liverpool calling

30 marzo 2011
"Praticamente è successo, e continuerà a succedere, questo: io ho due amici (nel senso che tra i tanti amici che ho ci sono anche loro) che litigano". 
Era così che volevo iniziare questo post; ce l'avevo in mente da almeno due settimane ed era impostato da una su Word. Volevo analizzare la grande disputa, che ormai va avanti da tempo immemorabile, tra T. e R.: ovvero i due amici sopracitati. 
Questi due individui litigano per la musica. Motivo stupido starete pensando al momento, ed effettivamente è proprio così; pomo della discordia sono Beatles e Clash:  T., grande amante dei Beatles, e comunque grande estimatore di Strummer e soci, sostiene la sovranità e l'immensità dei quattro scarafaggi di Liverpool nel mondo della musica; R., dal canto suo spalleggia per i Clash, facendo di Strummer il suo unico e incontrastato signore, creatore del cielo e della terra, considerando i Beatles il più grande schifo mai prodotto dal genere umano.
Quella di scrivere un post su questi due è un idea, come ho detto prima, che portavo avanti da un po' di tempo, ma ogni volta che si stava insieme la si finiva ubriachi o totalmente svarionati, ergo non si riusciva mai a spiccicare parola sull'argomento. L'occasione l'ho avuta durante un'uscita infrasettimanale, infatti l'incombenza di un giorno lavorativo limitò le riserve alcoliche, così come anche quelle tetroidrocannabinoidi. Armatomi di domande, pensieri e controdomande, l'altra sera, ero pronto a raccogliere maggiori notizie su questa diatriba e cerca di approfondire gli argomenti, con motivazioni serie e, ovviamente, qualche stronzata in modo da poter scrivere questo maledetto post. 
Ecco tutto quello che son riuscito ad ottenere:
«I Beatles erano dei froci con i capelli del cazzo che cantavano da froci»
«Topper Headon a Ringo Star gli caga in testa»
«Froci»
«Non ce l'ho con i froci, ma erano froci!»
Sconcertato da tutte queste rivelazioni, mesto e sconsolato abbandonavo l'idea di scrivere in merito a questi due beceri imbecilli; così accusandoli di aver ucciso il mio blog e uno dei miei post più riusciti (?) mi lasciai andare in una spensierata pisciata per le campagne campidanesi, finché da dentro la Sala non arrivò un pensiero da parte di R. «Ascolta mi faccio tatuare John Lennon sul culo, così quando cago sembrerà che stia sputando merda!», T. con fare signorile e cavalleresco rispose «Spera solo che non si metta a fare anche pompini quel tuo John Lennon». 
E poi non si venga a dirmi che non frequento gente di classe eh. 

(pi)tette

28 marzo 2011
PROTAGONISTI: 

PESA
DOLCE METÀ
PASTICCERE 

Paese del Sud Sardegna. Ora imprecisata della notte, o del primo mattino. La scena è allestita come una strada, con una macchina parcheggiata e nessun oggetto. I protagonisti stanno sulla scena con viso sconvolto, in particolar modo Pesa. Sembrano pensierosi e discutono sul da farsi del resto della notte. Il pasticcere non compare sulla scena

PESA: Ho fame! Sto morendo di fame!
VOBI: Anche io, ma che ore sono? 
Tutti e quattro i protagonisti sulla scena mettono mano al cellulare
IN CORO: Le 4:30 a.m. .
PESA: Bene, allora la pasticceria è aperta. Direi che possiamo anche incamminarci, tanto è qua su. Ma ovviamente tu sei una cazzo di pigra e ti muovi in macchina giusto? 
PISELLO®: Certo, c'è un freddo che si muore. Marrano a scendere e camminare. 
PESA: Ah... va be' a questo punto allora andiamo tutti in macchina. 
DOLCE METÀ: Quanto è sportivo il mio uomo!

La scena si oscura. Rumore di macchina in sottofondo, con risate e della musica che proviene dalla radio, ovviamente sempre e solo Virgin Radio. Dopo un breve tratto il rumore cessa d'improvviso. Ricompare la luce in scena e i quattro precedenti personaggi si ritrovano all'interno di una pasticceria. 

DOLCE METÀ: Beh? Non arriva nessuno? 
PESA: Vedrai cosa gli combino. 
VOBI: Cioè?
PESA: Hai presente Accalasasà? 
Lo spettatore non sa che Accalasasà è un personaggio del paese in cui risiedono i personaggi di Pesa e Vobi, che parla con una voce impressionante e un tono di voce al di fuori della norma. 
Vobi assume contorni sconvolti e lascia partire una risata confusa e sguaiata. Dolce Metà e Pisello® si guardano con fare poco convinto e dubbioso. Continuano l'attesa. 
Arriva il pasticcere.

PASTICCERE: Buongiorno, o buonanotte, insomma, salve. 
IN CORO: Salve!
PASTICCERE: Bene, cosa vi diamo? Facciamo un conto unico o facciamo conti separati? 
VOBI: Cosa avete pronto?
PASTICCERE: Pizzette al solo sentir questa parola tutti e quattro gli altri attori presenti in scena ghignano e scambiano occhiate furtive tra di loro, cannoncini, bombe, conchiglie, ventagli. Per ora abbiamo solamente questo.
DOLCE METÀ: Allora per me un ventaglio e una pizzetta.
PISELLO®: Due pizzette. 
VOBI: Due cannoncini e una pizzetta. 
PESA: Due cannoncini, due conchiglie e due PITTETTE! 
Nel dire PITTETTE l'attore deve alzare incredibilmente il tono della voce e deve mutarla come quella di Forrest Gump, all'incirca. Vobi ride come un deficiente mentre addenta un cannoncino. Dolce Metà e Pisello® rimangono allibite dal tono di voce. E dalla scemenza incontrastata di Pesa
PASTICCERE: Come?
PESA: Due cannoncini, due conchiglie e due PITTETTE! 
PASTICCERE: Pizzette?
PESA: Eh, cosa ho detto PITTETTE!! PITTETTE!!
Le risate degli attori, tranne il Pasticcere, si fanno sempre più alte. 
PASTICCERE: Ah bene, ho capito. Fanno 4,80€.
IN CORO GLI ALTRI ATTORI: Grazie, e buongiorno, o buonanotte, insomma arrivederci!

La scena si svuota, il teatro pure. Parte qualche fischio e qualche bu! dal pubblico che impietosito e schifato si reca alla biglietteria chiedendo il rimborso per quell'indegno spettacolo. Gli attori all'uscita del teatro vengono scortati dalla polizia e costretti ai lavori forzati. I critici scriveranno sui giornali "faceva alquanto cagare". 

"più umano dell'umano" (leggete il primo commento)

25 marzo 2011


ho scoperto che c'è qualcuno ancora più fastidio di Stefano Accorsi

23 marzo 2011
Ora, secondo voi, se Rino Gaetano avesse conosciuto Claudio Santamaria gli avrebbe mai permesso di impersonarlo in una (squallida, pessima, abbagliante) serie televisiva?
E ancora, secondo voi, se Enrico de Pedis avesse conosciuto Claudio Santamaria sarebbe stato d'accordo nel vedere la sua persona  interpretata da questo misero, e mediocre, attorino in un (bellissimo) film?
Quindi ecco gli ultimi due quesiti.
Perché sto ponendo queste domande del cazzo che si fondamentalmente non vogliono dire nulla?
Perché me la prendo con Santamaria?
Rispondiamo con ordine iniziando dalla seconda domanda.
Perché semplicemente Santamaria è l'attore più sopravvalutato - a mio avviso - della penultima nuova generazione di attori italiani, e, soprattutto, è il primo esempio che mi è venuto in mente. Poi, quando devo parlar male, non posso di certo tirare in ballo il Peppino Impastato interpretato da Luigi Lo Cascio, un autentico capolavoro.
Risposta alla prima domanda: sto ponendo questi quesiti per il semplice fatto che alcuni giorni fa mi son trovato a pensare (già, anche io, ogni tanto, aziono la mente e cogito, soprattutto da quando mi son trasferito e per un periodo di tempo abbastanza lungo sarò senza connessione in casa, ergo avrò un sacco di tempo libero in più), e mentre ero sdraiato a letto pensavo a quanto è eccitante (?) ed emozionante (??) la mi vita. Provavo ad immaginare se un giorno o l'altro qualche regista famoso si fosse interessato a me, che ne so, magari anche leggendo questo fatiscente blog. 
Certo non avrebbero mai girato il film a Cagliari, città troppo di provincia per accogliere un colossal di questa portata, magari avrebbe optato per New York, o L.A., ovviamente con una mega produzione hollywoodiana alle spalle. E, che ci crediate o no, mi son fatto tutto il cast in mente, tutte le musiche, ho immaginato la fotografia, alcune inquadrature, insomma io ho il film bello che pronto (quindi produttore hollywoodiano, se mi stai leggendo, sappi che qui hai il più grande film del mondo a portata di mano).
Son incappato solamente in un piccolo dilemma: a chi affidare la mia parte? Non vorrei mai ritrovarmi, un giorno o l'altro, su uno schermo cinematografico e vedere quell'inetto di Santamaria recitare la mia parte da nevrotico e belloccio. Pensavo, pertanto, di scegliere prima l'attore, lasciarlo su questo blog come una sorta di testamento spirituale e dormire così sogni - eterni, visto che sarà un film postumo - tranquilli. 
Però, ora come ora, l'unico che mi viene in mente è Santamaria, mavaffanculo!

come titolo volevo mettere una certa frase di un certo (bellissimo) film, però poi ho pensato che effettivamente è stato utilizzato su facebook da dei minorati mentali perdendo totalmente valore

21 marzo 2011
Mi piace la domenica mattina cagliaritana, puoi girare per la città e trovare qualsiasi cosa. Se sei un amante della musica un piccolo puoi sicuramente incrociare qualche un concertino in qualche piazza; se ami il verde hai a disposizione un sacco di parchi con all'interno qualche manifestazione ambientalista; ami il mare!? niente paura, il Poetto è a tua totale disposizione; sei un patito di cianfrusaglie, oggettistica inutile, vecchi dischi, libri dimenticati dal genere umano, cellulari, televisori, stereo, o qualsiasi altro oggetto elettronico antico? c'è il mercato di viale Trieste. 
Ed è esattamente li che mi son recato ieri. Bellissima giornata, un sole meraviglioso, solo una piccola nuvola si stagliava in lontananza, nulla di pericoloso. 
Erano anni che non andavo in quello che risulta essere uno dei più famosi mercatini della città; davanti a me si presentava un mare di gente che approfittava della magnifica giornata e tutti, allegramente, giravamo per le varie bancarelle in cerca della scemenza del secolo. La mia dolce metà, invece, è riuscita a trovare la bellezza del millennio, il libro di Villaggio, "Fantozzi", al popolarissimo prezzo di 1€. L'ho comperato al volo. 
Gira che ti gira, ridi che ti ridi, un supertuono arriva dalla nuvoletta lontana lontana che poco prima mi sembrava "nulla di pericoloso". Altro tuono. Altro tuono. Diluvio universale. E quando a Cagliari piove ecco che sbucano loro: i venditori di ombrelli.
Mistiche creature leggendarie, i venditori di ombrelli son quanto di più strano la fauna cagliaritana possa offrire. Questo perché prima di assumere tale forma sono "normali" venditori - nel buon 99% dei casi di nazionalità senegalese - di fazzoletti, accendini, cd, tovaglie, e alla prima avvisaglia di pioggia ripongono tutta la roba sopraelencata non si sa dove e tirano fuori quantità improponibili di ombrelli. Ombrelli grandi, ombrelli piccoli, ombrelli di Mary Poppins, ombrelli richiudibili, ombrelli ammazza vampiri, loro hanno tutto. La loro capacità di riporli in chissà quale posto nascosto appena cessa il maltempo è paragonabile al terzo segreto di Fatima. Puoi incontrarne anche tre nello stesso angolo, che cercano di propinarti qualcosa anche, e soprattutto, se tu l'ombrello ce l'hai già, con la benaugurante frase «Addendo amigo! Poi zi rombe».
Fatto sta che ieri, nonostante il diluvio, nonostante le mie speranze, nonostante ci fossero le condizioni favorevoli per vendere, e soprattutto, nonostante mia madre abbia tolto dalla mia macchina il mio ombrello, questi strani individui non si son presentati. E allora io li ho immaginati tutti quanti, seduti sul palazzo della Regione, che guardavano dall'alto quelle tante formiche (me compreso) sprovviste di un riparo, che correvano all'impazzata pronti, una volta saliti in macchina, ad imbottigliarsi in un terribile traffico, e dell'alto pensavano «Così imparate a voler sempre contrattare sul prezzo». 

quando meno te lo aspetti...

18 marzo 2011
... ecco che arriva; è qualcosa che non conoscevi, ed è in grado di darti pace, tranquillità, farti passare le preoccupazioni.
È qualcosa di profondo, non ti aspettavi tanto, anche se lo immaginavi; però da bravo invertebrato non hai mai voluto approfondire il discorso sull'artista. Pensi allora sia il caso farlo, perché non si finisce mai di imparare, e siccome non sei stupido (?) decidi che è sempre bello apprendere. E allora ci dai sotto con lui ora, Manu Chao.
Anche se nel frattempo ti gusti questo piccolo gioiellino, ringraziando Montis per l'illuminazione.




water resistant

16 marzo 2011
Pesa ha un cellulare. E questa penso sia una cosa piuttosto normale al giorno d’oggi. 
Pesa ha un cellulare e lo usa poco, veramente poco. Per lo più lo adopera per parlare con la sua dolce metà e per insultare, di tanto in tanto, Vobi; per il resto non sa proprio perché mai abbia speso, in quella fredda serata autunnale, quei 39€. 
E se ora lo usa poco prima era anche peggio. Infatti il sottoscritto viveva (telefonicamente parlando) di promozioni che la Vodafone, ogni tanto, gli attivava gratuitamente, e poteva rimanere anche 1 anno - ben 365 giorni, nei mesi non bisestili - senza effettuare neanche una ricarica, senza mai scrivere un SMS o fare una telefonata. 
Insomma avevo il cellulare solo perché era il telefono aziendale di mio padre. 
Oltre a questa sorta di misantropia tecnologica c’è da considerare che il mio numero di telefono ce l’hanno poche, ma veramente poche, persone; solamente una ristretta cerchia di fortunati che durante l’arco della mia vita potrebbero tornare utili. 
Come tutti quanti però, anche io, ho attraversato vari periodi di rincoglionimento dovuti a questo straordinario mezzo futuristico. Ripercorrendo cronologicamente la mia “carriera” cellularistica son passato dai litigi con le ragazzine via sms, agli scherzi anonimi – solo se la Vodafone ti regala 50€ di telefonate, badate bene –, per arriva infine all’apatia più totale, che bene o male è coincisa con la comparsa di MSN. Già perché se con il cellulare potevo ignorare i messaggini e telefonate altrui al prezzo di una piccola vibrazione e/o suoneria, con MSN avevo (e ho tutt’ora) il lusso di poter bloccare le persone indesiderate e ignorarle al prezzo di nulla, dato che basta chiudere la finestra della conversazione e chi si è visto si è visto. 
Perciò per lungo tempo il cellulare diventò qualcosa di assolutamente obsoleto, dimenticato in un angolo a marcire e usato esclusivamente a mo di sveglia. 
«E quando dovevi uscire con una ragazza?» 
Ovviamente, alle malcapitate di turno, lasciavo il mio contatto MSN. Mai mi sarebbe passato per la mente di lasciare il numero di telefono a qualcuno che avrei visto massimo per un mese (se le cose andavano bene), cosicché, qual’ora la cosa fosse andata male (e andava male), avevo la possibilità di bloccareliminare, senza alcuna possibilità di ricomparsa, la rifiutata. 
Pensate che la fortunata persona che sta al mio fianco, a suo tempo, ebbe il mio numero dopo circa un mese e mezzo di frequentazioni. 
Fatto sta che con il popolare sistema di comunicazione a marchio Microsoft qualche problema c’era. Già perché, sì, potevi comunicare liberamente con chi volevi, ma solo da casa tua o comunque solamente con un PC a portata di mano; quindi era possibile che capitassero cose di questo tipo: 

Ore 15.30 su MSN
«Pesa, quindi ci vediamo alle 18.30, in Piazza Repubblica, stasera?» 
«Certo ragazza che al massimo frequenterò per altri 2 giorni se tutto va bene, visto che sei una delle cose più pallose che mi siano mai capitate» 

Ore 20.30 su MSN
«Grazie per il paco, stronzo! Ero li mezz’ora, mi stavo congelando! Sei una merda!» 
«Oh, ciao ragazza che al massimo sentirò per altri 2 minuti se tutto va bene, visto che hai un’importanza tale che mi dimentico pure che devo uscire con te, dai non farla tanto tragica, cosa vuoi che sia successo! :)» 

BLOCCAELIMINAISTANTANEO! 

Non sarò un bravissimo ragazzo, ma ho un cuore d'oro.

dicono che sono e sono stato...

14 marzo 2011
Maleducato, ubriacone, soggetto, jolly, bello, affascinante, sega, Pirlo, campione, spettacolare, cristiano, cattolico, ebreo, protestante, aristocratico, irascibile, divertente, simpatico, puzzolente, chitarrista, satiro, ipocrita, Blues Brothers, accozzato, raccomandato, brutto, amico, tutor, Sardo, studente, lui, ragazzo, maestro, pollo, gentile, opportunista, architetto, demodè, cinefilo, mammone, cinofilo, calciatore, musicista, agricoltore, procuratore, tecnico, integrabile secondo Lebesgue, criminale, rude, sudato, unto, copione, sciarpetta, fotocopia, scazzato, scorreggione, coglione, tecnologico, arretrato, insensibile, burocratico, capolavoro, scansafatiche, generoso, usurpatore, untore, fighetto, scemo, signore, dottore, attore, incosciente, intelligente, divertente, cantante, distorto, paraculo, represso, operato, dolce, pessimista, premuroso, malato, affaticato, coccolone, affettuoso, statale, sincero, polemico, vicino, oratore, cazzone, nazista, comunista, fascista, pauroso, berlusconiano, fassiniano, travaglino, innamorato, nuovo, influenzato, prepotente, affamato, grasso, magro, alto, basso, peloso, arrendevole, combattivo, fuorviato, lontano, ruttone, esuberante, castano, molto, Pesa.

pesa l'employé

11 marzo 2011

periodo matrix

10 marzo 2011
Non so se sia io lo strano, quello sbagliato, a cui piace andare contro corrente, però non riesco a capire la "mia" generazione. Esatto, per quanto mi sforzi - niente - ad andare d'amore e d'accordo con la maggior parte della rappresentativa dei nati dall'87 in poi proprio non ce la faccio. Forse questo si era già capito, visto che alcuni lettori - senza fare nomi Ragno, MrFord, Vaniglia - credevano fossi un vecchiaccio come loro (vi voglio bene). 
Non riesco ad ascoltare la musica che ascoltano loro, non riesco a guardare i film che guardano loro, leggere i libri (sempre se Twilight può essere insignito di codesto nome) che leggono loro, apprezzare le ragazze che piacciono a loro, insomma non ho nulla in comune con questi giovani. Ma la cosa che forse più mi dissocia da tali esseri antropomorfi è la televisione. Già perché i modelli televisivi vengono estrapolati da quella scatola magica e portati nella vita reale, le battute di questi grandissimi "comici", che popolano le prime serate dei palinsesti, vengono continuamente riproposte giorno dopo giorno da emulatori ultra simpatici che le recitano fino alla nausea. 
Su Facebook, croce e delizia (ma forse più croce) del nostro tempo, spopolano note, foto e quant'altro con battute dei già citati giullari del nuovo millennio; a tutto ciò seguono commenti di approvazione e risate; io rimango attonito, anche perché non capisco come possa far ridere un discorso del tipo:

«Papà, papà, non mi piace la vagina»
«Gianluca cazzo! Si dice figa!» Seguono risate
«Si papà ok, però non l'ho mai vista, quindi penso che non mi piaccia»
«Gianluca cazzo! Stasera tuo padre di porta a mignotte!» Seguono risate
«E dove è Mignotte?» 
«Gianluca cazzo!» Seguono risate

Molti di voi avranno già capito a quale programma mi sto riferendo. 
La prima volta che lo vidi accennai un sorriso del tipo ":) digitato davanti al PC dopo che qualcuno ti ha scritto una battuta comicissima e tu quindi puoi mascherare la tua faccia impassibile e gelida con una finta emoticon". La seconda volta, invece, mi venne voglia di scagliare il televisore fuori dalla finestra, tanto era grande il fastidio procuratomi. 
E quindi io mi chiedo, perché son così? Perché non riesco a vivere come loro, o come voi (qual'ora foste dei giovani nati dal 1987 in poi e quel cazzo di programma TV vi fa sbellicare)? Perché provo piacere, e rido di gusto, alla visione di due vecchietti in bianco e nero che dicono «Punto! Due punti!... Ma si, fai vedere che abbondiamo... Abbondandis'id abbondandum...»? Perché Sig. Anderson, perché? Perché? 
Perché così ho scelto. Forse. 

non credo nel destino perché non mi piace l'idea di non poter gestire la mia vita

8 marzo 2011
Un paio di giorni fa svelavo al caro MrFord la mia ignoranza in materia Kiss. 
Ieri denigravo il Boss Springsteen, dichiarando la mia antipatia nei confronti dell'americano più antiamericano che possa esistere, suscitando lo sdegno di ciku. 
Sempre ieri mi viene chiesto di suonare in un gruppo come seconda chitarra. Accetto senza problemi, anzi mi fa un immenso piacere. Il contatto dice che in giornata mi farà avere la scaletta delle canzoni da provare, anticipando che saranno tutte cover di pezzi della storia del Rock, quindi nulla di eccessivamente impegnativo. «Non posso chiedere di meglio» penso. 
Stamane controllo le mail, e tra le varie richieste di  allungamento pene o uscite fantomatiche con mirabolanti ragazze dai nomi lunghissimi trovo ciò che mi interessa. I miei occhi scorrono sullo schermo e leggo: Sweet Home Alabama, Baker Street...  ma ad un certo punto mi interrompo e scorgo questi tre titoli: Rock'n'Roll All Night!!! I was made for loving you!!! I'm Going Down!!!
Certo che quando ci si mette, il destino, è proprio bastardo. 

solamente una piccola considerazione (part II)

7 marzo 2011
Ascoltare Springsteen e bere una Pepsi, mentre si è a lavoro, ha un non so che di patriottico americano.  E nonostante il Boss mi stia sulle balle in maniera particolare, per non definiti motivi, questa è veramente spettacolare:


Baby we were born to run!


Altra piccola considerazione.

flash era il padre di Dawson

4 marzo 2011
Tu. 
Si, si, proprio tu che stai leggendo ora questo mio scritto.
Pensi veramente di sapere cosa è la paura? 
Pensi realmente di sapere cosa vuol dire sentire quella scossa (letteralmente) lungo la schiena? 
Inutile tentare di convincermi facendo "si" con la testa davanti al pc, non ci crederò mai. 
Io invece, ieri sera, ho provato una paura tale che voi umani non potreste neanche immaginare: navi da combattimento in fiamma al largo dei bastioni di Orione! 
Ok, forse quello no, però ho provato l'ebrezza della caduta di un fulmine a 100m dal luogo in cui stavo. E vi assicuro che tutto ciò è più pauroso delle navi da combattimento, anche perché tutto ciò è stato reale. 
Si stava allegramente in Sala a cazzeggiare, suonare, drogarsi e lanciarsi sfide mortali al calcio balilla. Il batterista triste mancava all'appello: un'importantissima "riunione", il giorno di giovedì grasso alle ore 23.30, lo attendeva e lui ovviamente non poteva mancare. Quindi ognuno da libero sfogo alla propria scarsezza nel suonare la batteria o il non proprio strumento. I risultati non sono così drastici, però evidentemente il meteo non ha gradito; dopo alcune cover dei Clash (una su tutte questa), dei Derozer (una su tutte questa) è giunto il turno dei CCCP. E qua il cielo si è incazzato davvero. 
Io sono al basso e alla voce, Vobi alla batteria, Raffo alla chitarra. 
Dalla finestra dalla sala penetra una luce blu elettrico, faccio in tempo a girarmi a destra, guardare sbigottito Raffo e salta la luce. 0.45 secondi dopo arriva il botto più terrificante, più assordante e mortale che abbia mai sentito in vita mia. Penso di esser diventato fluorescente tanto ero pallido. 
Sento le bacchette volare, la chitarra (la mia) viene lanciata in terra da Raffo che terrorizzato dice «Cazzo Pesa scusa!», io con il cuore ormai all'altezza delle orecchie ripongo accuratamente il basso di Vobi da qualche parte, anche perché a differenza della mia povera e vecchia chitarra quello strumento costa 850€. 
Usciamo dalla sala e andiamo nell'anti-sala. Lo scenario è apocalittico, pioggia torrenziale e tutt'attorno a noi oscurità infinita. Ci sediamo, cerchiamo di tranquillizzarci ed ecco di nuovo la luce blu, tempo 0.45 secondi e arriva il botto. Panico. 
Terminate le telefonate a madri, spose e medici curanti decidiamo di prendere una decisione: rimanere chiusi in Sala finché non cessa la bufera. Neanche finito di concepire quest'idea ed ecco che arriva la terza luce blu. Basta, quello non è più un posto sicuro, dobbiamo correre in macchina, almeno così grazie alle gomme siamo isolati. Si opta per la macchina di Vobi, la più vicina. Io mi fiondo nei posti di dietro. Vobi sale al posto guidatore e Raffo si attarda un po'. Sale in macchina, il panico la fa da padrone, ogni minima luce ci terrorizza - non che ce ne siano molte in giro, anche perché siamo in aperta campagna - finché Raffo si gira ci guarda e dice «Cazzo, almeno son riuscito a prendere l'erba! Siamo in macchina, al sicuro, e possiamo gonfiarci!». 
Urla di giubilo! 
Siamo salvi!!

"stato civile?" "veneto" [cit.]

2 marzo 2011
Finalmente riuscimmo a rimanere soli, io e lei. All'interno di quella piccola e silenziosa stanza niente poteva disturbarci; c'era gli sguardi indiscreti dei soliti curiosi, ma a noi sembravano lontani anni luce. 
La accarezzo, è calda, delicata, forse un po' troppo "bianca", ma non è rilevante, l'importante è che ci sia sostanza all'interno. L'involucro, il corpo, è una semplice facciata, il bello, lei, ce l'ha dentro, e nonostante ciò è un piacere anche per gli occhi; è quel tipo che vedi un po' ovunque, con il quale puoi usare la frase «Ci siamo già visti da qualche parte? Mi ricordi qualcuno». Ma io, si sa, sono un uomo rude e poco incline al romanticismo, quindi punto subito al sodo. Sfioro impercettibilmente le parti più importanti, i piccoli gemiti che emette mi fanno capire che il mio intento è stato raggiunto. 
È finalmente pronta.
Non sta più nella pelle, inizia a muoversi, piano inizialmente, poi aumenta l'andatura. Sembra percepire un piacere che non provava da tanto tempo ormai, come se un grande dolore in passato l'avesse afflitta e ora, invece, è libera e ben disposta a compiere il suo "lavoro"; giusto ieri è stata a controllo, le hanno detto che tutti i suoi problemi son stati risolti. Una piccola cura e passa tutto. 
Io la guardo speranzoso e impaziente, non mi azzardo a proferir parola, e porto in cuor l'augurio che tutto finisca nel migliore dei modi; ma si sa, gli imprevisti son sempre dietro l'angolo.
Emette un suono stridulo, si ferma. Son un po' spaventato, dopo una piccola controllatina riprende. Io le chiedo se è il caso fermarci, ma lei non può, non vuole, aspettare. Sembra andare tutto bene quando ecco ancora una volta quel gemito. Mi fermo e sento un brivido lungo la schiena, non voglio neanche pensare cosa sta accadendo, ma devo farmi forza e non fermarmi, non è ciò che lei vuole, e nemmeno io. Metto una mano li dentro, quando la tiro fuori è umida, bagnata da un oscuro colore. Penso al peggio. Ripete per due volte sempre le stesse lamentele e gli stessi problemi. Decido infine di interrompere questo calvario e non andare oltre, non si può proseguire così, bisogna porre un rimedio. Chiedo aiuto in giro, ma nessuno può darmi una mano, tutti troppo indaffarati sui loro piccoli e inutili mondi. A questo punto la soluzione definitiva: prendo il telefono. 


«Buonasera, ascolti ieri siete venuti per ricaricare le graffette della fotocopiatrice, di fatti con quelle non abbiamo più nessun problema. Solo che ora la carta si inceppa sempre nel solito punto, quindi devo aprire e dare ogni volta una controllata, pensi che ho le mani tutte sporche di inchiostro. Riuscite a venire in giornata o rimandiamo direttamente a domani?». 
«Eh mi spiace, stasera è impossibile, quindi domani mattina, sperando che non vi serva»
«L'importante è che sia pronta per venerdì, grazie mille, buona giornata.»


Mesto abbasso la cornetta, mi giro, la guardo schifato, come si fa con il peggiore degli esseri umani, e penso: lurida stronza che non sei altra, neanche all'asilo mi riducevo così con l'inchiostro.

Drink!