pecorino sardo 28€ al Kg. un affare!

19 ottobre 2010

Solo ora, leggendo sul sito ANSA, apprendo ciò che è successo stamattina a Cagliari. (In realtà ho iniziato a scrivere ieri notte questo post, quindi non meravigliatevi se trovate qualche "stranezza" temporale).

È da più di un mese, da quest'estate per l'esattezza, che i pastori sardi protestano. Cercano e pretendono risposte, vogliono essere ascoltati. Una volta ci son addirittura riusciti, io ero presente. Capitai casualmente in mezzo alla protesta con la mia dolce metà, camminando tranquillamente per le vie del centro, non pensavamo di incappare nel bel mezzo della manifestazione. Entrambi fummo subito contagiati dalla "febbre rivoluzionaria", ascoltammo quello che avevano da dire, le loro motivazioni e venimmo anche coinvolti in un breve sondaggio, condotto dai pastori stessi, sul consenso da parte dei "comuni" cittadini. Dopo pranzo, intorno alle 15.00, uscì dal palazzo del Consiglio Regionale di via Roma il presidente Cappellacci. Il boato di fischi fu' impressionante, non fosse stato scortato dalla polizia, non sarebbe mai arrivato sul podio - un camion arrivato probabilmente da qualche ovile del centro Sardegna - dal quale ha poi effettuato il suo discorso. Ovviamente belle parole (come suo solito), ma evidentemente non abbastanza per questi pastori che ormai non sanno più come campare. Sono arrivati al limite della sopportazione, non riescono più a tirare avanti con i soli soldi delle vendite garantite da un mercato malato e corrotto: loro vendono ad un tot al commerciante, il quale al momento della vendita adopera un rincaro impressionante sulla merce, sfruttando il fatto del marchio D.O.P e D.O.C, arricchendo così le proprie tasche, e lasciando il produttore praticamente a bocca asciutta.
Pastori incazzati, giusto per usare un eufemismo, quindi, ma non sono gli unici. Quale è l'altra categoria, o per meglio dire, settore, che ormai non riesce più ad andare avanti, che si ritrova in un immenso pantano di povertà, carenza d'organico e chi più ne ha più ne metta? Ma si! La scuola! Ah non ve n'eravate accorti? A dir la verità poco ci mancava che neanche io me ne accorgessi. Cosa ci ricorda che la scuola attraversa un periodo di crisi? Forse il fatto che le lezioni universitarie - parlo per me, al 19 Ottobre, nella mia facoltà, le lezioni non sono ancora partite - non siano ancora iniziate? Che Facebook è intasato da mozioni di protesta? E poi? Nient'altro.
Ho vissuto il movimento di protesta contro la 133 sulla mia pelle. Ho passato 2 mesi in occupazione in Ingegneria, qua a Cagliari, due mesi in cui alcune aule della facoltà si son trasformate in una ludoteca: lo scopo era creare striscioni e cartelloni per la "classicissima" manifestazione settimanale lungo le vie del centro città. Certo si prendevano decisioni in merito al movimento, alla coordinazione delle manifestazioni etc. ma il tutto in maniera blanda, rassegnata. Se proprio la scuola è un settore in crisi, perché non attuare manifestazioni, ribellioni, mozioni popolari che si facciano realmente sentire? Bloccare il traffico in via Roma, via Sonnino e via XX Settembre a Cagliari è la cosa più grande che fin'ora il movimento contro la 133 è riuscita a fare. Non dico di arrivare alla "guerriglia", come è avvenuto oggi con i pastori, ma optare per qualcosa di veramente sensazionale e soprattutto significativo. Nel periodo in cui credevo che si potesse fare realmente qualcosa, in cui un minimo di ideale si era riacceso all'interno del mio spirito, ricordo che proposi, a qualche "membro importante" della protesta, di occupare tutti gli uffici amministrativi della facoltà, bloccare qualsiasi attività di segreteria, senza alcun timore della polizia. Tanto ormai la libertà ce l'hanno tolta. Che la nostra cella sia all'interno di Buoncammino o il mondo circostante, non vi è alcuna differenza.
La loro risposta? «La polizia non è un problema, non lo è mai stato. Solo che magari così è un po' troppo». Beh però veder le tasse aumentare in maniera considerevole è legittimo, anzi quest'anno verso qualcosa in più mi sa'.
Ma coddarì.

5 commenti:

Ragno ha detto...

Non vorrei elogiare i francesi però quando sono scesi in piazza loro contro certe decisioni di potere, se n'è accorto tutto il mondo.

Noi blocchiamo una via....

pesa ha detto...

Ahahaha senza neanche farlo apposta ho appena letto il tuo commento in contemporanea aprivo il sito ANSA, e cosa compare come notizia principale?
http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cronaca/2010/10/18/visualizza_new.html_1731611116.html
Il titolo dice tutto.Non vorrei dire, ma i francesi (nonostante non abbiano il bidet e so quanto questo ti stia a cuore) in fatto di rivoluzioni, proteste etc. son sempre stati un passo avanti a tutto il mondo. Potremo imparare qualcosa.

LA CONIGLIA ha detto...

il tuo finale è del tutto azzeccato e condivisissimo da me (ma mi astengo dal ripeterlo che sono una ragazza e si sa che certe cose in bocca alle ragazze suonano malino...)
Quello che non mi spiego è perchè tutto finisce in rissa ma niente si muove, adesso sento i manifestanti abbarbicati sopra il tetto della stazione da 24 ore ormai ma nulla si muove, la gente si ferisce, tutti stiamo male...MA NULLA SI MUOVE.
Ma che cazzo dobbiamo subire per muoverci finalmente???
ops, cazzo mi è sfuggito in barba a ciò che ho detto prima!

Vaniglia ha detto...

No... Nessuna considerazione per i francesi...E per il bidet e per il fatto che pure se stai morendo di sete e gli chiedi un bicchier d'acqua fanno finta di non capire finchè non glie lo dici in francese... Stronzi!

pesa ha detto...

@La Coniglia: Beh dai siamo sardi, in casa son concesse queste esternazioni ;) poi tanto gli altri non capiscono :P

@Vaniglia: Ahahah è vero, pensa che la mia ragazza (studente francesista in lingue) mi ha detto che addirittura loro non lo chiamano PC, bensì Ordinateur. Però una volta ho sentito un francese parlare italiano.
A Praga, un mio amico si avvicina a chiedere una sigaretta (estate 2006, Italia vincitrice del mondiale) il francese stizzito risponde «No. Niente sigaretté e smettì di fumare perché fa male!». Che snob.

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