finché non mi trovai dentro l'aula. Davanti a me la docente, e al suo fianco la tutor. 
Iniziarono a farmi domande e, nonostante la grande sicurezza della notte prima, mi trovai totalmente impreparato, tanto che iniziai a sudare freddo. 
Mi tennero dentro la bellezza di quaranta, e dico quaranta, minuti, finché preso coraggio, guardai la docente dritta negli occhi, cercando di ignorare quella tirapiedi della tutor, e chiesi
«Mi dovete bocciare?»
«Le abbiamo fatto domande del primo anno...»
«Questo è il guaio, professoressa, io non sono più al primo anno. Uno come me che ha un blog da mantenere, un profilo Twitter, una dolce metà e pochi soldi al mese; uno come me che quando apre il giornale e legge con raccapriccio che il gas e la cicoria sono aumentati si sente disperato... sì, disperato... cosa volete che ne sappia di paradigmi di sapere, di Florenskij, domandatemi piuttosto quanto costa un chilo di patate o quanto prendo alla cassa malattia. Per studiare e imparare tutto quello che chiedete voi ci vuole gente spensierata, ragazzi, pazzi, ricchi, ma non certo un povero blogger disoccupato.»
«Lo capisco, ma il nostro compito è...»
«Sì, lo so, voi dovete bocciare o promuovere... voi mi bocciate, lo so. E io che faccio? Secondo voi io torno a casa e alla mia famiglia dico "Hey, mi hanno bocciato! E allora perdo l'anno, anche questa volta, anche questa volta... E sapete perché? Perché non mi ricordo il nome dell'ultimo Re di Roma". È questo il vostro compito».
Poi nello studio entrò Alberto Sordi.

E io mi sveglio un po' sconvolto.

dopo ben due bozze

19 settembre 2012
Cosa è la pace?
In questo periodo di forte instabilità mondiale sembrerebbe facile rispondere: la pace è quando gli islamici non rompono i coglioni e gli occidentali si lamentano della crisi senza pensare ad altro. Oppure: la pace è volersi tutti quanti bene ed essere tutti fratelli. 
Risposte azzeccatissime, per carità, ognuno è libero di dare la definizione di pace che meglio preferisce, ma leggete un attimo me che faccio un bel copia e incolla dal dizionario della lingua italiana, che definisce la pace come: 
1. Situazione di non belligeranza; rapporti normali, senza tensioni particolari, tra nazioni diverse o all'interno di uno stesso stato; 
2. Condizione di tranquillità spirituale o materiale; assenza di preoccupazioni e fastidi.
Ecco, prendete la seconda definizione. 
Quanti di voi posso dire realmente di attraversare periodi di questo tipo? Quando è stata l'ultima volta che avete abbandonato preoccupazioni e tormenti per stare realmente in pace? Domande difficili alle quali dare risposte, immagino. Il mondo di oggi, troppo frettoloso e frenetico, impedisce di soffermarci a godere realmente di questi momenti, così come non ci consente di ricordarli tutti perché abbiamo la testa satura di impegni, appuntamenti, ordini da portare a termine, esami da sostenere e superare. 
Personalmente posso dire di ricordare perfettamente l'ultima volta che provai tale sensazione, come se fosse successo poche ore va, mentre invece accadde in una calda giornata di metà agosto durante una delle giornate più afose che quest'estate ci abbia regalato: attraversavo una strada non asfaltata tra le campagne dell'Iglesiente quando mi soffermai a guardare un campo d'erba ormai secco. Un'immensa distesa colorata d'oro. 
Nient'altro attorno. 
Solamente altra campagna. 
La casa più vicino stava sì e no a 3 chilometri. 
E piantato al centro di questo campo ci stava un albero, non so che tipo, son negato in botanica e non mi intendo di queste cose, però era lì, fermo, noncurante della mancanza di civiltà o di altre piante. Immobile, da chissà quanti anni, che offriva tenera e rinfrescante ombra a chiunque volesse sostare sotto le sue fronde. Ricordo che per tutto il tragitto percorso dalla macchina rimasi immobile a fissarlo, quasi a bocca aperta, desiderando ardentemente di andare a riposare sotto di esso, e addormentarmi in un sonno lunghissimo, lontano dal mondo e da tutto il resto, proprio come era lui, l'albero, così forte e orgoglioso di star lì senza nessuna preoccupazione. Insomma, in pace.

"un uomo solo può anche avere pazienza, ragionare, controllarsi; ma tra duemila ce n'è sempre uno che non si controlla!" cit. Paese d'Ombre - Giuseppe Dessì.

4 settembre 2012
E ditemi italiani, miei connazionali, un po' vi siete stupidi quando avete scoperto che esiste il Sulcis-Iglesiente? Non pensavate minimamente che potesse esistere una provincia abitata da persone talmente disperate da arrivare a rinchiudersi a 400m. sottoterra, vero? Non avreste mai immaginato che un'intera popolazione potesse dipendere tanto da una sola fabbrica e arrivare a bloccare traghetti, aeroporti, strade, e quant'altro si possa bloccare?Dai, ammettetelo! 
Purtroppo però, miei cari italiani, il Sulcis-Iglesiente esiste dal 2005, e voi solamente ora ne sentite parlare? Ahi, ahi, ahi. 
Bella zona quella Sud-Occidentale Sarda. Ci son legato affettivamente e fisicamente, è come se quei posti siano entrati a far parte di me nel corso degli anni. Le sue incredibili grotte, i meravigliosi e lunghissimi tunnel naturali, le abbandonate miniere hanno sempre solleticato la mia fantasia, prima di bambino e poi d'adulto, portando a immaginare chissà quali meravigliosi scenari di rinascita per quelle aree dismesse. 
Ahimè, sogni irrealizzabili. 
Ma torniamo all'origine, torniamo al fatto che finalmente nel resto della penisola si sente finalmente parlare di questi problemi, di questa fame che colpisce e attanaglia migliaia di famiglie su due fronti diversi: miniere e ALCOA. 
Le miniere fin da epoca romana non fanno altro che rifornire di minerali la penisola, argento su tutti (da ricordare la frase di Solino "India ebore, argento Sardinia, Attica melle"). Poi son passate tutte le popolazioni del Mediterraneo, dai Saraceni ai Pisani, per lunghi secoli di razzie e rifornimenti, e loro, is maurreddinusu (così vengono chiamati gli abitanti della zona), sempre dentro quelle miniere, a prelevare materiale utile in quel tempo. Poi le esigenze son cambiate, e allora ecco che fa il suo trionfale ingresso l'epoca del carbone, insieme al regno Sabaudo e alle sue pretese, ai suoi soprusi e ai suoi sfruttamenti. Infatti i minatori sulcitani (e sardi in generale) venivano sottopagati rispetto a quelli della penisola, e solo grazie alle rivelazioni fatte dal buon cuore di Quintino Sella la situazione delle miniere sarde poté avere una certa rilevanza nazionale. 
Ma si sa, is maurreddinusu, son gente cocciuta, gente con la testa dura e il cuore grande, e non potendo sopportare le disastrose condizioni lavorative si ribellarono ai padroni, proprio in uno dei centri minerari più importanti della zona: Buggerru. E forse sapete tutti quanti come finì quel 4 settembre 1904. 
Arriviamo però ai giorni nostri, arriviamo ai minatori della CarbonSulcis, usciti oggi dall'esilio sotterraneo volontario. Arriviamo a chiederci, ma una manifestazione simile è necessaria? Sì, è necessaria, eccome se è necessaria. Il lavoro è un diritto, quelle persone devono mandare avanti famiglie.
Quindi, ancora, se la loro manifestazione per il lavoro è necessaria, il chiedere di continuare a fare quel lavoro è legittimo? NO! Assolutamente no! Suvvia, chi ha bisogno al giorno d'oggi di carbonfossile prodotto in un'isola i cui costi per l'esportazione solo elevatissimi? Chi ha bisogno oggi, nell'epoca di petroli e derivati, di un materiale ormai in disuso da più di 60 anni? Dovrebbero forse protestare per poter risanare tutte quelle aree ormai lasciate a se stesse? A mio avviso sì, eccome se dovrebbero. Sarebbe un'idea di lavoro e sviluppo per la zona, certo, ma purtroppo sappiamo bene chi comanda i fili delle rivolte operai. 
Un po' lo stesso discorso di ALCOA. Io, scusate se lo faccio, ma un po' mi metto nei panni degli industriali americani; ok, ho i soldi, ok, sono ricco, ma non per questo devo far beneficenza, rimettendoci, per produrre dell'alluminio in Sardegna, quando posso produrlo in altre parti del mondo spendendo la metà.
E allora a chi spetta salire in cattedra a questo punto? Agli industriali d'oltre Oceano? Ad Antonello Pirotto che manda a 'fanculo Castelli? No, miei cari, spetta alla Regione Autonoma della Sardegna e a quello stramaledetto Ugo Cappellacci. Spetta a lui dire che quella terra (che è anche la sua terra) ormai è andata distrutta, che quelle coste (che sono anche le sue coste) son state devastate con liquami tossici e con alti torrioni di fumo che ora rimarranno abbandonati lì per tanto e tanto tempo; quindi ora è il momento che dica di non licenziare i dipendenti ALCOA, bensì riconvertirli a dei bonificatori che smantellino quel luogo infausto, che distruggano ciò che ha portato loro anni di Mobilità e Cassa Integrazione, il tutto, ovviamente, a spese della società che ha permesso che ciò avvenisse.
Ma purtroppo non succederà mai, e così gli operai, i minatori, si accontentano dell'attenzione dei Media, di Napolitano e di quei pochi 100€ al mese garantiti dall'INPS.
Io non sono contro queste proteste, anzi, ad averne in tutta Italia, io son contro questa voglia di rimanere ancorati al passato perché il futuro e ciò che verrà ci spaventa, son contro questo gioco al massacro da parte dei sindacati, son contro questo mondo, però sto dietro il PC a scrivere questo post. E un po' mi vergogno. 

il deficiente oscuro - il ritorno

29 agosto 2012
Deficiente, perché? Non penso ci sia motivo di spiegarlo. 
Oscuro, perché? Perché con i pochi di giorni di mare che mi son concesso - nonostante sia un Sardo in Sardegna, io odio il mare - son riuscito a diventare più caramellato di amici che hanno passato mattinate e pomeriggi a crogiolare al sole di una delle estate più calde che il mondo moderno possa ricordare.
E così, dopo i lamenti e gli strazi per non riuscire a trovare argomenti, tempo e voglia ecco che faccio il mio ritorno nel giorno tanto atteso da tutti gli appassionati di cinema e fumetti, il giorno dell'uscita del "Cavaliere Oscuro - Il Ritorno". 
In queste due settimane di ozi e grattamenti, ho pensato di fare un ritorno in grande stile (?) in questa giornata solo per rendere omaggio al mio grande eroe d'infanzia e non. E poi anche perché la pacchia, belli miei, ormai è bella che finita. Si riprende il lavoro (per chi ne ha uno), si riprende lo studio (me tapino), e si riprende la vita ordinaria di tutti i giorni; quella monotona vita sedentaria, noiosa, fatta di routine e ciclicità che in fondo poco poco ci piace; e quindi devo riprendere a scrivere, devo riprendere a correre, devo riprendere a studiare e devo uscire dal letargo estivo che mi ha stretto tra le sue braccia per così tanto tempo. Quindi, Signore e Signori, eccomi qua, sono uno strano animale io: vado in letargo in estate e vivo d'inverno. Ma che ci posso fare, ho bisogno di stimoli per combattere il mio amato freddo. 

p.s. Io, il film, l'ho già visto in anteprima martedì scorso, e all'UCICinemas un cartello della biglietteria recitava "Visti i recenti avvenimenti nei cinema americani, si vieta l'ingresso alle proiezioni de "Il Cavaliere Oscuro - Il ritorno" a chiunque indossi maschere o abiti che non rendano distinguibile la persona, o che comunque turbino la serenità degli altri spettatori"

Fortuna non mi hanno visto le scarpe.


solamente una piccola considerazione (XIV)

13 agosto 2012
Ma fondamentalmente - anche se non ve ne frega nulla - volete sapere qual è il mio problema? Non so proprio cosa scrivere.

i finali di stagione

26 luglio 2012
Zack Braff per nove anni è stato John Dorian. La mattina, sul set, lui era John Dorian, con le sue movenze femminili, la sua poca mascolinità, il suo buon cuore; la sera, sempre sul set, stessa storia, continuava ad essere il miglior dottore del Sacro Cuore; la notte, a casa, magari studiando le battute era sempre lui, John Dorian. 
E tutto questo, questa sorta di doppia vita, è andato avanti per ben nove anni.
Ma una volta finito Scrubs? Zack Braff potrà mai essere qualcun altro nella vostra mente se non J.D.? In un film, o una serie, potrà mai interpretare un ruolo diverso senza farci storcere il naso al pensiero di non vederlo volare con la mente? 
Tutte domande ovvie, certo. 
E cosa dobbiamo dire di Chandler di Friends, alias Matthew Perry? O ancora Tobey Maguire? Per me lui è il solo ed unico, sottolineo unico, Spiderman. 
Penso che fondamentalmente il problema stia nel sapersi reinventare, nel riuscire a uscire da quel personaggio con qualcosa di migliore e superiore, in grado di cancellare dalla memoria altrui chi ci ha preceduto. Però, quando si raggiunge la perfezione - come nei tre casi sopracitati - è davvero complicato. 
Così io, oggi, son esattamente 25 anni - un quarto di secolo - che recito il ruolo di Pesa. Il ruolo di quello che alle feste di deve ubriacare, che si diverte schernendo il prossimo, che rimane sveglio fino alle 06.00 a.m. per cercare un video talmente squallido che gli altri non credano possa esistere su YouPorn, che si ritira da una facoltà scientifica per poi convergere in una facoltà umanistica, che si diverte a mangiare quantità immani di cibo per sfida, che fa foto squallide con il cellulare ma alla fine risultano belle grazie ad Instagram, che scrive da quasi due anni su un blog. 
E dopo 25 anni onestamente ancora non mi son stufato.

il mal di pancia è il mio miglior amico

17 luglio 2012
Diciassette giorno or sono, come tutti ricorderete, son terminati gli Europei di calcio con la rovinosa partita dell'italico riscatto contro la Spagna. Io ho visto tutte le partite della nazionale, tifando per gli Azzurri, insultando Balotelli, prendendo a urla chi lo insultava insieme a me, poi dopo la partita contro la Germania ha iniziato ad esaltarlo, e soprattutto non parlando di altro. 
"Qualcuno ho detto la crisi!?"
Quindi, in tutto questo turbinio di gol, di lacrime versate e di cori anticrucchi, io son venuto a scoprire una delle più grandi ovvietà dell'universo intero: l'essere umano è solo. 
Sì, per molti di voi non sarà una scoperta, ma per chi ancora pensasse che noi siamo animali sociali che hanno bisogno di comunicare e stare a contatto con gli altri, beh... ho brutte notizie per voi. 
Vi starete chiedendo come son arrivato a questa grande verità, giusto? 
Forse vedendo per l'ennesima volta i tedeschi piangere durante una partita di calcio contro l'Italia? Oppure vedendo Monti che non veniva cagata da anima viva? O ancora accorgendomi di aver visto le partite con le solite tre persone? No no, assolutamente. 
Me ne sono accorto grazie al Samsung S III (pubblicità gratuita)
Questo spot passava ad ogni interruzione pubblicitaria fornitaci da Mamma Rai, propinandoci quella musica smielata con fastidiose immagini di gioia in sottofondo. 
Ho guardato attentamente  la pubblicità, svariate e svariate volte, e ogni volta mi chiedevo perché devo aver bisogno di un cellulare che mi capisca? perché devo aver bisogno di un cellulare che sappia vedere il mio lato migliore? perché devo aver bisogno di un cellulare che trasmetta ciò che sento? perché devo aver bisogno di un cellulare che si addormenti con me?
Ecco, tutto ciò avviene perché siamo soli! 
Non lo fossimo non avremmo bisogno di tutte queste cose, non ci vorrebbe un cellulare per compensare qualcuno che si addormenti con noi o che ci capisca, e ancora peggio che ci faccia sentire apprezzati. Ma ormai questo è il nostro destino, siamo schiavi delle macchine, ci affezioniamo a loro sia per un motivo economico ma anche, e soprattutto, perché ormai ci rappresenta nella nostra interiorità. Rimpinziamo talmente tanto di noi stessi questi piccoli involucri elettronici che ormai son diventati parte integrante del nostro essere e difficilmente riusciamo a liberarcene.
E tutto ciò deve arrivare alla fine, prima che sia troppo tardi. Sapete, Matrix docet. 

l'Italia ha ben altri problemi

10 luglio 2012
L'Italia ha giocato una grandissima partita contro la Germania ed è arrivata in finale all'Europeo.
E quindi!? Basta parlare di calcio! Smettila! L'Italia ha ben altri problemi!
Ho appena vinto una partita a calcetto dando il meglio di me.
Ancora a parlare di calcio!? Te l'ho già detto, l'Italia ha ben altri problemi!
Son riuscito a passare quel maledetto esame che tanto mi tormentava. 
E cosa te ne fai di passare un esame? Tanto con i problemi che ha l'Italia oggi...
Accidenti, che finale emozionante questo libro, ho trattenuto a stento le lacrime.
Ma perché perdi il tuo tempo a leggere e non a pensare ai problemi che ha l'Italia oggi!? 
Finalmente son riuscito a trovare ad un prezzo stracciato un altro joystick per l'Xbox! 
Bravo, con tutti i problemi che ha oggi l'Italia ti permetti pure il lusso di spendere soldi per un videogioco, veramente, complimenti.
Ah, non era poi così difficile riuscire a risolvere questo problema.
Certo, "quel problema". E i problemi dell'Italia allora!? Guarda che ci sono ben altri problemi qui!
È uscito il nuovo film di Spider-Man, ma io aspetto con trepidazione il nuovo film di Batman. 
E il nuovo film della crisi che ha colpito l'Italia non lo guardi??
Federer ha vinto a Wimbledon. 
La fame vince sui cittadini italiani! Eppure questo non lo dicono ai TG.
E cazzo, ancora non riesco a passare questo maledetto esame!
Te lo ripeto! Non te ne fai nulla degli esami, con tutti i problemi che ci son in Italia oggi a poco ti serve una laurea.
Grandissimo gol a Isolis con Kroos, che soddisfazione.
Certo, l'Italia va a rotoli ma tu trovi il tempo per giocare a FIFA12.
Son proprio contento di aver scritto quel bellissimo post, e soprattutto del fatto di aver fatto provare ad altri delle emozioni.
E di cosa parlava? Dell'emozione per vedere tua nonna leggere un libro!? Di quando sei andato a Roma!? Perché invece non hai parlato dei problemi che affliggono oggi l'Italia?
Caspita, che bel testo, speriamo che gli altri lo apprezzino e si riesca a finire la canzone. 
Di cosa parla? Spero vivamente dei problemi che ci son oggi in Italia, perché dobbiamo usare tutti i mezzi possibili per far conoscere i problemi dell'Italia! 


Ora mi chiedo, ho qualche motivo per cui vivere, oppure devo pensare solamente ai problemi dell'Italia? Devo continuare a tormentarmi? Devo piangere dalla mattina alla sera? Quando son davanti ad una birra con gli amici, devo urlare il mio odio verso il governo e sbattere i pugni sul tavolo perché continua ad andare tutto a rotoli? Devo interrompere la mia vita perché in Italia va tutto male? 
Lo so, non ce la passiamo bene. Non vivo con il prosciutto negli occhi, non sono uno che non si interessa di ciò che accade attorno a lui, ma - come dice una pubblicità - la vita è fatta di piccole cose, quindi bacchettoni, moralisti, perbenisti, distruttori di società, state alla larga da me e dalle mie piccole cose. 

solamente una piccola considerazione (XIII)

3 luglio 2012
Lo studio debilita l'uomo e il suo blog.

che poi uno non ci dorme la notte

26 giugno 2012
Ehilà! Buongiorno mondo, buongiorno a tutti Voi!
Vi sono mancato, vero? Immagino...
Son stato piuttosto assente dal mio blog in questo periodo e di certo non per mio volere; anzi, io ho tentato in tutti i modi di scrivere, ma avevo un pensiero in testa che mi assillava, non mi dava pace, facendomi passare queste prime calde notti estive in dormiveglia; un pensiero talmente molesto e fastidioso che anche lo studio è stato faticoso, snervante e delle volte impossibile.
«E che mai stava pensando tanto da abbandonare il suo blog - di cui non interessa niente a nessuno - e addirittura poi venire a comunicarcelo?» Ecco cosa vi state chiedo in questo momento, non negatelo. 
Bene, vi ho tenuto abbastanza sulle spine, è giunto il momento di spiegarvelo.
L'altro giorno, con la mia dolce metà si pensava a come, nonostante siamo ormai nell'a.D. 2012, le donne siano viste sempre sotto una luce diversa rispetto a noi uomini. 
Esempio: i cartoni animati. Se una mia coetanea osanna i cartoni animati, i fumetti, o qualsiasi tipo di intrattenimento "infantile" e indossa magari una maglietta che porta l'effige del suo fumetto preferito di tutti i tempi, ecco che viene considerata come una povera ragazzetta paragonabile ad una bimbaminkia; se invece a portare un capo d'abbigliamento da bambino è un esponente del sesso forte, ecco che subito lo si indica come uno stravagante, un alternativo che combatte i cliché della società. 
Quindi la mia domanda, il mio dubbio esistenziale, era: visto che ora indosso giorno e notte queste scarpe, son da considerare uno "stravagante, un alternativo che combatte i cliché della società", o semplicemente un idiota?




Cazzo, però son belle. 

sull'immaginazione

15 giugno 2012
Proviamo ad immaginare una situazione assolutamente irreale, così, per gioco. 
Poniamo il caso che facciate parte di una popolazione composta da poco più di un milione di ridenti, cordiali e generosi cittadini. Ok?
Ecco, adesso immaginate di vivere nell'angolo di pianeta più bello, paradisiaco, selvaggio e chi più ne ha più ne metta che possiate immaginare. Immaginiamo anche che sia un'Isola. Aggiungete anche il fatto che siete una Regione Autonoma a Statuto speciale, quindi avete la possibilità di indire Referendum, e qualsiasi altro tipo di trovata pseudo - democratica per poter far contento il popolo. Fatto?
Benissimo. Viste le premesse, ora, provate ad immaginare che un bel giorno, il presidente di questa ridente Isola, seguace - per non dire cagnolino - di un "grande" burattinaio Gr. Ladr. Farabut. di Gr. Croc. Mascalz. Assas. Figl. di Gr. Putt. Cavaliere, si svegli con una gran bella trovata: provare a diminuire gli sprechi pubblici eliminando quattro delle nuove inutili province create un paio d'anni fa per poter fare qualche favore a chissà quale amico. 
Accidenti! Tutti quanti trasalite, incredibile!, come si può arrivare a tanto? Un gesto veramente autoritario visto il periodo di crisi che stiamo vivendo. Ma non è tutto. Il povero cagnolino, che finalmente sembra essersi staccato dal guinzaglio, propone anche di diminuire il numero dei consiglieri regionali con abolizione di vitalizi, indennizzi e diminuzione dello stipendio. Infondo loro devono dare il buon esempio. 
Tutto è bello, tutto è ridente e il governatore della vostra Isola si pone a capo del partito referendario. Vengono addirittura proposti dieci quesiti per ridimensionare la Regione e cercare di uscire illesi, o comunque con il minor numero di danni possibili, da questo tetro e oscuro periodo storico - economico. Il popolo, che siete voi, cosa fa? Va a votare. Il che inizia a preoccupare non poco chi ha promosso questo Referendum. E cosa vota il popolo? Beh ovviamente vota a fare dell'abolizione di tutti gli sprechi e i soprusi economici da parte di una classe politica mummificata sulle poltrone di Via Roma. 
E ora inizia il panico.
Già perché la volontà popolare deve essere rispettata, almeno da ciò che hanno scritto un paio di esaltati nel lontano 1948. Quindi si deve partire con la disgregazione delle nuove province per tornare alle originali quattro; ma c'è solo un problema: come fare? 
Che fine faranno tutti i lavoratori dipendenti provinciali? Che fine faranno i vari presidenti, consiglieri, segretari, operai, impiegati, contabili, ragionieri? Nessuno lo sa, probabilmente nessuno avrebbe mai pensato che una cosa simile sarebbe potuta mai accadere, il quorum in un referendum regionale è stato raggiunto solamente una volta prima d'ora.
Il popolo vuole risposte, le pretende. Il cagnolino sparisce per un po', deve rifiatare e riprendersi dallo shock. E cosa c'è di meglio per riprendersi da uno shock se un bel po' di soldi? 
E così, a distanza di un mese dalla votazione che ha sancito la riduzione degli stipendi e la distruzione di tutti i privilegi, ecco che il consiglio regionale tutto riunito e unito (maggioranza - centrodestra - e opposizione - centro sinistra) vota per l'aumento degli stipendi e il ripristino di tutto ciò che il popolo gli aveva levato, come se un mese prima non fosse successo niente


Quindi, una volta finito di leggere questo, (vi ricordo che state giocando ad una situazione totalmente immaginaria, eh) voi cittadini facenti parti di questa Regione come vi sentireste? 

il quizzone - quarta puntata (mascherato da promemoria e invito per una festa)

8 giugno 2012
Il giorno 11 giugno 2012, il blog Con umiltà e ignoranza su tutto compirà la bellezza di due, e dico due, anni. Quindi, esattamente alle ore 17.27 di lunedì, se non avete tanti impegni e se la cosa vi fa piacere, prendente in mano una birra - per questa volta non pretenderò l'Ichnusa, solo per questa volta - in onore di questo povero spazio web, sorseggiate lentamente un whiskey mentre pensate alle disastrate mani che gestiscono queste pagine, fumate una cannetta, così, in amicizia e tranquillità, per sorridere tutti insieme alla faccia dei due anni più sgangherati e ignoranti della storia. 
Voi che potete, fatelo. No, perché io invece, anziché far baldoria, sarò sommerso dai libri per poter spiegare alla docente come mai tra cent'anni le macchie di Matrix potranno invadere il mondo e perché noi esseri umani gliel'abbiamo permesso, mettendoci in mezzo il come e il perché il protagonista di Memento ricostruisce in quella maniera le sue ultime settimane di vita. 


Ma sì, visto che ci siamo... 


IL QUIZZONE VERSIONE ANNIVERSARIO 

Signore e signori, alla luce delle mie ultime rivelazioni riguardanti l'esame che sto preparando, provate ora a dirmi che razza di corso ho seguito. 
Martedì avrete risposta, fino ad allora sparirò dagli schermi PC per perdermi in uno studio matto e disperatissimo. Arrivederci. 

29 luglio 2011

4 giugno 2012
Dieci mesi e due giorni: questo è il tempo che ho passato lontano da un palco; lontano dal sudore, causato dai riflettori, che, cadendo dalla fronte, brucia sugli occhi e non hai modo per levarlo se non muovendo la testa; lontano dal sound-check improvvisato e pessimo, reso decente da un fonico competente; lontano dal backstage, dove si consumano ignoranza, scemenza, complimenti, scherzi, scoregge e birra; lontano dall'arrivare presto nel locale, quando ancora c'è luce, e vederlo sotto un'ottica totalmente diversa rispetto a quando vai a vedere altri gruppi; lontano dalla cena a base di panini con gli altri gruppi e alle cazzate che quasi ci fanno sentire tutti fratelli; lontano dall'adrenalina nell'aspettare l'applauso, il fischio o  sentire la gente che canta a squarciagola i cori delle tue canzoni; lontano dalle consumazioni gratuite, che ti fanno sentire quasi importante nell'offrire una birra aggratis agli amici. 
E così, prima di salire sul palco, stavo dietro, nel backstage, e mi guardavo allo specchio. E pensavo che quella sera avrei potuto studiare, leggere un libro, stare a casa e riposarmi bin modo da preparare al meglio gli esami perché la vita, al giorno d'oggi, è incerta e insicura, non offre certezze e un pezzo di carta in più fa sempre comodo. 
E invece, no. 
Io volevo, e dovevo, esattamente stare lì, con il basso in mano - novità assoluta - e il microfono davanti alla bocca, a sparare scemenze, cantare (male) le canzoni e godermi quella serata. Perché emozioni di questo tipo sono irripetibili e uniche, anche se fai musica grezza e cruda, quella che ascoltano i ragazzini di 13 anni durante le prime cotte e i primi amori, quella musica che urla "fanculo il sistema" ma allo stesso momento parla di te e delle stronzate della tua vita. 
E mi chiedo, quando sarà la prossima volta? Non lo so, ma spero veramente molto presto. 

il volume 12

28 maggio 2012
Mia nonna ha 80. 
È nata nel 1931, quindi ha avuto tutto il tempo per godersi la Seconda Guerra Mondiale senza troppi complimenti. 
Lei, mia nonna, è la più grande di quattro sorelle e due fratelli, quindi, come è facile immaginare, in un periodo in cui la morte stava dietro l'angolo e la precarietà della vita era paragonabile all'avvento di Equitalia, lei, insieme alla madre, rappresentava la donna di casa, una sorta di punto di riferimento a cui faceva capo tutta la famiglia per le piccole e grandi faccende. Detto ciò, penso sia superfluo dire che l'istruzione di mia nonna si è conclusa in quinta elementare. 
C'erano cose ben più importanti che imparare a svolgere equazioni, scrivere un italiano corretto, parlare una lingua straniera; c'era ben altro a cui pensare, bisognava sopravvivere. Una volta imparato a leggere e scrivere non ti serviva altro, e anzi sapevi già troppo. Riuscire a firmare con il proprio nome e non con una X, a quei tempi, poteva elevarti a status di genio della casa. 
Io son cresciuto nella casa dei miei nonni, ho dormito nel lettone con loro quando i miei genitori non c'erano, e ricordo che prima di addormentarsi, mia nonna leggeva. Sfogliava patinate pagine di giornali dei VIP, oppure riviste culinarie, per culminare con le immancabili letture delle preghiere. Un'intera collezione di santini giaceva sul suo comodino, partivano dal "Sacro Cuore di Gesù", per arrivare a "Sant'Efisio". 
Un'intera collezione di santini ma mai visto un libro. 
Mia nonna non l'ho mai vista con un libro in mano, non ho mai sentito uscire dalla sua bocca le parole «Sto leggendo un libro». Poi l'altro giorno, su mobile in salotto ho notato questo strano libretto rosso; aveva un segnalibro all'incirca alla metà, lo giro e leggo "Le Novelle di Grazia Deledda - Volume 12". Colto da stupore nel vedere un simile libro in quella casa non potevo non chiedere: 
«Di chi è questo libro?»
«Mio, lo sto finendo di leggere, è bellino» rispose dalla cucina mia nonna.
Mia nonna ha 80 anni. 
Sa leggere, scrivere e fare le semplici operazioni matematiche. Eppure, nonostante fosse un libro di Grazia Deledda - quanto di più sopravalutato che la Sardegna abbia mai prodotto - ho sentito il mio cuore sciogliersi nello scoprire che lo stava leggendo proprio lei, mia nonna, alla veneranda età di 80 anni. 

solamente una piccola considerazione (XII)

25 maggio 2012
Tutti e tutte prima o poi entriamo a contatto con il porno. È inevitabile, quasi quanto 2+2=4 e guai a chi ora cita Orwell. 
Il punto di questa mia considerazione è che ora con internet è tutto più facile; voglio dire, non c'è più bisogno di guardare la televisione con il volume basso per non far sentire nulla in tutta la casa, oppure nascondere i giornaletti sotto il letto: per tener nascosti i filmati e le fotografie basta cancellare la cronologia o usare il sistema di navigazione in incognito, in modo da non aver nessuna compromettente prova sul proprio PC. 
E questo lo posso capire, va bene, tutti siamo un po' malati, è inutile negarlo. Ma io in particolar modo: chi nasconde i siti porno lo fa per vergogna, per paura di essere scoperto giusto? E allora, vi prego, spiegatemi perché io cancello la cronologia o uso la navigazione in incognito quando cerco parole su cui ho qualche dubbio ortografico o semantico, o ancora peggio quando cerco qualcosa su cui dovrei avere una cieca conoscenza e invece rimango momentaneamente dubbioso e interdetto. 
Perché va bene vergognarsi del porno, ma della propria insicurezza e ignoranza lo vedo troppo estremo. 

fin dove l'occhio di un uomo poteva guardare

21 maggio 2012
Ricordo che quando ero bambino una volta mio zio disse «Se sei sulla S.S. 195, e casualmente è una bella giornata, senza foschia, nuvole, o quant'altro, guardando verso NE, si possono vedere le prime cime del Gennargentu». 
Per circa vent'anni ho quindi provato, quando capitavo su quella strada, a mirare in lontananza, verso il meraviglioso mare della costa orientale, ma niente. Il massimo che riuscivo a scorgere, guardando però dalla parte opposta, erano i monti di Villacidro, con le punte del Linas che nel periodo invernale hanno sempre fatto invidia ad un amante della neve come me che purtroppo ne ha sempre visto troppo poca. Così questa storia del Gennargentu visibile da Cagliari finì tra le varie leggende popolari, un po' come i quartesi che mangiano cani, i tossici sulla Sella del Diavolo e la gente morta perché cerca di entrare di straforo all'Anfiteatro Romano durante i concerti. 
Quest'inverno, quando tutta l'Isola, esclusa casa mia, era ricoperta da una soffice coltre bianca, decisi di approfittare di una tranquilla giornata soleggiata e fare una piacevole pedalata per le campagne attorno al mio paese. Infilati gli auricolari iniziai a pedalare, noncurante della fredda aria che arrivava sulle mie spoglie gambe e sulle guance, che perdevano lentamente la sensibilità. 
Tra salite e discese, sudore e fatica, riempivo i miei polmoni con aria limpida e pulita, finché non mi fermai di botto in una piazzola; la mia attenzione fu spostata improvvisamente dall'asfalto e dalle pedalate verso l'orizzonte, oltre Cagliari, oltre i Sette Fratelli, oltre le campagne del Campidano e le colline del Sarrabus - Gerrei, per andare a infrangersi a quasi 120 km di distanza in linea d'aria. Per la prima volta, da quando ascoltai e rimasi affascinato da quella storia raccontata da mio zio, riuscii a vedere l'immenso massiccio innevato che si alzava imponente e dominava le campagne circostanti. Per un momento provai a riflettere, a chiedermi se quelle fossero realmente le cime del Gennargentu: ripassai a memoria la cartina della Sardegna e non poteva essere altrimenti; i Sette Fratelli, troppo bassi per essere così candidamente innevati, stanno molto più a oriente; le vette ogliastrine, allo stesso modo, non sono così alte da far sì che si possano dipingere in questo modo. 
E allora fermai la mia liberatoria pedalata, per rimanere fermo ad ammirare quel meraviglioso paesaggio, pensare alla fortuna avuta, e, se devo essere sincero, rammaricarmi di non aver a portata di mano il cellulare o una macchina fotografica per poter immortalare il momento. A mente lucida, quando decisi di effettuare una modifica al mio abituale percorso in modo da poter continuare ad ammirare quell'immenso spettacolo, arrivai alla conclusione che il non aver nulla con il quale fotografare sia stato meglio, perché certe sensazioni, certe immagini, certi colori, non posso avere vita se non nella nostra mente; e così, dopo essermi fermato altre tre o quattro volte, prima di perdere totalmente il campo visivo, riuscii a tornare a casa. 
Ancora oggi, non sazio, continuo a buttare l'occhio verso NE, sperando prima o poi in qualche incredibile apparizione, se è successo una volta non vedo perché non possa succedere anche una seconda.

i giochi d'infanzia

14 maggio 2012
«Sei andato al mare?»
«»
«Hai visto un cane?»
«»
«Ti ha fatto paura?»
«No, mi ha fatto tristezza e tenerezza. A dir la verità non è che fosse proprio mare, era un trekking improvvisato ma programmato da tempo, quindi al mare ci son stato indirettamente, diciamo che ci ho volato sopra, attraversando parte della costa orientale e in fine mi son sdraiato in un paradiso terrestre ancora sgombro di turisti e allegre famigliole.
Tornando al cane, invece, sai che ci ha seguito per oltre 5 km, tra salite, discese, cisti pungenti, api assassine e sole a picco sulle nostre teste? 
All'inizio lo volevamo allontanare. Partire per un escursione con un cane randagio che ti segue non è ottimale, soprattutto se sei cosciente dal fatto che non incontrerai nessuno durante il tragitto. Però lui è rimasto buono, ha conquistato la nostra fiducia stando a debita distanza, e senza demordere ha seguito i nostri passi anche in strettoie a filo con lo strapiombo, dove l'unico appiglio era una corda in acciaio. Si è sdraiato con noia sulle pietre della spiaggia, sotto il sole cocente a crogiolare per la traversata appena compiuta.
Alla fine si è anche meritato un premio: ha bevuto della nostra acqua, mangiato dei nostri panini e, soprattutto, ha guadagnato il mio affetto. L'avrei anche portato a casa. Solo che poi ci ha lasciato; così come è venuto se n'è andato, senza dire una parola, un latrato o un abbaio. È rimasto sotto il Pan di Zucchero, mentre io mi incamminavo verso il ritorno, con una lacrime nel cuore e la mia dolce metà al mio fianco».
«Cazzo, con te non fa mai a fare i giochi stupidi di quando eravamo bambini!»

requiescat in pace

11 maggio 2012
Mi fa paura il ripetersi dei sogni. 
È settimane ormai che faccio sempre lo stesso sogno, in cui compare sempre lo stesso luogo, e termina sempre con la stessa situazione di sconvolgimento e stordimento al risveglio.
Una casa che non è la mia, ma è come se lo fosse. 
Grande, maestosa; la conosco in ogni singolo dettaglio. Mi muovo al suo interno come se non facessi altro durante tutto il giorno, come se salvare Firenze da Savonarola e Rodrigo Borgia non fosse la mia reale occupazione primaria. 
Giro in lungo e in largo, e sogno dopo sogno mi ricorda sempre più l'immagine che costruii nella mia testa della casa del Barone Arminio Piovasco di Rondò. Ci son due saloni, due cucine, collegate entrambe da una scala a chiocciola. La mia stanza è posta in alto, nel punto più alto di tutta la casa, posso vedere tutto da lì: le luci di Cagliari, le luci della Saras, il riflesso della luna sullo stagno di Santa Igia. Ho la possibilità di correre a destra e a manca, saltare, arrampicarmi sul tetto e sulla canna del camino senza il minimo problema; l'unico cruccio, e ciò che forse mi da più pensiero, è il fatto che io non riesca a scendere al piano terra. Rimango relegato al primo piano, con la possibilità di uscire all'aperto per mirare le bellezze della natura e stop. Il sogno si conclude così, e si ripete una, due, tre volte alla settimana. 
Gli sfarzi di quella casa che sento mia ma non lo è, i pavimenti in marmo bianco sui quali è possibile specchiarsi, gli arazzi, i tappeti, tutto continua a perseguitarmi al momento del risveglio, quando il cellulare sputa la fatidica frase «Sono le ore otto e trenta minuti», e io relegato nel mio normalissimo letto cerco conforto aprendo la porta finestra e mirando dal balcone, come il celebre Homme au balcon di Caillebotte, guardo in lontananza il sole caldo che entra nella stanza e riscalda il mio giaciglio. 
Ora però vorrei cercare di dare una spiegazione a quella casa, al perché continui a visualizzare sempre e solo quella, perché non possa scendere al primo piano e perché dimostri un'incredibile quanto inverosimile abilità nello scalare tetti e comignoli. 
Quindi chiedo l'aiuto di voi lettori, visto che l'unica spiegazione che riesco a trovare è quella di giocare meno ad Assassin's Creed II. 

freude, freude...

8 maggio 2012
Quando quest'estate, dopo aver visto sua Maestà Paolo Fresu in concerto ad Oristano, mi ripromisi di non di assistere mai più ad un evento musicale/culturale di un certo spessore intellettuale che fosse totalmente gratuito, sapevo benissimo che prima o poi ci sarei ricascato. Solo che non pensavo così presto. 
L'evento era veramente ghiottissimo perché io lo rifiutassi: in occasione delle festività del Santo più famoso della Sardegna (Sant'Efisi martiri gloriosu), il Teatro Lirico di Cagliari ha ben pensato di regalare, gratuitamente fino ad esaurimento posti, ai cittadini niente popò di meno che la più famosa sinfonia mai composta dall'incommensurabile Ludovico Van, vale a dire la Nona sinfonia in Re minore Op. 125. 
Non so come spiegarvi il mio immenso amore e devozione nei confronti del Ludovico Van, potrei forse paragonarla all'ossessione di Alex DeLarge, alias Alex il Drugo - non questo, un altro. Diciamo solo che il Maestro, e in particolare l'opera prima citata, mi ha aiutato in tanti momenti grigi della mia esistenza, quei momenti che prima o poi tutti attraversiamo, in cui ci chiediamo perché siamo qui, perché poi non ci siamo più, perché dobbiamo continuare ad esserci. Immagino che tanti, non trovando risposta, si rifugino in Dio, nella preghiera, nella masturbazione. Beh, io mi son rifugiato nella Nona sinfonia, imparando a memoria ognuno dei quattro movimenti, convincendomi del fatto che se esiste qualcosa di così divino, così maestoso e meraviglioso, allora non sussiste nessun'altro tipo di problema. 
Ma non soffermiamoci su questi aspetti. 
Torniamo all'origine. 
Cagliari, sabato 5 maggio, Teatro Lirico. 
Finito l'indecoroso spettacolo per poter prendere il biglietto omaggio, ecco che finalmente si riesce ad entrare. Dopo innumerevoli giri per il teatro, io e la mia dolce metà riusciamo ad accomodarci in platea, ottimi posti. 
Dietro di noi fa capitolino un'allegra famigliola: madre, padre e due figliole rompi coglioni. 
Alla mia destra ecco il gradasso di turno che, con la compagna (o pseudo tale. Io son convinto fosse una squinzia che ancora non si era portato a letto, e quindi cercava tutti i metodi del mondo per riuscirci) si vanta di conoscere «la canzone più famosa, quella che conoscono tutti, e ora li vedrai battere il tempo». 


Ecco che comincia. 
Il mio cuore inizia a battere
La bambina dietro di noi da calci alla sedia
Il gradasso, con voce cavernosa, "sussurra" qualcosa all'orecchio della compagna.


Fine primo movimento.
Incredibile come si riesca a creare una cosa simile, penso, ed era pure sordo. Pura meraviglia.
Il mio cuore non si ferma, anzi, batte più veloce.
La bambina dietro di noi vuole la pizza. 
Una signore davanti a noi patte il piede come solo ho visto fare ad un concerto di Aphex Twin
Il gradasso si vanta. 


Secondo movimento. 
Il mio cuore, prossimo all'esplosione, è un tutt'uno con la musica.
La bambina batte violentemente.
Mi giro con violenza, lei si ranicchia sulla poltrona con occhi spaventati, il padre noncurante del mio sguardo minaccioso continua ad ascoltare con le mani giunte dietro la testa. 
Il gradasso sta zitto.


Terzo movimento. 
Il mio cuore sa a cosa sta per andare incontro. Sa che il terzo movimento è solamente la preparazione all'orgasmo del quarto. 
La bambina sembra finalmente placata.
Qualcuno ha troppa fame, sopportare un'ora e più senza mangiare dev'essere estremamente faticoso. Così ecco l'inconfondibile suono di un pacco di patatine che si apre.
Il gradasso parla, parla, parla.


Quarto movimento.
Orgasmo. 
La bambina è zitta. 
Il gradasso ammutolisce d'improvviso. 
In tutto il teatro non si sente nient'altro che la musica. 
Beethoven ha fatto il miracolo. 


Ecco perché sono uno scemo che ci ricasca, sapevo che gente di questo tipo non può mancare, i maleducati, i cialtroni, quelli che vanno solo per il nome. Non mi elevo di certo a entità superiore (per ora), però almeno nella mia ignoranza e umiltà sto in silenzio e rispetto gli altri. 
Ah, e ancora, ecco spiegato perché io mi son rifugiato nella musica. Della musica posso vederne gli effetti immediati, i veri miracoli, gli avvenimenti più unici che rari, con Dio, invece, ho ancora qualche dubbio. 


Poi son seguiti 10 minuti d'applausi. 

ho perso le parole

3 maggio 2012
Eccoci di nuovo qua! 
È ormai terminato, come tutti voi sapete, il lungo ponte del primo maggio, e io son nuovamente qui a non saper cosa scrivere. Sa un po' di deja-vù vero? 
Suvvia, era uno scherzone. 
Per quanto ci possa essere un esiguo numero di persone alle quali interessa, io so benissimo cosa scrivere, solo che non mi vengono le parole. Ed è una cosa un po' strana, perché solitamente la frase, il discorso, la parola, mi mancano quando sto facendo un discorso a voce. 
Capiterà a tutti quanti - come già spiegato in maniera sublime dall'immenso Astutillo Smeriglia - quando ci si trova davanti a situazioni che hanno un minimo di importanza, di impappinarsi, rimanere lì a bocca aperta e dire una frase stupida, idiota che magari, sì, ci può star bene, però non è ciò che avevamo in mente di dire. Poi ecco che svariati giorni dopo fanno capitolino nella nostra mente quell'incredibile serie di lettere e allora rimuginiamo e ci malediciamo per non esser riusciti a pronunciarle a momento debito. Ma non solo quando parliamo con altri, ma anche, e soprattutto, quando ci troviamo davanti a qualcosa di incredibile, e speriamo di suggellare il momento con una qualche battuta uscita direttamente dalla penna di un grande sceneggiatore hollywoodiano. 
Come ad esempio l'altro giorno, scendendo per viale Bonaria, a Cagliari. 
Percorrevo la via, passando accanto ad uno degli edifici peggio riusciti di Renzo Piano, e mi accingevo a guadagnare la via Roma, facendo lo slalom tra una buca lasciata incustodita dagli zelanti operai comunali e alcuni vecchi filobus sgangherati fermi in mezzo alla strada. Superato l'incrocio di via Sonnino ecco che davanti ai miei occhi si palesa un incredibile quando meraviglioso spettacolo. Il sole, che lentamente scendeva e andava a morire dietro i Lattias, inondava di rosso fuoco la principale via cagliaritana, macchiando di sangue le palme in piazza Darsena, annichilendo totalmente l'immenso, e ruffiano, striscione esposto all'esterno del palazzo del consiglio regionale. Il cielo non era più celeste, le nuvole non erano più bianche, era un colore unico, degno di uno spettacolo che solamente la natura è in grado di regalarci.
E io, fermandomi al semaforo, e levando gli occhiali sopra la testa, non riuscì a proferire altro che «Minchia!». 

una valle di lacrime

23 aprile 2012
Alla fine l'irrimediabile è avvenuto. Inesorabilmente, come il giorno che segue la notte, ecco che accade ciò che tutti quanti noi temevamo. 
No no, non il definitivo cambio al nuovo, e pessimo, look (quelli di Google son molto fighi) di Blogger, io mi riferisco alla mia evoluzione, al mio ulteriore passo verso una condizione che mi porterà in chissà quale direzione. 
Posso ufficialmente affermare di essere arrivato allo stadio evolutivo del "Drugo Lebowski". Non che la cosa mi dispiaccia, anzi, però devo ammettere che agli occhi delle persone che vivono con me, o con le quali son costretto ad interagire giornalmente, la cosa può risultar essere un po' fastidiosa. Incurante dei primi sintomi manifestatisi tempo addietro, ho perpetuato la mia esistenza ignorando ciò che quei primi effetti avrebbero potuto significare. 
Oggi infatti mi ritrovo sulla mia sgangherata macchina, con indosso pantaloncini e infradito, e i Creedence Clearwater Revival a tutto volume che escono dal fatiscente impianto stereo. 
Come se non bastasse, inoltre, pratico saltuariamente uno sport accompagnato da un pazzo criminale del livello di Isolis e un altro caro amico che, incredibilmente, assomiglia a Donnie. Spero solo non faccia la stessa fine. Aggiungiamo il fatto che non ho un lavoro, che ormai ho perso la cognizione del tempo, e che il regime di droghe assunte per mantenere elastica la mente sta lentamente aumentando, ed ecco il perfetto ritratto del Drugo Campidanese. 
Ovviamente manca un White Russian tra le mie dita, ma quello è praticamente impossibile da trovare qui a Cagliari; pare che i locali abbiano una sorta di avversione nei confronti di questo meraviglioso drink.
Detto ciò, spero solo di non imbattermi in un muso giallo (anche se l'appellativo ideale per un cinese sarebbe asiatico) che pisci sul mio tappeto. Già, il mio bel tappeto. 

il karma, maledetto karma

17 aprile 2012
Allora, facendo due velocissimi e complicatissimi calcoli, posso affermare che mancano la bellezza di nove, e sottolineo nove, giorni alla disfatta Spagnola.
Dopo che tutti i bookmaker mondiali hanno stilato fior fior di statistiche e stabilito le vincite adeguate, ora mi ritrovo solo contro il mondo, e più precisamente contro la Spagna, a tener alto il morale nazionale e soprattutto la mia media universitaria che al momento si aggira intorno ai 27.9, o qualcosa di simile.

Son sicuro che mi immaginiate sommerso dai libri, dai dizionari, dagli ascolti dell'iberico idioma, e invece vi sbagliate: qual'ora non l'aveste ancora imparato, io sono un cazzone, un fancazzista e meschino cialtrone, quindi in questi giorni son dedito a ozio e riposo, oppure mi arrovello per trovar una formazione vincente in grado di far trionfare il Cagliari in Europa League, o ancora mi gingillo con il mio nuovo super cellulare tecnologico. Per non parlare delle scorribande notturne nei locali malfamati della Cagliari bene. 
Era da tanto che non passavo lì, sì e no quasi un anno, e l'ultima volta era finita abbastanza male (sdraiato sul marciapiede). Questa volta invece, causa uno stile di vita sicuramente più controllato, e una mancanza di allenamento alcolico, son stato buono e bravo a bere dell'ottima birra - una a caso - e riempire le mie tempi di nubi empie. Finché non è arrivato il misfatto. 
Amico del proprietario del locale mi son visto obbligato ad accettare la sfida del Jack Ace. Cosa è il Jack Ace? Base di Apfel con sopra limoncello, il tutto condito da un bel sorsone di Latte di Suocera infiammato. Beh ciò che è successo poi è stato un bel barcollamento e un po' di confusione, mentre intestino e esofago sembravano disinfettati in eterno. E in queste condizioni che allegramente tornai alla macchina, accompagnato da una balda compagnia, passando per piazza del Carmine.
Ma il destino è infido e bastardo, quasi meschino. Così, giunti nella marmorea e bianca piazza, ecco che ci si imbatte in un gruppo di sei ragazze spagnole che chiedevano dove potevano trovare un taxi. Pronto a prendere in mano la situazione, visti i miei recenti studi, mi misi in cima al gruppo di noi poveri quattro Sardi imbecilli e, a mo' di supereroe, dissi «...». 
Dalla mia bocca non uscì nulla, rimasi in silenzio a pensare cosa dire. Erano anche indicazioni semplici "dritto, sinistra, dritto, destra".
A questo punto triste e sconsolato mi misi da parte, pensando che se continuo così probabilmente giovedì prossimo non sarà una disfatta, sarà una vera e propria devastazione. Nel frattempo le povere spagnole erano in balia di Isolis che, con un inglese che neanche Rutelli, le indirizzava verso un triste e oscuro destino in piazza Matteoti. 

ehm... non so...

12 aprile 2012
Eccoci qua, feste pasquali terminate, grosse abbuffate ormai esaurite e via, obesi e vittoriosi voliamo verso il prossimo lunghissimo ponte di maggio. 


Poi non so più come continuare. 


Fate un po' voi... Io al massimo faccio copia/incolla dai vostri commenti. 

prima di Pasqua un post con un pizzico di blasfemia ci sta sempre (potrebbe suggestionare gli estremamente cattolici)

5 aprile 2012
Pochi giorni ci separano dall'immensa gioia per la resurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo, e io mi sento carico di Spirito Santo. Talmente tanto carico che, un paio di giorni fa, sentivo l'impellente bisogno di espellerne un po' stando seduto in un marmoreo trono bianco. 
Lasciati alle spalle gli inconvenevoli (parola difficilissima da scrivere), mi concentravo con somma dedizione nell'atto divino, quando ecco che suonano alla porta. Solo in casa, e quindi non potendo delegare nessuno ad aprire, e soprattutto in attesa dei sempre più odiati e malefici operai della Sirti per l'installazione della rete ADSL, ho dovuto rimandare l'impellente impegno e, nella speranza che i tanto amati lavoratori fossero arrivati con le miriadi di cavi da passare, alzavo il citofono pronto a scoprire chi si vi era all'altro lato


«Chi è?»
«Lei pensa che ci sia speranza per il futuro del mondo così come lo conosciamo oggi?»


"Ecco qua", state pensando, "Testimoni di Geova, e quindi un bel post contro questi disturbatori, che tentano nei modi più disparati di convertire tutto e tutti". E invece no, questa domanda ha scatenato nella mia mente una serie di domande tutt'ora irrisolte, un'incredibile turbinio di dubbi, di congetture, di pensieri che se ampliati potrebbero portare ad una Questione Omerica - 2 Il domani non muore mai. In quel nano secondo ho pensato realmente alla possibilità del nostro mondo di giungere ad una sorta di paradiso felice, in cui tutti siamo contenti, stiamo bene con il prossimo, non esiste povertà, non esistono guerre, i bambini non muoiono di fame e non sono costretti ad ammazzare altri esseri umani; ho pensato ad un mondo in cui la gente arriva a fine mese senza arrancare e senza privarsi di qualcosa, in cui la politica è fatta da persone vere che hanno idee vere. Poi riaprendo gli occhi, dopo un pensiero durato un battito di ciglia, ho realizzato dove vivo, ho visualizzato meglio chi mi sta attorno, quanto sarà impossibile e difficile che il mondo arrivi ad un punto di "salvezza" reale. E così ho risposto all'attendente con un sonoro e deciso «NO» riattaccando il citofono e andando a sedermi nuovamente sul marmoreo trono. 
Nel frattempo il campanello continuava a suonare insistentemente, ma ormai non c'era altro da aggiungere alla mia risposta. 


Buone feste. 

solamente una piccola considerazione (part XI)

2 aprile 2012
Quando ho qualche esame in vista - meno di un mese alla disfatta spagnola - scopro sempre nuovi e incredibili passatempi ai quali dedicarmi. Al momento, il più gettonato sembra essere costruire un'immensa piramide di pantaloni, magliette, maglioni, giornali, scarpe e ciabatte, sulla sedia del tugurio dove dormo. Fanno da contorno a codesta incredibile opera architettonica/ingegneristica (mettendo così a frutto i miei precedenti studi) la lettura di William Gibson e un ritrovato amore per l'heavy metal classico
Il passo successivo a quest'opera mastodontica, che neanche Silvio e il suo aranceto in provincia di Olbia hanno mai osato tanto, molto probabilmente, sarà ammirare con occhi lucenti e sognanti tale piramide, e iniziare a scommettere sul giorno della rovinosa quanto drammatica caduta.
Al momento la Snai fornisce le seguenti quote:


crollo pre disfatta spagnola: 8,30
crollo durante la disfatta spagnola: 15,4
crollo post disfatta spagnola: 3,80
aumento del volume della piramide: 0,10
morte di Pesa sotto il crollo del gargantuesco sopracitato: 0,001


Signori, fate il vostro gioco e fatelo responsabilmente. 

metablog

29 marzo 2012
Sì, ci stavo riflettendo da un po', ed effettivamente mi son convinto del fatto che sia proprio così: che lo si voglia ammettere o no, noi blogger (mi sento importantissimo definendomi un blogger) viviamo costantemente il gioco virtuale del "chi piscia più lontano" o se volete, per rendere meglio l'idea, "ce l'ho più lungo". Nulla di volgare, sono una brava persona io, mi riferisco ovviamente al numero di ingressi sulle nostre pagine e alle quantità di commenti che riceviamo.
Quando qualcuno apre un blog è inutile negare che lo faccia per ricevere l'apprezzamento o, comunque sia, un parere da parte di altre persone, che siano conoscenti o totali sconosciuti; altrimenti uno potrebbe tranquillamente prendere un'agenda e andare a scrivere le proprie storie su di quella, o in alternativa aprire la pagina web e renderla totalmente privata (e questo è un argomento che sicuramente avrete già letto da altre parti, quindi prima di chiudere e cestinare questo post come "uno dei tanti", aspettate e leggete).

Anche io non sono da meno, lungi da me l'idea di negare che quando vedo la casellina di Gmail illuminarsi non sia felice, forse perché son curioso di conoscere ciò che pensate Voi che mi leggete dagli albori e anche Voi nuovi lettori.  
Non potete immaginare l'orgoglio su Shinystat poi: entrare e vedere che gli ingressi hanno avuto un aumento così vertiginoso da giugno 2010 ad oggi, è stato motivo di gaudium magnum per me, tanto da entrare sempre più spesso nel celeberrimo sito di statistiche per poter studiare e capire meglio le origini del traffico, la permanenza e la posizione geografica all'interno del mio povero blog. 
Questo post, come già preannunciato, non vuole essere assolutamente un attacco a questo sistema di concezione del blog, anzi, io cerco di coadiuvare questo metodo, perché recriminare qualcosa che, nel nostro piccolo, ci da un po' di orgoglio? Voglio quindi suggerire un metodo adottato dal sottoscritto, indiscusso genio del male, per provare a far arrivare la vostra pagina web a più persone possibili. 
Quando magari vi trovate in un megastore dell'elettronica andate nella zona PC, tablet, smartphone e via dicendo, e controllate se qualche macchina ha casualmente la connessione internet attiva. Bene, l'avete trovata? Ora provate a digitare sul browser del computer prescelto il link del vostro blog.
Io l'ho fatto, non so poi se qualcuno dopo aver letto su quel iPad sia tornato a casa e mi abbia cercato su Google, però mi piace pensare che sia potuto accadere; come mi piace immaginare la scena di un signore che in cerca dell'ultima trovata tecnologica abbia sorriso imbattendosi nelle mie pagine, o ancora l'ira di un commesso per un'indegna trovata pubblicitaria.
Ecco, tutto qui, poi una volta finito di leggere questo post potete commentare o no, io di certo non vi obbligo, solo sappiate che facendolo, con all'interno un buon contenuto, mi renderete un po' più felice.

una recensione che non lo è, ma alla fine chi vuole segua il consiglio

26 marzo 2012
Noi tutti, intesi come esseri umani, veniamo fregati in continuazione: dalla politica, dall'economia, dalla religione, e soprattutto da noi stessi. Ad esempio io ora dovrei ripulire e riordinare questa sorta di antro oscuro in cui riposo le mie povere membra, eppure sto qui a scrivere, rimandando, come la buona cicala della favola, ad un futuro tempo remoto il dovere. 
Ma non è questo il punto che mi attanaglia ormai da alcuni giorni. Ciò che mi da cruccio son le aspettative, le illusioni che la nostra mente crea riguardo una persona, un film o una canzone, un evento. 
È da un paio di giorni infatti - più precisamente da che ho visto Drive - che penso a quanto le opinioni delle persone diano vita all'interno della nostra testa a scenari fantastici, in cui ciò che ci accingiamo a vivere risulta essere la meglio cosa che possa esistere, e invece rimaniamo delusi. 
Prendiamo ad esempio un big match di calcio: tutti gli amanti del bello sportivo attendono con ansia le 20.45 di mercoledì 28 marzo, giornata in cui si disputa la gara di andata Milan - Barcellona. Io stesso, divenuto con il tempo l'antitesi del calcio televisivo, non vedo l'ora di poter godere di questa partita osannata dalle televisioni, dai giornali, dai tifosi. Chiunque si aspetta di vedere miriadi di gol, azioni al limite della fisica e parate degne di Superman, con una buona probabilità di rimanere delusi poiché si andrà a giocare una partita serrata in cui ci si studierà in attesa della gara di ritorno. E quindi ci rimaniamo tutti un po' di merda. Ovviamente spero di sbagliarmi. 
Volete un altro esempio? La musica. Ho ormai perso il conto delle volte in cui mi è stato detto «Ascolta questo gruppo, sono spettacolari» e puntualmente, festante e gaudioso ascoltavo qualcosa che non riusciva ad emozionarmi, che non riusciva a trasmettere nulla. Come i tanti che cantano le lodi di "Master of Puppets": quando ero giovinetto infatti, mi fu descritto come l'album che avrebbe cambiato la mia vita. Ahimè non fu così, bello, bellissimo, certo, ma niente di trascendentale quanto "...and Justice for all". 
Per i film poi non vorrei star qui a dire ovvietà, ma pensiamo alle varie ultime nomination dell'Academy. Quelli che dovrebbero essere superfilm, attesi e incensati da tutti, alla fine si rivelano schifezze confezionate come "Il discorso del Re" (esatto, non mi è andata giù la storia di Inception). 
E quindi, alla luce dei miei pensieri dopo aver visto quel film di Nicola Winding Refn tanto acclamato e giudicato da tutti come un capolavoro e un cult, posso affermare che le uniche cose che non mi hanno deluso, dopo esser state a lungo celebrate, sono state il sesso e Drive.

Drink!