normale scambio di opinioni tra cugini

27 febbraio 2011
«Cugino Pesa, guarda questo»
«Cazzo che imbecille! Ma, soprattutto, fidati che dopo una cosa simile mi metterei pure a ridere»
«Eja, ma fidati, soprattutto, che l'avrei accarezzato! Credeva di accarezzare un cagnolino»

[passano tre minuti e quindici secondi]

«Cugino Pesa, guarda questo»
«Si, questo lo vidi in italiano tempo fa. Ma, cugina Pisello®, toglimi una curiosità: perché stai guardando caterve di video di squali che attaccano persone?»
«Boh non so cosa fare. E quando non so cosa fare guardo video di squali che uccidono, poi vado da mio padre per ribadire che dovrebbero sterminarli tutti e me ne vado via borbottando»
«Più chiara di così si muore».

pesa non è un musicista, è uno che sale su un palco, fa casino, fa ridere, si fa deridere e poi vomita

25 febbraio 2011
Di regola il tutto inizia alle 22.30. Negli inviti Facebook, negli sms, nei piccoli cartelli che si appendono per la città quello è l'orario per eccellenza. In pratica, invece, si inizia alle 23.30/00.00. 
Finisci di lavorare un po' prima, anche perché hai bisogno di tempo per fare una doccia, cambiarti e mettere sotto i denti qualcosa perché «mangiare fuori mi costa troppo» (Questa regola viene meno alle 22.25). 
Lo studio il giorno non è contemplato. Però se hai un esame è meglio, la sera hai un ulteriore scusa per bere e divertirti di più, sia che l'esame vada bene o vada male.
L'appuntamento al locale è per le 19.30. «Come mai un così largo anticipo?» Semplicemente non sei una rockstar ai livelli di Mick Jagger, quindi devi montare tu tutto il backline, devi fare tu il soundcheck, devi batterti per avere almeno mezza consumazione da dividere in 6. 
Intorno alle 18.00 dovrebbe passare a prenderti Vobi a casa tua, ma così non è. Passa alle 19.30. Tempo di andare in Sala, caricare la strumentazione in macchina, fare una partita a calcio balilla (una partita che ti travolgerà talmente tanto che alla fine diventeranno 4/5) e finalmente ci si può incamminare, però solo dopo aver preso, ovviamente, almeno 5-6 birre da casa, perché «bere fuori mi costa troppo» (Questa regola viene meno alle 22.00).
Si arriva in loco con almeno un'ora di ritardo - non sei una rockstar ma comunque un po' di attesa devi crearla - e ci si prende un minimo di antipatia da parte del gruppo con cui devi condividere il palco. Non si sa perché ma non sei ma tu quello puntuale. Montato il tutto alla velocità della luce è il turno del soundcheck: durata media 15 secondi:
«Funziona??» «Si»; 
«Funziona?? SA SA Prova!» «Si»; 
«Questo?» «No. Stigazzi, ne usiamo un altro».
Ora è il momento del cibo. Se suoni al Poetto il punto di riferimento sono i caddozzi* al Cavalluccio, se suoni in un paesino sperduto nell'entroterra sardo non hai bisogno di andare a procacciare cibo perché te lo offrono, se suoni nel Cagliaritano pizzette a man bassa. 
Momento alcol. Da qui in poi il tutto diventa un enorme ?. Già, anche perché dopo che mandi giù intorno alle 6-7 birre, 3 whiskey, 5 apfel (che bontà), 1 black russian (perché mai fosse che qualche locale riesca a farti un white! Nella mia ricerca disperata solamente 2 volte son riuscito a trovarlo a Cagliari, ed erano anche discreti), 1 jagermeister e chissà cos'altro ti ricordi ben poco. E tra quel "ben poco" di certo non rientrano le tue canzoni o il saper tenere in mano una chitarra. Però in compenso spari una marea di stronzate, e la cosa bella è che son tutti li che prestano attenzione al buffone che sei diventato in questa lenta evoluzione. Ma la cosa più sconvolgente di tutte è come tutto ciò che hai ingurgitato riesca a salire e farti sbroccare (nel vero senso della parola) non appena sei sceso dal palco.
Ora sei in uno stato catatonico, mezzo morto e mezzo scemo, cerchi appiglio a qualsiasi cosa ma nel mentre butti fuori tutto ciò che hai mandato giù durante la serata, finché qualche buono di cuore non ti riaccompagna a casa, e tu rischiando di morire nel tuo vomito - ma non lo fai perché hai un barattolo magico di cui prima o poi parlerai - ti lasci andare alle tenere braccia di Orfeo, che ti coccola e ti rimanda alla prossima serata. 


*A Cagliari, dicesi "caddozzi" i paninari che vendono per le strade con i furgoni  i panini più ipercalorici che il genere umano abbia mai concepito. Consiglio by Pesa: panino con wurstel, cipolla, patatine fritte, kechtup e maionese. La fine del mondo.

pompa pompa al body center

23 febbraio 2011
«Alle 20.00 le immagini più sconclusionate e ironiche della televisione italiana».
Annunciatrice RAI che presenta Blob di Enrico Ghezzi.


Il prossimo passo quale sarà? Definire un programma condotto da Massimo Giletti un "programma culturale"? 

homo sum, humani nihil a me alienum puto (volume 2)

21 febbraio 2011
Anche quando riesco ad avere un momento libero (grazie febbre) ho sempre quello strano alone di monotonia che mi circonda. E così dopo un risveglio travagliato, ma meno rispetto agli altri giorni, finalmente riesco ad ascoltare un po' di musica. Giro per la mia "piccola" biblioteca musicale, fatta di appena 9321 canzoni, e mando a rotazione: NOFX, Pink Floyd, Bob Dylan, Bob Dylan, Pink Floyd, Bob Dylan, NOFX, Pink Floyd, NOFX, Pink Floyd, Pink Floyd, Bob Dylan e ogni tanto intervallo con gli SmithsHo seri problemi, oltre la febbre naturalmente. 

altro che lo xanax (che è pure palindromo)

18 febbraio 2011
«Uno, due, tre, quattro... mah, dicono che contando dovrei riuscire a prendere sonno più facilmente. Io non ho mai creduto a queste dicerie, però perché non provare?? ... cinque, sei, sette... e pensare che solitamente poggio la testa sul cuscino e son cotto, soprattutto in questi giorni in cui sto lavorando tantissimo e faccio orari impossibili... sette, otto, nove... forse perché sto troppo al pc? Si, possibile, non escluderei questa possibilità. Effettivamente gli occhi, e la mente, si affaticano passando metà delle mie mattinate buttato davanti allo schermo a fare... a fare... nulla... sette, dieci, otto, nove.... [pensiero erotico] nove, nove, nove... che poi non riesco neanche a leggere, porca miseria, 2 mesi che cerco di finire questa maledetta Tolleranza e ancora son bloccato a prendere appunti sul settimo capitolo. Son troppo stanco per tutto... nove, dieci, sette, undici... è tanto che vorrei sdraiarmi e ascoltare la Messa Arcaica di Battiato, DruQs di Aphex Twin, La Buona Novella di De André, eppure.... undici, dodici, tredici.... niente da fare... quattordici, sedici, sette, otto... e se tornassero i dinosauri? Magari si potrebbero modificare geneticamente e avremmo un supertirannosauro con le ali! Certo che gli zoo avrebbero un'impennata incredibile... nove, ottonedieci, undici... [pensiero erotico] quattordini, venti, ventuno...  ma da quanto sto contando!? Solo ventuno secondi?? Certo che non ho ancora sonno, continuo ad essere sveglio, superattivo e al contempo supersvogliato... sette, otto, tredici... ma sto contando giusto o sto sbagliando? ... quindici, quattordici, sette, otto, undici...  Questi fallimentari rimedi casarecci, basta, ora mi addormento seriamente». 


the clash video killer

16 febbraio 2011
Ogni tanto - soprattutto dopo aver visto Hereafter - penso alla mia morte, e non tanto a quello che ci sarà dopo o ciò a cui andrò incontro, bensì all'atto vero e proprio, ovvero: quanto sarà spettacolare la mia morte? 
Prendendo esempio dal capolavoro di Mr. Eastwood ho pensato ad un'ipotetica morte nel bel mezzo di uno tsunami: certo idea esotica e affascinante, che però non mi convince più di tanto, anche perché morirei insieme a tantissime altre persone, rischiando di finire sui telegiornali come uno dei tanti. Sono troppo egocentrico per quest'epilogo. Investito da un furgone? Suvvia non scherziamo, che razza di morte insulsa e comune. 
Penso allora alla morte di una rockstar, non so, Kurt Cobain giusto per citarne uno, ma spararmi in testa sarebbe un'umiliazione troppo grande, quasi come ammettere la sconfitta nei confronti della vita; overdose? L'unica sostanza stupefacente entrata in circolo nel mio corpo è stato del sano e innocuo THC, e sappiamo tutti che non può che far bene; ubriacarmi tantissimo e vomitarmi addosso. Questa non sarebbe male, se solo non avessi un barattolo magico - di cui prima o poi parlerò - accanto al letto, e poi onestamente farmi ritrovare completamente sporco di vomito è una cosa che farebbe schifo pure a me. 
Incredibile, al giorno d'oggi è diventato difficile perfino scegliere come morire. E non solo per il sottoscritto: e c'è quello che non vuole soffrire, e quello che non vuole lasciare i suoi cari; ma suvvia signori, stiamo vivendo, la morte mi sembra un passaggio doveroso, che poi onestamente la trovo forse l'azione più affascinante di tutta la vita. Il dubbio assoluto, non sapere assolutamente cosa si prova, cosa c'è, cosa non c'è. Poi provate a pensarla diversamente. Perché anziché associare alla morte il dolore, il male, la fine, non associate, che ne so, un bell'orgasmo!? Esatto, pensate se quando stiamo per morire provassimo il più grande orgasmo della nostra vita. Se fosse veramente così allora si che moriremo tutti dalla voglia di morire. Ma neanche quest'immagine di trapasso felice mi è tanto congeniale. Io sono un perenne incazzato, mi lamento per tutto, non mi sta bene niente e continuo a reclamare e mugolare all'infinito, anche e soprattut.... un momento, ma certo! Boris Vian! 
«E chi è!?»
Mah, niente di che, semplicemente un ingegnere, scrittore, sceneggiatore, trombettista e traduttore francese, autore tra l'altro della celeberrima "Le Déserteur", resa famosa in Italia dalla versione di Fossati. 
«E cosa centra con la morte codesta immensità di persona? E soprattutto, cosa centra con te, che non vali neanche un mignolo di codesta immensità di persona?» 
Volete sapere come è morto? Bene, monsieur Vian scrisse un romanzo, J'irai cracher sur vos tombes, e alcuni produttori cinematografici decisero di realizzare una trasposizione di suddetto romanzo su pellicola. L'autore però non fu totalmente concorde con gli sceneggiatori, tant'è che si dissociò totalmente dal film, chiedendo la rimozione del proprio nome. Durante la prima proiezione, il 23 Maggio 1959, al cinema Marbeuf, Boris Vian si sedette per vedere quel film. Dopo cinque minuti di proiezione si alzò in piedi è sbottò totalmente, urlando «E questi tizi dovrebbero essere americani!? Col cazzo!». Sbam. Infarto. Morto. La miglior uscita di scena della storia. 

gino bramieri è molto più indulgente

13 febbraio 2011
Devo proprio dire che in questo fine settimana il gelo che attanagliava Cagliari ci ha lasciato un po' respirare. Infatti belle e soleggiate giornate la facevano da padrone, il vento sembrava finalmente placato e la pioggia solamente un lontanissimo e pallido ricordo. 
Così sono andato in giro per i vari parchi che la città offre, praticamente uno per quartiere. Ed ecco che allora ho fatto una delle cose che più adoro, mi son sdraiato sopra un prato a prendere il sole. Li sulla verde erba di dio niente mi preoccupava, tutto filava liscio come l'olio, il cinguettio degli uccellini conciliava il mio sonno e i pensieri sembravano quasi fermi nel godere di quel tenero tepore invernale che lentamente baciava le mie guance. Finché poi qualcosa si è svegliato dentro di me, e così che allora sdraiato sopra il prato mi domandai dove fossi capitato, a allora mi risposi cosi: sono capitato sopra un prato dove mi son domandato «Dove sono capitato?». Ecco la risposta al mio quesito: sono capitato sopra un prato dove sono scivolato. Aiuto. Mi sono bloccato.

sdegno in una mattina lavorativa d'inverno

11 febbraio 2011
Tutto ma questo no, tutto ma questo no.
Posso accettare (non è vero) che quello vada a puttane minorenni.
Posso accettare (non è vero) quella stupida riforma universitaria.
Posso accettare (non è vero) il continuo attacco alla libertà di stampa e alla libertà d'informazione.
Posso accettare (non è vero) il controllo sulla rete con la cancellazione immediata degli argomenti scomodi.
Posso accettare (non è vero) tutti i tentativi di salvarlo dai processi.
Posso accettare (e questo è vero, tanto TV non ne guardo) il digitale terrestre che ci è stato imposto.
Posso accettare (non è vero) tutte le balle sul terremoto a L'Aquila e i rifiuti a Napoli.
Posso accettare (non è vero) tutte le boiate fatte nel corso di questi anni di governo.
Ma non posso tollerare, non posso assolutamente soprassedere questo mio incazzo, nel leggere che ora vogliono mettere la tassa sul cinema. 1€ in più per entrare a vedere un film, come se non fosse già abbastanza caro.
Tutto ma questo no, tutto ma questo no.

all you need is love (papaparapa)

9 febbraio 2011
Vivendo nell'età di Facebook, dei blog e dei social network in generale, trovo del tutto normale che le notizie viaggino alla velocità della luce. Se fai qualcosa tutti sapranno nel giro di un nano secondo che l'hai fatta. Se non vuoi andare ad una festa, perché chi ti invita ti sta particolarmente sulle balle, e inventi la classica scusa ("del ditalino alla tipa mestruata" cit.) dell'influenza, ora devi stare rinchiuso in casa, perché se esci, al 90% ti ritroverai taggato nell'album, dedicato alla serata in cui hai dato buca, di qualche altro tuo amico, compromettendo inesorabilmente la tua invenzione e facendo andare su tutte le furie il rifiutato di turno. Fosse per me sai che preoccupazione, basta subito dire «No non ci vengo alla tua festa!».
Comunque il mio problema non è questo, sempre se di problema si può parlare, anche perché io sono come Mr. Wolf, io non ho problemi, i problemi li risolvo. E così durante una serata di prove il mio povero batterista svela l'arcano mistero che lo teneva giù di morale «Mi son lasciato con E.». Io e quell'altro criminale di Vobi ci guardiamo con fare complice e delinquente, allorché dico «Ah, io lo sapevo già. Facebook». Ma sappiamo tutti che quando un gruppo di uomini si ritrova è peggio di una combriccola di donne assetate di gossip e quindi si parte subito con le indiscrezioni; Raffo lancia l'amo: «Ascolta, ma perché vi siete lasciati?»
«Eh storie»
«Ah... e quali?»
«Va be' non è importante, ora rivoglio solamente lei»
Cosa odono le mie orecchie!? Un uomo che è appena stato mollato - per la 5° volta dalla stessa ragazza - non deve fare nulla se non andare a distruggersi il fegato (cosa che consiglio) e levarsi i pantaloni per dar vita a chissà quale follia sessuale (nei casi in cui si sia stati lasciati la prima volta, si è assolutamente autorizzati a piangersi addosso). Ecco che allora vesto i panni del Dottor Stranamore:
«Non dire cazzate!»
«Eh allora, Pesa, dai dimmi cosa dovrei fare secondo te, vai»
«Libera l'uccello».
Scoppio di ilarità all'interno della Sala. Si divertono un po' tutti a questa mia battuta (?). 
Io mi guardo intorno e incredulo chiedo «Cosa c'è di strano?». Arriva pronta la risposta del sofferente batterista «Dai, un consiglio serio, non una stronzata». Mi prendo cinque secondi, penso un po', rifletto, mi tocco in modo saggio la barba e proferisco parola: «Libera l'uccello».

big match di serie A

7 febbraio 2011
Erano ormai parecchi mesi che non avevo a che fare con i mezzi di trasporto pubblico. L'ultima volta il protagonista del viaggio fu quella simpatica vecchia che rimase incastrata nei gradini del bus, dando così un sorriso ulteriore alla mia giornata.
Ieri ecco quindi che mi ritrovo a viaggiare su uno scomodissimo pullman acquistato con il preziosissimo contributo regionale. Partenza prevista intorno alle 20.30, fuori fa un freddo colossale...
... ma prima un piccolo passo indietro.

Qual'è l'animale che si aggira per i mezzi pubblici predicando giustizia, pretendendo posti a sedere e soprattutto obbligando chiunque al proprio volere? Bravi, avete risposto esattamente: i vecchi. 
Ora un'altra domanda. Qual'è l'animale che vive sui mezzi pubblici, guida male, fa le curve a velocità impressionanti cosicché la cena di Capodanno del 2006 possa risalire per il vostro esofago, parte in ritardo quando sei puntuale e in anticipo quando sei in ritardo? Bravi, questa era ancora più facile: l'autista.
E quando queste due categorie appena descritte entrano in conflitto solamente iddio sa cosa può avvenire. 
Torniamo a ieri.

... e io sono completamente congelato. Cerco conforto nelle parole telefoniche della mia dolce metà che mi descrive il caldo tepore generato dalla stufa che porta la temperatura in casa sua a 40°, mentre io son costretto a patire il gelo. E così tra una chiaccherata e l'altra individuo non uno, bensì, Il vecchio. Lo sguardo è battagliero, il giubbotto aperto, con la camicia al vento, è sinonimo di potenza estrema dettata dal duro lavoro, la camminata fiera e orgogliosa lo staglia al di sopra di tutto e tutti. 
Ore 20:28':31'', del pullman ancora nessuna traccia. 
Il vecchio continua a stare in cima alla fila che lentamente si è creata sul marciapiede, ma del maledetto mezzo di locomozione ancora nessuna traccia. 
Ore 20:29':45'' arriva finalmente il pullman, l'immensa folla si accinge a salire con in testa il suo condottiero, il quale inizia a lanciare occhiate nefaste al malcapitato autista come a voler dire «Hai 15 secondi per partire, azzardati a tardare e non immagini neanche cosa ti può capitare». L'autista non percependo minimamente la minaccia scende e va a prendersi un caffè. 
Ore 20:30':00'': ancora nessuna traccia dell'autista. 
Ore 20:32':12'': il vecchio inizia a spazientirsi e cerca sostegno negli altri passeggeri «Eh a quando* arrivano troppo presto, a quando arrivano troppo tardi, ma mai che ne* partono in orario». Il resto del pullman lo ignora. 
Ore 20:34':40'': ormai è su tutte le furie. Inizia a scrivere dichiarazioni di guerra, è pronto a portare in parlamento il suo problema quando ecco che arriva l'autista. Sale, si sistema, chiude la portiera e inizia la marcia. E con essa anche la battaglia.
«Eh finalmente siamo arrivati»
«Si, si, non si preoccupi, ora partiamo»
«Meno male, ma a che ora parte, alle 20 o "alle mezza"??»
«Ora» Lapidario risponde l'autista. 
Il vecchio sommesso e triste ripone le armi, si inchina sul posto a sedere e ammette la sconfitta.
Autista 1 - Vecchio 0. 

*costrutti tipici, privi di senso, dei vecchi sardi.

homo sum, humani nihil a me alienum puto

3 febbraio 2011
Ultimamente la mia vita è monotona. 
Mi sveglio, mi chiedo perché esistano le 6.30 a.m., e maledico chiunque abbia inventato il termine e l'azione del "lavoro". Dalle 8.30 alle 14.30 compio suddetta e maledetta azione nell'attesa che l'ufficio si svuoti e possa vestire così i panni del perfetto studente fino alle 19.30. Una volta finito di lavorare/studiare, secondo voi chi ha voglia di fare qualsiasi altra cosa che non sia, che ne so, morire? Ed è esattamente quello che faccio io. Mi lancio sul letto, a mò di Fantozzi, e dormo, dormo, dormo inesorabilmente finché mi sveglio, mi chiedo perché esistano le 6.30 a.m., e maledico chiunque abbia inventato il termine e l'azione del "lavoro". Dalle 8.30 alle 14.30 compio suddetta e maledetta azione nell'attesa che l'ufficio si svuoti e possa vestire così i panni del perfetto studente fino alle 19.30. Tornato a casa mi lancio sul letto, a mò di Fantozzi, e dormo, dormo, dormo inesorabilmente finché mi sveglio, mi chiedo perché esistano le 6.30 a.m., e maledico chiunque abbia inventato il termine e l'azione del "lavoro". Dalle 8.30 alle 14.30 compio suddetta e maledetta azione nell'attesa che l'ufficio si svuoti e possa vestire così i panni del perfetto studente fino alle 19.30. Tornato a casa mi lancio sul letto, a mò di Fantozzi, e dormo, dormo, dormo inesorabilmente finché mi sveglio, mi chiedo perché esistano le 6.30 a.m., e maledico.....

murder on trial in italy

1 febbraio 2011
Ho visto poco fa il trailer del film su Amanda Knox che uscirà il 21 Febbraio negli States.
Bene, direi che i tempi son maturi per realizzare la fiction nostrana su Avetrana. Il desaparecido Michele Misseri sarà interpretato da Massimo Ceccherini; per la parte della figlia, Sabrina, il nome più accredito sembra essere Platinette.

Drink!