destra, sinistra, su, giù, centro

30 giugno 2011
Dare indicazioni stradali esatte, oltre ad essere una forma di cortesia e educazione, è anche un azione abbastanza complessa. Innanzitutto deve esserci cooperazione tra chi vuole informazioni e chi le fornisce; se tu stai chiedendo indicazioni stradali devi aver ben chiara l'idea di dove voglia andare, non puoi fermare la prima persona che incontri per strada e dire «Scusi, mi sa dire dove è quel posto dove c'è quella cosa grande che si vede da lontano, colorata e rettangolare?», ovviamente poi uno non capisce. Si passa poi a chi da informazioni, già perché deve essere competente, onesto e ammettere quando non conosce il posto, altrimenti si rischia di finire da tutt'altra parte rispetto alla meta di destinazione. 
Perché vi sto mettendo in guardia su questi argomenti? Perché scrivo un intero post su un tema abbastanza scontato e sul quale tutti quanti siete informati? Per il semplice fatto che ormai i disinformatori stradali son diventati la piaga più nociva del nuovo millennio, soprattutto in estate, in Sardegna, a mezzodì, sotto il sole cocente, in una macchina con il condizionatore scarico. 
Ieri mattina. Giornata lavorativa un po' particolare: da Cagliari devo dirigermi in un paese situato in prossimità del confine tra il Campidano e il Sarrabus, ergo una bella mezz'ora abbondante di macchina sotto il sole cocente, e una voglia disperata di mare accentuata dalla magnifica giornata. Controllata preventivamente la strada su Google Maps mi dirigo in loco armato di buona volontà. 
Arrivato in paese inizia il panico, non mi ricordo la strada (memoria fasulla). Quale miglior modo per rintracciare la meta che chiedere aiuti agli abitanti autoctoni? Il primo paesano che incontro è su una bicicletta con il sellino non tanto stabile, tenuto attaccato al velocipede grazie a dello scotch, e con un numero di denti presenti nella sua bocca pari a uno. 
«Mi scusi, devo arrivare in Via dei Matti n. 0, saprebbe dirmi la strada?»
«Via dei Matti n. 0, Via dei Matti n. 0... (la fila dietro la mia macchina aumenta) Ooooh (lancia un urlo verso un compaesano), aundi s'agattara Via dei Matti n. 0?»; Risposta «E itta ndi sciu deu» (trad. - Dove si trova Via dei Matti n. 0? - E io cosa ne so?)
Il paesano riprende a interloquire con me (alle mie spalle è un tripudio di clacson). «Allora, devi andare sempre dritto, arrivi a un ponte e vai sempre dritto, poi chiedi, qualcuno magari lo sa». 
Con una chiara espressione preoccupata sul volto seguo le indicazioni senza mai incontrare questo famigerato ponte. Una volta tornato in ufficio, e controllato su Google la piantina del paese, ho potuto riscontrare che in quel posto non esiste un ponte. 
Il prossimo passo è quindi "placare" un altro paesano e riformulare la domanda. La prima persona che mi si para davanti è un signore anziano, penso "bene, bene, questo è un vecchio, deve necessariamente conoscere il paese" riformulo la domanda, e come fa per accostarsi al finestrino noto l'apparecchio acustico nel suo orecchio. 
Ecchecazzo.
Fa cenno che non sente ciò che dico, e onestamente allontanarmi a tutta velocità non mi pare sia una cosa tanto carina e gentile da fare, quindi mi faccio coraggio e riformulo a voce più alta la domanda. Dopo cinque/sei tentativi ecco che finalmente arriva la risposta «Eh mi dispiace, non ne ho assolutamente idea, sono di qua ma ormai non mi ricordo più le strade». 
Di bene in meglio. Nuovo giro nuova corsa, ecco un ragazzo, è giovane, di certo non sarà rincoglionito come i precedenti. Avrà avuto circa 20 anni e già girava con la bombola d'ossigeno, però è stato veloce e onesto «Non conosco la strada, mi dispiace». 
Continuo a girare in tondo per altri 5 minuti alla disperata ricerca di una persona, a quanto pare tutti son rintanati in casa per non fornire indicazioni, quando ecco che vedo una signore che sta varcare la soglia della propria dimora. Prontamente accelero e chiedo «Mi scusi, devo arrivare in Via dei Matti n. 0, saprebbe dirmi la strada?» si gira, ha un occhio di vetro, l'occhio destro precisamente. «Allora, se non sbaglio... se non sbaglio eh, devi tornare indietro, a questo incrocio fare cinquanta metri, stare sulla sinistra girare a sinistra poi, sempre stando sulla sinistra eh, giri ancora a sinistra, sempre dritto e dovresti essere arrivato». Ringrazio e seguo le indicazioni. Campagna aperta, il Campidano in tutta la sua "pianezza" si staglia davanti a me, e allora lancio qualche bestemmia. 
Ripercorro la strada, cerco refrigerio sporgendo la testa dal finestrino a mò di quadrupede, quando davanti a me, a pochi passi dalla casa del guercio, trovo la via che stavo disperatamente cercando da circa 20 minuti. 
Ricapitolando: uno senza denti, uno senza udito, uno senza polmoni, uno senza vista, uno totalmente sudato (io). 
Che bella giornata. 

solamente una piccola considerazione (part V)

29 giugno 2011
Son dell'avviso che ormai i tempi siano maturi per condannare a morte Gabriele Paolini, senza la possibilità di alcun ricorso in appello, cassazione o quant'altro. Ghigliottina, velocemente e senza tanti fronzoli. 
Badate bene, non lancio questo annuncio perché abbia a cuore il lavoro degli inviati dei telegiornali e la loro messa in onda, bensì perché ho constatato che ultimamente Blob è diventato un po' monotono. 

E se questa è una bella considerazione immaginate questa!

cariocinesi

27 giugno 2011
È inutile che si stia a fare tante storie, è ormai un fatto innegabile: i bambini di queste nuove generazioni, quelli nati dal 2000 in poi per intenderci, sono molto più svegli di qualsiasi altro bambino dei tempi andati. 
Vuoi per il continuo bombardamento mediatico al quale vengono affidati, vuoi perché gli spermi (spermi indifferenti per ingoi indigesti) e gli ovuli dei genitori - sempre grazie alla continua esposizione a televisione, internet e tutto il resto della tecnologia - si siano evoluti, ma questi bambini son veramente stupefacenti. Riescono in quello in cui io, classe 1987, son riuscito all'età di 13 anni. Loro nascono già con il Game Boy incorporato nelle mani e con 150 Pokémon catturati, sanno far funzionare Windows Vista senza incazzarsi e programmare un decoder del digitale terrestre senza che scatti qualche tipo di allarme esplosivo in casa. 
Hanno la prontezza per rispondere a qualsiasi tipo di discorso e la sfrontatezza di un navigato 18enne in perenne lotta con il mondo, sanno il fatto loro per dirla in parole povere. Anche per quanto riguarda gli insulti bisogna ammettere che queste nuove generazioni son realmente evolute, io ricordo che durante la mia infanzia le parolacce erano tabù, altrimenti poi mamma si arrabbiava, così quando nascevano battibecchi con altri compagni di giochi le imprecazioni più estreme ricadevo in un "accipicchia", "porcaccia la miseria", "acciderbolina"  e poi subito due Ave Maria per estirpare i peccati. Adesso invece, già dall'età di 3 anni, ecco che i bambini hanno impresso a fuoco nel proprio vocabolario parole del calibro di "porca p*****a", "v********o", "s*****o" ecc ecc. Ma se proprio devo essere sincero l'insulto migliore, quello che surclassa qualsiasi parola cattiva, qualsiasi insulto possibile e inimmaginabile, l'ho sentito ieri sera. 
BambinoAndrea (è un nome fittizio) giocava allegramente con i suoi amichetti. BambinoAndrea è un bambino vivace, allegro, più educato dei suoi coetanei, spensierato e un po' ingenuo su alcuni temi; improvvisamente, come è capitato tante volte, e come continuerà a capitare, nasce un piccolo conflitto all'interno del gioco. Volano spintoni, sfottò, e qualche insulto tra cui "BimboAndrea Misseri!" "BimboAndrea Gambirasio!". 
Ora, dico io, quando, miei cari lettori che sicuramente non siete nati negli anni 2000, avete mai sentito insulti di questo tipo? Quando avete mai udito un bambino dire ad un altro "BimboX Borsellino" o "BimboX Farouk Kassam"?
Io una volta uditi questi insulti non ho potuto far altro che alzarmi, levarmi il cappello - immaginario - e fare un inchino. 

la sregolatezza pura mi esalta

23 giugno 2011
Quando si trova in un centro commerciale, Pesa è solito fiondarsi immediatamente nella più vicina libreria, sfogliare svariati testi, atteggiarsi a falso (?) colto con il libro che secondo lui potrebbe essere il suo prossimo acquisto, riporre accuratamente il testo al proprio posto e passare così a quello successivo. È anche sua abitudine iniziare a scrivere in terza persona quando parla di se stesso, quindi è giusto che la smetta e inizi parli come una persona normale.
Dicevo, non compro libri, sfrutto le librerie un po' come fanno i comuni mortali con la televisione, ovvero le uso come pubblicità; guardo cosa offre il mercato e poi, siccome i libri son troppo cari, vado in biblioteca (perché io ho la tessera della biblioteca e me ne vanto) e leggo comodamente il mio bel libro a prezzo zero.
Ma questa mia mania di sfogliare libri a scrocca non si limita solo alle grandi librerie, lo faccio un po' ovunque, che mi trovi alla Feltrinelli, da Ubik e anche all'Auchan, proprio all'interno dell'ipermercato. L'altro giorno, infatti, mi trovavo lì per cercare di placare il caldo. Voi ora starete pensando «Vivi in Sardegna, hai il mare più meraviglioso dell'Universo a disposizione, e per ammazzare il caldo vai in un centro commerciale!?», sì lo so, è una cosa stupida, però era tardi e non avevo costume da bagno a portata di mano.
Fatto sta che una volta trovato il refrigerio è iniziato il classico giro all'interno dei vari reparti in compagnia della mia dolce metà. 
Subito reparto computer e tecnologia alla ricerca di qualche aggeggio da aggiungere a questo mio pc portatile ormai prossimo alla pensione. 
Successivamente le strade mie e della mia amata si son divise, lei alla ricerca di non so cosa, io, ovviamente, reparto libri. Sfoglia qua, sfoglia la, ci passa un bel po' di tempo, ed ecco che trovo accanto a me, senza accorgermene, la luce dei miei occhi che sfoglia alcuni libri. Curioso di vedere quali letture l'abbiano affascinata mi accosto a lei e noto che ha puntato uno scaffale a tema: Vampiri.
I miei occhi scorrono i titoli: Vampiri innamorati; Vampiri la notte; Il cacciatore di Vampiri; La notte dei Vampiri; L'amore ai tempi dei Vampiri; Tanto va la gatta al Vampiro che ci lascia il canino; La storia di Benedetto XVI il Vampiro... cosa? Benedetto Vampiro!? Per un attimo ho pensato di aver trovato il libro della mia vita: blasfemo, magari pure ironico, e soprattutto con un titolo che piglia per il culo in maniera irriverente un'elevata entità ecclesiastica. 
Ancora sconvolto e felice rileggo bene il titolo: La storia di Benedetto XVI. Ero tentato di aggiungere come sottotitolo "La storia più raccapricciante del mondo".

tipica situazione da salotto viennese del 1784

19 giugno 2011
L'altra sera, comodamente adagiato sul divano di casa e cullato da un'amabile brezza che entrava dalle finestre, guardavo quell'immenso capolavoro di Miloš Forman che porta il nome di Amadeus. E così, in questo clima di pace, tra una magistrale interpretazione dei vari attori, una regia impeccabile, le strabilianti musiche del grande Mozart e il vento fresco, mi è partita una scoreggia.
Preso da paura ho controllato in ogni angolo della casa per accertarmi che Salieri non fosse nascosto da qualche parte. 

tanto rumore per nulla

16 giugno 2011
Faceva caldo avant'ieri notte, la tanto agognata estate torrida, che non lascia respiro e ti fa sudare anche quando si è fermi, quella che ti da pace solo quando sei immerso nelle chiare acque di qualche paradiso terrestre - venti minuti di macchina da casa mia - e non lo puoi fare perché sei imprigionato in mezzo al traffico cittadino con l'unica direzione l'ufficio, è arrivata qua in Sardegna. E io tutto questo lo odio. Sono più un tipo da tenero e accogliente tepore di un maglione. Il caldo estivo lo detesto con tutto il cuore.
Ma il punto era la notte scorsa. Già perché faceva veramente caldo e io mi trovavo davanti ad una scelta: dormire con la finestra spalancata, e quindi subire per un po' il rumore del traffico, oppure morire di caldo. Ovviamente ho optato per la prima scelta.  E così Morfeo mi accolse tra le sue braccia con in sottofondo una brezza delicata e piacevole che accarezzava le mie nude membra. 

... che bella questa casa. Grande, spaziosa, forse un po' troppo per due sole persone, ma abbiamo trovato l'affarone, pure in una bellissima zona, godiamocela. 
Il mare è bello, cristallino, la sabbia è esattamente come me la ricordavo da bambino, fine e bianca, si infila ovunque. Prendere il sole è piacevole, ogni tanto un tuffo dona il giusto refrigerio e stare abbracciati in acqua con la mia dolce metà è forse la cosa più bella che mi possa capitare. 


... l'aria improvvisamente diventa grigia. Il mare si agita, fulmini in lontananza. Meglio uscire dall'acqua. 
La gente si guarda impaurita, non è normale questo tempo in estate, soprattutto non è normale che i gabbiani volino verso l'interno spaventati e gracchianti. Penso sia meglio tornare a casa, non è mai un bene stare in spiaggia quando è in arrivo un temporale. Raccolti gli asciugamani dall'arenile, io e la mia dolce metà vediamo alzarsi in cielo un'immensa e oscura colonna d'acqua e aria. Risucchia tutto quello che trova sulla sua strada, la camminata verso casa diventa una corsa verso la salvezza. 


[suono] 


... sigilliamo le porte, chiudiamo le finestre e osserviamo dall'interno cosa accade fuori. La spiaggia, ben visibile dalla finestra della cucina, si svuota del tutto, sentiamo urla di paura e disperazione, rumori di macchine che accelerano per dirigersi il più lontano possibile da lì. 
La colonna d'aria e acqua pare allontanarsi e si porta dietro a se buona parte dell'acqua del mare, che sale sempre più in alto verso altezze inimmaginabili. Non si prospetta un buon finale. 
Il mare lascia esplodere la sua potenza, intuisco cosa sta per accadere e la soluzione più logica (?) che mi balena in mente e quella di andare a sorreggere la porta e con le mie sole forze impedire che l'acqua riesca ad entrare. Tutto inutile. La furia del mare entra da tutte le aperture dell'abitazione, io mi ritrovo sballottato da una parte all'altra da un'incredibile forza che mai si era abbattuta su di me.  


[suono] [suono] [suono] [suono] 


Spaventato ed impaurito mi sveglio, il rumore è assordante. Guardo fuori dalla portafinestra della mia stanza e vedo albeggiare, il cielo ha un colore bellissimo. Una poesia scritta nel creato rotta dall'assordante rumore di un aereo che passa vicinissimo al centro abitato, che non ha permesso al sottoscritto di continuare a dormire e riposare le sue povere ossa ancora provate da 3 giorni al seggio referendario. 
Faceva caldo avant'ieri notte, e ha fatto ancora più caldo quando ho dovuto chiudere la finestra.

non mi venivano altre parole...

13 giugno 2011
Bentu nou, bentu e soli, bent'e cambiamentu, est pretzisu bentulare candu si pèsat su bentu.

due piccioni con 365 fave

11 giugno 2011
Voglio lanciare un appello. Anche se ormai la rete, le strade - le televisioni un po' meno - son permeate di annunci di questo tipo, io voglio dire la mia. Italiani, non sprecate un'occasione, non fate come avete fatto esattamente un anno fa, quando questo povero sconclusionato sardo decise di aprire una pagina web; in quell'occasione avevate l'opportunità di fermarlo, potevate denunciarlo alla Polizia Postale per eccessiva stupidità, cercare di capire dove vive e mettergli una bomba sotto la macchina, invece no! Non avete fatto nessuna di queste cose, anzi, avete permesso che io, sconclusionato sardo precedentemente citato, arrivassi alla bellezza di 175 post, avete prodotto la quantità di circa 1378 commenti, siete entrati in migliaia visitando altrettante innumerevoli pagine. Quindi, non solo non avete fatto nulla per fermarmi, avete fatto qualcosa di ancora più grave, avete alimentato il mio smisurato e famelico ego. 
Ma non divaghiamo. Cittadini italiani, lettori di questo blog, amici miei carissimi che ogni tanto leggete, e per non darmi soddisfazione mi lodate solo quando sono ubriaco e vomitante, domenica e lunedì (domani e dopo domani) andate a votare; non voglio influenzare - tra l'altro con pessimi risultati immagino - il vostro voto come ho fatto in passato, quello che realmente desidero è che prendiate coscienza che abbiamo la possibilità di esprimere direttamente il nostro pensiero, anche se solamente con una croce su un Sì o un No, viste che per ora, questo, è il sistema più democratico che siamo riusciti a trovare. 
Ricapitolando: che tu sia favorevole o contrario alla privatizzazione dell'acqua, costruzione di centrali nucleari, legittimo impedimento, vai e faccelo sapere, dimostra che hai un cervello e puoi esprimerti contrariamente a quanto ordina il tuo partito-capo, perché, come dice quell'omone che tanto mi ricorda Babbo Natale, ovvero Vittorio Zucconi che stimo tantissimo, il voto di domenica e lunedì è un voto che gli Italiani daranno a loro stessi e al loro futuro, non a quello di Bersani o di Berlusconi. [cit.]
E soprattutto fate qualcosa per fermare questo sconclusionato sardo, altrimenti rischiate di ritrovarvelo sul groppone ancora per un altro anno. 

"la ringraziamo a nome dell'arma" "..."

9 giugno 2011
Giugno, la salvezza, sembrava un sogno lontano anni luce. 
Giugno, il mese in cui, finalmente, riprendo lentamente possesso della mia vita. 
Era quasi un miraggio, più guardavo il calendario più era distante, e invece ora ci siamo. Già, finalmente sto vivendo come una persona normale, dopo innumerevoli post in cui rendevo pubblica la mia frustrazione lavorativa, questa settimana son riuscito a raggiungere il traguardo in cui da quasi dodici ore lavorative passo alla bellezza di cinque. Così finalmente posso fare tutto quello che ho sempre sognato in questi sei mesi infernali, in primis scialacquare tutti i soldi fin'ora guadagnati; ma non solo, anche cose più piccole che per voi lavoratori, studenti, nulla facenti, normali, sembreranno cose di ordinaria amministrazione, invece per me è un'incredibile conquista. Ad esempio: riuscire finalmente a finire gli ultimi due libri di Sergio Atzeni che mancavano alla mia collezione intellettuale (se non l'avete mai sentito nominare andate ad informarvi; se non avete letto, o non avete in mente di farlo, "Passavamo sulla terra leggeri" potete anche morire o non leggermi più, se invece non avete letto, o non leggerete, "Il figlio di Bakunìn" vengo direttamente io a squartarvi); addormentarmi il pomeriggio con in sottofondo Chet Baker, Clifford Brown, De André, Battiato, Coltrane e risvegliarmi totalmente stordito ma con un gran senso di benessere; pianificare di andare a vedere almeno tre o quattro concerti, su cinquanta, di  Paolo Fresu in giro per la Sardegna; ma soprattutto avere qualcosa che in questi sei mesi si è  manifestato in maniera sporadica, qualcosa che non provavo da un po' di tempo con così tanta frequenza: una bella cefalea a grappolo che mi costringe ad assumere dosi incredibili di Oki, stare a letto a casa - uscendo esclusivamente per recarmi a lavoro -  rovinando quindi parecchi miei pomeriggi liberi.
VAFFANCULO!

lunedì...

6 giugno 2011
Nonostante i miei continui sforzi per riuscire ad avere una risposta, una spiegazione, un messaggio divino, proprio non riesco a soddisfare questo mio interrogativo. Vorrei, infatti, riuscire a capire perché, il giorno seguente una sbornia colossale (che solitamente cade sempre o il venerdì o il sabato, anche se in gioventù c'è stato qualche raro caso di turno infrasettimanale), continuo a trovare il mio corpo permeato di lividi, devo dire anche di un certo spessore, continui dolori muscolari e alle articolazioni, cefalea a grappolo, perenne senso di nausea, disturbi all'apparato gastroesofageo, svogliatezza e malumore. Anche se per dovere di cronaca bisogna ammettere che la cosa più preoccupante sono le decine di amici in più su Facebook e, alla festa successiva, continue strette di mano a persone alle quali mi son presentato la settimana prima, dando vita a scene del tipo:
«Piacere, Pesa» (perché io mi presento realmente dicendo Pesa)
«Ahahah dai smettila, la settimana scorsa abbiamo passato tutta la sera insieme»
«...»
Quindi lancio un appello, cari futuri miei amici della durata di un paio d'ore, alla prossima festa non presentatevi, tanto nella mia mente il giorno dopo, quando mi sveglierò, quello che rimarrà della serata sarà semplicemente questo




lunghissimo: se arrivi alla fine hai la mia stima, io stesso sono arrivato solo a metà

1 giugno 2011
Sei indeciso se scendere gli scalini di quel pullman sia una liberazione dall'incredibile calca di studenti e lavorati oppure stia ad indicare l'ennesimo passo verso la tua condanna a morte. Ansia, paura e tristezza continuano a scorrere dentro di te; solitamente il porto con il suo odore forte e pungente del mattino riesce a darti la forza per compiere la camminata verso scuola: quell'immenso caseggiato giallo decadente, posto ai limiti della Cagliari bene, in cui si incontrano due mondi che se paragonati assieme stonano e quasi si disprezzano, ma in quel di viale Trento, a pochi passi dal fulcro del potere regionale, riescono ad unirsi e convivere. Stamane, invece, niente riesce ad incoraggiarti. 
Quindi ti incammini, passi accanto al McDonald e la puzza ti si insinua fin dentro le narici, lasciandoti una sensazione di sporco all'interno del naso che mischiandosi con lo smog ti fa rimpiangere le calde coperte abbandonate alle 06.30, quando tua madre è venuta a svegliarti urlando «È tardissimo! Sono le sette meno dieci!». Attraversi l'ingresso della stazione, vedi tanti piccoli indaffarati personaggi scalpitare al suo interno, tutti verso un altro mezzo di trasporto, verso una nuova devastante giornata lavorativa; superi l'incrocio ed ecco che, alle 08.00 con il sole che ancora non arriva a superare l'albero delle barche a vela ormeggiate, all'esterno del bar della stazione ci son già persone con la birra in mano, attaccate ad un videopoker e con l'ennesima sigaretta in mano, e tutto ciò non è squallido, è semplicemente la loro vita. 
La Madonna del Carmine risplende sotto i raggi di Febo che lentamente si alzano e vanno ad illuminare i palazzi in stile liberty del centro, incontri sempre le stesse facce: cinque anni che le vedi, ormai sai le loro abitudini, dove abitano, chi sono, dove prediligono fare colazione, eppure non ci hai mai scambiato mezza parola. Rifletti, lasci sfuggire un sorriso e pensi che tutto sommato anche loro conoscono qualcosa di te. 
Viale Trieste è ancora oscura e cupa, ma nonostante ciò gli uccelli sugli alberi hanno già iniziato a cantare, ad insozzare le macchine e dare il peggiore dei buongiorno a decine di cagliaritani. Dal canto tuo ti tappi il naso per riuscire a sfuggire al tanfo micidiale che si crea per colpa di quella 500 abbandonata a se stessa da 5 mesi sotto l'albero/dimora di migliaia di volatili. Continua la desolazione per quella lunga via, e continua il tuo malessere, la tua angoscia, sai che Lui ti aspetta, deve giudicarti, deve decidere se sei in grado o meno di superare la Sua prova. Tu pensi «"La logica trascendentale è data dalle tre forme a priori dell'intelletto: spazio, tempo e le dodici categorie" è  giusto!? È sbagliato!? Cazzo, non ce la farò mai, basta faccio vela. Vado al Poetto, è una così bella giornata». Ma neanche ieri sei entrato, non hai scampo, devi andare e affrontare le tue responsabilità. 
Arrivi e i bidelli ti salutano - "bastardi infami, qui da presto e poi cosa fate? Bevete caffè, parlate male dei professori alle spalle e poi andate a leccare i piedi, non rispettate noi studenti e non lavorate" - e ricambi con un gran sorriso sul viso. I pavimenti sanno ancora di sporco, polvere e tanta cultura. Il busto di Siotto Pintor campeggia in alto, alla destra dell'ingresso principale, davanti alla presidenza; su duemila studenti appena in dieci si accorgono della sua presenza.
L'aula sembra non si stata lavata dal giorno prima, l'ultimo banco, a destra della cattedra, ti attende, posizione ottimale per copiare, nasconderti e sfuggire alle occhiate inquisitorie e disprezzanti dei docenti. Ti siedi e sfogli il libro in cerca delle ultime nozioni, ultimi ricordi, ma la tua mente è chiusa, come il tuo stomaco e a breve anche i tuoi occhi, hai bisogno di caffè. 
Lentamente arrivano tutti quanti e le lancette dell'orologio continuano a scorrere sempre più veloci, nel mentre speri in un incidente, un esplosione, un'improvvisa telefonata anonima che annuncia la classica bomba, ricorri quasi alla preghiera pur di evitare quel confronto. Ma niente da fare. 
Eccolo, arriva in ritardo, dopo aver dato la sensazione dell'assenza, e cammina lento, come suo solito, accomodandosi a mo' di sovrano sulla cattedra, il suo regno. Appoggia la borsa con la massima cura, in posizione non troppo centrale e neanche troppo verso l'esterno: sembra la sua bella filosofia di vita; troppo pericoloso schierarsi. Saluta, la sua voce è lenta e fastidiosa, bassa e acuta allo stesso tempo, vorresti non essere lì, e il ricordo vola così al letto. Ti guarda e tu lo fissi a sua volta, non abbassi lo sguardo, sente la tua paura, è come i cani (anzi, è un cane), la percepisce. Scorre il dito sul registro e nel frattempo continua a guardarti e ti chiama aprendo appena quella sua piccola e nera bocca «Pesa, perché non ci facciamo una chiacchierata?» ...

... mi sveglio di soprassalto. Il cellulare continua a blaterare "sveglia! sono le sette e quindici minuti!". Un po' stronato guardo a destra e a sinistra nell'oscurità della camera cercando i miei compagni di classe, la piccola bocca oscura decorata dalla barba del professore di filosofia, il grigiore delle pareti similverdi dell'istituto, l'odore di gesso e quello di alcol dei pennarelli delle più salutari lavagne bianche, il rumore dei banchi e delle sedie che sfregano al piano di sopra, e penso che effettivamente tutto ciò mi manca. Però son le "sette e quindici minuti", devo proprio correre a lavoro. 

Drink!