uno, due, tre... libera

30 settembre 2011
Di tanto in tanto, quando proprio non so cosa fare, rileggo tutti i miei post scritti e pubblicati, dal primo all'ultimo, così tanto per, senza un vero e proprio motivo. Mi piace più che altro notare tutti gli errori - vuoi di punteggiatura, grammaticali o di forma - nei quali incappavo, e ovviamente, anche se con minor frequenza, incappo tutt'ora. Piccoli abbagli di grossolana fattura che fan sì che io possa rendermi conto di quanto in passato scrivessi male, soprattutto agli esordi. 
Più di ogni altra cosa però adoro pensare al fatto che quando non avrò ormai più nessuna idea da mettere nero su bianco, lasciando quindi appassire e morire questo povero blog, potrò riciclare questi decadenti post, riportarli alla luce dal dimenticatoio nel quale son finiti e attuare il mio diabolico piano: correggerli e riscriverli fino alla nausea, così da condurli a perfezione totale. Tutto questo perché so che ormai per voi son diventato come una droga.
Accidenti, certo che la vita del blogger è veramente dura.
E soprattutto, certo che con il tempo non sono affatto migliorato nella scrittura.

mi ha detto mio cuggino che da bambino una volta è morto

28 settembre 2011
Mio cugino ha passato con me la maggior parte delle sue estati infantili e adolescenziali.
Mio cugino mi ha insegnato come usare una bomboletta.
Mio cugino è stato il mio eroe d'infanzia, nonostante avesse solo due anni in più di me, aveva tanti amici più grandi, un PC e la Nintendo. 
Mio cugino è stato il primo in famiglia ad avere i roller blade, poi a seguire tutti quanti abbiamo preteso che ci venissero regalati. 
Mio cugino ha avuto l'onore di leggermi per primo i primi versi della Comedia. 
Mio cugino sembrava già grande alle elementari. 
Mio cugino permetteva che andassi a pranzo da McDonald con lui e i suoi amici. Le grandi conquisti della preadolescenza. 
Mio cugino diceva di essere forte a calcio e, anche se poi i fatti hanno dimostrato che io lo ero molto più di lui, lo vedevo come Pelè.
Mio cugino mi proteggeva quando venivano a picchiarmi (cit. Elio).
Mio cugino era amico di tutti.
Mio cugino aveva la fidanzatina, sogno proibito di tutti i seienni.
Mio cugino mi permetteva di guardare i film horror, e con lui ho visto il primo porno della mia vita. Esperienze di un ragazzino di undici anni. 
Mio cugino non lo vedo per più di cinque minuti, una volta all'anno se va bene, da che è morta mia nonna. E ogni tanto un po' ne sento la mancanza.


Pesa per il sociale: boicottiamo le liti in famiglia. 

non potete capire

25 settembre 2011
Non so definire la parola felicità. Ovvero: non so che sia la felicità. Credo di avere sperimentato momenti di gioia intensa, da battermi i pugni sul petto, al sole, alla pioggia o al coperto, urlando (a volte vorrei farlo e non si può, sarebbe giudicato segno di disturbo mentale) o da credere di camminare sulle nuvole o da sentire l'anima farsi leggera e volare alta fino a Dio (è capitato di rado). È la felicità? Così breve? Così poca?

Se esiste una parola per dire i sentimenti dei sardi nei millenni di isolamento fra nuraghe e bronzetti forse è felicità.

Passavamo sulla terra leggeri come acqua, [...], come acqua che scorre, salta, giù dalla conca piena della fonte, scivola e serpeggia fra muschi e felci, fino alle radici delle sughere e dei mandorli o scende scivolando sulle pietre, per i monti e i colli fino al piano, dai torrenti al fiume, a farsi lenta verso le paludi e il mare, chiamata in vapore dal sole a diventare nube dominata dai venti e pioggia benedetta.


Sergio Atzeni
Passavamo sulla terra leggeri 
Mondadori, 1996

Sono tornato a Casa. 

pensieri di un Sardo in Abruzzo - il ritorno

21 settembre 2011
Ricordate ciò che scrissi circa una settimana fa quando arrivai in Abruzzo? 
No!? Lo avete cancellato definitivamente dalla vostra memoria tanto faceva schifo? Non avete voluto leggerlo perché effettivamente era una boiata (come tutto ciò che scrivo tra l'altro)? Tranquilli, nessun problema. Eccovelo
Quindi, dopo esservi rinfrescati per bene le idee, siete pronti per leggere le mie impressioni ad una settimana e poco più di distanza dal mio arrivo, con il viaggio di ritorno verso Casa che si fa sempre più vicino. 
Fatta la premessa, posso tranquillamente constatare che le tre bottigliette d'acqua da 0,5L e le due da 1,5L, che da domenica scorsa mi ripromettevo di riempire in una delle tante fontanelle situate nel paese, oggi son diventate rispettivamente dieci e tre. 
Sto in alto, sui monti, immerso nelle meraviglie della Majella e del Morrone, in escursione un giorno sì e l'altro pure, con un paesaggio naturale impressionante e una fauna che comprende: lupi, cervi, camosci, orsi, aquile reali, caprioli, lontre, istrici, volpi; e gli unici animali che son riuscito a vedere sono due capre, un asino e un cane.
Appena qualcuno sente che son Sardo mi fa uno sconto se mi trovo in un negozio, mi da amichevoli pacche sulle spalle, mi offre un amaro e immediatamente nomina Cala Gonone e tutte le altre magnifiche coste della mia Isola. Onestamente non capisco proprio il perché.
«In Abruzzo fa freddo, portati roba pesante». Chi ha detto questa frase aveva ragione, anche se con una settimana di ritardo. 

do re mi non fa sol la si ma do (?)

19 settembre 2011
Ero bambino e ascoltavo De Gregori, De André, Rolling Stones, Chet Baker, John Coltrane, Claudio Lolli, Claudio Rocchi, il Ludovico Van. Insomma la musica di mio padre. Ho passato i primi undici anni della mia vita a giocare con le costruzioni Lego, e in sottofondo - che poi sottofondo non era visto che il volume dello stereo era sempre di proporzioni gargatuesche - avevo i grandi autori della musica mondiale.
Ero adolescente, frequentavo la prima media, e la moda era l'Hip Hop. Non quello fatto bene ricco di rabbia, voglia di rivincita e lotta di classe dei ghetti americani, o quello impegnato italiano, che ho scoperto solamente più avanti nel tempo, bensì quello sciatto, inutile, fine a se stesso. Trovavo utile e dilettevole andare in giro per la città ad imbrattare i muri, fare scritte più o meno artistiche sui banchi di scuola e sentirmi parte integrante di un gruppo di persone.
Ero in piena pubertà e i miei capelli sfioravano il mio bel culo (sì, ho un bel culo). Lunghi e scuri riccioloni mal curati cadevano sulle mie spalle, ondeggiando su e giù unicamente al ritmo di martellante musica Metal. Comperai tutti i dischi o-r-i-g-i-n-a-l-i
degli Iron Maiden, andai a tantissimi concerti, imparai addirittura a suonare una chitarra. Ormai l'Hip Hop era caduto nel dimenticatoio, e con esso anche i pantaloni larghi, le magliette disegnate e le bombolette spray.
Ero uno studente universitario, quindi, per forza di cose, dovetti riconquistare l'antico decoro dei capelli corti. Ad accompagnare questo nuovo cambiamento c'erano i NOFX, i Rancid, il punk californiano che tanto era cazzone quanto coinvolgente. Iniziai a suonare questa musica in un gruppo con il quale riuscì a togliermi qualche piccola soddisfazione all'interno dell'underground cagliaritano, e la cosa mi piacque assai.
Ero un fallito studente universitario e arrivò l'elettronica che soppiantò tutto il resto. Conobbi di persona Aphex Twin in condizioni fuori da ogni logica, ascoltai i Kraftwerk, colonna portante dell'elettronica anni '70, dal vivo. Imparai che la musica non necessariamente era fatta dagli accordi di una chitarra, il tempo di una batteria, il ritmare di un basso; la musica è anche tanto altro, un mondo all'epoca per me totalmente inesplorato.
Sono uno studente universitario/lavoratore che prova a non fallire per la seconda volta, e in questo momento ho con me De André, John Coltrane, il Ludovico Van, gli Iron Maiden, Aphex Twin, Dr. Drer, i NOFX e spero onestamente che continuino ad accompagnarmi per tanto tempo. Per tutti i secoli dei secoli.
Amen.

ci ho messo tanto tempo a farlo e ora tutti voi che state leggendo questo post dovete cercare di capire cosa significa

16 settembre 2011
Good Vibrations

Satisfaction

Sole mio

Cinderella

mit Violino

Lux Eterna

Galileo

Douce France

Nietzsche Leader

Kurosawa


Meine Liebe

Mr. Einstein on the beach

siamo alla frutta

14 settembre 2011
L'altra notte, nonostante la stanchezza e la spossatezza per un lavoro faticoso in trasferta - due settimane di trasferta, vorrei sottolineare -, mi sentivo particolarmente ispirato, così ho scritto la bellezza di sei, e dico sei, post. 
Questo che state leggendo ora è il migliore tra i sei sopracitati, senza alcun'ombra di dubbio. Quindi, per carità di Dio, non osate minimamente immaginare cosa ci possa essere scritto negli altri. 

pensieri di un Sardo in Abruzzo

12 settembre 2011
In Abruzzo non si capisce che razza di accento abbia la gente. È un misto tra romanaccio e napoletano, con una spruzzatina di toscano e in alcuni casi è reperibile anche un pizzico di pugliese.
Non so nelle grandi città, che non ho ancora avuto modo di visitare, ma nei piccoli centri l'età media degli abitanti non è inferiore agli ottant'anni. Non ci sono giovani in giro.
Atterrare a Pescare e sentire, non una volta bensì tre, gli applausi dei passeggeri dell'aereo ha suscitato in me una serie di emozioni totalmente negative: primo applauso, vergogna; secondo applauso, omicidio; terzo applauso, atto terroristico.
Ci son da più di ventiquattro ore e, nonostante sia un posto meraviglioso, mi manca la Sardegna.

Ogni 50 metri c'è una fontanella d'acqua potabile, eppure sulla scrivania ho la bellezza di tre bottiglie da 0,5L e due da 1,5L vuote che mi riprometto di riempire ogni dieci minuti. Penso continueranno a star lì per giorni e giorni. 
«In Abruzzo fa freddo, portati roba pesante». Voglio uccidere chi ha pronunciato questa frase.

toccatio pallorum

10 settembre 2011
Lo sanno i muri, le pietre, le montagne, qualsiasi oggetto animato e non che si trova sulla verde terra di Dio ne è a conoscenza: domani è il decimo anniversario dell'attentato alle Torri Gemelle; domani è 11 Settembre.
Come già scritto diverse altre volte (una volta), ricordo perfettamente ciò che stavo facendo quel giorno, ricordo quali furono i miei pensieri, lo sguardo spaventato di mia sorella, che all'epoca aveva appena 5 anni, e già temeva l'esplosione di una guerra nucleare. Quella data, volenti o nolenti, ha segnato le nostre vite, e in particolar modo le nostre paure. Tutti, da quella fatidica calda giornata di fine estate, abbiamo avuto per un po' paura di prendere aerei, di subire qualche aggressione in aereoporto, di veder esplodere sopra il Vaticano il nostro velivolo. 

Quindi, ora, dopo questa breve introduzione, vorrei dirvi solamente questo: non guardatemi male se incrociandomi per strada sembra che stia perennemente cercando qualcosa nelle tasche anteriori dei pantaloni; non pensate che sia un povero fesso se guardo con diffida chiunque debba prendere il volo per Pescara di domani mattina; e non pensate che sia pazzo se chiedo di toccarvi le palle da parte mia (in realtà lo state facendo per voi, perché si sa, senza di me non potete vivere). 
Domani, 11 Settembre 2011, data d'anniversario dell'attacco aereo terroristico alle Torri Gemelle di New York, io dovrò partire, e onestamente, se ci penso, un po' me la faccio addosso.

ogni tanto di notte succede anche questo

8 settembre 2011
L'altra sera, mentre tornavo a casa, complici una frizzante brezza notturna e un forte odore di campagna, decisi di fare un giro per le prime aree del Sulcis e la valle del Cixerri. Ammaliato dalla vista di questi paesaggi meravigliosi, resi ancora più incantati da una luna piena al limite dell'umana immaginazione, optai per salire su per il Castello di Aquafredda
Giunto in cima potevo godere di una visione ispiratrice e ammaliante. Avevo tutto il mondo ai miei piedi, mi sentivo il padrone dell'universo. Quando all'improvviso un rumore alle mie spalle mi riportò alla triste realtà; davanti ai miei occhi ora non stava più l'immensità delle terre sulcitane, bensì si stagliava la figura del Conte Ugolino. Sì sì, proprio lui, il famosissimo Conte di Donoratico, Signore del Cagliaritano e Vicario di Sardegna. Era lì che non si preoccupava tanto di me quanto di ciò che aveva tra i denti. Un po' schifato - e impaurito, non lo nego - decisi che era ora di andar via, ma accidentalmente rovinai su una pietra e caddi, distogliendo l'attenzione del nobile defunto, che con occhio vigile e severo mi squadrò da testa a piedi. Sollevò allora la bocca dal suo fiero pasto e poi cominciò:
«Tu vuo' ch'io rinovelli
disperato dolor che 'l cor mi preme
già pur pensando, pria ch'io ne favelli»
Prontamente lo fermai. Un brivido percorse tutta la mia schiena e dissi: 
«No, si fermi Signor Conte, quest'incontro mi ha fatto rinsavire, e le giuro solennemente, Dio mi è testimone, che da oggi non ascolterò mai più Aphex Twin dopo aver aver abusato di sostanze tetraidrocannabinoidi. Lo prometto».
E finalmente mi addormentai. 

la crisi dell'uomo moderno

5 settembre 2011
Quando sul web scoppia la moda o la mania per un social network, o affine, come può essere Facebook, in prima battuta mi piazzo sempre sulla posizione dello scetticismo. Ad esempio, il fatto che sul prodotto a marchio Zuckenberg dovessi mettere nome e cognome reali - violazione incredibile e spropositata della mia privacy - mi ha fatto cagionar per un po' di tempo sulla possibilità o meno di iscrivermi. Alla fine ho fatto tutto ciò che avete fatto tutti quanti voi, ho ceduto e così mi sono iscritto con nome e cognome originali.
Oggi vedo che invece sta andato parecchio di moda questo Twitter: personaggi noti del mondo dello spettacolo ne abusano, soprattutto le ragazzine di Disney Channel per dimostrare che hanno compiuto diciott'anni e mostrano le tette, almeno da ciò che leggo nei giornali scandalistici che compra mia nonna; i comuni mortali lo usano come porta di conoscenza per il mondo circostante. E tutto ciò non ha fatto che creare una diatriba tra l'uccellino più famoso della rete (scrivo in questo modo solo perché l'ho letto da altre parte, sono uno schifoso copione, ma anche a questo c'è un perché) e Faccia di libro. E quindi io, che per definizione della mia dolce metà seguo ciò che fanno le masse con molte critiche e paramenti di culo per sembrare alternativo, mi trovo chiuso nel dilemma: mi iscrivo o non mi iscrivo su Twitter. 
Ma un dubbio ancora più grande perseguita le mie notti, e anche qualche mattinata: che cosa è Twitter? A parte un social network ovviamente. 

i vecchi 33 giri

2 settembre 2011
Quando iniziai a scrivere su queste povere e fatiscenti pagine - un anno e più or sono - non avrei mai pensato di poter intrattenere rapporti d'amicizia, o presunti tali, con dei lettori. Pensavo più che altro che il blog sarebbe stato una sorta di sfogo, un modo per mettermi alla prova, una sorta di rivincita nei confronti "del vecchio me, che paradossalmente era il giovane me" (cit. Frank Ormand), che in passato era in grado di svolgere temi al limite della perfezione, come testimoniano i 14/15 della prova di maturità. Oggi mi ritrovo qui invece a sollazzare, intristire, far rabbrividire e delle volte interloquire con tantissime persone provenienti da tutta Italia. Una delle prima con cui entrai in contatto fu Juliet. Mi piaceva il suo modo di scrivere, simpatica, ironica, sarcastica e così continuai a seguirla fino ad oggi, giorno in cui ci troviamo a confrontarci in stile Iene (non il film, ahimè, ma lo squallido programma su Italia1). Signore e Signori ecco l'intervista doppia a me e Juliet.


Nickname? 
pesa: Pesa 
Juliet: Juliet 

Età? 
pesa: 24 
Juliet: 18 

Professione? 
pesa: Strapagato per stare dietro una scrivania con un contratto a progetto scaduto e prossimo al rinnovo. Nel tempo libero studente, se me ne ricordo. 
Juliet: Studentessa 

Provenienza? 
pesa: Diciamo Cagliari, và. 
Juliet: Ancona 

Titolo di studio?
pesa: Diploma Liceo Classico, conseguito presso il Liceo Ginnasio Statale Siotto Pintor, anno 2006. 
Juliet: Diploma di perito tecnico della confezione industriale, conseguito quest’anno presso l’”I.I.S Vanvitelli Stracca Angelini”. 

Cosa sai fare? 
pesa: Assolutamente nulla. Faccio incazzare le persone, godo nel veder le persone inalberarsi per futili motivi e soprattutto amo gettar benzina sul fuoco. So anche rompermi molto bene la caviglia destra. 
Juliet: Diciamo quello che sto imparando a (e adoro) fare: disegnare, progettare abiti, cucire, cucinare. 

Sei innamorato? 
pesa: Per la prima volta, in 24 anni di vita, sì. 
Juliet: Follemente. 

Situazione sentimentale?
pesa: Facebook dice: Fidanzato ufficialmente con la mia dolce metà. 
Juliet: Impegnata. 

Cosa pensi di Pesa? 
pesa: Che sia un assoluto idiota, un fallito, decerebrato. 
Juliet: Che sia il classico ragazzo che non sfrutta abbastanza il cervello che si ritrova, ma quando lo sfrutta si nota subito il suo talento e la passione che mette in quello che adora fare: scrivere. 

Cosa pensi di Juliet? 
pesa: Che sia l’esempio lampante che le generazioni nate negli anni ’90 hanno realmente qualche speranza. Leggendo ciò che scrive ho capito che esiste qualcuno che ha ancora un briciolo di cervello in quest’era ormai allo scatafascio. 
Juliet: Che debba pensare meno, farsi meno problemi e rilassarsi un po’. 

Un pregio di Pesa 
pesa: Nessuno. 
Juliet: Rispetta il parere altrui, anche quando è in forte contrasto con il suo. 

Un pregio di Juliet 
pesa: Quando scrive è divertente. 
Juliet: La schiettezza. 

Un vizio di Pesa 
pesa: Tutti. 
Juliet: Beve troppo, ma a lui non dispiace :D 

Un vizio di Juliet 
pesa: Se si punta su un argomento non lo lascia più. Vedere la Saga di A. sul suo blog. 
Juliet: Sono un’inguaribile perfezionista 

Chi è il più bello tra i due? 
pesa: Ovviamente io. 
Juliet: Sicuramente lui! Ha un visino talmente dolce che lo prenderei a morsi! 

Il più simpatico? 
pesa: Lei, io sono stronzo. 
Juliet: Lui. 

Il più sarcastico? 
pesa: Io. 
Juliet: Io. 

Il più idiota? 
pesa: Io 
Juliet: Ce la giochiamo! 

Tre cose che guardi in un uomo/una donna 
pesa: Tetta destra, tetta sinistra, culo. 
Juliet: Le mani, gli occhi e il sorriso 

Donna ideale? 
pesa: Scarlett Johansonn, e qualcuno si azzardi a contraddirmi. 
Juliet: Mila Kunis 

Uomo ideale? 
pesa: Ragno. 
Juliet: Nir Lavi, il modello 

Il tuo libro preferito? 
pesa: Non è che ho un libro preferito vero e proprio. Quando leggo un libro, e mi piace, adoro documentarmi al massimo sulla storia, l’autore e tutto ciò che ruota attorno ad esso. Quindi posso tranquillamente dire che tutti i libri che mi son piaciuti sono i miei libri preferiti, anche se ultimamente sto ruotando molto attorno a Sergio Atzeni. 
Juliet: Non ne ho uno in particolare.“Il ritratto di Dorian Gray” mi ha cambiato la vita, “Una donna” mi ha sconvolto, “Elogio della follia” mi ha fatto capire che ognuno è matto a modo suo, ma ogni libro mi ha lasciato qualcosa di importante. 

L’ultimo film visto? 
pesa: Al cinema? "Harry Potter e i doni della morte pt. 2". È un po’ effettivamente che non vado al cinema, devo rimediare appena il grande schermo offrirà qualcosa di meritevole. 
Juliet: “Vi presento Joe Black”. 

Che musica ascolti solitamente? 
pesa: Di tutto, sono un onnivoro musicale. Spazio dal rock classico all’elettronica estrema, dalla classica al punk-rock anni ’70, dal jazz al punk californiano. Non mi metto problemi di genere, se qualcosa mi piace la ascolto molto volentieri.
Juliet: Ascolto di tutto: rock, classica, dance ’70-’80, quello che si salva degli anni ’90, soul, r & b, elettronica, swing, pop, ma sono molto legata alla musica degli anni ’60-’70-’80. 

Una passione in comune
pesa: Credo che sia scrivere. 
Juliet: Scrivere. 

Perché scrivi? 
pesa: Perché mi piace il rumore dei tasti che battono. Può sembrare una cazzata però è la verità. Mi piace incredibilmente il tick tack dei tasti del mio pc, quindi scrivo il più possibile; delle volte può anche uscire qualcosa di decente da tutto questo pigiare e ne son assolutamente contento. Poi va be’ c’è anche il fatto che adoro le opinioni delle persone. Mi piace da morire leggere, sentire, quello che una persona ha in mente e rapportarmi con essa, sono una sorta di Begbie, mi faccio di persone. 
Juliet: A volte è terapeutico, ma, soprattutto, perché mi piace sfogarmi ed esprimermi attraverso la scrittura anche se non scrivo granché. 

Dove preferisci scrivere? 
pesa: Al pc e in particolar modo sul writter di Blogger, non riesco a scrivere da nessun’altra parte, neanche su Word, non so il perché. 
Juliet: Sul mio blog, così si possono scambiare opinioni con altre persone. 

Che rapporto hai con i tuoi followers? 
pesa: Incredibile, nel senso che mi sembra incredibile il fatto che 96 persone, chi più chi meno, leggano il mio blog, una cosa sconvolgente. A parte questo penso un bel rapporto, mi piace ciò che scrivono le persone che mi leggono e delle volte trovo dei meravigliosi commenti. Ma non scrivo per loro, io scrivo per me. Per il rumore dei tasti. 
Juliet: Molto buono. Con alcuni chatto tutti i giorni e si è stabilito un bel legame, nonostante le centinaia di chilometri che ci dividono. Per quanto riguarda Blogger, mi piace leggere quello che scrivono e mi piace scoprire come la pensano su quello che scrivo io. Sono molto rispettosi, quindi è un piacere confrontarsi. 


Come avrete potuto intuire dalle risposte date, io e Juliet siamo molto toghi, e così giunti a questa domanda siamo entrati nel panico non avendo più nulla da domandare l'uno all'altro. Decidemmo dunque di concludere in questa maniera questa intervista, sperando di aver levato qualche curiosità riguardo a noi due a chi ci segue costantemente. Oppure vi abbiamo spaventato ancora di più e per questo da domani smetterete di leggerci. 

Drink!