non l'ho mai fatto, ma l'ho sempre sognato

29 ottobre 2010
Il mio problema con le campane penso che ormai vi abbia preso alle palle, ma vorrei tornare ancora una volta - e spero l'ultima - sull'argomento.
Ormai quel fatto sgradevole è diventato leggenda, addirittura gente che non legge questo blog, e con i quali non intrattengo un rapporto d'amicizia tale da raccontare i miei cazzi quotidiani, mi rimprovera del fatto che "litigo con il parroco". Alcuni giorni fa, a malincuore, mi son dovuto in parte ricredere.
Fermi, fermi, non iniziate a darmi del "criminale!" "delinquente!", "bugiardo!", "volta gabbana!", "Michele Misseri!" (diventato ormai insulto d'uso comune). Ascoltate la mia storia e giudicate.
Dovendomi presentare a lavoro per le ore 10.00, avevo preventivamente preparato la sveglia del cellulare per le 7.30. Si esatto, due ore e mezzo prima, questo perché: mezz'ora la impiego per riprendermi dal coma della notte precedente; un'altra mezz'ora per acquistare nuovamente la capacità motoria; tre minuti e venticinque secondi per fare una colazione provocante funzioni fisiologiche che posso così espletare nel tempo di valore europeo di 6 secondi netti; i restanti quarantacinque minuti li passo sotto la doccia, a godere del tepore dell'acqua; più ovviamente la mezz'ora di viaggio, salvo tragici imprevisti, incidenti e via dicendo.
Quindi, eravamo fermi alla sveglia. Solitamente dopo il primo suono - e che suono! Avete presente i primi 50 secondi di Time dei Pink Floyd? Ecco, quella è la mia sveglia mattutina - tendo a posticipare, e rimando di cinque minuti. Evidentemente però il giorno, nel pieno del sonno e del calore affettuoso del piumone, sbagliai tasto, spegnendo il cellulare e sistemandolo accuratamente sotto il cuscino. Ad un certo punto un fastidioso rumore giunge alle mie stanche e dormienti orecchie: DIN DON. "Che barba, queste maledette campane anche alle sette di mattina!" penso tra me e me, e nel mentre conto i rintocchi... 7... 8... 9. 9!? 9!?
RITARDO CLAMORSO.
Nel tempo record di 15 minuti netti son riuscito a fare una doccia, telefonare alla mia dolce metà, fare colazione e ci è pure scappata una piccola cagata. Tutto questo grazie alle campane. Che comunque sia, continuo a odiare profondamente.

talmente anticonformista da unirsi alla massa

27 ottobre 2010

Speranzoso (e soprattutto convinto, visto che ho una bassissima considerazione di me stesso, nonostante spari giudizi e critiche a destra e a manca) del fatto che nessuno me l'avrebbe mai chiesto, ora mi ritrovo fregato. Infatti recentemente, girando sui vari blog, ho trovato questo giochino in cui si fanno 8 domande, si "sfidano" 10 blogger a rispondere e così via. Oggi è stato il mio turno, tutto merito di Temporala, che ringrazio profondamente, perché vuol dire che a qualcuno, forse, interessa ciò che penso.
Dunque, si inizia solitamente dalla prima, però io, che sono l'alternativo e il mattacchione per eccellenza, non lo faccio:

4. Quale è stato il più bel compleanno? E perché?
Ehm, non saprei. Onestamente il compleanno è un giorno come un altro, in cui tutti catalizzano la loro attenzione su di me, mi fanno regali e dicono una strana parola che mi pare sia "auguri". Mah. Però ricordo il più divertente, o meglio, quello in cui son stato molto male. Erano i miei 17 anni, mi pare. Andammo a bere nel "pub" - se così può definirsi - del paese, eravamo io, Marci, Vobi, Mauro e Noemi. Passammo la notte a bere, ci sfondammo malamente, per poi andare a casa di Marci. Varcai la soglia di casa sua praticamente senza pantaloni, agitato e soprattutto divertivo, perché scappavo da povere e ignare persone che subirono l'attentato dello "ScampanellatorePazzoSenzaPantaloni". Alle 2.30 a.m. .

2. Quali erano i vostri cartoni animati preferiti?
Non posso rispondere a questa domanda, penso non finirei mai più di scrivere. Sarebbe una lista troppo lunga, quindi evito, guardavo veramente tantissimi cartoni da bambino. Ora ne guardo solamente tanti.

7. Quale è stato il vostro primo idolo musicale?
Sicuramente gli 883. Primo concerto della mia vita, avevo 12 anni, e mi sentivo il re del Mondo. Poi fortunatamente con il tempo ho cambiato, ho modificato i miei gusti e son cresciuto. Comunque non devo divagare, la domanda riguardava il primo, non il secondo o il terzo. (E giusto a titolo informativo vi dico Iron Maiden e Battiato).

3. Quali erano i vostri giochi preferiti?
I Lego. Forse per questo ho tentato la carriera da ingegnere, fallendo poi miseramente, pensavo che il mio futuro lavoro consistesse nel creare come creavo con i Lego. Come già detto in questo celebre post, passavo ore e ore a giocare con in sottofondo i Pink Floyd, e forse proprio per questo riuscivo a creare anche cose belle. Però purtroppo si cresce e i sogni vengono infranti.

8. Qual'è stata la cosa più bella chiesta (ed eventualmente ricevuta) a Babbo Natale?
200€. Me ne ha portato solo 150€, vecchio tirchio bastardo.

5. Quali sono le cose che volevate assolutamente fare e non avete ancora fatto?
Troppe, tutte molto utopiche ovviamente. Però chi ha fatto queste domande poteva un attimino rileggersele, e che cacchio dai. Se son cose che volevo fare vuol dire che ho perso interesse, o semplicemente ho già fatto. Sarebbe stato più corretto "cose che volete fare".

1. Quando da piccoli vi veniva chiesto cosa volevate fare da grandi, cosa rispondevate?
Strano ma vero non mi è stato mai chiesto. Maestre, professori, parenti, nonni, zii, e chi più ne ha più ne metta non mi ha mai posto questa domanda, quando ero piccolo.
Hanno iniziato a pormela quando son diventato grande, e allora sono andato in confusione. Per ora lascio aperte due piccole possibilità.
E no, questa volta non rivelerò nulla.

6. Quale è stata la vostra prima passione sportiva e non?
Nuoto. Ricordo quando nel bordo della piscina vi erano i corrimano in acciaio, io molto intelligentemente lo morsicai in maniera violentissima. Non riuscii a mangiare per tutto il pomeriggio, i denti mi facevano un male cane. Una lezione che ricorderò per tutta la vita: mai morsicare i corrimano delle piscine.
Poi solamente il calcio, ora solamente il calcetto.

Ecco, dovrei essere arrivato alla fine se non erro. Quindi ora non mi resta che scegliere 10 persone a cui richiedere di rispondere. Bene, come avrete già capito, non seguo mode e quant'altro, per questo motivo chiunque voglia farlo lo faccia. Non "sfido" nessuno, però se lo fate, abbia il buon gusto di avvisarmi, almeno per leggere cosa avete scritto. Grazie per la cortese attenzione.


scusasse

26 ottobre 2010
Se mai qualcuno avesse voluto commentare le ultime boiate scritte e non ci sia riuscito, la colpa, dovete sapere, è di un template non compatibile con i commenti.
Mah.
Devo farmi passare la voglia di modificare ogni 5 minuti il blog. Quindi lo lascio brutto così.

p.s. Ringrazio Shuzzy per la segnalazione

e cantavo le canzoni


Qui invece le suonavo.

penso ad un titolo ma non mi viene in mente nulla

23 ottobre 2010
"A pensar male si fa peccato ma ci si azzecca sempre", questo dice il detto se non vado errando. Bene o male l'ho sempre seguito durante la mia vita, nel senso che ho sempre pensato male. Ma non nel giudicare le persone, quelle vengono classificate secondo alcuni determinati schemi mentali che mi porto dietro da tempo immemorabile, quanto nel giudicarne le azioni. Infatti in base a come identifico una persona, il passo successivo sta' nel catalogare le sue azioni. Se ti reputo un babbeo, necessariamente, tu farai cose da babbeo. Se ti reputo un genio, necessariamente potresti fare cose intelligenti (dico potresti perché altrimenti "penserei" bene e non male). Ed è esattamente quello che è successo un paio di giorni fa a lavoro.
Presentatosi subito come un pianta grane, un fomentatore di guai e chi più ne ha più ne metta, il signor L. è stato identificato come un personaggio degno di nota. Non gli andava bene l'orario delle lezioni, se tutti gli altri allievi dicono A lui deve, sempre e comunque, dire B. Non me ne sono accorto solamente io, ma anche la segretaria (identificata in questo racconto come V.), infatti subito ci lanciammo "malignamente" in commenti del tipo «Ecco il solito pianta grane, con questo qui son sicura che succederanno casini, bla bla bla». Ovviamente tutti gli allievi del corso hanno lasciato un recapito telefonico così da poter essere contattati in casi di spostamento di lezioni e affini. Oggi non ci sarebbe stata lezione e quindi dovevo avvertire tutti di ciò, V. mi passa la lista con i nomi e i rispettivi numeri. Inizio a telefonare. Arrivo al signor L., il numero ha 9 cifre. Cazzo. Provo ugualmente ... .... "Tim, il numero da lei desiderato non è attivo". E ti pareva!

«V. son riuscito ad avvisare tutti tranne "ovviamente" il signor L. e indovina un po' perché?»
«Oddio cosa ha combinato questa volta?»
«Se volevamo la conferma del fatto che è un deficiente, oggi l'abbiamo avuta! Ci ha dato il numero sbagliato!»
«Nooo non è possibile! Uffa, aspetta che provo a controllare se è giusto.»
Va al pc, controlla, e detta nuovamente
«3..3..4... ops, avevo sbagliato io nel dettarlo»
«Hai visto, dai poverino, eravamo già pronti a parlar male di lui»
Telefono nuovamente, e nuovamente risponde la simpaticissima voce registrata "Tim, il numero da lei desiderato non è attivo".
«Eh ma non è possibile! Allora questo è proprio un demente! V. anche il numero che hai riletto era sbagliato!»
«Ma stai scherzando!? Guarda un po' qua nella scheda di iscrizione, ha lasciato per forza un recapito telefonico, non è possibile. Va be' altrimenti se non risponde lo facciamo venire a lezione e poi lo rimandiamo a casa. Peggio per lui che lascia i numeri sbagliati. »
Ricopio il numero.
Telefono.
"Tim, il numero da lei desiderato non è attivo".
CAZZO!
«V. Basta, è proprio un ebete, ma si può essere più scemi di così porca miseria oh. Ascolta io ricontrollo nuovamente, così per scrupolo... »
«Eh dai, poi te l'ho detto, peggio per lui se non riusciamo a metterci in contatto.»
«.... .... ....»
«Cosa c'è?»
«V. ... sai chi sono due deficienti?»
«....»
«Signor L. buongiorno, sono Pesa. Volevo dirle che giovedì non ci sarà lezione la sera. »
«Ok, grazie mille, gentilissimo. Arrivederci.»
«Arrivederci.»

In questa storia c'è una morale. Chi la indovina è bravo. Io continuo a crogiolare nella mia deficienza.

pecorino sardo 28€ al Kg. un affare!

19 ottobre 2010

Solo ora, leggendo sul sito ANSA, apprendo ciò che è successo stamattina a Cagliari. (In realtà ho iniziato a scrivere ieri notte questo post, quindi non meravigliatevi se trovate qualche "stranezza" temporale).

È da più di un mese, da quest'estate per l'esattezza, che i pastori sardi protestano. Cercano e pretendono risposte, vogliono essere ascoltati. Una volta ci son addirittura riusciti, io ero presente. Capitai casualmente in mezzo alla protesta con la mia dolce metà, camminando tranquillamente per le vie del centro, non pensavamo di incappare nel bel mezzo della manifestazione. Entrambi fummo subito contagiati dalla "febbre rivoluzionaria", ascoltammo quello che avevano da dire, le loro motivazioni e venimmo anche coinvolti in un breve sondaggio, condotto dai pastori stessi, sul consenso da parte dei "comuni" cittadini. Dopo pranzo, intorno alle 15.00, uscì dal palazzo del Consiglio Regionale di via Roma il presidente Cappellacci. Il boato di fischi fu' impressionante, non fosse stato scortato dalla polizia, non sarebbe mai arrivato sul podio - un camion arrivato probabilmente da qualche ovile del centro Sardegna - dal quale ha poi effettuato il suo discorso. Ovviamente belle parole (come suo solito), ma evidentemente non abbastanza per questi pastori che ormai non sanno più come campare. Sono arrivati al limite della sopportazione, non riescono più a tirare avanti con i soli soldi delle vendite garantite da un mercato malato e corrotto: loro vendono ad un tot al commerciante, il quale al momento della vendita adopera un rincaro impressionante sulla merce, sfruttando il fatto del marchio D.O.P e D.O.C, arricchendo così le proprie tasche, e lasciando il produttore praticamente a bocca asciutta.
Pastori incazzati, giusto per usare un eufemismo, quindi, ma non sono gli unici. Quale è l'altra categoria, o per meglio dire, settore, che ormai non riesce più ad andare avanti, che si ritrova in un immenso pantano di povertà, carenza d'organico e chi più ne ha più ne metta? Ma si! La scuola! Ah non ve n'eravate accorti? A dir la verità poco ci mancava che neanche io me ne accorgessi. Cosa ci ricorda che la scuola attraversa un periodo di crisi? Forse il fatto che le lezioni universitarie - parlo per me, al 19 Ottobre, nella mia facoltà, le lezioni non sono ancora partite - non siano ancora iniziate? Che Facebook è intasato da mozioni di protesta? E poi? Nient'altro.
Ho vissuto il movimento di protesta contro la 133 sulla mia pelle. Ho passato 2 mesi in occupazione in Ingegneria, qua a Cagliari, due mesi in cui alcune aule della facoltà si son trasformate in una ludoteca: lo scopo era creare striscioni e cartelloni per la "classicissima" manifestazione settimanale lungo le vie del centro città. Certo si prendevano decisioni in merito al movimento, alla coordinazione delle manifestazioni etc. ma il tutto in maniera blanda, rassegnata. Se proprio la scuola è un settore in crisi, perché non attuare manifestazioni, ribellioni, mozioni popolari che si facciano realmente sentire? Bloccare il traffico in via Roma, via Sonnino e via XX Settembre a Cagliari è la cosa più grande che fin'ora il movimento contro la 133 è riuscita a fare. Non dico di arrivare alla "guerriglia", come è avvenuto oggi con i pastori, ma optare per qualcosa di veramente sensazionale e soprattutto significativo. Nel periodo in cui credevo che si potesse fare realmente qualcosa, in cui un minimo di ideale si era riacceso all'interno del mio spirito, ricordo che proposi, a qualche "membro importante" della protesta, di occupare tutti gli uffici amministrativi della facoltà, bloccare qualsiasi attività di segreteria, senza alcun timore della polizia. Tanto ormai la libertà ce l'hanno tolta. Che la nostra cella sia all'interno di Buoncammino o il mondo circostante, non vi è alcuna differenza.
La loro risposta? «La polizia non è un problema, non lo è mai stato. Solo che magari così è un po' troppo». Beh però veder le tasse aumentare in maniera considerevole è legittimo, anzi quest'anno verso qualcosa in più mi sa'.
Ma coddarì.

la sorpresa, oppure "come la concentrazione di pesa possa vacillare davanti a eventi di poco conto anche nel corso di conversazioni serie e polemiche"

18 ottobre 2010
Pesa «Ma io non capisco perché ogni volta devo uscire dal campo dolorante»
Rozy «Eh se hai un fisico che fa schifo non posso farci nulla»
Pesa «A proposito di schifo! Ma hai visto cosa hanno combinato quest'anno per l'EJE (European Jazz Expo)?»
Rozy «Si purtroppo ho visto, porca miseria, ma non capisco perché non l'hanno lasciato com'era?» (Ovvero alla Fiera campionaria di Cagliari, in cui ogni anno, per tre interi giorni, si susseguivano incredibili concerti jazz, e dove ognuno poteva regolare tranquillamente i propri orari e gli spettacoli da vedere)
Pesa «Eh guarda non dirlo a me, grazie a quei tre giorni di musica ho potuto fare scoperte incredibili, sentire Luigi Lai che vaneggia con Enzo Avitabile non è roba da tutti i giorni. Poi non so' se hai sentito, ma i concerti saranno divisi tra l'Auditorium del Conservatorio e il Teatro Lirico, quindi, come se non bastasse, bisogna farsi due abbonamenti, non ne basta più uno come gli anni passati. Io ero già pronto per andare all'ERSU a farmi dare la riduzione sull'abbonamento. Ma sai cosa ti dico a malincuore? Che se la pigli in culo Paco De Lucia, è una vera cagata come è stato organizzato quest'anno. Onestamente non mi son informato per niente riguardo fondi, membri organizzatori etc. ma penso che la regione, con la classica scusa della crisi, e soprattutto con il grande valore che danno alla cultura, non abbia sovvenzionato per nulla quest'iniziativa. Basti pensare anche al FestARCH: i più grandi architetti del mondo riuniti per una settimana a Cagliari, tra conferenze ed esposizioni. Ci sono andato praticamente ogni anno ed è stato sempre bellissimo e soprattutto interessante. Eppure quest'anno, grazie alla giunta Cappellacci, niente da fare. Va be' è conforme alla linea di governo in fatto di cultura e tutto ciò che è affine ad essa. E meno male che si ha l'intenzione di rendere Cagliari la capitale del Mediterraneo»
Rozy «Ma lo sai perché lo vogliono fare così? Per il semplice fatto che hanno intenzione di riorganizzarlo nuovamente in primavera, al nuovo Parco della Musica davanti al T-Hotel, e personalmente la trovo una cagata immensa. Alla Fiera era il posto ideale, concerti fino alle due del mattino, grande musica, spazi ben definiti per ogni tipo di jazz. Da una parte potevi trovare, che ne so', quello sperimentale, dall'altra quello classico, la zona della musica sarda, la sala della salsa, poi c'era l'area riservata ai grandi artisti, che ovviamente ti portano un sacco di gente, quindi hanno bisogno di maggior spazio... Comunque si, anche io quest'anno risparmierò soldi, pazienza»
Pesa «Ma poi c'è da dire anche un'altra cosa, pensa a.... .... ...»
Rozy «A cosa?»
Pesa «Ma ho visto bene!?»
Rozy «No! Cioè, non lo so', cosa hai visto?»
Pesa «Quello aveva SEI dita in un piede!!»

brutto come la morte ma bravo come gesù cristo

15 ottobre 2010
«Posso dirti una cosa?»
«Certo»
«Penso che io e te si sia arrivati al punto in cui non si può più essere amici»
«Si lo stavo pensando anche io! Però aspettavo che me lo dicessi tu» Smack.
«Ehm, veramente... »
«Cosa c'è? Qualche problema?»
«No, no niente, solo che non intendevo questo, mi sa che hai frainteso»
«... stronzo!»

Non sarò bravo a parole, ma ho un cuore d'oro.



nuove considerazioni sul calcio

12 ottobre 2010
Alla luce della meravigliosa partita giocata oggi a Genova, non ho paura di dire che:
Il calcio è uno sport bellissimo, anche, e soprattutto, quando giocato a grandi livelli.
I giocatori di calcio sono persone intelligentissime.
I veri padroni degli stadi non sono i tifosi.
I tifosi italiani sono civilissimi, quasi quanto i tifosi serbi.
La UEFA è un organizzazione che impara dai propri errori.
I giornalisti RAI sono professionali, informati e soprattutto competenti.

e ce lo caghi che sei un artista

11 ottobre 2010
Inscatolando i libri della mia libreria, per prepararli all'ormai prossimo trasloco, mi accorgo che al liceo avevo scritti di una certa rilevanza. E così la nostalgia attraversa la mia mente, i ricordi si affollano e non nego di aver accennato un malinconico sorriso. Una volta trovatomi in mano quei libri non posso non sfogliarli e rileggere, ad esempio, i vari appunti a bordo pagina dei testi di letteratura latina. Quelli di greco, invece, sono abbastanza immacolati. Il professore, infatti, passava intere lezioni a decantare i suoi viaggi, erano molto più avventurosi e avvincenti di quello d'Ulisse, però ci avrebbe potuto preparare meglio alla maturità, e non solo. Non nego che conoscere in maniera più approfondita la letteratura greca mi avrebbe fatto piacere. Nel corso del tempo ho colmato queste lacune in materia, certo, però non è che ad una possibile domanda d'esame, come ad esempio «Analizzami le differenze tra la Medea di Euripide e la Medea di Seneca», potessi rispondere «Si allora, ricordo quando lei, professore, partì in Grecia per una gita scolastica. All'interno del teatro di Epidauro, trovandosi nella skené, σχηνέ, fece un'apprezzamento nei confronti della docente dell'altra classe, che in quel momento si trovava nella cavea, attirando così l'attenzione di tutto il teatro». Perlomeno ci ha insegnato l'architettura del teatro greco.
In effetti se vado a pensare al mio esame di maturità, ricordo un particolare veramente strano, per certi versi sorprendente, a proposito della Sua domanda. Ero il suo preferito all'interno della classe, in un certo senso, però nessuno avrebbe mai pensato che una cosa simile potesse accadere.
«Bene Pesa, durante l'anno abbiamo letto, analizzato e approfondito, sia in letteratura italiana che latina, brani inerenti il rapporto tra uomo e natura, come ad esempio: Rousseau e il racconto del terremoto di Lisbona nella missiva a Voltaire; Leopardi, Foscolo; Conrad e Cuore di Tenebra; poi possiamo citare Virgilio, tornando alla prima liceo, Cesare... Insomma abbiamo letto abbastanza. Ti ricordi qualche brano tratto dai libri di testo?».
Panico. Qualcosa la ricordavo, però molto vagamente. Chi mai pensava che venisse a chiedermi "il terremoto di Lisbona" questa qua.
"E ora cosa faccio? Cosa dico? Come devo comportarmi?". Son stati tre secondi di panico totale. Alla fine decido. Me la tento. Rischio. «SI». Tutto improvvisamente si fermò, la guardai negli occhi. Si girò dal professore di greco e disse «Beh Sandro, per me ha finito e può andare».
Provai quasi un orgasmo, che fu però stroncato sul nascere dal professore di greco, il quale con viso sorridente, ma malvagio, volle porre l'ultima e fatidica domanda «Analizzami le differenze tra la Medea di Euripide e la Medea di Seneca».

la Sala

9 ottobre 2010
La Sala, croce e delizia delle mie serate alcoliche paesane, e soprattutto del mio portafogli.
Mi avvicinai a essa circa due anni fa, con il gruppo avevamo appena ripreso a suonare, però non avevamo più alcun luogo dove provare. Ormai i genitori di Vobi si erano abbondantemente rotti le scatole di averci 6 giorni su 7 nella loro cantina, quindi bisognava trovare una soluzione.
Andammo innanzitutto dalla più grande celebrità di questo paese in campo musicale - vanta nel suo palmares collaborazioni non indifferenti - ma non ci trovammo bene. Decidemmo quindi di giocare a "cantieri". «Cosa è cantieri? È per caso l'ultimo esame di ingegneria che Pesa stava cercando di preparare? Come si gioca?». Immagino siano queste ora le vostre domande. Bene, ecco la risposta:
andate da una signora del vostro paese; dite di voler affittare l'ormai vecchia e abbandonata casa della nonna, aggiungendo il fatto che dovete fare alcuni "lavori" al suo interno; fate i "lavori", ovvero buttate giù un paio di muri e sfasciate qualche angolo; passate all'interno di quella casa interminabili serate alcoliche, ovviamente all'insaputa della proprietaria; dopo due settimane di "lavori", vi arriverà la notizia della proprietaria, che vi comunicherà che l'ENEL richiede 1000€ per l'allaccio della corrente, e dopo una breve riunione decidete che la casa non vi interessa più. Però continuate ad avere le chiavi e ad andare a sua insaputa a sfasciarvi come animali; dimenticate di ritirare le birre, i cartoni di pizza e le cicche delle canne dal tavolo, in modo che la proprietaria possa accorgersi del fatto che andate li praticamente ogni notte, facendo così cambiare la serratura e voi non potrete mai più metterci piede; ogni qualvolta incrociate per strada suddetta signora cambiate immediatamente destinazione, o fatevi cogliere da improvvisa paresi facciale, che indirizzerà il vostro sguardo dalla parte opposta.
Un'altra possibile sala andò quindi perduta. Ormai disperati ci giocammo il tutto per tutto. Sentimmo dire, da alcuni conoscenti, che un gruppo locale cercava gente per dividere l'affitto di una saletta, non riuscivano più a sostenere le spese da soli. Ci buttammo a capofitto! È il posto perfetto. Lontano dal paese, isolato tra le campagne campidanesi, rappresentava - e continua a farlo - il paradiso dell'illegalità e del casino. Cinquanta euro al mese, chiavi in mano e possiamo andarci quando vogliamo. Un lusso.
Passano gli anni, inevitabilmente avviene qualche conflitto, ma noi non molliamo, riusciamo a tenerla. Riusciamo a farla nostra, entriamo nelle grazie del proprietario con tante belle parole e promesse. Pare ancora crederci, in fondo ha 92 anni.
Durante questi due anni la Sala ha visto di tutto. Gente vomitare, personaggi in coma, sbronze colossali, feste d'altri tempi, epiche partite di scopone - discussioni su una primiera durate anche 10 minuti -, video dei Pink Floyd, dei The Doors, musica sparata al massimo dalle casse, ma soprattutto ha visto tanta, tanta, tantissima immondezza. Arrivammo a riporla accuratamente nel soppalco, all'interno di alcuni scatoloni. Giusto per non farla vedere al proprietario del terreno. La Sala non ha mai rappresentato l'emblema della pulizia, per dio, però è sempre stata calda e accogliente, non ha mai rifiutato nessuno, tanto meno ora! Quindi se volete potete affittarla anche voi! Basta un piccolo contributo, più siamo meno spendiamo!
La crisi c'è, e le nostre tasche ne risentono inesorabilmente.

domande?

8 ottobre 2010
Questa notizia ha minore importanza rispetto a quest'altra? Entrambe fanno ribrezzo? Oppure la seconda di più solo perché è presente la violenza sessuale? Ma a questo punto mi domando, non sono entrambe notizie raccapriccianti? Una madre che piange in diretta TV fa più ascolti di una che strangola - senza alcun dubbio, perché se prendiamo l'esempio di Anna Maria Franzoni ha affascinato il mistero, l'indagine e soprattutto il plastico di Cogne di Bruno Vespa - il figlio? Italico perbenismo? ... Mah.

fetus

6 ottobre 2010

L'esotomia, I'IBM-azione,
de-cloro-de-fenilchetone,
essedi-etilizzazione
han dato vita alla programmazione.
x1 = a·(senωt); x2 = a·(senωt + γ)

Tutto chiaro? Come no!? ... e ora?

ho finito per credere solo nella dinamite

5 ottobre 2010

«Giù la testa, coglione.»
John H. "Sean" Mallory. Giù la testa

Per la serie "Frasi di film che rispecchiano Pesa". Anche oggi, in questo dannato paese, è morta una persona. Anche oggi, in questo dannato paese, le campane suonano a morto da almeno un'ora. Da quel fatidico giorno, ogni volta che odo il suon della squilla, immagino il prete, che con fare pacato e tranquillo, dice quella frase scritta su in alto, come a voler riassumere il concetto «È inutile tentare un'opposizione nei nostri confronti, la chiesa e i bigotti, quindi, giù la testa, coglione».


90esimo minuto

3 ottobre 2010
Il sottoscritto, nonostante vada in giro a proclamare un'incombente e prematura vecchiaia, si presenta prestante (un po' appesantito forse, ma sorvoliamo), forte e virile quando si tratta di entrare in un campo di calcetto. Ogni volta che c'è da organizzare una partita tra giovani promesse fallimentari del calcio paesano non mi sono mai tirato indietro, anzi do fondo alla mia rubrica telefonica - intorno ai 200 numeri - per cercare di trovare magari il decimo, ultimo, uomo.
L'organizzazione di una partita di calcetto funziona così: a uno dei miei tanti amici (o anche a me) sale la scimmia di calpestare il manto in erba sintetica; si inizia con un rapido giro di telefonate, sms, messaggi privati su Facebook, messaggi su msn, insomma qualsiasi mezzo utile per comunicare. Si arriva tranquillamente a quota sei. E qua iniziano i danni. Magicamente alla doppia trinità la gente che si contatta non può giocare, si ascoltano le assurdità più incredibili «No mi dispiace ho le prove» (e per le prove sei scusato), «Eh no guarda devo andare al concerto degli Zero Assoluto» (muori), «Purtroppo oggi devo andare a farmi tagliare i testicoli». Quindi si cerca la gente più impensabile del mondo, ovvero quelli che non senti da almeno quindici anni, però li hai amici su Facebook, con i quali l'ultima frase detta è stata «Buone vacanze» alla fine della quinta elementare. Così si arriva miracolosamente al fatidico 10 e si può prenotare il campo. Se è libero bene, altrimenti vai di nuovo a chiamare tutti quanti per avvertirli del fatto che non si gioca più.
Ecco, tutto questo preambolo era per farvi capire quanto io adori il gioco del calcio, quanto mi piaccia correre, calciare, sudare e affaticarmi rincorrendo un pallone che rotola. A dir la verità se non avessi una caviglia destra farlocca (in quattro anni intorno al centinaio di storte e conseguenti gonfiori, non sto esagerando) sarei anche potuto diventare un discreto giocatore, alla Pirlo per intenderci.
Il calcio però io adoro giocarlo, ma non chiedetemi di guardarlo in televisione. Attraverso varie fasi, varie tipologie di pensiero, vari ragionamenti sono arrivato a provare fastidio e disprezzo nei confronti del calcio televisivo. Sarà per il caso calciopoli, sarà la quantità spropositata di soldi che girano in questo mondo fatato, ma proprio non riesco più a guardare una partita di calcio.
La settimana scorsa provai a guardare il Cagliari contro la Juventus, ho resistito 50 minuti. Oggi sempre la squadra della mia isola contro il Chievo Verona, 45 minuti. E stasera c'è stata la dimostrazione più chiara della mia insofferenza al pallone via etere. Inter - Juventus, derby d'Italia, grandissima partita, grandi aspettative, più di 200 televisioni collegate da tutto il mondo a seguire questo classico della Serie A italiana. Son durato 35 minuti, dopo di che mi avevano preso alle scatole tutti quanti, dall'arbitro ai giocatori - omoni che messi dentro un campo da calcio danno sfogo al più grande "teatro" del mondo: cadute al limite dell'impossibile, sceneggiate davanti al'allenatore fuori dal normale, risse sfiorate ogni dieci secondi - dai tifosi ai cronisti. Che poi definire cronista sportivo uno come Fabio Caressa mi sembra un azzardo troppo grande. Per non parlare di Beppe Bergomi «Si si, gli ha fatto la vecchietta». La vecchietta?? Ma dico io sono termini da usare!? Lo usa mio cuginetto quando gioca! Anche se durante la semifinale del 2006 in Germania, tra Italia e i padroni di casa, non nego mi siano venuti i brividi, ma penso fosse per via del clima di festa e bordello che avevo attorno. Ecco! I mondiali sono l'unico evento calcistico televisivo che riesco a sopportare senza troppi problemi.
E tornando alla partita di questa sera, sapete cosa mi stava estremamente indigesto? Iaquinta.

il tempo và, passano le ore

1 ottobre 2010

«Sfiammiamo prima di giocare a calcetto?»
«Eh... scelta difficile... sarei propenso, ma purtroppo devo declinare l'invito»
«Ma vuoi mettere come giochiamo poi? Ispirazione al massimo»
«Ma vuoi mettere il cuore? Non sono più abituato a fare movimento fisico. Collasso dopo trenta secondi!»

Sono vecchio ormai.


Drink!