dizionario della lingua italiana (II)

29 luglio 2011
Esempio: oggi son (ri)entrato nel mondo della disoccupazione. 

dizionario della lingua italiana

26 luglio 2011
Esempio: oggi è il mio genetliaco.

face/off (due facce dello stesso idiota)

25 luglio 2011
Nella vita professionale, ergo non credibile (in questo periodo son particolarmente non credibile, soprattutto ai miei occhi).  
«Certo che questa crisi di governo ci debilita tutti quanti, però continuiamo a reagire a parole, tante, tante parole ma nessun fatto. Bisognerebbe intervenire realmente, certo con metodi civili, senza mai comunque sfociare nell'ignoranza e nella violenza estrema. Organizzarsi realmente per poter rispondere e far sentire la nostra voce a questo governo sordo, che vede solo i propri interessi, taglia le gambe a noi poveri cittadini e fa di tutto per poter impedire la fruizione di una corretta e imparziale informazione. Ma non è questo il problema; il vero problema, quello che blocca la possibilità di una vita normale, è, come abbiamo avuto modo di analizzare e concordare diverse volte, la mentalità degli italiani: si sta ancora troppo poco male per potersi inasprire realmente»
«Già, hai proprio ragione caro collega Pesa, concordo pienamente con il tuo pensiero».


Nella vita normale, ergo credibile. 
«Asco' sai cosa ci vuole!? Il fuoco! La morte! La distruzione, cazzo! Per questi animali, luridi vermi merdosi non c'è altra soluzione che la lapidazione, così soffrono pure prima di morire. Ma ti rendi conto di cosa stanno facendo!? No, ma dico, te ne rendi conto? Continuano a mettercela in culo, senza vasellina e senza sputo, e noi ringraziamo. C'è gente che continua a votarli, ad andare ai loro comizi; non è umanamente possibile tutto ciò. Ma aspetta eh, non sto parlando solo di quelli che son seduti ora sulle loro belle e comode poltrone del potere de sto cazzo, sto parlando anche degli altri, quelli che fanno finta di essere impegnati e vogliono passare per i buoni. Secondo me son anche peggio! Fingono di essere tutti buoni, lottano per il popolo e invece!? una volta seduti lì son come tutti gli altri! Pezzi di merda rotti in culo! Ci vuole la rivoluzione, rivoluzione totale»
«Passa la cartina»
«Tie'». 

tormenti

21 luglio 2011
Mi è successa una cosa stranissima; è dalla tarda mattinata che non riesco a togliermi dalla mente questo pensiero: Grace NON è in vacanza, parte la settimana prossima!!!. 
Veramente, da che mi son svegliato dal riposino pomeridiano, fino ad ora, non ho fatto altro che pensare a questo. Chissà se Grace, la diretta interessata, mi potrà dare una mano a capire come mai. Ah no, dimenticavo, lei è in vacanza... magari quando torna. 

solamente una piccola considerazione (part VI)

20 luglio 2011
Nonostante questo gran caldo lo sport non si ferma. E così in questo tripudio di spettacolari partite di tennis, corse ciclistiche al limite della resistenza, spettacolari tuffi, rombanti gare automobilistiche/motociclistiche, le notizie vere, quelle che la fanno da padrone sui giornali e schermi televisivi catalizzando maggiormente l'attenzione, arrivano principalmente dalla Coppa America e dal calcio mercato. Veniamo quindi sommersi da grandi azioni del calcio più fantasioso e meno difensivo del mondo, annunci di compravendita di giocatori grazie a cifre esorbitanti, presentazioni di acquisti dell'ultimo minuto, e chi più ne ha più ne metta.
Subissati quindi da collegamenti con l'inviato preposto o interviste pre e post partita viene spesso fatto il nome di un giocatore: Diego Milito; accostandogli solitamente l'appellativo del "Principe". Ora, voglio precisare una cosa, una sola: qua di Principe c'è ne solamente uno, e di certo non è Milito. 
E neanche Francescoli. 
Esiste solo Lui, e basta.


Pesa ha da ridire su tutto e tutti anche qui

cose che ho sempre sognato di fare durante la mia vita, e che alla fine ho realmente fatto

18 luglio 2011
Cagliari.
Via Garibaldi.
Libreria delle Edizioni Paoline.
Alla cassa una suora, anziana (quelle giovani e bone le tengono nascoste, o forse esistono solo nei film), che scrive qualcosa su un foglio. Mi avvicino con passo sicuro e deciso, sguardo alto e fiero, idee sul titolo del libro da domandare ben chiare. 
«Buongiorno! Avete per caso qualcosa di Nietzsche? Non so, ad esempio: Così parlò Zarathustra? Al di là del bene o del male? L'Anticristo?»
Al solo udire il nome del filosofo tedesco sul volto della religiosa si manifestava un'espressione titubante e preoccupata, e man mano che elencavo i titoli i suoi stati d'animo, testimoniati appunto dal suo viso, son stati rispettivamente: sconcerto, paura, disperazione totale. La sua risposta per l'appunto è stata «No, no, no! Qua non abbiamo nulla di tutto ciò, niente niente! Arrivederci».

jerry passò un po' di tempo in michigan

14 luglio 2011
Son davanti allo specchio. Guardo la mia immagine riflessa con uno strano sorriso malinconico. Profumo di fresco e di Eternety di Calvin Klein. Abbottono lentamente la camicia. 
E penso: non sei credibile. 
Continuo ad agghindarmi. I pantaloni, scuri e ben definiti, son comodi e devo dire che mi stanno anche bene; ci infilo dentro la camicia, chiudo il tutto con il cinto in pelle nera, quello buono, quello che si tira fuori per le occasioni importanti.
E penso: non sei credibile.
La giacca, quanto tempo non ne indossavo una. Cerco di sistemarla al meglio, non mi piace che le maniche della camicia rimangano troppo dentro, voglio che un minimo quel candido bianco risalti, forse per creare un po' di confusione nel nero ordinato.
E penso: non sei credibile.
Son pronto. Allaccio le scarpe e nel frattempo la musica continua in sottofondo, ci sono i NOFX che urlano il loro odio nei confronti dei loro padri e della propria costituzione, urlano e desiderano un mondo al rovescio, un mondo giusto. Io mi guardo allo specchio invece, guardo come son conciato.
E penso: non sei credibile.
Al polso vesto l'orologio bello, pesante, fatto di titanio, acciaio, quarzo e dio solo sa che altro, al posto del mio ormai inseparabile Casio F-91W, compagno di tante battaglia, segnato da profondi solchi ma estremamente comodo. 
E penso: non sei credibile.
Prima di uscire dalla mia camera getto un'occhiata ai miei usuali vestiti buttati sul letto, jeans e maglietta. Guardo la loro comodità, il loro essere me. Non li lascerò per molto, ma stare vestito così, tutto in nero - o meglio blu notte, ma io sono un uomo e quindi conosco solo sei colori - mi lascia un alone di turbamento e insicurezza.
E penso: non sei credibile. 
Arrivato in ristorante stringo la mano a tutti, affronto discorsi con un linguaggio formale, di uso medio - alto, parlo inglese, sorseggio champagne e gusto, molto educatamente e in maniera composta, delicati e prelibati antipasti. 
E penso: non sei credibile. 
Ascolto i discorsi, interagisco. Sembro uno di loro. Vestito in ghingheri, composto. Guardo la mia dolce metà e vedo nei suoi occhi i miei stessi sentimenti, la mia stessa titubanza per una situazione che sta un po' stretta a tutt'e due. Ma ci siamo e dobbiamo resistere fino alla fine. 
E penso: non sei credibile.
Mi concedo appena tre bicchieri di vino. 
E penso: non sei credibile. 
Finita la cena si riparte con la giostra di saluti, di riverenze e arrivederci. Si fingono sorrisi e strette di mano, condendo ogni tanto con un informale "a presto". Finalmente son fuori, posso riprendere il mio essere normale. 
Tornato a casa svesto immediatamente quegli abiti che non sento affatto miei, corro verso il bagno, mi siedo sul cesso lascio partire contemporaneamente una scoreggia, un rutto e una cagata.
E penso: merda, è finita la carta igienica.

sono tutti attori preparati dei falsi interessati

12 luglio 2011
Il piano era semplice: programmare quattro date e andare a vedere quattro dei cinquanta concerti gratuiti, in giro per la Sardegna, di Paolo Fresu. Morale della favola, son riuscito a vederne solamente uno. Vuoi un giorno per pigrizia, un altro per stanchezza, un altro ancora per impegni vari ed eventuali, ma l'unico spettacolo a cui ho potuto assistere è stato quello della data di Oristano; probabilmente il più distante da casa mia di quelli posti nel mio personalissimo elenco. 
Io sono un persona forte e coraggiosa, quindi non mi scoraggio, e anzi, armato di macchina, pieno di benzina e dolce metà mi dirigo verso il centro-ovest della Sardegna. 
Scenario bellissimo la piazza Cattedrale di Oristano, le luci proiettano sulla facciata della chiesa ombre mistiche di abili suonatori, le strade circostanti, che ci hanno tanto abituato al susseguirsi di cavalieri in corsa alla ricerca di una stella, vengono inebriate da quelle delicate e splendide note di jazz condite dalla meravigliosa voce di Sheila Jordan, ottantatreenne cantante americana che dimostra una carica degna di una mia coetanea.
Anche l'affluenza è ottima, tante e tante persone che son lì per godere della musica e della magia del jazz. Ecco cosa avrei voluto scrivere. 
Invece mi ritrovo a dover descrivere tutt'altra situazione. Un pubblico messo lì per caso, che non ascolta ma guarda, che vuole vedere il personaggio, perché in questo periodo pare vada molto di modo. Il pubblico probabilmente non sa neanche chi siano quei musicisti, e sta lì a subire passivamente quel susseguirsi, meraviglioso, di note; sa solamente che stasera in piazza suona un musicista sardo che ultimamente compare spesso sull'Unione, e quindi deve necessariamente partecipare a quest'evento.  
Le persone parlano e non fanno sentire a chi è realmente interessato, chi è lì per la musica di Paolo Fresu e non per Paolo Fresu. Questi sanno bene cosa vuol dire andare ad ascoltare e assaporare un concerto jazz, sanno che bisogna ascoltare in religioso silenzio e godere fino all'ultimo di quell'impagabile spettacolo. Alcuni addirittura discutono di politica, arrivano alle mie orecchi impagabili commenti come «Ora l'UDC e Di Pietro si incazzano e lo mandano via», probabilmente si riferivano a Bersani. 
Il pubblico è ignorante e applaude ogni soffio di Paolo all'interno della tromba, coprendo con fastidiosi applausi le eventuali improvvisazioni degli altri musicisti; rende il contrabbassista assolutamente inesistente, annichilendolo con ovazioni verso il Maestro, meritatissime ma a sproposito; il pubblico cerca disperatamente la fotografia e il video di un personaggio che probabilmente ha visto solamente in una fotografia e non sa neanche cosa suoni. 
Insomma ennesima dimostrazione che il jazz, quello meritevole e di classe, non è per il popolo. A mio avviso sarebbe stato meglio uno spazio chiuso, posti limitati e possibilità di ricambi, ma ahimè. 
Comunque grazie Mr. Fresu, spettacolo incredibile, per il poco che son riuscito a sentire. 

non svegliar can che dorme

8 luglio 2011
Si parlava del più e del meno.


«Pesa, tu sei una persona seria (?), pacata (?), buona (?), è vero?» 
«Certamente»
«E non ti infastidisce mai nulla?»
«No, perché dovrebbe infastidirmi qualcosa? La vita è troppo breve e difficile per lasciar spazio a fastidi, fraintendimenti, rotture di palle in generale... vivo tranquillamente»
«Neanche quando qualcuno fischietta una canzone?»
«A quanti metri di distanza da me si trova?»
«10 metri»
«Lo uccido»
«Alla faccia della pacatezza. E se, non so, ad esempio, incontri qualcuno che ti sta incredibilmente indigesto, che non sopporti e non puoi vedere?» 
«Cambio strada, immediatamente, senza pensarci tanto a lungo. Un po' come quando qualcuno che non tollero mi chiede l'amicizia su Facebook, rifiuto istantaneo. Poi alla fin fine Facebook è la vita reale ormai; dai pensaci un po', ci son persone che vanno avanti a suon di "Mi piace", commenti, risate (ahahahah), battute e quant'altro e poi? Finisce lì, quando ci si trova faccia a faccia  - o Face to Face - non si va oltre il classico "ciao" e qualche risata timida, tutto perché non c'è lo schermo a proteggere la nostra (loro) bella faccia da culo. Che tristezza» 
«Eh sì fondamentalmente hai ragione, ormai il nostro tempo è dominato da Facebook e tristissimi film "comici", che dovrebbero divertire. Prima era diverso, senza andare tanto lontano, ad esempio, ricordo il 1998 quando uscì quel gran film "Come te nessuno mai", cavoli quello sì che è un film che faceva pensare!»
«Pensare... quel film... pensare. Un film di Muccino (Gabriele), con Muccino (Silvio), che fa pensare!? Ma sei scemo o mangi pietre?»
«No dai, perché? Cosa aveva di male!? Rappresenta noi giovani, il mondo giovanile, come si vivono i primi amori, le prime lotte politiche»
«Allora, un film in cui dei ragazzi occupano una scuola "contro la privatizzazione della scuola, contro l'anacronismo del sistema scolastico e contro l'omologazione delle coscienze"  è già di per se una merdata paurosa. Poi aggiungiamo il fatto che c'è Silvio Muccino che fa il suo esordio come attore e chiudiamo il tutto. Devo stare anche a parlare del titolo!? Ci rendiamo conto del titolo!? "Come te nessuno mai". Ma come parli!? No no, uno schifo»
«Perché!?» 
«Come perché!? Ma ti rendi conto! È il più grande crimine della storia far recitare quella faccetta da scemo, con quella parlata incomprensibile che neanche Jovanotti mentre recita "a che serve che la serva si conservi la conserva se la serva quando serve non si serve di conserva?", con quello sguardo da pesce lesso inespressivo. No, davvero, non farmi parlare perché oggi la finisce che ti meno»
«Sì sì, proprio una persona pacata, tranquilla e buona devo dire. E comunque secondo me Muccino è un grande attore, riesce a trasmettere l'amore all'interno dei suoi film»
«Riesce a trasmettere odio! Per non parlare del fratello, ha traviato il Principe di Bel Air in  squallidi filmetti sentimentali, ok, certo la sua carriera non è che fosse tutta rosa e fiori, ma scendere così in basso è veramente troppo. Ah e poi dimenticavo, come se non bastasse, quello, il fratello piccolo, si è pure messo a fare il regista! Capito!? Oggi basta che uno schiocca le dita e fa un film, ma per favore! Voglia di uccidere, veramente. E poi te l'ho già detto, smettila di parlare di quel cane d'attore, altrimenti ti meno»
«Secondo me è brav...» 


E così l'ho menato.

potrei ma non voglio (non ho voglia)

6 luglio 2011
Volevo scrivere un post su quanto odio possa provare un essere umano nei confronti di Silvio Muccino, e l'ho cancellato.
Volevo scrivere un post sulla mia tranquilla, pacifica, silenziosa e solitaria passeggiata per le vie di Castello a Cagliari, e l'ho cancellato. 
Volevo scrivere un post su quanto fa schifo l'Italia ultimamente, sul perché son tentato dal voler andare via praticando una forma di autostracismo non indifferente, e l'ho cancellato.
Volevo scrivere un post e ho scritto questo alla fine. Mi sa tanto che avrei fatto meglio a cancellarlo. 

dava davvero un tono all'ambiente

1 luglio 2011
L'altro pomeriggio ero seduto al bar, o meglio un "ristorante per famiglie", con un amico. Fuori era una bella giornata, soleggiata ma non afosa. Si stava lì, tranquilli, e il tutto aveva un sapore di casa, familiare, e non tanto perché con questo amico ho passato parecchie ore seduto al bancone di un bar, o meglio "ristorante per famiglie", bensì perché stavamo parlando di un dito del piede con dello smalto sopra, un dito mozzato. Stavo rivivendo una scena del Grande Lebowski, quella in cui Drugo e Walter sono, appunto, in un ristorante per famiglie e discutono su metodi "che è meglio non conoscere" per recuperare un dito mozzato. Eravamo seduti e parlavamo, discutevamo tra di noi e anche con la proprietaria che ci intimava il silenzio, e in quel momento, in quel breve lasso di tempo, mi è sembrato proprio di essere il Drugo. 
Beh ovviamente non avrò avuto la vestaglia, le infradito, il fancazzismo del Drugo-Drughino-Drughetto-Drugantibus, non c'era nessuno seduto con me, non ero neanche in un bar, o meglio "ristorante per famiglie", non stavo parlando di un dito mozzato - a dir la verità non stavo proprio parlando - o litigando con una qualsiasi vecchia che cerca di preservare la tranquillità del proprio locale, però, se devo essere sincero, era bello pensare che tutto ciò potesse accadere. 
E allora son rimasto lì, a finire il mio caffè, a gustare il mio caffè. 

Drink!