"raccogli asino" sponsor by Pisello®

29 settembre 2010
«Mio padre diceva sempre:

la prima volta che ti chiamano asino gli dai un pugno sul naso,
la seconda volta che ti chiamano asino gli dici stronzo,
ma la terza volta che ti chiamano asino,
beh, forse è ora che ti vai a comprare una soma!»

Il Rabbino.
Lucky Number Slevin


Per la serie "Frasi di film che rispecchiano Pesa". Presto suoi vostri monitor altre appassionanti avventure.
Lucky Number Slevin è un gran film, fateci un pensierino.


quosque tandem abutere, catilina, patientia nostra?

27 settembre 2010
Al ginnasio la mia insegnante di lettere - italiano, latino, greco, storia e geografia - era un'incompetente.
Rappresentava il classico stereotipo della docente italiana così come viene descritta e interpretata nei "grandi" film e telefilm degli anni 80; per fare un esempio. La suddetta oltre essere zitella era pure brutta. Con parvenze simili a quelle di uno spaventapasseri, si aggirava per i corridoi del liceo, seminando terrore e malevoli occhiate indirizzate a giovani coppiette che negli anditi davano libero sfogo al proprio amore con limonate epiche, e lei li subito a guardare con occhio invidioso e malvagio, nella speranza, e aggiungerei desiderio, di un amore che non sarebbe mai giunto. Per questo motivo sfogava la sua immensa frustrazione sentimentale sui poveri studenti.
Per due anni è stato l'incubo di una classe che non si applicava mai tanto, non studiava quasi niente e soprattutto vantava il record, ancora imbattuto, di una serie di note giornaliere, della durata di due settimane, nel registro, che in sostanza esprimevano il concetto: "La classe si rifiuta di studiare i verbi greci". Che ci volete fare, l'aoristo non ci è mai stato tanto simpatico.
Portata all'esasperazione, un giorno riuscì, con la sola forza delle sue rachitiche e esili braccia, a sollevare il Lorenzo Rocci e IL Castiglioni Mariotti insieme, scagliarli a terra con una forza inaudita e scappare in lacrime per i corridoi.
Poi arrivò il liceo.
La mia scuola vantava il titolo di "miglior liceo classico di Cagliari" (ora le male lingue della fazione opposta dissentiranno su questa mia affermazione, però effettivamente l'onorificenza era strameritata). Questo perché? Beh i nostri professori erano di un certo livello, nomi di certo non famosi a livello planetario, però su scala nazionale facevano la loro bella figurina. In particolar modo Lei.
Già citata spesso e volentieri all'interno di questo fatiscente blog, Lei rappresenta il mio guru, la mia guida. Descritta dagli studenti più grandi come il male e il sapere impersonificato in un'unica entità (ma ricordata poi con estremo affetto), era oggetto di leggende e racconti incredibili.
Dotata di una cultura straripante, era in grado di spaziare dai classici latini e greci a descrizioni minuziose e terrificanti di architettura, senza lasciare da parte la moda, l'arte, la musica ecc ecc. Ricordo ancora chiaramente i trenta minuti di spiegazione della facciata della Chiesa di Santa Maria del Pi a Barcelona.
Aveva uno charme particolare, una capacità di attirare l'attenzione su di se non indifferente -e non parlo del suo abbigliamento e pettinatura stravaganti- che hanno sempre caratterizzato il suo personaggio. Sapeva di essere sgradevole alla vista, quindi usava l'arma della saggezza, della parola. Ti imbambolava con discorsi mirabolanti e soprattutto con un caffè.
«Professore la prego! I termosifoni sono spenti, tutti gli altri professori son d'accordo nel farci tornare a casa, solo lei è l'unico contrario»
«Ma no ragazzi -parlava con una pacatezza e lentezza soporiferi, soprattutto nell'atto della spiegazione di Hegel- dobbiamo andare avanti, siamo in ritardo con il programma»
Arriva Lei
«Marco, lascia perdere -lo prende sotto braccio- andiamo a prenderci un caffè»
«Ma Maria Antonietta, come!? Anche tu sei d'accordo, poi ora anche tu hai lezione»
«Marco... il caffè»
«...»
Una volta addirittura riuscì ad evitare una multa su un pullman. Era alquanto "alternativa" come persona, quindi non ragionava secondo regole dettate dalla società, ragionava secondo regole dettate dal suo buon senso. Fatto sta che per dover fare due fermate non le sembrava giusto pagare 1€ di biglietto. Salì il controllore. Niente biglietto. Ma non giustificò affatto il suo gesto sul pullman, come farebbe una qualsiasi persona sorpresa nell'atto di viaggiare gratis, prese sotto braccio il controllore con fare amichevole, come se si conoscessero da anni, e disse «Dai caro, andiamo a prenderci un caffè».
Era così, penso lo sia ancora in effetti. Molte donne usano il fascino, la bellezza, magari si morsicano le labbra e sbattono le ciglia. Ma Lei no. Madre natura non Le ha concesso questo dono. Le ha concesso un cervello immenso con il quale riusciva ad ammaliare anche uomini con un basso livello culturale e intellettuale, come può essere il controllore di un pullman. O il professore di filosofia.

consigli per gli acquisti...

26 settembre 2010
... ovvero eMule o Torrent.
Selected Ambient Works Volume II - Aphex Twin.
Non ve ne pentirete, semplice pace interiore.

pesa odia la chiesa?

22 settembre 2010
SI! Assolutamente si. Che i miei rapporti con il clero non siano idilliaci lo si può riscontrare già anni addietro, addirittura ai tempi del liceo, in cui Sant'Agostino mi faceva dannare. Difficile di per se da tradurre, il dottore della chiesa, usava un latino talmente vicino ai giorni nostri che risultava quasi impossibile tradurlo, almeno per un giovane diciottenne studente di un liceo classico. Tanto meno se lo dovevi tradurre senza dizionario. Però la ringrazio profondamente. Andando avanti nel tempo possiamo riscontrare altri avvenimenti che hanno spinto il sottoscritto ad un'avversione nei confronti della sacra romana apostolica: come dimenticare le sgridate per le cantate in "pratze cresia" (piazza di chiesa), con chitarra e vino al seguito, da parte di un prete che non aveva nulla di meglio da fare alle undici di notte che stare nella sacrestia della chiesa? (E tutto ciò è alquanto inquietante). Come scordare la porta sbattuta in faccia -quella di Fred, Vobi e Marci- alla consegna di un regalo fatto con tanto amore e dedizione? (Una mattonella disegnata sotto l'effetto di sostanze psicotrope, e non era assolutamente ironico, era un regalo serio). E potrei andare avanti ancora per ore e ore ad elencare avvenimenti piccoli e grandi che fanno scaturire in me profondo odio. Però oggi... e già perché c'è un però. Oggi la molla è scattata violentemente: è stata intaccata la mia intelligenza. Si sono presuntuoso, e quindi!?
Alle ore 16.00 iniziano a suonare le campane. Io vivo a circa 50m in linea d'aria dalla chiesa del paese... din... ... ... don... ... ... din... ... ... don... ... ... campane a morto. Stando al telefono con la dolce metà anche lei si accorge della presenza inquietante del nefasto suono. Alle ore 16.30 continuano a suonare. Insofferente a questo rumore decido di dormire, alle 17.15 vengo svegliato, da cosa? Ma dalle campane ovviamente! Decido quindi di andare a parlare con il parroco del paese. Per abbreviare il tutto P= pesa; p= parroco (il maiuscolo e il grassetto sono voluti!)

P «Buonasera, ascolti abito qua vicino, non è che potrei sapere perché la campane suonano ininterrottamente da più di un'ora? Cerchi di capirmi, è una cosa alquanto fastidiosa»
p «Guarda fratello -"tu non sei mio fratello e non azzardarti a chiamarmi così" la bocca sta per partire ma il cervello la blocca- sono campane a morto, questo è un servizio alla comunità che c'è sempre stato, non penso che perché tu ti lamenti lo debba levare. Se proprio ti dai fastidio qua in farmacia vendono dei comodissimi tappi per le orecchie»
P «No guardi forse non ci siamo capiti, non trovo giusto il fatto che io debba mettere tappi nelle orecchie per il volume troppo alto e per l'eccessiva durata dei rintocchi. Quindi se può gentilmente abbassare il volume sarebbe molto gentile.»
p «Come volume troppo alto? Non posso semplicemente perché sono meccaniche, sono le campane che suonano realmente, quindi non posso far nulla per il volume.»
P «Ah ok mi scusi, sa pensavo fossero suoni registrati e trasmessi da un altoparlante. In questo caso potrebbe almeno diminuire la durata?»
p «No, perché c'è un battente che le fa suonare -nel mentre che lo dice con le mani simula un battente che batte su una campana- quindi non si può abbassare il volume»
P «Questo l'ho capito, va bene!? Ho chiesto se cordialmente può diminuire la durata dei rintocchi, tutto qua»
p «No mi spiace, non sei la maggioranza quindi non posso, mi verrebbero in tanti contro, cerca un altro rimedio magari, chiudi bene le finestre, compra i tappi per le orecchie in farmacia, però questo sistema qua c'è sempre stato»
P «Sa' son venuto a chiedere in modo da poter vivere tranquillamente, anziché un'ora possono suonare non so' 10 minuti (che di per se è già esagerato eh), così da non scontentare nessuno»
p «Fratello -ancora con sto' cazzo di fratello- non puoi chiedermi di non far suonare le campane, sono un servizio per la comunità, non è una cosa possibile»

Dopo quest'ennesimo attacco alla mia intelligenza di essere umano e di "elettore" (giusto per citare Gasparri e "non intaccare l'intelligenza degli elettori"), ho preso baracca e burattini e me ne sono andato. Non posso tollerare tanto. Però ho notato che alle 18.30 le campane hanno suonato un minuto esatto, lo stesso anche alle 18.45, rispetto ai classici 10 minuti ininterrotti di campane a festa, quotidiani, per annunciare non si sa quale incredibile avvenimento. Che sia stato compiuto un miracolo?

eternal leaves of the spotless grass

21 settembre 2010
Quante volte al cinema siete rimasti delusi dal film per il quale avete speso la bellezza di 7€? Io mai. O meglio se rapportiamo il numero dei film visti al numero di fiaschi posso dire che ho una buona, se non ottima, media. Sabato scorso, dopo un lungo periodo di astinenza dalle sale cinematografiche (anche perché andare d'estate al cinema è una cosa che non mi piace), ho fatto il mio glorioso ritorno sulle (s)comode poltroncine del Cineworld in compagnia della mia dolce metà. Tra i tantissimi (?) film che la programmazione tardo-estiva offriva uno in particolare ha attirato la mia attenzione: Fratelli in erba. Film che si presentava così: nella locandina compaiono un sacco di "foglie a sette punte e con un buon odore"; diretto da un regista assolutamente sconosciuto (nessuno può aver mai sentito nominare un regista di nome Tim Blake Nelson); interpretato da uno dei miei attori hollywoodiani preferiti, il mistico Edward Norton. Questi tre motivi mi hanno spinto a prenderlo seriamente in considerazione. A casa mi gusto il trailer «Mah sembra una piacevole commedia, ci sono anche Susan Sarandon e Richard Dreyfuss» dico tra me e me. Appare come la classica commedia degli scambi di personalità, di certo non posso aspettarmi i Menaechmi di Plauto, e neanche contemplo l'idea che un simile avvenimento possa accadere nella società attuale, però farà da contorno ad una di per sé già splendida serata. Bene la decisione è presa, vada per Fratelli in erba.

[...]

Esco dalla sala completamente sconvolto. Ho pagato 7€ per vedere una commedia!! E invece... ho visto un grandissimo film, che di comico non aveva assolutamente niente. Un grandissimo film nel vero senso della parola.
Quindi mi chiedo: perché far passare questo film come un semplice passatempo serale quando invece tratta tematiche cariche di una profondità raramente visibile nel cinema contemporaneo? Perché creare una locandina che provochi ilarità e lasci pensare allo spettatore ad una carica cinica e ironica del film non indifferente? Perché il trailer è stato creato in modo da mostrare scene assolutamente slegate, che inserite nel contesto del film non hanno la forza di strappare neanche mezzo sorriso? (oggi son andato a vedere quello americano, potrete capire a che razza di film state andando incontro).
Domande a cui si può facilmente rispondere, dal mio personalissimo punto di vista, con due paroline: per vendere. Esatto, quando mai il popolino medio e ignorante, che alla fine è quello che manda avanti l'economia, andrebbe a spendere soldi per un film che può trasmettere sentimenti, in cui avvengono esperimenti di camera (che non passano di certo inosservati) e in cui esiste persino una morale!? Meglio puntare su un format pessimo, imbrogliando il futuro spettatore, addirittura con la traduzione di un titolo originale assolutamente meraviglioso, che richiama l'opera di uno dei più grandi autori della letteratura americana, tale Walt Withman, con la raccolta Leaves of grass, storpiandolo con quell'obbrobrio di titolo in italiano che ha imbrogliato tantissimi ragazzini pronti ad andare a vedere un film di sballoni. Un consiglio spassionato, andate a vederlo, non ve ne pentirete.
Un altro consiglio? Guardate anche quell'altro piccolo gioiello del cinema americano che porta l'italico nome di "Se mi lasci ti cancello". Il titolo originale? The eternal sunshine of the spotless mind (trad. eterna letizia della mente candida, onestamente fa tutto un altro effetto).

e suonavo le canzoni



stereotipi, ovvero come pesa vede il mondo (part II)

17 settembre 2010
Mi è venuta in mente poco fa, parlando con un amico, un'altra figura che provoca in me immenso fastidio: l'intellettuale cagliaritano. Lo sò, lo sò, avete le palle piene dei miei sfoghi sul capoluogo sardo e i suoi abitanti, però questa città è fatta così, la ami e la odi allo stesso modo, non puoi farne a meno; i suoi abitanti invece li ami sempre un po' meno. Per illustrarvi l'intellettuale cagliaritano non ho trovato esempio, o descrizione, migliore della conversazione avvenuta poco fa con l'amico mio:

Pesa «Dai domani dobbiamo provare, passa in sala»
Memphix «Domani sono al festival della letteratura!»
Pesa (che da libero sfogo al suo stereotipare chiunque) «Ma che ragazzo raffinato, minimo ti metti a parlare con la r moscia, fumi con il bocchino e ti proclami di sinistra, però in maniera moderata per non sembrare eccessivamente estremista, vero?»
Memphix «Assolutamente no, trinciato e sputo son già pronti, più la maglietta degli Sonic Youth»
Pesa «Il trinciato fa molto impegnato politico anni 60-70 contro le multinazionali e i Sonic Youth fanno molto giovane con gravi problemi relazionali ... si sei perfetto per un festival letterario»

Questa descrizione "accurata" e "dettagliata" che vi è stata fornita, trova le sue radici anche nella frase rivelatrice di uno spettatore di un convegno sulla storia e le letterature comparate svoltosi l'inverno scorso nella passeggiata coperta del Bastione di St. Remy di Cagliari. Il suddetto figuro si accingeva ad uscire dalla sala durante un momento di pausa, con il telefonino attaccato all'orecchio e sussurrava al suo interlocutore

«Si si è organizzato bene, però è pieno di intellettuali di sinistra»

pop porno

15 settembre 2010
Non ho mai capito l'utilità di tutti quei blog sessualmente impegnati. Però tirano, cioè va molto di moda farsi i cazzi privati altrui. Noi (Voi) italiani siamo così, ci piace guardare nel letto degli altri per poi alla fine poter comparare, o forse è per puro spirito "prillissero" (prillisso: termine sardo che indica il pettegolezzo della forma più estrema, ovvero le signore vecchie che commentano e proclamano al volgo i fatti dei proprio concitadini). E quindi questi poveri scrittori, che avrebbero fatto la loro (s)porca figura all'interno di una falloforia, sono sempre seguiti da masse di persone che leggono, commentano e vogliono sempre di più. Sarà che ormai la televisione ha distrutto anche la nostra capacità di farci le pippe con l'immaginazione.
Quindi anche io oggi cadrò in basso, vi racconterò una mia, personalissima, vicenda amorosa, giusto per seguire il trend, cavalcare l'onda (parlo ormai come un giovane surfer americano). Era la mia prima fidanzata, era più grande di me di ben 3 mesi, ora starai pensando «E cazzo vuoi che siano un paio di mesi differenza!?». Fidatevi all'età di 10 anni sono veramente tanti. In 6 mesi di fidanzamento non ci siamo mai calcolati, guardati, passeggiato mano nella mano, fatto merenda assieme, baciati, abbracciati, scambiati una parola. Il momento più emozionante della nostra storia? Quando barrai la casella contenente la risposta "SI" alla domanda «Ti metti?».

tutte le strade portano a roma (part V)

12 settembre 2010
Come tutto ciò che esiste a questo mondo anche la più grande storia mai raccontata dall'uomo doveva arrivare ad una conclusione. Ecco qua a scrivere quindi il capitolo conclusivo di

TUTTE LE STRADE PORTANO ROMA
Racconto dell'odissea che portò Pesa e Frederich al concerto del 1° Maggio 2006

PARTE V

Svegliati da un bussare misterioso alla porta intorno alle 10 del mattino (uscendo dalla stanza scoprimmo che era la donna delle pulizie), io e Fred ci concedemmo una doccia in un albergo extralusso. Niente di diverso dalla normale doccia di casa. Finalmente puliti e profumati ci rimettemmo addosso i vestiti luridi del giorno prima, non potevamo sembrare troppo puliti, ci avrebbero potuto prendere anche per persone per bene. Abbandonando il mistico Hotel President scorgemmo piazza San Giovanni, avendo l'ennesima conferma che qua in Sardegna siamo nel 3° mondo. La piazza, che la sera prima era incredibilmente lercia e sommersa da montagne di immondezza ora appariva limpida, pulita, ci si poteva camminare liberamente, un sogno per noi poveri cagliaritani abituati a vedere la merda il giorno dopo il 25 Aprile in piazza del Carmine.

Con il treno per Civitavecchia alle 14, avevamo un po' di tempo a nostra disposizione per girovagare nella capitale, ecco allora che andammo consapevolmente al colosseo, un giro veloce per i fori, altare della patria (scesi prontamente una volta avvistati i due carabinieri a difesa di non so cosa) e mi sa anche basta. Arrivati in stazione dovevamo fare i biglietti. 4.16€ di biglietto ottenuti con "giustezza" frugando all'interno delle nostre tasche. Durante il viaggio in treno un lungo e profondo sonno ci colpì, riuscì a svegliarci solamente il controllore. A questo suo gesto seguirono numerose maledizioni. Arrivati alla nave con un netto anticipò decidemmo di procurarci la cena per la notte in modo da non dover regalare neanche mezzo centesimo di euro alla maledetta Tirrenia. Trovammo una pizzeria al peso, 1Kg di pizza interamente per noi. Sembrava di essere in paradiso. Era però giunto il momento di salire in nave.

Ricordate il Minorenne? Bene se non lo ricordate andate a leggere qua. Comunque io ovviamente lo stavo aspettando, non vedendolo sul mio treno e neanche davanti alla nave subito ho pensato il peggio, lo telefono
Pesa «Minorenne! Dove sei!?»
Minorenne «Oh sono bloccato sul treno! (Il mio odio subisce un'impennata incredibile) C'è un casino con i treni e il treno è fermo a metà strada»
Pesa «Io sto salendo sulla nave eh se ti vedo poi scendo giù a portarti il biglietto»
Come da telefonata salgo sulla nave. Ore 18.25, del minorenne ancora nessuna traccia, mancano 5 minuti alla chiusura del portellone. Ore 18.29, una sagoma somigliante al minorenne corre in direzione della nave, lo riconosco e mi precipito a portargli il biglietto. Provate a fare le scale mobili al contrario, una delle esperienze più difficili della mia vita. Arrivato alla seconda rampa lo vedo che viene verso di me.
Pesa «Ma che cazzo ci fai!? Come hai fatto a salire!?»
Minorenne «Boh il tizio mi ha fatto salire dicendo che era tardi»
Conclusione: se non avete soldi per il biglietto della Tirrenia arrivate 1 minuto prima della partenza. Potrete viaggiare gratis.

Finalmente la nave parte e finalmente anche io ho un letto in cuccetta, aggiungo una 20ina di euro al mio biglietto ma ne è valsa la pena. La notte è stata indubbiamente molto meno movimentata, tutti quanti sicuramente erano reduci da notti terrificanti e mortali a Roma quindi gli animi erano un po' morti e spenti. Incontriamo vari inaspettati amici, si parla, si beve, ci si diverte. Si incontrano anche strane figure architettoniche: sul vetro del ristorante infatti un graffito fatto con il vomito la faceva da padrone; una parabola di schifo era stata stampata su quel vetro dove la gente per bene consumava comodamente la propria cena; in terra neanche una goccia! Un capolavoro.

Durante la notte, prima che ormai il sonno prendesse il sopravvento su tutto e tutti, Spiderman lancia l'assalto al bar. Chi è Spiderman? È un tizio che si divertiva a saltare per i divanetti del ponte con un cappuccio che gli copriva la testa e non vedeva nulla, quindi rischiò più e più volte la vita. Astuti strateghi pensavano di sfondare la grata di protezione con estintori, i più abili cercavano di scassinare con forcine e inserire le proprie chiavi nella serratura nella speranza di una botta di culo, i più timorosi e passivi invece lanciarono sulla folla calunnie e maldicenze «Oh smettiamola di fare stronzate dai, ci sono poliziotti in borghese per tutta la nave e anche agenti Tirrenia nascosti, finiamola». Non curanti di queste piccole ragazzate andammo finalmente a dormire, per uno dei sonni più belli e pesanti della nostra vita. Il sonno che ci avrebbe riportato finalmente a casa.

FINE


La stesura di questo piccolo racconto è stata possibile grazie alle poche memorie conservate all'interno della mia piccola e bacata testa. Ci tengo a ringraziare: Frederich per aver preso parte a questa avventura senza ne capo ne coda; Mosak, Kevin, Frongia per assurdi discorsi notturni durante il viaggio di ritorno; Sione per aver fischiato alla stazione Termini e averci indicato la strada per la "pizzeria al peso".

Un saluto particolare va a: Tunno (senza il quale probabilmente non avrei mai scritto questa storia), Raffo, Truman, Besia, Memphix, Besia (l'ho scritto volutamente due volte che sia chiaro), Giò, Pisello® (che va sempre ringraziata altrimenti si incazza) e i lettori appassionati tutti. Ora riprenderò regolarmente a sparare sentenze e idiozie in queste piccole e povere pagine, continuate a seguirmi. Non voglio dimenticare però il vero protagonista di questa storia. Grazie ONG BAK.

tutte le strade portano a roma (part IV)

9 settembre 2010
Attenzione! Attenzione! Quarta parte del racconto più emozionante dell'estate duezerodieci al sole (ma che fisico!). TUTTE LE STRADE PORTANO A ROMA ormai è in prossimità della linea del traguardo, i nostri due eroi (uno sarei io, io sono un mio eroe. Io ho molta autostima) ormai stanno per tornare sulle rive natie, ma non prima di aver affrontato una notte mirabolante in quel di Roma. Quindi ecco la parte forse più assurda e surreale di tutto quanto il viaggio.

TUTTE LE STRADE PORTANO A ROMA
Racconto dell'odissea che portò Pesa e Frederich al concerto del 1° Maggio 2006

PARTE IV

Una volta finito il concerto -8 ore ininterrotte di musica dal vivo massacrante- era ormai giunta l'ora di riposare le nostre povere membra ridotte a poco più di uno straccetto. Ovviamente con il preavviso di partenza di appena 5 ore non avevamo fatto in tempo a cercare un ostello, una camera, un rifugio, insomma un posto dove passare la notte. Il nostro scopo infatti era dormire in una piazza capitolina «Dai figurati se a Roma non troviamo una piazza dove dormire, al limite come finisce il concerto dormiamo in piazza San Giovanni». Questo era il nostro piano.

Andati via dalla piazza, con il concerto che regalava le ultime battute, decidemmo di fare un giro notturno per Roma, in modo da far scemare la situazione attorno al loco che ci avrebbe dovuto fornire riparo. Appena partiti ci imbattiamo subito in un ambiguo personaggio: completamente bianco, con la pelle superabbronzata (ovvio utilizzo di lampade), vestito da testa a piedi con indumenti di marca Prada.
Truzzo «Aò a belli! Ascoltateme n'pò, ma non è che c'avete du euri da prestarme!? »
Fred -dopo una lunga occhiata al suo abbigliamento- «Ma come!? Tu vieni a chiedere 2€ a noi nonostante sia vestito completamente Prada, minimo hai 1000€ di roba addosso»
Truzzo «Eh oh ragà lo so, però che ce vò fà, quando la situazione è grigia nun c'è altro da fà»
Fred «Mmm eh va bene dai, tieni».
Il truzzo ringrazia e andiamo via. Cammina, cammina, cammina ci stanchiamo malamente. Camminammo circa 2 ore se non ricordo male, una bella camminata tutto sommato, ammirando le bellezze che la città eterna ci offriva, finchè non imboccammo Via Cavour. Voltandoci sulla sinistra in una traversa, esattamente Via Degli Annibaldi, da lontano notammo degli archi «Eh guarda che figo! Chissà cosa è! Dai avviciniamoci». Beh secondo voi cosa potevano essere quegli archi? Essendo a Roma che razza di vaneggio ci siamo fatti e soprattutto come non ci siamo arrivati all'istante a capire che edificio era? Non c'è bisogno di ripondere, eravamo giovani e pieni di belle speranze condite da tanta tanta stanchezza. L'ora era ormai tarda, dovevamo andare a dormire. Torniamo in piazza San Giovanni.

Cumuli di immondezza alti 1m, spazzini che pulivano con mezzi del futuro tutta la piazza dalla merda lasciata in giro dalla gente, polizia a destra e a manca. Questo era quello che si presentava ai nostri occhi una volta tornati nel luogo del concerto, ergo non si può assolutamente dormire li, ergo dobbiamo cercarci qualche altro posto. Ora non so se siete mai andati in giro per Roma a orari improponibili (tipo le 2 di notte), incontrerete i più assurdi personaggi che il genere umano abbia mai proposto, e quindi noi ora avevamo una fila di borseggiatori, ladri, assassini e criminali alle spalle, pronti a cogliere un nostro momento di debolezza per sopraffarci. E allora ci lanciamo alla ricerca di un alloggio vero e proprio: TUTTO ESAURITO OVUNQUE. Camminando sconsolati in Via Emanuele Filiberto ci colpisce un'insegna: Hotel President. Albergo 4 stelle, al centro di Roma, noi siamo estremamente sporchi ma d'altronde siamo in missione per conto di dio, quindi abbiamo qualche speranza.

(Prima di raccontare il nostro ingresso all'Hotel President penso sia il caso di descrivere le condizioni mie e di Fred. Io avevo ancora i capelli lunghi -ebbene si anche io son stato un alternativo capellone-, jeans sporchissimi, una felpa lurida e uno zaino gonfissimo sulle spalle. Fred non era da meno, solo che non aveva i capelli, lui aveva dei capelli normali fortunatamente, però a prima vista sembravamo due zingari in cerca di bambini, donne e lavoro da rubare agli italiani).

Receptionist -guardandoci con aria diffidenti ma piena di misericordia e carità «Buonasera Signori»
Io e Fred -con tono stanco, ma pieni di speranza «Buonasera, senta quanto viene una singola per stanotte?»
Receptionist «Eh, una singola....non ne abbiamo libere mi spiace, al massimo -un attimo di pausa- posso darvi una piazza e mezzo»
Fred «Quanto dovrebbe venire a costare?»
Receptionist «Una piazza e mezzo, una piazza e mezzo...posso fare 108€
Fred -rivolgendosi a me- «Ascolta non possiamo trovare altro, se usciamo ci uccidono secondo me, la prendiamo?»
Pesa «Prendiamola!»
Passammo la notte all'Hotel President di Roma, uno degli alberghi più lussuosi della città. Dormimmo poche ore, ma fu il sonno più piacevole di tutta la nostra vita, neanche i bambini dormono cosi bene.

*tornati a casa controllammo il prezzo di una piazza e mezzo per una notte, al tempo costava 402€. Ora i prezzi son stati abbassati. La pietà che abbiamo fatto al receptionist è stata la nostra arma vincente!

billy cobham? è stato un sogno?

6 settembre 2010

Isolis «Sai cosa ci vorrebbe ora dopo questo spettacolo
Pesa «Vai, che cosa?»
Isolis «Un concerto brutal death assoult! Voglio violenza, mi metto le scarpe da calcetto, quelle nere, i pantaloni mimetici e poi mi lancio nel pogo a picchiare gente!»
Pesa «Sei cosciente del fatto che hai parecchi problemi vero?»

...
Billy Cobham. Penso non ci sia bisogno di aggiungere altro. Semplicemente spettacolare.



tutte le strade portano a roma (part III)

5 settembre 2010
Riprende oggi la scrittura di questo piccolo capolavoro che prende il nome di TUTTE LE STRADE PORTANO A ROMA (se andate sul link e non avete letto le parti precedenti, verrete mandati direttamente alla prima, così potrete seguire senza alcun problema le mirabolanti avventure che stanno affascinando mezza Europa). Vi ho abbandonato con l'arrivo nella Capitale.

TUTTE LE STRADE PORTANO A ROMA
Racconto dell'odissea che portò Pesa e Frederich al concerto del 1° Maggio 2006

PARTE III

Arrivati alla stazione Roma-Termini intorno alle 13.45 eravamo un pò spaesati: non sapevamo dove andare, non conoscevamo minimamente la città, non avevamo cibo, non avevamo acqua e i soldi erano contati. A questo punto fai quello che ogni persona nella nostra situazione avrebbe fatto, segui la folla. Dal treno proveniente da Civitavecchia scese una massa informe di sardi, riconoscibili dalla mai immancabile bandiera e soprattutto dal coro "È ARRIVATA LA SARDEGNA!", io e Fred ci siamo mischiati a questi esseri e percorrendo viali lunghissimi sotto un sole cocente (per essere il 1° Maggio c'era veramente molto caldo) arriviamo finalmente in piazza San Giovanni. Non vidi mai cosi tanta gente in vita mia. Claudio Bisio durante la serata dirà che gli spettatori presenti sono intorno ai 2milioni, secondo la questura poche centinaia. La camminata dalla stazione alla piazza è stato forse il momento più normale di tutto quanto il viaggio, non abbiamo incontrato nessun personaggio strano o quantomeno fuori dalla norma, non sembrava neanche vero. C'è da dire però che siamo partiti senza sapere minimamente chi dovesse suonare a quel concerto, infatti durante il viaggio ci sono arrivate voci "Caparezza", "Ligabue" ecc ecc, mah lo scopriremo solo vivendo ci siamo detti.

Dopo un momento di panico all'ingresso della piazza decidemmo che non potevamo rimanere così lontano per ancora tanto tempo, stavano suonando giovani gruppi sconosciuti (i Wogiagia giusto per citarne uno eh), il concerto stava per iniziare, dovevamo armarci di forza e coraggio e farci largo tra l'immensa folla! Per un buon movimento all'interno di 2milioni di persone decidemmo che la scelta migliore sarebbe stata quella di prefissarci dei punti. Le bandiere si rivelarono utilissime, infatti grazie ad esse stabilimmo i punti di ancoraggio per riprendere le forze. Così partì la nostra lotta, neanche Leonida si battè contro un esercito così vasto! E mentre noi ci spostavamo per quell'ammasso informe di persone ci arrivavano al naso odori di erbe lontane, di vomiti mirabolanti, di vino gettato in terra, insomma un casino totale. Fermati alla prima stazione (stavamo procedendo a mò di Via Crucis) le telecamere iniziano la diretta "EEEEEH" il pubblico urla ed esulta, tempo 10 minuti di diretta televisiva e mi arriva una telefonata al cellulare (astutamente lasciato acceso nonostante la batteria ormai stava per collassare su se stessa)
Interlocutore «Ma sei a Roma per il concerto??»
Pesa «Si si, perchè?»
Interlocutore «No ti ho visto in televisione!».
Ho subito per 3 volte la stessa telefonata.

Anche durante il concerto niente di particolare, grande musica, grandi balli, grandi scoperte musicali, insomma un casino immenso. Ora per fare il crepa crepa a qualcuno di voi elencherò in ordine alfabetico tutti gli artisti che si sono esibiti quell'anno:

Enzo Avitabile, Bandabardò, Baustelle, Edoardo Bennato, Biogora, Alex Britti, Caparezza, Cappello a Cilindro, Enrico Capuano, Ascanio Celestini, Pino Daniele, Teresa De Sio, Max Gazzè & La Camer Migliore, Ladri di Carrozzelle, Luciano Ligabue, Marco Marzocca, Marlene Kuntz, Luca Medici, Modena City Ramblers, Negramaro, Nomadi, Roy Paci & Aretuska, Piero Pelù, Raiz, Riserva Moac, Andrea Rivera, Skin, Sud Sound System, Wogiagia.

Però stare per più di 8 ore chiusi la dentro era qualcosa di mortale, quindi ci siamo decisi ad uscire, ebbene si, abbandonare il nostro lussuosissimo posto a ridosso della transenna centrale, in cui la protezione civili dispensava acqua Ferrarelle gratuitamente in quantità industriali, e andare a cercare un pò di cibo. Uscire fu ancora più difficile, perchè ci imbattemmo in folli che cercavano fortissimamente di entrare, quindi ci furono anche alcuni momenti di tensione superati facilmente. Finalmente riuscimmo a mangiare un panino dal caddozzone! Non so come vengono chiamati a Roma, però il coefficiente di sporcizia era molto simile a quello sardo. Dopo pranzo (avvenuto intorno alle ore 16.30 mentre in sottofondo suonavano Sud Sound System) non era il massimo rientrare li dentro, quindi girammo un pò per i dintorni della piazza, in cerca principalmente di un bagno. E li trovammo. Una fila interminabile di cessi, uno più lurido e fetido dell'altro, in compenso però parlammo con un fumettista brasiliano che faceva dei disegni incredibili e li vendeva al pubblico davanti ai cessi. Una volta compiuti i nostri bisogni decidiamo di tornare dentro.

Nuova lotta spartana contro 2milioni di persone. Capitiamo casualmente sotto il palco da cui avvengono i collegamenti con rai3. E sopra di noi a 4 metri d'altezza stanno intervistando l'artista italiano clou del concerto: Luciano Ligabue. Io e Fred eravamo due ragazzini piccoli e scemi e come tutti quanti iniziammo con i cori per il Liga nazionale «OH CALLONI! OH PEZZ'E MERDA! SU CUNN'È MAMMA RUA BAGASSA!» (per i non sardi: è inutile che vi traduca tutto ciò, in italiano non rende). Eravamo veramente stupidi e idioti. Anche perchè poi durante la sua esibizione abbiamo saltato, cantato, ballato e pogato. Durante l'esibizione di Pelù mi giro sulla sinistra e noto un viso conosciuto. Colui che si sporge dalla transenne della protezione civile, che ascolta la musica (senza capire un cazzo dei testi) era proprio lui: ONG BAK! Le probabilità di ritrovarlo tra tutta quella gente penso fossero dello 0.00009% eppure ci siamo riusciti! Lui non si è accorto però di noi, le nostre urla si dispersero nel chiasso della folla e nelle note della musica. Il concerto andò avanti fino a tardi, ma noi ormai allo stremo delle forze decidemmo che era ora di andare a dormire.

Errata corrige: Fred non pisciò nei bagni di piazza San Giovanni. Gli fecero uno schifo non descrivibile.

aspettando la terza parte

4 settembre 2010
Nonostante il 90% dei lettori di questo blog (ovvero una decina di persone al massimo) stia aspettando la terza parte dell'ormai celeberrimo best seller TUTTE LE STRADE PORTANO A ROMA, oggi dovrò deludervi. Purtroppo la mistica avventura "che portò Pesa e Frederich al concerto del 1° Maggio 2006" ha subito una piccola frenata in questi giorni: idee da racimolare, esami da superare, prove da effettuare, qualsiasi parola continui a scrivere finirà in -are. Quindi, siccome non voglio farvi pesare estremamente la mancava del vostro racconto preferito, vi delizierò con una news stratosferica: ho passato finalmente l'esame, quindi ora in teoria dovrei saper scrivere bene, almeno da quanto è riportato sul mio libretto universitario.

In secondo luogo, questo è un esperimento che ci tengo a fare, vediamo quanto la gente è malata e, soprattutto, se pubblicando un paio di "paroline magiche" le visite a queste misere pagine dimenticate da dio - e meno male - aumenteranno. Ecco le parole:


Alice Mail; Ansa; Agenzia delle Entrate; Badoo; Better; Bastardi Dentro; Corriere della Sera; Corriere dello Sport; Codice Fiscale; Dizionario Italiano; Decathlon; Dizionario Inglese; Ebay; Euronics; Emule; Facebook; Flashgames; Ferrovie dello Stato; Giochi; Google Maps; Gazzetta dello Sport; Hotmail; Habbo; Hp; Ikea; Il Meteo; Inps; Juventus; Justin Tv; Job Rapido; Kijiji; Keep Vid; Kamasutra; Libero; La Repubblica; Lotto; Meteo; Msn; Mediaworld; Netlog; Nokia; Nonciclopedia; Oroscopo; Ora esatta; Orari Treni; Pagine Bianche; Pagine Gialle; Poste Italiane; Quattroruote; Quiz Patente; Qui UBI; Ryanair; Repubblica; Rai; Sisal; Subito; Superenalotto; Trenitalia; Traduttore; Tiscali; Unicredit; Unieuro; Uomini e Donne; Virgilio; Vodafone; Via Michelin; Wikipedia; Win for Life; www.facebook.com; X Factor; Xbox; Youtube; Yahoo; Zara; Zamenhof; Zingarate*. E personalmente aggiungo: Porno; Youporn; Tette; Culo; Figa; Cazzo; Sborra, Pompino.

*fonte: http://www.brokendollie.com/webdesign/le-parole-piu-cercate-su-google


Drink!