abbiamo fatto 30, facciamo 31

30 dicembre 2011
Fervono i preparativi per l'ultima cena di questo fantasmagorico 2011. Tutti indaffarati a preparare i menù, scegliere l'abito più bello e sintonizzare il digitale terrestre per non perdere neanche una parola del discorso del Presidente.
Visto che vi voglio bene, e leggo dalle vostre parole e commenti che vorreste passare un po' di tempo con me durante l'ultimo/primo dell'anno, ho deciso di rendevi partecipi dei preparativi miei e di quella sgangherata combriccola di amici che mi ritrovo. 
E quando parlo di preparativi mi riferisco a spese! 
«Spese!? Perché usi il plurale?» Domanda saggia, lettori cari, ed ecco che vado subito a spiegarvi che, generalmente, quando si ha a che fare con me e i miei amici per una cena o qualche tipo di evento collettivo, si ha a che fare anche con due tipi distinti di spesa. 


Spesa 1: Cibo. A questa fase partecipano il 100% degli invitati. È forse la spesa più importante in quanto comprende cibo, alcolici, e altri liquidi vari ed eventuali che rimarranno intatti nel corso della serata. Questa spesa è quella che mette maggior scompiglio: essendo un folto numero di persone bisogna riuscire ad accontentare un po' tutti, andando a soddisfare alcuni tra i più complessi gusti culinari. Ma alla fine vince l'alcol, ci si ubriaca e si mangia tutto quanto. Per il quantitativo danaroso ci aggiriamo intorno ad una cifra che oscilla dai 10€ ai 15€. 


Spesa 2: Erba. Fase che coinvolge il buon 70%. Non penso ci siano tante altre spiegazioni da dare, no? Felicità, sorrisi e occhi gonfi. Eppure per ottenere questi effetti si arriva a spendere 10€ a testa. 


Quest'anno, in via del tutto eccezionale, è stata aggiunta una spesa non prevista. 
Spesa 3: Petardi. Questa è una spesa eccezionale, che solitamente non viene affrontata, e non passa neanche per l'anticamera del cervello. Però quando nelle vicinanze c'è una determinata persona ecco che allora viene toccato l'argomento, dal quale tutti si chiamano fuori. Quindi potete capire che questa spesa riguarda solamente quella determinata persona che non si limita, ahimè, a comprare normali fuochi d'artificio, lui si concentra sulle bombe, e non trovandole le fabbrica. Non si esclude comunque l'evenienza che questo singolare individuo venga impiccato alle prime luci del giorno, senza subire regolare processo, e il suo corpo oltraggiato una volta privo di sensi. 

mangio, governo ladro!

28 dicembre 2011
Primo round di feste matte e disperatissime terminato. 
Pesa viene sconfitto dal cibo con una serie di abbuffate spettacolari che potete rivedere in seconda serata con highlights in 3D. 
Lasagne, salami, prosciutti, mortadelle, pecorini, civraxiu, maialetti, agnelli, frisciure, cordule, cannonau, carignano, malvasia, vernaccia, moscato, mirto, pardule, piricchittusu, gueffusu, amaretti, bianchini e chi più ne ha più ne metta. Ecco le mosse segrete adottate dal cibo per mettere al tappetto il nostro eroe. 
A fine combattimento c'è stato spazio per le dichiarazioni dello sconfitto, Pesa, il quale, con voce stentata e rallentata, rilascia due semplici ma emblematiche parole: «Faccio schifo!». 
Non appaiono affatto preoccupati i parenti, gli amici e i cari, che anzi provano a stendere il cibo con altrettanta ferocia, ma tutto pare vano. Chi finisce sui divani, chi su un letto, chi accasciato su una sedia e aspetta inesorabilmente la chiamata del Creatore. 
Il cibo, dal canto suo, sicuro di avere la vittoria in mano concede la rivincita, quindi, carissimi lettori, rimanete sintonizzati, prossimo incontro sabato 31 dicembre 2011, solo per chi ha uno stomaco forte!

casomai non vi rivedessi, buon pomeriggio, buonasera e buonanotte

23 dicembre 2011
La questione, inopinabile e garantita al 100%, è che sono una persona ridicola, senza se e senza ma. Ogni tanto faccio l'errore - o forse faccio benissimo, dipende dai punti di vista - di guardarmi dal di fuori, soprattutto mentre sono a lavoro; e cosa vedono i miei occhi? Un insulso personaggio che si rapporta al pubblico con gentilezza, professionalità e delle volte lascia in attesa le persone perché sommerso dal lavoro. 
Certo, questo è quello che appare, ma se andiamo a vedere bene posso dirvi che odio chiunque si affacci a quella porta, chiunque chieda informazioni; non tollero lo squillo di quel maledetto telefono o di quel fastidioso cellulare con la suoneria stridula e fastidiosa; vorrei dare uno schiaffo a chiunque si presenti davanti a me con faccia lamentosa e sguardo vacuo, nell'attesa di una risposta ad una domanda scandita con lentezza e voce piangente. Ho il desiderio di lanciare quella maledetta stampante, che mi costringe, quando voglio una stampa a colori, ad andare in un altro ufficio. Bramo incredibilmente il desiderio di cospargere di benzina, e poi dar fuoco, quei 30km che separano casa mia da quel grande caseggiato in cui ogni mattina, per un anno e poco più, ho dovuto ingrossarmi il fegato mandando giù bocconi amari e indigesti. 
E soprattutto non vedo l'ora che siano le 14.00 di questo maledetto 23 dicembre, cosicché possa finalmente andarmene e stare in pace per due fantastiche settimane. O forse per più di due settimane, chissà, la fatidica data del 31 dicembre grava come la spada di Damocle sulla mia testa, così come su quella di tutti gli altri lavoratori a progetto. 
Mala tempora currunt. 

momento nostalgia

20 dicembre 2011
Juliet ha detto...
Perché in molti dei tuoi post nuovi si parla delle tue avventure col cesso? :D
01 dicembre 2011 21:34

pesa ha detto...
@Juliet: Eh perché ci passo molto tempo, un giorno avevo fatto un piccolo calcolo, messo nero su bianco sul blog, ed è risultato praticamente che ho passato circa 6 anni della mia vita seduto sul cesso. Checcevofa'!?
01 dicembre 2011 22:10



Domanda intelligente quella della giovane Juliet.
E risposta ancora più intelligente la mia. È vero, scrivo tanto sul cesso perché effettivamente ci passo tantissimo tempo. Trovo rilassante leggere il giornale con le chiappe comodamente posate sulla fredda plastica (o marmo talvolta) del water, e questo è solamente uno dei tanti motivi che mi portano ad affrontare questo spigoloso argomento. Effettivamente però nella mia risposta, e nel vecchio post (poi andando a rileggere ho scoperto che gli anni sono 9!) scritto più di un anno e mezzo fa, ho commesso un piccolo errore: non ho tenuto conto degli anni degli anni di scuola.
Il bagno della scuola rappresenta una tappa fondamentale per qualsiasi essere umano di sesso maschile. Nel mio liceo, una volta attraversata quella lugubre e mal ridipinta porta grigia, si accedeva ad un altro mondo in cui i poteri di docenti, preside, e in particolar modo bidelli, decadevano. I padroni erano gli studenti.
Per entrare a far parte di questa élite non era sufficiente essere dei semplici scapestrati alunni, bisognava avere un minimo di carisma e soprattutto coraggio. Il tutto iniziava al ginnasio. Durante i primi due anni di scuola superiore, quando la porta era chiusa, ci si pensava due volte prima di varcarla. Da dentro il bagno infatti provenivano, oltre alla classica puzza di sigaretta (e nei casi migliori erba), urla e risate, scontri e dibattiti, dei ragazzi più grandi, quelli che tenevano le redini del piano, e allora, in preda alla pienezza della propria vescica e alla paura di essere soggiogati da questi "irraggiungibili" personaggi, si correva ai bagni degli altri piani, sperando di trovarli deserti; addirittura, quando proprio non era giornata, si arrivava a girare tutta la scuola. 
Il grande passo veniva compiuto al liceo: si diventa maturi; le materie iniziano ad assumere nomi altisonanti e importanti come "filosofia","biologia"; i docenti cambiano e iniziano ad essere gli stessi di quei ragazzi più grandi prima citati. E quindi si aveva un terribile fardello da condividere con le altre classi, e niente fa legare le persone quanto un male comune. 
Ma il passo per la conquista del bagno è ancora lungo. 
Non bisogna essere sfacciati e dar per scontata la propria "ammissione", si deve infatti iniziare magari con timidi ingressi, con qualche saluto, uno sbuffo o una lamentela, e piano piano vedrete che si noterà qualche cambiamento: le domande sul comportamento che assumono i docenti con la tua classe - per verificare la presenza di qualche favoritismo nei vostri confronti da parte di quegli odiosi uomini di mezza età e donne in meno pausa - diventano oro per la tua accettazione; le battute e i modi stravaganti di alcuni insegnanti posso essere ottimo materiale per l'avvio di una conversazione; e così via, finché non arrivi a passare le ore di "filosofia" o "biologia" in bagno. Tanto i professori non facevano nulla di diverso se non ripetere pari pari ciò che c'era scritto sul libro.
Passano inesorabilmente gli anni, e pian piano sei entrato a far parte di quell'ecosistema in cui non esistono regole scritte o padroni, ma sai che il rispetto è fondamentale come altrettanto lo sono la condivisione e l'insofferenza nei confronti di quelle maledette cinque ore giornaliere di reclusione scolastica. Di una cosa però sei certo: non avrai timore nell'ammettere che una piccola lacrimuccia, quel lontano 1 luglio 2006, è scesa dal tuo volto, mentre con aria nostalgica guardavi per l'ultima volta quella porta grigia mal ridipinta. 

top five

17 dicembre 2011
TOP FIVE DELLE FRASI PIÙ USATE DA PESA A MADRID


5) No hablo Español.


4) No soy de aquì.


3) Como?


2) In English, please!


E in prima posizione troviamo.....


1) Cosa ha detto!? Cosa vuole?? 
_________________


TOP FIVE DELLE FRASI PIÙ USATE DA PESA IN AEREO


5) Se quando atterra applaudono, li ammazzo.


4) Se quando atterra applaudono, li ammazzo.


3) Se quando atterra applaudono, li ammazzo.


2) Se quando atterra applaudono, li ammazzo.


E in prima posizione troviamo.....


1) Li ammazzo!

il quizzone

12 dicembre 2011
Ma sì, dai, perché ogni tanto non provare a fare un gioco su questa derelitta pagina web che racchiude le idiozie di questo povero disperato? Che poi sarei io, eh.
Avete tempo una settimana per risolvere queste intricato e difficilissimo enigma.
Dunque, da domani, martedì 13, dovrei eclissarmi totalmente sparendo dagli schermi dei vostri PC almeno fino a sabato 17, e il vostro compito sarà indovinare dove me ne vado di bello. 
Ricchi premi in palio per chi riuscirà a trovare la soluzione, come ad esempio una batteria di pentole in acciaio Inox 18/10 (si scrive così!?), un TV Color 16'' con videoregistratore integrato, e un comodo materasso Eminflex con doghe ergonomiche in legno. 
Io, personalmente, non voglio darvi alcun tipo d'aiuto, anche perché effettivamente la soluzione è abbastanza facile.
Domandone: dove vado di bello? 

quando pubblico un post la parte più difficile è il titolo

7 dicembre 2011
Siamo a dicembre quindi, tradotto in parole povere ma di facile comprensione per tutti voi, questo vuol dire: Natale, Capodanno, cibi, bevute e freddo. 
Se devo essere onesto, andando in leggera controtendenza con il 95% dei blogger mondiali, che considera il Natale uno schifo, io provo una certa simpatia per la più cristiana delle festività. Non bisogna esser tristi, suvvia, si sta con amici, parenti e tutti ci si ubriaca fino a perdere le più basilari capacità intellettive. Sì sì, certo, c'è anche la boiata del "a Natale siamo tutti più buoni", "è Natale, è Natale, si può fare di più", ma solitamente lascio perdere questo aspetto buonista e tedioso della festa. L'unica cosa che potrebbe farmi cambiare idea, invece, sono tutta quella serie di film mielosi e ruffiani che passano 24 ore su 24 in televisione, ma avendo abbandonato quell'odiosa scatola tanto e tanto tempo fa la cosa non mi tange.
Ciò che invece turba i miei sonni e la mia psiche in tutto questo gioioso periodo è il Capodanno; ogni anno sempre la stessa storia: ti ritrovi in una festa, che definire colossale è minimalista, in cui il numero degli invitati sfiora i sei zeri e tu comunque starai con quei poveri quattro stronzi dei tuoi amici. Immensi preparativi per una notte che di particolare non ha nulla, se ho voglia di ubriacarmi non aspetto di certo l'ultimo giorno dell'anno, ne ho a disposizione trecentosessantacinque per Dio! E li sfrutto tutti quanti come meglio posso.
Per non parlare poi dei tanto fastidiosi programmi TV (e il fatto che la televisione sia nuovamente il male della situazione dovrebbe far riflettere chi, tra di voi, ancora continua a fare affidamento su quel maledetto e odiato elettrodomestico) che trasmettono il fatidico countdown verso la mezzanotte, dove falsissimi e irriverenti star dello show-business, tutti tirati a lucido, festeggiano con noi l'anno nuovo, ridono e scherzano come se si divertissero realmente. 
Ma volete che andiamo a ricercare altri luoghi comuni del Capodanno!? Beh, niente di più semplice:
C'è il discorso del Presidente.
C'è il cotechino con le lenticchie.
C'è lo spumante.
C'è il bacio sotto il vischio.
E soprattutto c'è il primo nato dell'anno.
Questo povero pargolo, macchiato dell'unica colpa di esser venuto al mondo, si trova dopo pochi istanti di vita sotto i riflettori di chissà quale insulsa rete televisiva locale. E io, inerme e attonito, penso ai giornalisti che stanno davanti agli ospedali, l'ultimo dell'anno, e spulciano le liste delle donne gravide presenti in reparto, pronti ad analizzare le sensazioni e dare all'Italia un'importantissima (?) e fondamentale (??) notizia. 
Fortunatamente la notte di Capodanno bevo, e bevo talmente tanto che di questi insulsi avvenimenti, nella mia mente, non rimane che qualche pallido e confuso ricordo. 

«"sollazzo" nell'accezione più ironica del termine»

5 dicembre 2011
Ma quale vita, quale piacere senza l'aurea Afrodite?
Che io muoia quando più non mi stiano a cuore
l'amore segreto e i dolci doni e il letto, 
i fiori dilettevoli di giovinezza
per gli uomini e le donne. Ma quando incalza l'odiosa
senilità, che fa brutto anche l'uomo bello,
assidui tormenti lo sfibrano nel cuore
né si allieta a mirare i raggi del sole
ma in odio è ai ragazze e delle dame è scherno:
così penosa un Dio volle la vecchiezza! 


Fr.1 - Mimnermo


Non sono assolutamente arrivato al punto in cui abbandonerò l'amore per i dolci doni e il letto, e lungi da me l'idea di giungere a simili traguardi. Però dentro di me sento che più mi avvino a cifre importanti della mia età (venticinque anni, un quarto di secolo!), più sale la preoccupazione e l'idea di fare resoconti su ciò che è stata la mia vita. 
Non so il perché ma è come se una volta toccata la fatidica cifra dei TRENTA! la mia esistenza possa perdere di significato, e tutto ciò che arriverà dopo sarà il nulla più totale. Con questo non sto dicendo che i trentenni siano dei decrepiti, dei falliti e tutte le cose negative che possiate immaginare, sto solamente arrivando alla conclusione che io sia un fallito. A ventiquattro anni sento di aver abbandonato tante opportunità, di non aver sfruttato al massimo il mio tempo, e ho l'angosciante sensazione che se, quando giungerò nel mezzo del cammin di mia vita, non avrò trovato una collocazione al mio essere, la mia posizione all'interno del creato, allora mi considererò uno sconfitto, un perdente eterno che vagherà per il resto dei suoi anni senza nulla da fare. Sempre se avere a cuore l'amor segreto, i dolci doni e il letto si possa considerare nulla.

goodbye grey sky, hello blue!

1 dicembre 2011
È inutile che lo neghiate, io stesso non ne faccio di certo segreto: anche voi durante la vostra infanzia avete sognato di essere degli Arthur Herbert Fonzarelli, o per meglio dire Fonzie
Tutti, ne son certo, almeno una volta lo abbiamo desiderato ardentemente quando, seduti davanti al televisore, ammiravamo le sue doti di latin lover, la sua risolutezza, il suo essere figo sempre e comunque, la sua spavalderia che si macchiava di fascino indissolubile, gli stormi di ragazze che cascavano ai suoi piedi, e soprattutto abbiamo sempre voluto avere il suo tocco magico! Già, quella sua capacità fuori dal comune di risolvere qualsiasi guasto (meccanico, elettrico, elettronico), accendere una lampadina o un juke-box, con un semplice pugno sul muro o sull'oggetto interessato.
Io ci ho provato per anni a dar pugni agli oggetti, provocandomi serie lesioni alla mano destra. Come per anni mi son esercitato a lungo nello schioccare le dita, levare i pollici ed esclamare "Hey!"; ci son riuscito solamente l'estate scorsa. Ho anche tentato di emulare le sue imprese con giovani e balde giovanotte, ma a quanto pare mischiare i rozzi insegnamenti di Cheyenne con i metodi spavaldi di Fonzie porta solo ad un sacco di schiaffi
Ma dopo un lungo periodo di sconfitte e delusioni ho avuto la mia rivincita. 
Nel posto in cui lavoro abbiamo un bagno, e questo l'avevate capito già da tanti altri post. Il water del bagno appena citato ha un piccolo difetto: la vaschetta dell'acqua una volta che viene svuotata non si riempie più. Così un giorno (se non ricordo male erano le 9.30, minuto più minuto meno) per evitare di fare una figuraccia, ho provato in tutti i modi a riparare il guasto. Ho smontato l'intera vaschetta, svitato a mani nude un bullone dietro l'altro, chiuso e riaperto il rubinetto dell'acqua, ma niente da fare, ogni tentativo era inutile e mi gettava nel baratro della vergogna più totale. Finché non arrivò "Il colpo di genio!", e guardando la mia mano destra sentii in essa scorrere il Fonzie.
Ricomposta la vaschetta e avvitati tutti i bulloni, ovviamente a mani nude, prendo un profondo respiro, chiudo le mie dita sul palmo della mano destra, do un colpo e magicamente l'acqua va a riempire quel contenitore di plastica, facendo aumentare a dismisura la mia stima e potendo così trascorrere da quel giorno una serie di lunghi e prosperi Happy Days. 

questa roba me l'hai mandata scritta?

28 novembre 2011
«Oh»
«Eh»
«Ho deciso. Non provare a fermarmi!»
«Deciso cosa? Ma cosa vuoi da me!? Perché esordisci con frasi senza senso come se tutti dovessero capirti a prescindere??»
«Certo, sempre a fare la finta tonta tu. Sai benissimo a cosa mi riferisco! Ho deciso: scriverò un libro» 
«Un libro... »
«Eh, un libro»
«Un libro... »
«Sì, un libro! Hai presente, quella serie di fogli stampati o manoscritti, di identica misura, legati tra loro e muniti di copertina [cit. dizionario Sabatini Coletti]»
«So cosa è un libro! Ma perché questa idea!? Voglio dire, al massimo puoi vantare al tuo attivo un paio di stupidaggini sul tuo blog. Guarda che scrivere un libro non è una cosa così semplice»
«Vuoi che non lo sappia? Mi vergogno e allo stesso tempo provo una gioia immensa, ogni volta che sotto i miei occhi scorrono le parole scritte da gente come Silone, Calvino, Atzeni, Dante... però posso dire che in questi ultimi giorni mi son ricreduto» 
«E cosa è successo? Hai incontrato la Luce sulla via per Damasco? Hai visto la Luce con James Brown in sottofondo?» 
«No, ho semplicemente ragionato mentre andavo in giro per librerie. E vuoi sapere cosa ho concluso?»
«Se proprio devi» 
«Scrive libri, e anche tanti, gente come Fabio Volo. Non so se abbiamo presente. Ma la cosa più avvilente di tutte è il fatto che le banalità che vengono riportate su quelle squallide e tristi pagine le puoi trovare tranquillamente passando dieci minuti sul web, sicuramente scritte con molto più estro e una miglior forma» 
«E fin qua concordiamo... »
«Poi l'altra sera ho visto l'incredibile. Ha scritto un libro anche Silvio Muccino... »
«Quando esce il tuo libro!? Ne prendo quindici copie!» 

mi piace ricordarlo così

26 novembre 2011

Genio.
E prometto che non ne parlerò mai più.

i gruppi hipster, indie, hardcore

24 novembre 2011
Parliamoci chiaro: in Italia chi è che realmente lavora? L'imbecille. Se tu sei in questo paese, e ti permetti il lusso - perché al giorno d'oggi chi ha uno stipendio è una privilegiato - di avere un posto di lavoro, e in quelle sei/otto ore giornaliere muovi anche un solo dito, sforzi anche solo minimamente la tua mente per produrre qualcosa di utile, allora mio caro, lasciatelo dire, sei un imbecille. 
E non parliamo di quelli che se la prendono pure a cuore quando qualcosa gli va storto sul luogo di lavoro! Una categoria indicibile.
Perché devi star lì a tormentarti per trenta ore settimanali se poi tanto quello che fai, i tuoi sforzi, il tuo impegno finiscono buttati al vento? Certo, per contratto hai uno stipendio che ti arriva puntualmente alla fine del mese, ma chi ripaga tutto il sudore, la fatica, le notti insonni passate al PC, gli occhi gonfi per le giornate interminabili davanti allo schermo? Nessuno, assolutamente nessuno. 
E allora, caro lettore, che magari ora sei proprio davanti al PC del tuo ufficio e mi stai leggendo, perché non fai come probabilmente fa il tuo collega? Fregatene. Continua a stare sul mio blog, guarda video su YouTube, spulcia profili di gnocche su Facebook, tanto lo stipendio, comunque sia, ti arriva, e non accuserai la benché minima fatica. Forse solo un po' di noia, ma niente di che. 
Purtroppo, invece, io sono un imbecille, e vi dirò di più: sono proprio quell'imbecille estremo, indicibile, che se la prende pure a cuore! Il bello è che non posso farci nulla, cerco di fregarmene, provo con tutte le forze ad impormi di star seduto sulla mia bella e (s)comoda poltrona in panciolle, a girare i pollici e scrivere amenità, ma niente da fare... lavorare bene, ringraziando con la mia fatica e le mie diottrie chi mi ha permesso di star qui, è più forte di me. Ma almeno, la notte, posso dire di andar letto con la coscienza pulita, e anche con un buon libro tra le mani. 

ormai è una costante

21 novembre 2011
Stordimento, confusione e tanti altri sinonimi. 
È un periodo strano, son sempre lì che analizzo, osservo e penso. Penso a tante cose, e il più delle volte trattasi di inutilità, futilità, banalità. 
Mi ritrovo a vivere sempre e comunque situazioni paradossali, quasi come fossi all'interno di un libro di kafkiana memoria e stessi facendo un processo a me stesso; o semplicemente un processo alla mia mente che tutto crea e prontamente tutto distrugge; un processo alla mia vita precedente, attuale, futura; un processo alla mia condizione di deficiente.
Quindi, più vado avanti nel tempo più continuo a dar credito alle teorie fondate sulla mia malattia mentale, con l'aggravante che nello specchio del narcisismo non appaio affatto come un caso clinico bensì come un folle, una sorta di Man on the Moon. E ad avvalorare quanto appena detto ci sono i fatti, riscontri materiali concreti, e la cosa mi preoccupa.

Esempio: l'altra sera, mentre ero in macchina con la mia dolce metà, mi accingevo ad entrare in un parcheggio; accosto la macchina al parchimetro, premo il bottone, prelevo il ticket e inconsciamente, come fosse nell'ordine della normalità, dalla mia bocca fuoriesce la parola «Grazie». Non curante continuo la marcia all'interno del parcheggio finché, volgendo lo sguardo sulla destra, noto la faccia allibita dell'amore mio che con tono di rimprovero dice «Ma sei normale? Ti rendi conto!? Poco ci manca che non ringrazi me, e ti metti a dire "grazie" ad un parchimetro».
Presa coscienza del fatto che effettivamente come gesto tanto normale non è, rimango fermo e imbambolato davanti al volante della macchina per circa trenta secondi. Poi mi ricordo di Lou Reed e Metallica. 
Quindi, nuovamente, son corso in bagno a vomitare.

igiene e sicurezza nei luoghi di lavoro

17 novembre 2011
Ogni tanto ho come l'impressione di essere un malato di mente, forse un folle, un visionario. Beh, non sarà di sicuro così, ne sono convinto, però capita spesso e volentieri che la mia mente organizzi strani scherzi ai quali, in un secondo momento, non sa proprio dar risposta.
Poco fa, ad esempio, siccome in ufficio ho un efficientissima connessione ADSL, ho pensato bene di scaricare un piccolo file e poi mandarlo da una mia casella di posta ad un'altra. Apro Gmail, allego il file, digito il mio secondo indirizzo di posta e poi... e poi guardo l'oggetto e il corpo della mail. Bianco. Un grande spazio bianco nel quale non vi era nulla, solamente l'immagine con l'allegato bello in vista e nient'altro. Ci ho pensato un po' ed effettivamente provavo dispiacere nel vedere quella mail così spoglia, priva di contenuto, riempita se non da qualche piccolo kB. Preso da tenerezza e buon cuore volevo riempire quel vuoto, anche solo con un saluto, perché penso sia di una maleducazione unica, nonché inutilità estrema, mandare un messaggio totalmente vuoto. Dopo trenta secondi di totale imbabolamento davanti allo schermo del PC, mi son però reso conto che il destinatario di quella mail ero io, quindi, per dirla tutta, perché avevo necessità di scrivermi qualcosa!? Perché non vedevo di buon occhio l'idea di mandarmi una mail vuota!? Perché sentivo che quella stessa mail non sarebbe dovuta arrivare a me, bensì ad un totale estraneo!? Continuando di questo passo, pensai, la finirò con lo spedirmi lettere con tanto di francobollo, parlare in terza persona, candidarmi nel PDL e governare l'Italia per circa 20 anni. 

Ripresi a pensare normalmente, e mandare finalmente quella maledetta mail, solo dopo che alla mia mente tornarono vive le immagini intraviste domenica scorsa su Rai3, mentre passavo accidentalmente davanti alla televisione, e le mie orecchie poterono quindi udire quello scempio messo in atto da Lou Reed e Metallica.
Quindi son corso in bagno a vomitare. 

deficiente

14 novembre 2011
Una persona deficiente va incontro a numerose avversità nel corso della sua vita, e il più delle volte son spiacevoli situazione che proprio quest'ultimo/a va a creare o addirittura a ricercare. Ecco quindi spiegato perché poi si vanno a scrivere cose deficienti, proprio come il mio precedente post, si vanno a pensare cose deficienti, si instaurano rapporti con persone di eguale o maggiore, in alcuni casi, deficienza. E sembra proprio che tutto ciò sia di incredibile giovamento e somma felicità per il soggetto in questione. 
Io sono un deficiente. Quindi, come deficiente, devo andare a capitare in situazioni idiote, stupide e fuori dal normale, senza fare il benché minimo sforzo per creare questo tipo di avvenimenti. Un paio di giorni fa, proprio mentre mi era venuta in mente l'idea del post precedente, che tanta preoccupazione ha creato nel cuore e nella mente dei miei più appassionati lettori tanto da rovinargli il week-end, stavo tornando a casa dopo una poco impegnativa serata lavorativa. Mentre guidavo sentivo un pungente dolore provenire dalla parte inferiore delle costole, proprio localizzato all'altezza dello stomaco. Questo immenso dolore si manifestava a momenti, e aumentò d'intensità una volta sceso dalla macchina,  rendendomi impossibile persino camminare. Preoccupato e sofferente facevo palpare il mio avvenente stomaco alla mia dolce metà per cercare di capire se riuscisse a percepire un qualche male incurabile. Vuoi per un periodo di stress fuori dal comune, o per l'immensa quantità di alcolici assunti durante l'arco dei miei ventiquattro catastrofici anni, sia io che Lei abbiamo pensato, tragicamente, ad un'ulcera. 
Salutata l'amore della vita mia, con la preoccupazione sul volto, mi dirigo alla guardia medica del mio paese già immaginando nella mia mente chissà quali risvolti della mia esistenza: una vita destinata ad estinguersi in sei mesi e quindi il mio blog diventare tra i più popolari d'Italia, con il racconto di un giovane prossimo alla morte; file di amici all'ospedale che in lacrime manifestavano il loro affetto nei miei confronti; e così via. 
Arrivato in loco espongo il mio problema alla dottoressa di turno. Questa mi guarda con uno sguardo decifrabile come "questo e stupido" o una grande preoccupazione, e mi fa accomodare sul lettino. Alzo la maglia e inizia a toccarmi: tocca a destra, tutto normale; tocca a sinistra, dolore mortale. 
«Faccia un profondo respiro» e ficca la mano immediatamente sotto la gabbia toracica, effettuando una piccola pressione. Improvvisamente sento che si aziona il mio sfintere. Come catapultato in un mondo parallelo sento il mio stomaco liberarsi e l'aria fluisce fuori dal mio soave deretano delicatamente, quasi come se non ci fosse nessuno in quella stanza. Sollevato e gratificato al pari un orgasmo bellissimo, guardo la dottoressa che mi fa «Quando l'intestino si dilata può far molto male, ma non si preoccupi, ora è tutto risolto». 
Con il viso rosso dalla vergogna, mi alzo dal lettino, porgo le mie scuse per la grottesca situazione ed esco dall'ambulatorio, pensando che effettivamente tutto ciò che ha a che fare con il gas o con dell'aria all'intero del corpo umano mi riguarda. Concludo quindi la serata triste e sconsolato andando a casa di Pisello® a giocare a PES, ovviamente vincendo, ma con l'angosciante situazione di deficiente che grava sul mio essere. 

11 novembre 2011
And now I give up, so goodbye and so long.

solo gli stolti non cambiano mai idea

9 novembre 2011
Periodo di crisi esistenziale per il povero Pesa, tant'è che parla pure in terza persona. Così mentre è sul punto di dormire e riposare le sue povere spoglie membra - perché anche in inverno si dorme in mutande - ecco che alla sua mente sovvengono alcuni delicati e complessi pensieri: 


Odiavo Aphex Twin e Kraftwerk, non sopportavo quella musica, da me definita "di suoni", in cui non c'era neanche una chitarra, un basso o una batteria che emettesse casino inimmaginabile.
Ho scaricato la discografia di Aphex Twin e l'ho ascoltata tutta, da cima a fondo.
Ho scaricato la discografia dei Kraftwerk e l'ho ascoltata tutta, da cima a fondo.
Sono andato al concerto al concerto di Aphex Twin e Kraftwerk a Livorno, lo stesso giorno, nello stesso posto, ho conosciuto personalmente Mr. Richard David James. Durante il concerto ho chiuso gli occhi e visto mondi inesplorati, ho aperto gli occhi e i mondi inesplorati si sono amplificati. 
Mi piacciono Aphex Twin e Kraftwerk. 


Giudicavo gli scrittori della mia Regione sciatti e inadatti a soddisfare i miei desideri letterari. Ergo dopo "Canne al vento" non ho mai letto nient'altro. Preferivo concentrarmi sulla letteratura d'oltre Manica o Americana, guardando dall'altro verso il basso la letteratura nostrana (nostrana della Sardegna).
L'unico autore letto, come già detto, e dal quale probabilmente deriva questa avversione, era Grazia Deledda.
Ho approfondito poi Grazia Deledda e ho capito tantissime cose. Ovvero che la Sardegna degli scrittori non finisce e non inizia con lei. Lei è niente. 
Ora sul mio comodino ho libri di Dessì, Atzeni, Costa, Ledda, Satta. Li leggo con piacere, sommo piacere, ammirazione, fascino, attrazione. E continuo a comprare i libri, a leggere e viaggiare nella mia isola attraverso gli occhi di questi immensi scrittori. 


«I film western son roba da Rete4 al pomeriggio, che guarda mio nonno e soprattutto son tutti uguali, monotoni, lunghi e noiosi». 
Beh, questa sui film western la conoscete già


(Confessione shock, reggetevi sulle sedie) 
La prima volta che votai, nel lontano 2006, votai Rifondazione Comunista. Ero convinto esistesse realmente un ideale in cui credere e per cui lottare. Partecipavo alle manifestazioni, alle discussioni, leggevo giornali impegnati, ascoltavo musicisti altrettanto politicizzati. 
Ho visto il mondo. Ho visto i politici. Li ho conosciuti. Ho capito chi sono, che cosa vogliono e quali sono i mezzi per ottenere il potere. 
È dal 2008 che sulla scheda elettorale scribacchio parole senza senso, insulti, barzellette, gioco a Tris in solitaria, e per ora è forse l'unica alternativa seria e concreta che son riuscito a trovare a questa politica insulsa e malata. 

l'Inail è in Via Sonnino

7 novembre 2011
Amo la mia terra. Lo so, vi ho parlato tanto, tantissimo della mia Isola, però è sempre bello raccontare delle proprie origini, della propria storia e del luogo in cui si vive. La amo in maniera così maniacale ed estrema, la mia terra, che vado su tutte le furie al sol pensiero che qualcuno possa deturpare questo meraviglioso dono della Natura che porta il nome di Sardegna.
E così ogni tanto mi faccio promulgatore di un'accesa campagna sensibilizzatrice tra i miei amici, conoscenti e sconosciuti per preservare il territorio, anche in maniera banale, come ad esempio ammonire le persone quando buttano le cartacce per terra. Mi fa salire il sangue alla testa infatti il veder cicche, pacchetti di sigarette, biglietti del pullman e chi più ne ha più ne metta sparsi lungo le vie della mia città, o le bottiglie di birra e vino su per i monti; e ogni volta lancio lunghe e colorite maledizioni, indirizzate a queste bestie della natura che portano il nome di esseri umani. 
Ancora più imbarazzante e fastidioso quando suddetti esempi di immondezza si trovano lungo le meravigliose coste Sarde. È capitato che quest'estate a Cala Mariolu, in Ogliastra, un'allegra famigliola napoletana (ve lo giuro, erano proprio di Napoli, non sto stereotipando... anche se è una cosa che faccio molto spesso) vuoi per pigrizia o menefreghismo, abbia lasciato su quello splendido arenile una busta di considerevoli dimensioni piena zeppa di residui di una giornata festosa al mare. Tentato dall'andare a prenderli per un orecchio e far raccogliere loro il proprio pattume, fui placato solamente dalla mia dolce metà. 
E come non parlare di quei personaggi immondi che gettano qualsiasi cosa si ritrovino tra le mani fuori dal finestrino della macchina in corsa!? Meglio non spendere neanche una parola su di loro, non ne vale la pena. Vi lascio solamente un consiglio, fate come me: buttate tutto quanto in macchina, così almeno potete dire che è sporca perché non volete inquinare. 


N.B. Questo post non è stato assolutamente scritto per giustificare l'intensa e perenne sporcizia dell'interno della mia macchina. All'esterno, fortunatamente, ci sta pensando la pioggia in questo periodo.

memorie di un partigiano (titolo by Pisello®)

4 novembre 2011
(Rubrica in cui Pesa, teneramente accompagnato da un'agenda, attraversa la città e appunta alcuni comportamenti che ai suoi occhi pargono assai strani).

Animali curiosi questi Skaters, tutti uguali nell'abbigliamento, nella parlata, nella gestualità, nella ritualità. Fanno su e giù dalla tavola producendo questo rumore terrificante che con maggior intensità va ad inondare l'antica piazza cittadina del Bastione di St. Remy. 
Corrono, saltano, piroettano, si insultano per presunti e ingenui imbrogli «Non l'hai visto, ma son riuscito a concludere il "trick"», «Non è vero!» e così parte la disputa. 
Passano il loro tempo all'assalto di una bianca e vecchia panchina in marmo, armati solo ed esclusivamente del proprio skate; lo fanno saltare, o almeno ci provano, cercano di volare insieme ad esso, e puntualmente falliscono. Io intanto, stando nel piano superiore della fortificazione sabauda, li guardo e mi accorgo che attorno a me il mondo non si è fermato, va avanti. Nello stesso istante in cui ai miei piedi si consuma quell'indecoroso spettacolo messo su da alcuni ragazzini, si può ammirare il tramonto dietro i monti sulcitani; la nave che abbandona il porto, portandosi dietro di se uno spettacolo di luci riflesse sull'acqua; le campane festanti che annunciano alla parte bassa della città, quella più recente e nuova, l'inizio della messa serale. E vorrei stare lì per ore.
Animale curioso questo Pesa, passa la sera a scrivere su un'agenda. 

un giorno...

2 novembre 2011
Poi c'è stata la volta in cui con Nich salvammo un Mokele m'bembe. 
Eravamo dentro una foresta, tipico habitat per un Mokele m'bembe dei giorni nostri, e l'abbiamo trovato accovacciato dietro un albero. Stava lì, impaurito, solo e affamato; a questo punto non potevamo far altro che avvicinarlo e portarlo in salvo. 


Tipico esempio di pessimo utilizzo di Photoshop.

Siamo poi riusciti a portarlo fino in città. 
Ma questa è un'altra storia. 


le sole persone perfettamente coerenti sono i morti

31 ottobre 2011
Certo, potremmo anche star qui a parlare della bellezza e magnificenza della Comedia di Dantesca memoria, della crisi mondiale, delle tette di Scarlett Johanson, e invece facciamo qualcosa di molto meno istruttivo, stupido e senza senso, ma non per questo inutile: analizziamo gli ultimi miei due mesi di vita, dai quali possiamo arrivare ad una riflessione inattaccabile ed evidente: sono uno schifosissimo incoerente. Con tanto di rima.
I miei lettori più affezionati (io) ricorderanno sicuramente a menadito quel celebre post in cui andavo ad attaccare i cellulari di nuova generazione, quelli supertecnologici, in grado di farti viaggiare in rete alla velocità della luce, di scattare meravigliose foto, di preparare un caffè e quant'altro. Ecco, un mese e mezzo fa ne ho comprato uno, e perché l'ho fatto? Non lo so, non ne ho assolutamente idea. Quel BlackBerry era lì sullo scaffale e mi guardava, io guardavo lui, è scoccata la scintilla della mia deficienza, e l'ho comprato. Così ora posso ricevere e leggere i vostri commenti in qualsiasi momento della giornata, mi serviva solamente questo per essere veramente completo. 
Sempre voi, miei cari fidati lettori, ricorderete la teoria del "Pesa non compra libri ma li scrocca dalla biblioteca". Dimenticatela. Cancellatela, e ricordatevi che sono uno schifosissimo incoerente. Ho preso un "brutto" vizio infatti: comprare libri. Ora passo le mie giornate in libreria per uscire con malloppo di libri dei più disparati generi e autori (in particolar modo, in questo periodo, autori sardi). 
E ancora, ricordate quando sparlavo del Governo, dicevo che i nostri politicanti son "arrivati dritti alla pazzia" (cit.), insultavo, sproloquiavo e inveivo nei confronti di Silvio e combriccola? Ecco, quello continuo a farlo. 

seconda proposta di legge

28 ottobre 2011
Sollazzato e soddisfato nel vedere l'immenso seguito scaturito dopo la pubblicazione della mia prima proposta di leggere, non potevo di certo fermarmi lì. Sentivo il dovere di rivendicare altri diritti, altre idee per migliorare la mia e la vostra vita.
Così, diventato ormai il più efficace e unico modo di comunicazione con le autorità preposte, pian piano ho intenzione di riempire il mio blog con proposte di legge altamente interessanti (?), motivate (?) e condivisibili da tutti.
La prima proposta, recante la lontana data del 21 ottobre 2011, era indirizzata niente popò di meno che al Ministero dei Trasporti; e non avendo ricevuto alcun tipo di risposta, oggi torno alla carica con la mia seconda bislacca idea, rivolta sempre al sopracitato gabinetto.
Vorrei infatti, in questa rinomata sede (il mio blog), chiedere e ottenere la sanzione immediata, violenta e mortale nei confronti di quelle persone dotate di automobili, modello station wagon di colore scuro, che, nelle strade a scorrimento veloce (quindi dalle S.S. Secondarie in su), sostano con noncuranza e disinvoltura sulle corsie d'emergenza o nelle piazzole di sosta, provocandomi ogni volta un colpo al cuore di dimensioni bibliche pensando si tratti di abili tutori della legge armati di autovelox. 


dalla prima lettera dello spammer a Pesa

26 ottobre 2011
In quel tempo, Pesa, armato di sonno e voglia di riposare beatamente, si trovava sdraiato sul suo letto, abbracciato dal tepore delle coperte. Al momento dell'improvviso risveglio, dal suo cellulare arrivò un suono, e il LED rosso iniziò a lampeggiare, indicando la venuta di un messo viaggiatore che consegnava una e-mail. Leggendo la mail, Pesa, trovò al suo interno il seguente messaggio:
"Il mio nome è Aisha Gheddafi, 34 anni, scrivo questa mail con le lacrime e il dolore dal mio cuore per chiedere il vostro aiuto in questo momento, ho avuto il tuo contatto durante la ricerca di una persona di fiducia che capiranno la mia condizione presente e mi vengono in soccorso qui in Algeria. Ho attraversato dolori e dolorosi momenti dopo la morte di mio padre. Dopo la morte di mio padre tutti i nostri account di Foreigner conto e locali son stati bloccati e non ci permettono di fare trasferire o ricevere il trasferimento di denaro da ieri dagli altri Paesi. Solamente uno dei miei consiglieri conto, uno della London Bank, mi ha chiamato e mi ha detto che il governo di Londra sta trattando per confiscare alcuni dei miei account di fondi in banca cosicché io non possa trasferire il denaro dalla banca all'altro paese. Prova e contribuire a trasferire la somma di 14.258.000 $ nel tuo paese e conservarli in un account. I privati sono disposto a darvi 35% del totale dei fondi e tenere 65% per me".

Stordito dalla nottata di pacifico sonno, Pesa, rilegge incredulo la missiva - tradotta per voi, in queste pagine, dall'aramaico antico - e con gesto istintivo e altezzoso scaraventa il cellulare dall'altra parte del proprio alveo, ignorando il messaggio in esso contenuto e riprendendo, con profonda pace interiore, il tanto amato sonno alle 13.30 di una soleggiata e triste domenica.
Parola di Pesa. 
Rendiamo grazie a Pesa. 

risorse comunitarie, ministeriali e regionali

24 ottobre 2011
Sono un cagone.
So benissimo che nessuno ha mai letto quel celeberrimo post in cui parlo delle mie evacuazioni giornaliere, quindi ho deciso di riproporlo, così potete capire meglio di cosa sto andando a parlare. Eccolo.
Ora, una volta assimilato - ed espulso - per bene questo mio pessimo scritto, potete capire benissimo l'affermazione d'apertura. Però onestamente, da un po' di tempo a questa parte, mi trovo in difficoltà, perché la prima delle mie tante evacuazioni giornaliere ha subito un cambiamento; se prima infatti era mia abitudine passare dal letto al WC con una nonchalance fuori dal comune, ora il mio intestino si attiva sempre intorno alle 9.00 a.m., casualmente sempre quando sto in ufficio.

Poniamo quindi alcune domande fondamentali:
Cosa c'è di più deleterio, per il lavoro di un cagone del mio calibro, se non un impellente stimolo?
E soprattutto, se a questo fatto aggiungiamo pure che ho un cellulare che permette di connettermi a Internet sfruttando la rete Wi-fi dell'ufficio anche mentre sono in bagno?
E ancora, se ai già sopracitati cataclismi sommiamo il leggere i vostri blog, le notizie dell'Ansa, il meteo e il sito della facoltà sempre mentre sono in bagno?
E infine, se, oltre a tutto quello che avete letto prima, mi mettessi anche a scrivere un post come questo, ovviamente mentre sono in bagno?
La risposta è facile. 

prima proposta di legge

21 ottobre 2011
Nonostante sia pienamente cosciente del fatto che questo post solleverà un polverone di polemiche, soprattutto all'interno delle istituzioni, e in particolare nel Ministero dei Trasporti, non ho intenzione di fermarmi, e son assolutamente convinto a parlare.
So bene che quello che sto per scrivere potrebbe rivoluzionare in maniera radicale il nostro modo di vivere l'automobile, gli spostamenti su strada e quant'altro; ma ormai non posso più indugiare, soprattutto dopo l'altra notte. Qua lo dico e lo scrivo: io chiedo, in via assolutamente ufficiale (come potrebbe non esserlo dal momento che viene scritto in un blog),  che venga inserito all'interno del codice della strada, e più precisamente nella sezione delle sanzioni più pesanti, il divieto a-s-s-o-l-u-t-o di ascoltare "Live at Pompeii" dei Pink Floyd mentre si è alla guida, in particolar modo nell'orario che va dalle 23.00 alle 07.00. Trattasi infatti di una delle cose più pericolose da fare quando si sta conducendo il proprio veicolo, anche più pericoloso di una bevuta tra amici. 
E se proprio non ci credete provateci, però poi non dite che non vi abbia avvisato. 
Io son salvo per miracolo. 

un Eroe

19 ottobre 2011


«Custu logu est su su, no?»
«No, est de tottus»
«Est de tottus?»

«Certu»

non mi tornavano i conti

17 ottobre 2011
Essendo io, come voi tutti ormai sapete, un grande estimatore di Clint Eastwood non posso - e non voglio - negare di essere anche un cultore dei film del grande Maestro Leone. E così fin da giovanotto mi son appassionato a vedere e rivedere all'infinito tutta la Trilogia del Dollaro, C'era una volta il West e Giù la testa. Devo riconoscere che da ognuno di questi grandi film ho appreso qualcosa, e ho sempre pensato che alla fin fine fosse un po' come se Leone avesse voluto tramandare alle generazioni future un messaggio, qualcosa che potesse lasciare un segno tangibile anche nell'anima e nello spirito degli spettatori, oltre che ovviamente sulla pellicola. Ad esempio: da Per un pugno di Dollari ho imparato che non si deve mai ridere di un mulo, questo, infatti, potrebbe avere subito l'impressione che si rida di lui... e non è bene; da Il Buono, Il Brutto e Il Cattivo ho imparato che quando il mio peggior nemico veglierà su di me potrò dormire sogni tranquilli; e via dicendo. 
Pensando che questi grandissimi film fossero entrati nell'immaginario collettivo mondiale, ho sempre creduto che anche il resto della popolazione umana la pensasse come me, ovvero imparare qualcosa ecc ecc. A maggior ragione ho sempre agito nella maniera più consona basandomi sul filmleonepensiero. Ma a quanto pare mi sbagliavo, soprattutto nel momento in cui pensavo che la frase di Cheyenne «... e se qualcuno di loro ti tocca il sedere, tu fai finta di niente, lasciali fare» fosse oro colato. 
Beh, sì, forse per me lo era, ma non di certo per tutte quelle che mi hanno dato un ceffone. 

quella che correva che facevamo in casa

13 ottobre 2011
Che i bambini d'oggi siano la più intelligente forma di vita presente sulla terra è un fatto assodato. Già in passato ebbi modo di constatare che questi infanti del nuovo millennio sono un passo avanti anche rispetto agli adulti più navigati. 
Ennesima dimostrazione l'ho avuta un paio di giorni fa, per una storia che ha dell'incredibile. O forse no. Nel senso che ora vi racconterò cosa è successo, poi analizzeremo diverse tematiche che mi lasciano perplesso. 
A lavoro, ascoltando i discorsi tra il mio capo(a) e una sua amica, riuscii a carpire che la figlia duenne di quest'ultima passò la notte precedente a piangere, lamentarsi, urlare e quant'altro. Il motivo era molto semplice la povera infante era stata svegliata da un terribile, ma che dico terribile, terrificante! incubo. Citando la madre, ecco il motivo di cotanta disperazione:
«Una notte indicibile, avevo la bambina che si lamentava e piangeva urlando: "Mamma! Mamma! Berlusconi e Fantola (candidato sindaco - perdente - a Cagliari per il PDL) mi hanno rubato il ciuccio!"».
Beh, sì, ora potremmo tutti quanti ridare dopo le illazioni della povera bambina, ma proviamo a pensare ad una cosa. Perché questa bambina, a soli due anni, conosce Berlusconi e Fantola? Perché associa questi due nefasti personaggi al male? (Nulla di sbagliato in questo, per carità). Semplicemente perché l'ha sentito in casa. Vivere in una casa di medio-alta borghesia, in cui si è attorniati da persone di spettacolo o cultura,  stile "Caterina va in città" - bellissimo film - o "Un qualsiasi film di Muccino" - stupidissimi e bruttissimi film - può essere deleterio per la natura del bambino. Infatti il povero pargolo viene sin dall'infanzia caricato di un peso che non gli compete, proprio come la politica, gli impegni sociali, le lotte di classe e quant'altro. 
I bambini son fatti per guardare i cartoni animati, correre nei parchi, sporcarsi, sbucciarsi le ginocchia, piangere perché si son tagliati o perché non son riusciti a segnare un gol.
I bambini devono essere bambini, e l'unico incubo che possono fare non è di certo il furto del ciuccio da parte di due politici; l'unico incubo concesso ad un bambino è il diventare adulto. 

... di merda

10 ottobre 2011
Computer di merda;
stampante di merda;
televisore di merda;
penna di merda;
macchina di merda;
pallone di merda;
scarpette di merda;
campo di merda;
casse di merda;
chitarra di merda;
accordatore di merda;
strada di merda;
indicazioni di merda; 
orologio di merda;
porta di merda;
fotocopiatore di merda;
sì sì, certo, tutto molto giustificabile. 
Una sola domanda, e l'essere umano? 

solamente una piccola considerazione (part VIII)

7 ottobre 2011
Immagino si sia sentita tanto, tantissimo, la mancanza delle mie consuete piccole considerazioni del venerdì. Ormai appuntamento fisso di alcune settimane fa, recentemente ho abbassato il tiro di pubblicazione, forse perché avevo poca voglia di considerare. Finché poi non mi sono accorto di qualcosa che affligge la mia mente e, soprattutto, il mio fisico. 
Posso constatare, con immenso dispiacere, che in questo periodo sto lievitando.
Lentamente vedo il mio peso aumentare sempre di più. Cifre di volta in volta di grado maggiore si susseguono sul display di quel malefico oggetto chiamato bilancia. Fosse solo un problema di aumento di penso e basta, lasciando il mio divino fisico intatto, sarei anche contento, invece noto che aumenta in maniera indecorosa, indicibile, ignobile e avvilente anche il mio girovita. E allora è tempo di correre ai ripari. Tempo di abolire tutti i cibi fuori dai pasti ordinari, tutti gli spuntini pomeridiani, che solo ultimamente facevano parte delle mie giornate. Bisogna muoversi, sudare, faticare, correre per i campi, per i monti, sulle spiagge. 

E soprattutto bisognare stare lontani dalla mia collega gravida. Lei mangia, sgranocchia, beve, sgranocchia di nuovo e infine rimangia, condividendo con me, oltre all'ufficio, anche le proprie leccornie, non coadiuvando assolutamente la mia voglia di dimagrire e stimolando instancabilmente la mia golosità e la mia ciccia.

perché conoscere gente di cultura è una prerogativa di noi uomini intellettuali (parte II)

5 ottobre 2011
Quando scrissi la prima puntata di quest'avvincente saga che vede il mio stupore esplodere al cospetto della becera intelligenza di alcuni tra i miei più cari amici, sapevo che ci sarebbe stato sicuramente un seguito. Non mi aspettavo, certo bisogna ammetterlo, che sarebbe arrivato così presto e soprattutto di una simile portata.
Vi chiedo ora, quale gioco, secondo voi, può portare alla luce rivelazioni sconvolgenti e totalmente debilitanti per una mente eccelsa come la mia (Immodestità© by Pesa tanto cara a Grace)? Ovviamente la risposta non può che essere: il Trivial Pursuit. Così, giocando allegramente e soprassedendo qualsiasi problema della vita attuale, si arrivò alla domanda di Spettacolo. Il giovane Manuele (siamo al cospetto di colui che pose la fatidica domanda "Qual è la capitale della Jamaica?", nonché fratello del celeberrimo Andre'), per quanto sia un mio carissimo amico, non è di certo ferratissimo in materie letterarie, e tanto meno in argomenti attinenti al teatro; così, ingenuamente, si ritrova a leggere una domanda in cui compare il nome del grandissimo e mai irraggiungibile Dario Fo. 
Il quesito pressapoco - purtroppo non ricordo l'originale - recitava così: 
"Con quale altro celebre personaggio, il premio Nobel Dario Fo, fu protagonista di Il teatro in Italia?"
Le opzioni:
Fellini,
Albertazzi,
Gassman. 
La risposta data era, incredibilmente, esatta: Albertazzi. 
Con mio grande stupore, e se devo essere sincero anche tanta gioia nel vedere Manuele interessarsi a qualcosa di prettamente culturale e non inerente figa, rap o rugby, chiesi come avesse fatto a rispondere correttamente e se mai era riuscito a vedere qualcosa o se di recente si stesse appassionando al palcoscenico e al Maestro. La sua risposta fu qualcosa di assolutamente sconvolgente per me: 
«No, ho tirato ad indovinare, anche andando un po' ad esclusioni. Scusa, Fellini è quello di Fantozzi, quindi cosa ci sta a fare!?». 

i titoli, che angoscia

3 ottobre 2011
C'è tempo e tempo; tempo per disegnare, tempo per correre finché il sudore non raggiunge i tuoi occhi e devi necessariamente chiuderli perché bruciano troppo, tempo per ascoltare musica. E, mi sento in dovere di dirlo, c'è tempo per ascoltare determinati tipi di musica. 
Il Metal, il Punk, il Pop, ad esempio, son generi che puoi ascoltare praticamente sempre: quando sei con amici, in macchina da solo, davanti allo specchio, con la chitarra tra le mani mentre cerchi di riprodurre i riff della canzone in sottofondo, ecc ecc. 
Per certa musica invece il discorso è un po' diverso. Cambia totalmente il modo in cui la si deve percepire; certa musica è fatta per essere assaporata dall'inizio alla fine in modo da poter gustare ogni minima variazione, ogni sfumatura, insomma essere colta nel suo più intimo significato. Non c'è bisogno di concentrarsi su virtuosismi, assoli, scale, terzine suonate con il metronomo che viaggia a 200 bpm; basta stare sdraiati a letto, aver bevuto qualche bicchiere di birra o vino in più, aver fumato una canna, o semplicemente star bene con se stessi... ed ecco che tutto assume una sensazione diversa, tutto si colora di particolari mai visti, sensazioni mai provate, note che probabilmente non sentiremo se fossi immersi nell'ascolto all'interno di un tram o nella bolgia di una metropolitana.
Ritagliamoci piccoli spazi, cuciamo un angolo per noi stessi in cui, anche grazie ad un sano e bel bicchiere di birra fresca, possiamo riuscire a godere di qualcosa che va oltre le nostre conoscenze, oltre la nostra ragione. 
Per concludere vi propongo un esperimento. Ascoltate questa canzone, ora, stando davanti al PC totalmente disinteressati, probabilmente immersi nel lavoro e riuscendo a leggere queste poche righe in chissà quale momento di pausa. Ecco, l'avete fatto? Una volta tornati a casa riascoltatela in pace, dopo aver bevuto una birra, sdraiati a letto, dentro la vasca, stando abbracciati alla persona che amate. 
Ha un altro sapore, vero? 


Grazie Violet.

uno, due, tre... libera

30 settembre 2011
Di tanto in tanto, quando proprio non so cosa fare, rileggo tutti i miei post scritti e pubblicati, dal primo all'ultimo, così tanto per, senza un vero e proprio motivo. Mi piace più che altro notare tutti gli errori - vuoi di punteggiatura, grammaticali o di forma - nei quali incappavo, e ovviamente, anche se con minor frequenza, incappo tutt'ora. Piccoli abbagli di grossolana fattura che fan sì che io possa rendermi conto di quanto in passato scrivessi male, soprattutto agli esordi. 
Più di ogni altra cosa però adoro pensare al fatto che quando non avrò ormai più nessuna idea da mettere nero su bianco, lasciando quindi appassire e morire questo povero blog, potrò riciclare questi decadenti post, riportarli alla luce dal dimenticatoio nel quale son finiti e attuare il mio diabolico piano: correggerli e riscriverli fino alla nausea, così da condurli a perfezione totale. Tutto questo perché so che ormai per voi son diventato come una droga.
Accidenti, certo che la vita del blogger è veramente dura.
E soprattutto, certo che con il tempo non sono affatto migliorato nella scrittura.

mi ha detto mio cuggino che da bambino una volta è morto

28 settembre 2011
Mio cugino ha passato con me la maggior parte delle sue estati infantili e adolescenziali.
Mio cugino mi ha insegnato come usare una bomboletta.
Mio cugino è stato il mio eroe d'infanzia, nonostante avesse solo due anni in più di me, aveva tanti amici più grandi, un PC e la Nintendo. 
Mio cugino è stato il primo in famiglia ad avere i roller blade, poi a seguire tutti quanti abbiamo preteso che ci venissero regalati. 
Mio cugino ha avuto l'onore di leggermi per primo i primi versi della Comedia. 
Mio cugino sembrava già grande alle elementari. 
Mio cugino permetteva che andassi a pranzo da McDonald con lui e i suoi amici. Le grandi conquisti della preadolescenza. 
Mio cugino diceva di essere forte a calcio e, anche se poi i fatti hanno dimostrato che io lo ero molto più di lui, lo vedevo come Pelè.
Mio cugino mi proteggeva quando venivano a picchiarmi (cit. Elio).
Mio cugino era amico di tutti.
Mio cugino aveva la fidanzatina, sogno proibito di tutti i seienni.
Mio cugino mi permetteva di guardare i film horror, e con lui ho visto il primo porno della mia vita. Esperienze di un ragazzino di undici anni. 
Mio cugino non lo vedo per più di cinque minuti, una volta all'anno se va bene, da che è morta mia nonna. E ogni tanto un po' ne sento la mancanza.


Pesa per il sociale: boicottiamo le liti in famiglia. 

non potete capire

25 settembre 2011
Non so definire la parola felicità. Ovvero: non so che sia la felicità. Credo di avere sperimentato momenti di gioia intensa, da battermi i pugni sul petto, al sole, alla pioggia o al coperto, urlando (a volte vorrei farlo e non si può, sarebbe giudicato segno di disturbo mentale) o da credere di camminare sulle nuvole o da sentire l'anima farsi leggera e volare alta fino a Dio (è capitato di rado). È la felicità? Così breve? Così poca?

Se esiste una parola per dire i sentimenti dei sardi nei millenni di isolamento fra nuraghe e bronzetti forse è felicità.

Passavamo sulla terra leggeri come acqua, [...], come acqua che scorre, salta, giù dalla conca piena della fonte, scivola e serpeggia fra muschi e felci, fino alle radici delle sughere e dei mandorli o scende scivolando sulle pietre, per i monti e i colli fino al piano, dai torrenti al fiume, a farsi lenta verso le paludi e il mare, chiamata in vapore dal sole a diventare nube dominata dai venti e pioggia benedetta.


Sergio Atzeni
Passavamo sulla terra leggeri 
Mondadori, 1996

Sono tornato a Casa. 

pensieri di un Sardo in Abruzzo - il ritorno

21 settembre 2011
Ricordate ciò che scrissi circa una settimana fa quando arrivai in Abruzzo? 
No!? Lo avete cancellato definitivamente dalla vostra memoria tanto faceva schifo? Non avete voluto leggerlo perché effettivamente era una boiata (come tutto ciò che scrivo tra l'altro)? Tranquilli, nessun problema. Eccovelo
Quindi, dopo esservi rinfrescati per bene le idee, siete pronti per leggere le mie impressioni ad una settimana e poco più di distanza dal mio arrivo, con il viaggio di ritorno verso Casa che si fa sempre più vicino. 
Fatta la premessa, posso tranquillamente constatare che le tre bottigliette d'acqua da 0,5L e le due da 1,5L, che da domenica scorsa mi ripromettevo di riempire in una delle tante fontanelle situate nel paese, oggi son diventate rispettivamente dieci e tre. 
Sto in alto, sui monti, immerso nelle meraviglie della Majella e del Morrone, in escursione un giorno sì e l'altro pure, con un paesaggio naturale impressionante e una fauna che comprende: lupi, cervi, camosci, orsi, aquile reali, caprioli, lontre, istrici, volpi; e gli unici animali che son riuscito a vedere sono due capre, un asino e un cane.
Appena qualcuno sente che son Sardo mi fa uno sconto se mi trovo in un negozio, mi da amichevoli pacche sulle spalle, mi offre un amaro e immediatamente nomina Cala Gonone e tutte le altre magnifiche coste della mia Isola. Onestamente non capisco proprio il perché.
«In Abruzzo fa freddo, portati roba pesante». Chi ha detto questa frase aveva ragione, anche se con una settimana di ritardo. 

do re mi non fa sol la si ma do (?)

19 settembre 2011
Ero bambino e ascoltavo De Gregori, De André, Rolling Stones, Chet Baker, John Coltrane, Claudio Lolli, Claudio Rocchi, il Ludovico Van. Insomma la musica di mio padre. Ho passato i primi undici anni della mia vita a giocare con le costruzioni Lego, e in sottofondo - che poi sottofondo non era visto che il volume dello stereo era sempre di proporzioni gargatuesche - avevo i grandi autori della musica mondiale.
Ero adolescente, frequentavo la prima media, e la moda era l'Hip Hop. Non quello fatto bene ricco di rabbia, voglia di rivincita e lotta di classe dei ghetti americani, o quello impegnato italiano, che ho scoperto solamente più avanti nel tempo, bensì quello sciatto, inutile, fine a se stesso. Trovavo utile e dilettevole andare in giro per la città ad imbrattare i muri, fare scritte più o meno artistiche sui banchi di scuola e sentirmi parte integrante di un gruppo di persone.
Ero in piena pubertà e i miei capelli sfioravano il mio bel culo (sì, ho un bel culo). Lunghi e scuri riccioloni mal curati cadevano sulle mie spalle, ondeggiando su e giù unicamente al ritmo di martellante musica Metal. Comperai tutti i dischi o-r-i-g-i-n-a-l-i
degli Iron Maiden, andai a tantissimi concerti, imparai addirittura a suonare una chitarra. Ormai l'Hip Hop era caduto nel dimenticatoio, e con esso anche i pantaloni larghi, le magliette disegnate e le bombolette spray.
Ero uno studente universitario, quindi, per forza di cose, dovetti riconquistare l'antico decoro dei capelli corti. Ad accompagnare questo nuovo cambiamento c'erano i NOFX, i Rancid, il punk californiano che tanto era cazzone quanto coinvolgente. Iniziai a suonare questa musica in un gruppo con il quale riuscì a togliermi qualche piccola soddisfazione all'interno dell'underground cagliaritano, e la cosa mi piacque assai.
Ero un fallito studente universitario e arrivò l'elettronica che soppiantò tutto il resto. Conobbi di persona Aphex Twin in condizioni fuori da ogni logica, ascoltai i Kraftwerk, colonna portante dell'elettronica anni '70, dal vivo. Imparai che la musica non necessariamente era fatta dagli accordi di una chitarra, il tempo di una batteria, il ritmare di un basso; la musica è anche tanto altro, un mondo all'epoca per me totalmente inesplorato.
Sono uno studente universitario/lavoratore che prova a non fallire per la seconda volta, e in questo momento ho con me De André, John Coltrane, il Ludovico Van, gli Iron Maiden, Aphex Twin, Dr. Drer, i NOFX e spero onestamente che continuino ad accompagnarmi per tanto tempo. Per tutti i secoli dei secoli.
Amen.

ci ho messo tanto tempo a farlo e ora tutti voi che state leggendo questo post dovete cercare di capire cosa significa

16 settembre 2011
Good Vibrations

Satisfaction

Sole mio

Cinderella

mit Violino

Lux Eterna

Galileo

Douce France

Nietzsche Leader

Kurosawa


Meine Liebe

Mr. Einstein on the beach

Drink!