questa roba me l'hai mandata scritta?

28 novembre 2011
«Oh»
«Eh»
«Ho deciso. Non provare a fermarmi!»
«Deciso cosa? Ma cosa vuoi da me!? Perché esordisci con frasi senza senso come se tutti dovessero capirti a prescindere??»
«Certo, sempre a fare la finta tonta tu. Sai benissimo a cosa mi riferisco! Ho deciso: scriverò un libro» 
«Un libro... »
«Eh, un libro»
«Un libro... »
«Sì, un libro! Hai presente, quella serie di fogli stampati o manoscritti, di identica misura, legati tra loro e muniti di copertina [cit. dizionario Sabatini Coletti]»
«So cosa è un libro! Ma perché questa idea!? Voglio dire, al massimo puoi vantare al tuo attivo un paio di stupidaggini sul tuo blog. Guarda che scrivere un libro non è una cosa così semplice»
«Vuoi che non lo sappia? Mi vergogno e allo stesso tempo provo una gioia immensa, ogni volta che sotto i miei occhi scorrono le parole scritte da gente come Silone, Calvino, Atzeni, Dante... però posso dire che in questi ultimi giorni mi son ricreduto» 
«E cosa è successo? Hai incontrato la Luce sulla via per Damasco? Hai visto la Luce con James Brown in sottofondo?» 
«No, ho semplicemente ragionato mentre andavo in giro per librerie. E vuoi sapere cosa ho concluso?»
«Se proprio devi» 
«Scrive libri, e anche tanti, gente come Fabio Volo. Non so se abbiamo presente. Ma la cosa più avvilente di tutte è il fatto che le banalità che vengono riportate su quelle squallide e tristi pagine le puoi trovare tranquillamente passando dieci minuti sul web, sicuramente scritte con molto più estro e una miglior forma» 
«E fin qua concordiamo... »
«Poi l'altra sera ho visto l'incredibile. Ha scritto un libro anche Silvio Muccino... »
«Quando esce il tuo libro!? Ne prendo quindici copie!» 

mi piace ricordarlo così

26 novembre 2011

Genio.
E prometto che non ne parlerò mai più.

i gruppi hipster, indie, hardcore

24 novembre 2011
Parliamoci chiaro: in Italia chi è che realmente lavora? L'imbecille. Se tu sei in questo paese, e ti permetti il lusso - perché al giorno d'oggi chi ha uno stipendio è una privilegiato - di avere un posto di lavoro, e in quelle sei/otto ore giornaliere muovi anche un solo dito, sforzi anche solo minimamente la tua mente per produrre qualcosa di utile, allora mio caro, lasciatelo dire, sei un imbecille. 
E non parliamo di quelli che se la prendono pure a cuore quando qualcosa gli va storto sul luogo di lavoro! Una categoria indicibile.
Perché devi star lì a tormentarti per trenta ore settimanali se poi tanto quello che fai, i tuoi sforzi, il tuo impegno finiscono buttati al vento? Certo, per contratto hai uno stipendio che ti arriva puntualmente alla fine del mese, ma chi ripaga tutto il sudore, la fatica, le notti insonni passate al PC, gli occhi gonfi per le giornate interminabili davanti allo schermo? Nessuno, assolutamente nessuno. 
E allora, caro lettore, che magari ora sei proprio davanti al PC del tuo ufficio e mi stai leggendo, perché non fai come probabilmente fa il tuo collega? Fregatene. Continua a stare sul mio blog, guarda video su YouTube, spulcia profili di gnocche su Facebook, tanto lo stipendio, comunque sia, ti arriva, e non accuserai la benché minima fatica. Forse solo un po' di noia, ma niente di che. 
Purtroppo, invece, io sono un imbecille, e vi dirò di più: sono proprio quell'imbecille estremo, indicibile, che se la prende pure a cuore! Il bello è che non posso farci nulla, cerco di fregarmene, provo con tutte le forze ad impormi di star seduto sulla mia bella e (s)comoda poltrona in panciolle, a girare i pollici e scrivere amenità, ma niente da fare... lavorare bene, ringraziando con la mia fatica e le mie diottrie chi mi ha permesso di star qui, è più forte di me. Ma almeno, la notte, posso dire di andar letto con la coscienza pulita, e anche con un buon libro tra le mani. 

ormai è una costante

21 novembre 2011
Stordimento, confusione e tanti altri sinonimi. 
È un periodo strano, son sempre lì che analizzo, osservo e penso. Penso a tante cose, e il più delle volte trattasi di inutilità, futilità, banalità. 
Mi ritrovo a vivere sempre e comunque situazioni paradossali, quasi come fossi all'interno di un libro di kafkiana memoria e stessi facendo un processo a me stesso; o semplicemente un processo alla mia mente che tutto crea e prontamente tutto distrugge; un processo alla mia vita precedente, attuale, futura; un processo alla mia condizione di deficiente.
Quindi, più vado avanti nel tempo più continuo a dar credito alle teorie fondate sulla mia malattia mentale, con l'aggravante che nello specchio del narcisismo non appaio affatto come un caso clinico bensì come un folle, una sorta di Man on the Moon. E ad avvalorare quanto appena detto ci sono i fatti, riscontri materiali concreti, e la cosa mi preoccupa.

Esempio: l'altra sera, mentre ero in macchina con la mia dolce metà, mi accingevo ad entrare in un parcheggio; accosto la macchina al parchimetro, premo il bottone, prelevo il ticket e inconsciamente, come fosse nell'ordine della normalità, dalla mia bocca fuoriesce la parola «Grazie». Non curante continuo la marcia all'interno del parcheggio finché, volgendo lo sguardo sulla destra, noto la faccia allibita dell'amore mio che con tono di rimprovero dice «Ma sei normale? Ti rendi conto!? Poco ci manca che non ringrazi me, e ti metti a dire "grazie" ad un parchimetro».
Presa coscienza del fatto che effettivamente come gesto tanto normale non è, rimango fermo e imbambolato davanti al volante della macchina per circa trenta secondi. Poi mi ricordo di Lou Reed e Metallica. 
Quindi, nuovamente, son corso in bagno a vomitare.

igiene e sicurezza nei luoghi di lavoro

17 novembre 2011
Ogni tanto ho come l'impressione di essere un malato di mente, forse un folle, un visionario. Beh, non sarà di sicuro così, ne sono convinto, però capita spesso e volentieri che la mia mente organizzi strani scherzi ai quali, in un secondo momento, non sa proprio dar risposta.
Poco fa, ad esempio, siccome in ufficio ho un efficientissima connessione ADSL, ho pensato bene di scaricare un piccolo file e poi mandarlo da una mia casella di posta ad un'altra. Apro Gmail, allego il file, digito il mio secondo indirizzo di posta e poi... e poi guardo l'oggetto e il corpo della mail. Bianco. Un grande spazio bianco nel quale non vi era nulla, solamente l'immagine con l'allegato bello in vista e nient'altro. Ci ho pensato un po' ed effettivamente provavo dispiacere nel vedere quella mail così spoglia, priva di contenuto, riempita se non da qualche piccolo kB. Preso da tenerezza e buon cuore volevo riempire quel vuoto, anche solo con un saluto, perché penso sia di una maleducazione unica, nonché inutilità estrema, mandare un messaggio totalmente vuoto. Dopo trenta secondi di totale imbabolamento davanti allo schermo del PC, mi son però reso conto che il destinatario di quella mail ero io, quindi, per dirla tutta, perché avevo necessità di scrivermi qualcosa!? Perché non vedevo di buon occhio l'idea di mandarmi una mail vuota!? Perché sentivo che quella stessa mail non sarebbe dovuta arrivare a me, bensì ad un totale estraneo!? Continuando di questo passo, pensai, la finirò con lo spedirmi lettere con tanto di francobollo, parlare in terza persona, candidarmi nel PDL e governare l'Italia per circa 20 anni. 

Ripresi a pensare normalmente, e mandare finalmente quella maledetta mail, solo dopo che alla mia mente tornarono vive le immagini intraviste domenica scorsa su Rai3, mentre passavo accidentalmente davanti alla televisione, e le mie orecchie poterono quindi udire quello scempio messo in atto da Lou Reed e Metallica.
Quindi son corso in bagno a vomitare. 

deficiente

14 novembre 2011
Una persona deficiente va incontro a numerose avversità nel corso della sua vita, e il più delle volte son spiacevoli situazione che proprio quest'ultimo/a va a creare o addirittura a ricercare. Ecco quindi spiegato perché poi si vanno a scrivere cose deficienti, proprio come il mio precedente post, si vanno a pensare cose deficienti, si instaurano rapporti con persone di eguale o maggiore, in alcuni casi, deficienza. E sembra proprio che tutto ciò sia di incredibile giovamento e somma felicità per il soggetto in questione. 
Io sono un deficiente. Quindi, come deficiente, devo andare a capitare in situazioni idiote, stupide e fuori dal normale, senza fare il benché minimo sforzo per creare questo tipo di avvenimenti. Un paio di giorni fa, proprio mentre mi era venuta in mente l'idea del post precedente, che tanta preoccupazione ha creato nel cuore e nella mente dei miei più appassionati lettori tanto da rovinargli il week-end, stavo tornando a casa dopo una poco impegnativa serata lavorativa. Mentre guidavo sentivo un pungente dolore provenire dalla parte inferiore delle costole, proprio localizzato all'altezza dello stomaco. Questo immenso dolore si manifestava a momenti, e aumentò d'intensità una volta sceso dalla macchina,  rendendomi impossibile persino camminare. Preoccupato e sofferente facevo palpare il mio avvenente stomaco alla mia dolce metà per cercare di capire se riuscisse a percepire un qualche male incurabile. Vuoi per un periodo di stress fuori dal comune, o per l'immensa quantità di alcolici assunti durante l'arco dei miei ventiquattro catastrofici anni, sia io che Lei abbiamo pensato, tragicamente, ad un'ulcera. 
Salutata l'amore della vita mia, con la preoccupazione sul volto, mi dirigo alla guardia medica del mio paese già immaginando nella mia mente chissà quali risvolti della mia esistenza: una vita destinata ad estinguersi in sei mesi e quindi il mio blog diventare tra i più popolari d'Italia, con il racconto di un giovane prossimo alla morte; file di amici all'ospedale che in lacrime manifestavano il loro affetto nei miei confronti; e così via. 
Arrivato in loco espongo il mio problema alla dottoressa di turno. Questa mi guarda con uno sguardo decifrabile come "questo e stupido" o una grande preoccupazione, e mi fa accomodare sul lettino. Alzo la maglia e inizia a toccarmi: tocca a destra, tutto normale; tocca a sinistra, dolore mortale. 
«Faccia un profondo respiro» e ficca la mano immediatamente sotto la gabbia toracica, effettuando una piccola pressione. Improvvisamente sento che si aziona il mio sfintere. Come catapultato in un mondo parallelo sento il mio stomaco liberarsi e l'aria fluisce fuori dal mio soave deretano delicatamente, quasi come se non ci fosse nessuno in quella stanza. Sollevato e gratificato al pari un orgasmo bellissimo, guardo la dottoressa che mi fa «Quando l'intestino si dilata può far molto male, ma non si preoccupi, ora è tutto risolto». 
Con il viso rosso dalla vergogna, mi alzo dal lettino, porgo le mie scuse per la grottesca situazione ed esco dall'ambulatorio, pensando che effettivamente tutto ciò che ha a che fare con il gas o con dell'aria all'intero del corpo umano mi riguarda. Concludo quindi la serata triste e sconsolato andando a casa di Pisello® a giocare a PES, ovviamente vincendo, ma con l'angosciante situazione di deficiente che grava sul mio essere. 

11 novembre 2011
And now I give up, so goodbye and so long.

solo gli stolti non cambiano mai idea

9 novembre 2011
Periodo di crisi esistenziale per il povero Pesa, tant'è che parla pure in terza persona. Così mentre è sul punto di dormire e riposare le sue povere spoglie membra - perché anche in inverno si dorme in mutande - ecco che alla sua mente sovvengono alcuni delicati e complessi pensieri: 


Odiavo Aphex Twin e Kraftwerk, non sopportavo quella musica, da me definita "di suoni", in cui non c'era neanche una chitarra, un basso o una batteria che emettesse casino inimmaginabile.
Ho scaricato la discografia di Aphex Twin e l'ho ascoltata tutta, da cima a fondo.
Ho scaricato la discografia dei Kraftwerk e l'ho ascoltata tutta, da cima a fondo.
Sono andato al concerto al concerto di Aphex Twin e Kraftwerk a Livorno, lo stesso giorno, nello stesso posto, ho conosciuto personalmente Mr. Richard David James. Durante il concerto ho chiuso gli occhi e visto mondi inesplorati, ho aperto gli occhi e i mondi inesplorati si sono amplificati. 
Mi piacciono Aphex Twin e Kraftwerk. 


Giudicavo gli scrittori della mia Regione sciatti e inadatti a soddisfare i miei desideri letterari. Ergo dopo "Canne al vento" non ho mai letto nient'altro. Preferivo concentrarmi sulla letteratura d'oltre Manica o Americana, guardando dall'altro verso il basso la letteratura nostrana (nostrana della Sardegna).
L'unico autore letto, come già detto, e dal quale probabilmente deriva questa avversione, era Grazia Deledda.
Ho approfondito poi Grazia Deledda e ho capito tantissime cose. Ovvero che la Sardegna degli scrittori non finisce e non inizia con lei. Lei è niente. 
Ora sul mio comodino ho libri di Dessì, Atzeni, Costa, Ledda, Satta. Li leggo con piacere, sommo piacere, ammirazione, fascino, attrazione. E continuo a comprare i libri, a leggere e viaggiare nella mia isola attraverso gli occhi di questi immensi scrittori. 


«I film western son roba da Rete4 al pomeriggio, che guarda mio nonno e soprattutto son tutti uguali, monotoni, lunghi e noiosi». 
Beh, questa sui film western la conoscete già


(Confessione shock, reggetevi sulle sedie) 
La prima volta che votai, nel lontano 2006, votai Rifondazione Comunista. Ero convinto esistesse realmente un ideale in cui credere e per cui lottare. Partecipavo alle manifestazioni, alle discussioni, leggevo giornali impegnati, ascoltavo musicisti altrettanto politicizzati. 
Ho visto il mondo. Ho visto i politici. Li ho conosciuti. Ho capito chi sono, che cosa vogliono e quali sono i mezzi per ottenere il potere. 
È dal 2008 che sulla scheda elettorale scribacchio parole senza senso, insulti, barzellette, gioco a Tris in solitaria, e per ora è forse l'unica alternativa seria e concreta che son riuscito a trovare a questa politica insulsa e malata. 

l'Inail è in Via Sonnino

7 novembre 2011
Amo la mia terra. Lo so, vi ho parlato tanto, tantissimo della mia Isola, però è sempre bello raccontare delle proprie origini, della propria storia e del luogo in cui si vive. La amo in maniera così maniacale ed estrema, la mia terra, che vado su tutte le furie al sol pensiero che qualcuno possa deturpare questo meraviglioso dono della Natura che porta il nome di Sardegna.
E così ogni tanto mi faccio promulgatore di un'accesa campagna sensibilizzatrice tra i miei amici, conoscenti e sconosciuti per preservare il territorio, anche in maniera banale, come ad esempio ammonire le persone quando buttano le cartacce per terra. Mi fa salire il sangue alla testa infatti il veder cicche, pacchetti di sigarette, biglietti del pullman e chi più ne ha più ne metta sparsi lungo le vie della mia città, o le bottiglie di birra e vino su per i monti; e ogni volta lancio lunghe e colorite maledizioni, indirizzate a queste bestie della natura che portano il nome di esseri umani. 
Ancora più imbarazzante e fastidioso quando suddetti esempi di immondezza si trovano lungo le meravigliose coste Sarde. È capitato che quest'estate a Cala Mariolu, in Ogliastra, un'allegra famigliola napoletana (ve lo giuro, erano proprio di Napoli, non sto stereotipando... anche se è una cosa che faccio molto spesso) vuoi per pigrizia o menefreghismo, abbia lasciato su quello splendido arenile una busta di considerevoli dimensioni piena zeppa di residui di una giornata festosa al mare. Tentato dall'andare a prenderli per un orecchio e far raccogliere loro il proprio pattume, fui placato solamente dalla mia dolce metà. 
E come non parlare di quei personaggi immondi che gettano qualsiasi cosa si ritrovino tra le mani fuori dal finestrino della macchina in corsa!? Meglio non spendere neanche una parola su di loro, non ne vale la pena. Vi lascio solamente un consiglio, fate come me: buttate tutto quanto in macchina, così almeno potete dire che è sporca perché non volete inquinare. 


N.B. Questo post non è stato assolutamente scritto per giustificare l'intensa e perenne sporcizia dell'interno della mia macchina. All'esterno, fortunatamente, ci sta pensando la pioggia in questo periodo.

memorie di un partigiano (titolo by Pisello®)

4 novembre 2011
(Rubrica in cui Pesa, teneramente accompagnato da un'agenda, attraversa la città e appunta alcuni comportamenti che ai suoi occhi pargono assai strani).

Animali curiosi questi Skaters, tutti uguali nell'abbigliamento, nella parlata, nella gestualità, nella ritualità. Fanno su e giù dalla tavola producendo questo rumore terrificante che con maggior intensità va ad inondare l'antica piazza cittadina del Bastione di St. Remy. 
Corrono, saltano, piroettano, si insultano per presunti e ingenui imbrogli «Non l'hai visto, ma son riuscito a concludere il "trick"», «Non è vero!» e così parte la disputa. 
Passano il loro tempo all'assalto di una bianca e vecchia panchina in marmo, armati solo ed esclusivamente del proprio skate; lo fanno saltare, o almeno ci provano, cercano di volare insieme ad esso, e puntualmente falliscono. Io intanto, stando nel piano superiore della fortificazione sabauda, li guardo e mi accorgo che attorno a me il mondo non si è fermato, va avanti. Nello stesso istante in cui ai miei piedi si consuma quell'indecoroso spettacolo messo su da alcuni ragazzini, si può ammirare il tramonto dietro i monti sulcitani; la nave che abbandona il porto, portandosi dietro di se uno spettacolo di luci riflesse sull'acqua; le campane festanti che annunciano alla parte bassa della città, quella più recente e nuova, l'inizio della messa serale. E vorrei stare lì per ore.
Animale curioso questo Pesa, passa la sera a scrivere su un'agenda. 

un giorno...

2 novembre 2011
Poi c'è stata la volta in cui con Nich salvammo un Mokele m'bembe. 
Eravamo dentro una foresta, tipico habitat per un Mokele m'bembe dei giorni nostri, e l'abbiamo trovato accovacciato dietro un albero. Stava lì, impaurito, solo e affamato; a questo punto non potevamo far altro che avvicinarlo e portarlo in salvo. 


Tipico esempio di pessimo utilizzo di Photoshop.

Siamo poi riusciti a portarlo fino in città. 
Ma questa è un'altra storia. 


Drink!