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28 gennaio 2011
Noi Sardi siamo particolari rispetto al resto del centro-sud, e non solo perché probabilmente siamo la regione più stereotipata (I - II) dell'intera penisola, bensì perché se a noi date del "terrone" ce ne freghiamo altamente. Nelle mie personalissime esperienze, ogni qualvolta abbia sentito un continentale (perché dovete sapere che noi chiamiamo così voi che venite dallo stivale) etichettare un mio conterraneo con quell'appellativo di padana origine ho sempre sentito seguire la risposta «Mah se lo dici tu», con una nota di superiorità e snobbismo incredibile. Si perché noi sorvoliamo sopra i conflitti Nord VS Sud che percorrono l'Italia lungo l'asse Aosta-Ragusa, siamo molto distaccati, vuoi per il forte attaccamento alla nostra terra che ci permette di superare questa stupidità culturale/razzista, vuoi perché effettivamente rispetto alla Sicilia siamo molto più isolati. Almeno finché qualche superingegnere del nano non si inventerà un mistico ponte Arbatax-Roma.
E quindi, sentendoci quasi una Nazione, ci creiamo da soli i nostri conflitti. 
Il più acceso, il più aspro, ma anche quello che affonda maggiormente le sue radici nel passato è sicuramente Cagliari VS Sassari. Da un punto di vista storico probabilmente si potrebbe andare a cercare il Regno Sardo Piemontese, quando l'attuale capoluogo Sardo fu insignito del titolo di capitale del Regno a discapito della più aristocratica e fiorente Sassari. Da un punto di vista deficiente invece, andiamo a trovare questa origine nel calcio (la fonte di tutti i mali e conflitti italiani): Cagliari Calcio contro Sassari Torres Calcio, una partita che neanche Milan-Inter è sentita così tanto. Si gioca forse ogni 15 anni, visto che il Cagliari fa la spola tra la Serie A e la Serie B, mentre i cugini "tattaresi" navigano costantemente tra la C2 e la D, però ogni volta si mobilitano un sacco di forze armate pronte ad evitare il peggio.
E così che allora da anni ci si trascina in questa disputa, questa immensa diatriba che sfocia sempre nello sfottò e mai nel conflitto fisico: già, perché se un sassarese viene a studiare a Cagliari all'università viene definito immediatamente "studente Erasmus", almeno da un punto di vista cagliaritano. Da un punto di vista più nordico invece non è strano sentire l'espressione «Mamma, babbo (perché il sassarese non conosce la parola papà, il sassarese usa sempre e solo BABBO) domani torno ad Hammamet (Cagliari) per studiare». 
Ma fondamentalmente ci vogliamo tutti un mare di bene. 


*Il titolo del post è la prima cosa che mi è venuta in mente per attirare gente su questo blog.

io non mi sento italiano, ma purtroppo lo sono

27 gennaio 2011
«E così andiamo avanti
con le nostre vite,
conosciamo la verità
ma preferiamo le bugie
perché le bugie sono semplici
e la semplicità è uguale alla felicità.
Perché andare contro la tradizione quando possiamo
ammettere la sconfitta?
Vivere in declino,
essere vittime del nostro stesso disegno.
Lo Status-Quo
costruito sul sospetto.
Perché mai qualcuno dovrebbe esporsi?!?
Membri di un Club chiamato
"Noi abbiamo il nostro"
vorrei presentarvi colui che ci ospita,
Lui ha il suo
ed io ho il mio, vi presento: 
il Declino».

È proprio con la citazione di uno dei gruppi che maggiormente ha segnato la mia vita musicale voglio aprire questa mia riflessione. 
Pensieri e idee che nascono dallo sconforto emerso dentro me dopo aver avuto visione di tutto ciò che mi sta attorno. Un declino che sembra non finire e che ci vuole portare sempre più giù, sottoterra, e li i nostri occhi saranno completamente accecati dall'oscurità che ci ritroveremo attorno. Non che ora non lo siano, anzi, ma più che cecità io la chiamerei rassegnazione, impotenza e poca voglia di agire perché siamo coscienti che sarà tutto inutile. 
Lo abbiamo imparato con le rivolte in occasione del decreto Gelmini, le lotte dei pastori Sardi, le manifestazioni per cercare di mandare a casa un puttaniere (perché di questo trattasi) nano (perché di questo trattasi), e non si è mai ottenuto niente. Forse perché non abbiamo la consapevolezza del fatto che loro sono li per merito - o demerito - nostro, e non il contrario; dobbiamo riprendere quella forza che fece il culo a strisce a tutti i regnetti sparsi per la penisola durante il Risorgimento, però purtroppo finché continueranno a girare nani e ballerine all'interno di questa immensa giostra possiamo fare ben poco. Possiamo forse mandarli via a calci in culo, ma fondamentalmente, chi ne ha voglia? "Conosciamo le verità me preferiamo le bugie". 

solamente una piccola considerazione.

24 gennaio 2011
Io non lo so se dio esiste o meno* però so che esiste Clint Eastwood. 
E tutto ciò mi basta per vivere felicemente. 




*ovviamente non esiste, però un post che inizia così fa molta scena.

cagliari: 0°


«Allora, questo uccellino non sapeva ancora volare; 
durante l'inverno, in una notte fredda, ruzzola giù dal nido e finisce sul sentiero. 
Comincia a gridare "PIIO PIIO PIIO" come un matto e sta per morire di freddo, 
ma fortuna per lui ecco che arriva una vacca; 
lo vede e pensa di scaldarlo, e così alza la coda e... SPLASH! 
Una margherita bella e fumante, grossa così. 
L'uccellino al caldo è tutto contento».
Nessuno. Il mio nome è Nessuno

Per la serie "Frasi di film che rispecchiano Pesa". Durante queste giornate di freddo incredibile, in cui mi ritrovo ghiacciato totalmente fino alla punta del naso, penso che una margherita bella e fumante non sarebbe male. Oggi l'ho presa rucola e grana, è stato bello comunque. 

Part II


se Daguerre avesse letto questo post non avrebbe mai inventato nulla

19 gennaio 2011
Quale è il male più grande che affligge il genere umano? Le guerre, l'HIV, la fame, il denaro, Gasparri, certo potrebbero essere tutte risposte accettabilissime. Ma qualcosa di più segreto e nascosto si annida all'interno del sistema, qualcosa che tutti nella nostra vita abbiamo fatto almeno una volta: le fototessere. 
Piccoli mezzi di controllo e di ricordo che si annidano in tutti i nostri documenti, nei quali compariamo con la faccia più brutta e più stupida che ci si possa immaginare, quasi fosse tutto un gigantesco complotto divino. Nella mia personalissima esperienza di "fototesserato" ho passato le peggio facce della mia vita, fin dalla foto da applicare sul libretto delle giustificazioni di prima media (ebbe si, ero uno studente diligente. Mi son perso solamente al liceo). 
Non vorrei ricordare cosa avvenne quando, nel lontano 2004, andai a fare le foto per la carta d'identità, ma mi trovo in dovere di farlo per mettere in guardia chi ancora dovesse fare, o dovesse rinnovare, questo particolarissimo documento. Avevo in potenza un viaggio alle Canarie, mancavano solamente alcuni dettagli tra cui anche la mia carta d'identità. Così una mattina, appena uscito da scuola, mi reco alla stazione di Cagliari in una delle tante macchinette automatiche. Entro, mi spavento per l'immensa sporcizia, posiziono il seggiolino e scatto. Una faccia tutto sommato normale dall'anteprima sullo schermo, quindi esco e aspetto il responso. 
Mai l'avessi fatto. 
Un mio amico una volta vedendo quella foto addirittura mi definì "unu stuprador'e cadaveri" (un necrofilo, letteralmente), giusto per darvi l'idea di cosa era rappresentato in quella sorta di rettangolino con all'interno la mia faccia. Quella maledetta foto mi ha accompagnato per ben 6 anni, visto che ora le rinnovano con un semplice timbro. Però ieri l'ho dovuta cambiare grazie al mio prossimo cambio di residenza! E fu così che tutto fiero e saltante ero contento e felice di andare a cambiare quel fardello che mi identificava agli occhi delle altre persone come una specie di mostro; vado così la sera prima - avantieri - a fare le foto, sempre in queste macchinette sparse per tutta Cagliari, e anche questa, ovviamente, è sporca. Mi siedo, nello schermo compare la mia faccia «Madonna quanto faccio cagare», primo scatto: no no, non va bene, ne faccio un altro. Secondo scatto: no no, non va bene, ne faccio un altro. Terzo scatto: no no, non va bene, ne faccio un altro. Quarto sca... : "selezionare una delle tre foto da mandare in stampa". 
Eccheccazzo!
Ed eccomi ancora qui, con una nuova carta d'identità, con una nuova foto, e comunque continuo a sembrare uno di quegli assassini che ogni tanto compaiono nei quotidiani. Quindi fate attenzione gente, quando fate una fototessera prestate la massima attenzione.

sempre caro mi fu quell'ermo colle

17 gennaio 2011
Sconsolato e intristito da quello "sbuffo" che fuoriesce dal mio basso ventre, ieri sera fissavo dalla finestra di camera mia le montagne che sovrastano il mio paese. Le ammiravo, contemplavo la natura selvaggia che alberga all'interno di quelle basse, ma al contempo sinuose, cime e pensavo a quanto effettivamente mi manca la montagna. 
Prima di impigrirmi totalmente ero solito salire su una delle vette più piccole almeno una volta al giorno. A piedi, in bicicletta, con una gamba, poco importava: l'importante era riuscire a dominare il territorio, guardare oltre il mare e oltre il confine, e se poi ad un tratto si riusciva a scorgere la Saras, beh, tornavi indietro alla dura e sporca realtà. Ma oltre a questo senso di superiorità nei confronti del resto del mondo, oltre a questa voglia di avere una grande visione di ciò che mi circonda, sentivo la necessità di muovermi, sentirmi un tutt'uno con la natura e poter immergermi in essa. Sudare era (quasi) piacevole, saltare da una roccia all'altra con il rischio continuo di rompere una delle mie povere e fragili caviglie (ossa di cristallo di un centrocampista dai piedi fini) mi emozionava, le discese ardite e le risalite stordite erano pane per i miei denti. Rimanere li su a contemplare un nulla così tanto pieno era una delle cose più divertenti che potessi fare, sentire il vento sfiorarmi la faccia - e quando faceva caldo, il petto - mi rilassava. 
Forse il momento più bello è stato quando, solo in cima al monte, guardai giù e non vidi nulla tanto la nebbia era fitta. Guardavo accanto a me e le siepi, che poco prima toccavo con mano, sparivano dalla mia vista. Un mondo surreale, in cui solamente una trottola, un alfiere o un dado avrebbero potuto stabilire se mi trovassi in un sogno o meno. 
E ora mi manca. È li a portata di mano e io, che sono troppo pigro e delle volte troppo indaffarato, la ammiro con rispetto e riflessione, ripromettendomi che ogni tanto dovrei nuovamente intraprendere quella piccola ma gratificante salita. Effettivamente però questo post è stato troppo malinconico, troppo serioso vero? Si, rileggendolo ne convengo anche io. Devo scendere un po' più nel volgare e nella becera deficienza che mi contraddistingue. Quindi voglio, e devo, aggiungere una cosa: quelle montagne saranno state parte di me, mi avranno dato tanto da un punto di vista sia fisico che mentale, ma io mi son sdebitato. Una cagata a 250m d'altezza, sopra tutto e tutti, non ha prezzo. 

aver visto Fight Club non vuol dire averlo letto

16 gennaio 2011
Il comodino accanto alla mia scrivania è sempre sommerso da maree di libri. Il fatto che inizi a leggere 4-5 libri alla volta può essere assai fastidioso, e non solo perché poi si accumulano li e rimangono per chissà quanto tempo, ma soprattutto perché si riempie di polvere, visto che tra quei 4-5 scelgo il mio prediletto, quello che mi attira maggiormente e allora richiede la mia più completa attenzione e devozione.
Recentemente, questo caso di religiosa e mistica lettura, si  è abbattuto su Rabbia dell'immenso Chuck Palahniuk, che molti di voi ricorderanno solamente per Fight Club e invece andrebbe  approfondito in maniera più che considerevole (un consiglio? Andate a leggere Invisible Monster, poi Tyler Durden sembrerà nulla in confronto). Non potete neanche immaginare cosa vi state perdendo, e soprattutto oltre allo stupore che comporta un libro dello scrittore di Portland, c'è da considerare che avrete ottimi argomenti per intrattenere discorsi interessantissimi, visto che ogni scritto è permeato di informazioni talmente dettagliate riguardo argomenti totalmente sconosciuti - vedi la fabbricazione del napalm in Fight Club - con i quali potrete stupire chiunque.
Immediatamente sotto il meraviglioso Rabbia, che consiglio a scatola chiusa, c'era un altro libro: Sulla Tolleranza di Voltaire. Iniziai a leggerlo già prima di natale ma non riuscii ad andare oltre il terzo capitolo. Ieri notte ho ripreso! Ed ecco che si scoprono un sacco di cose incredibili sui miseri stratagemmi ecclesiastici per impadronirsi di territori, per poter ampliare il proprio controllo sulle persone. Insomma nulla di diverso rispetto a quello che si fa oggi. E già riflettendo sul titolo del libro mi son posto la domanda «Effettivamente io sono tollerante?».
Ora se fossi uno scoppiato, un mattacchione, risponderei «E certo! Io odio tutto, odio tutti, è solo perché non mi piace raccogliere saponette in galera che non ammazzo tutti quelli che mi danno fastidio!». E invece no. Io sono estremamente tollerante, anzi ho fatto un piccolo esamino di coscienza e mi son chiesto cosa mi da fastidio e a malincuore riesco a tollerare:

- la gente che mastica con la bocca aperta;
- chi durante la proiezione di un film al cinema usa il cellulare (ricordo alla proiezione di 300 tutti quanti con quel cazzo di cellulare a riprendere le scene più cruente);
- chi avendo 30 anni guida come se ne avesse 80;
- quando le persone canticchiano un motivetto a voce bassa con il semplice gusto di infastidirti;
- i fissati del fischio! Ovvero quelli che fischiano sempre e comunque una canzone, anche quando la stanno ascoltando;
- i falsi colti, ovvero coloro che pavoneggiano una cultura spropositata che non gli appartiene;
- ma si, diciamo i falsi in generale;

e potrei andare avanti per altre 15 - 16 ore ad elencare ininterrottamente, però mi fermo qui. Giusto per dimostrare a me stesso la mia tolleranza e soprattutto la mia pazienza.
Anche se prima o poi sterminerò tutti.

il ricorso alla violenza anche non necessaria per l'arresto dei Blues Brothers è ammesso e approvato

12 gennaio 2011


imparate, gente, dalle disavventure altrui, imparate!

10 gennaio 2011
Lui (o Io); un pseudo intelletualoide in preda a fumi alcolici seduto su un sedile di macchina pieno di foglie d'erba. «Pieno quanto?» «Il tanto giusto per farmi passare la notte in caserma».
L'altro (o Scabonian); l'uomo dalla parlata più veloce del mondo che anche se ti dico «Battilo!» non puoi batterlo, in preda a fumi tetraidrocannabinoidi.
Loro (o Carabinieri, o Benemerita (testa di cazzo)) ; servi dello stato, repressi, malati di mente, pronti a scovare il crimine in ogni angolo di strada. E son pure così cordiali da farlo passare per poi pugnalarlo alle spalle dopo 5 metri.

Lui «Non bevo mai più» Chiunque mi conosca avrà sentito questa frase almeno 365 volte nel corso di un anno non bisestile.
L'altro «Distrutto, non ce la faccio più»
Lui «Ma andiamo a prendere paste?»
L'altro «No è troppo tardi, son le 4.30, torno subito a casa sto morendo di sonno»

Stop. Macchina in avvicinamento, tutto normale. Fari che ci fanno cenno di passare, ringraziamo. Abbaglianti che da dietro ci fanno cenno di accostare il prima possibile. E che cazzo.

L'altro (ignaro del fatto che Lui sia seduto sopra un quantitativo non indifferente di foglie simpatiche) «E che cazzo, va be' dai tanto non abbiamo nulla»
Lui (ignaro del fatto che sia seduto sopra un quantitativo non indifferente di foglie simpatiche) «Si si lo so, sempre se non gli vomito sulle scarpe»
Loro «Buonasera, patente e libretto grazie»
L'altro «Si subito»
Loro «Siamo un po' nervosi? Cosa abbiamo fatto stanotte eh!?»
L'altro «Niente niente, stiamo tornando a casa. 50m e stavo per parcheggiare la macchina»
Lui «Io ho bevuto molto!»
Loro, iniziando a capire che con Lui non si può interagire perché al momento è estremamente stupido «Siamo sicuri!? Non mi sembra proprio "niente niente", scenda dalla macchina»
L'altro «Va bene»
Loro, sperando di trovare la Fort Knox dello spaccio cagliaritano «Apra il bagagliaio»
L'altro «Va bene, nessun problema»
Lui, un po' spazientito per esser stato ignorato in maniera così plateale «Ma i miei documenti li volete oppure no??»
Loro «Ah si si certo, grazie»
Lui «Eh di niente»
L'altro apre il bagagliaio. Il suo interno è spaventoso: un triangolo e un pallone del Milan.
Loro delusi e spaesati controllano affondo i documenti, li riconsegnano e mesti mesti, mogi mogi, tornano in macchina e salutano con un "caloroso" «Buonanotte»
Lui, salendo in macchina «Scabonian!! Guarda cosa avevo sotto il culo!?»
L'altro «Cazzo! Basta, andiamo a prendere le paste e parliamo di questo avvenimento estremamente idiota»

Morale: Per smuovere un amico, alle 4.30 del mattino, ad andare a prendere delle ottime paste appena sfornate fatevi fermare dai carabinieri, cosicché questi ultimi possano dare sfoggio alla propria proverbiale scemenza e risvegliare in voi la fame.

Morale parte seconda: Non fidatevi mai se i carabinieri vi fanno passare ad uno stop. 

«scusa puoi spostarti!?» «e dove vado??»

8 gennaio 2011
«»

e battevo le canzoni

3 gennaio 2011
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Qui invece le cantavo.
Qui invece le suonavo.

Drink!