tutte le strade portano a roma (part II)

28 agosto 2010
Vi ho abbandonati l'altra volta con io e Fred che giravamo allegramente per la nave finchè un irresistibile bisogno ci ha portato a tornare in cabina. Bene ora riprendiamo nuovamente con:

TUTTE LE STRADE PORTANO A ROMA
Racconto dell'odissea che portò Pesa e Frederich al concerto del 1° Maggio 2006

PARTE II

Tornati alla cuccetta la situazione era tutta cosi come l'avevamo lasciata: zaini buttati da una parte, marsupio misterioso ancora sul letto e biglietto "Civitavecchia-Cagliari" sempre nella stessa posizione. Non curanti di questi dettagli altamente inutili, decidiamo che è arrivato il momento di utilizzare il cesso, senza prima però averci giocato abbondantemente. Non so se avete presente la potenza dello sciacquone delle navi Tirrenia, paragonabile a quelle degli aerei. Entra Fred. Ci rimanere un pò, evidentemente doveva pure espletare qualcosa di solido, io nel frattempo aspetto seduto a letto. Ad un certo punto dalla porta provengono rumori. Cazzo. Qualcuno sta inserendo la scheda della porta, quindi vuol dire che Fred ha un compagno di stanza. Entra, è un ragazzo che avrà intorno ai 30 anni, è un ragazzo di colore, di colore giallo. È Ong Bak. Non nego di aver provato un attimo di panico.
Pesa «Salve»
Ong Bak «#*@&£» Cenno con la mano. Bene non spiccica una parola di italiano.
Fred (da dentro il cesso) «Minca Pesa, ci ho cravato una cagata incredibile!»
Pesa «Ehm...Fred mi sa che è meglio se esci un attimo, c'è un tipo»
Fred (sempre da dentro il cesso) «Un tipo!? Cazzo vuol dire??»
E finalmente si degna di uscire, lo vede anche lui. Rimane un attimo basito, poi decidiamo, guardandoci per mezzo secondo negli occhi che è giunto il momento di uscire dalla stanza e mischiarci nuovamente alla folla. Ci tengo a precisare che Ong Bak ha preso possesso della cuccetta dopo appena un'ora di navigazione.

Usciti dalla cuccetta, con più di un ebete sorriso stampato sulle labbra, andiamo nuovamente in giro per la nave, incontriamo svariate persone, facciamo amicizia con mille e più personaggi che probabilmente non rivedremo mai più in vita nostra, però uno ci è rimasto particolarmente in mente: Alberto (o Alberto Liberty, o Alberto Sardegna, o più comunemente Alberto Casavecchia). Al tempo non conoscevo questo simpatico quanto mitologico personaggio che allieta le serate e i concerti cagliaritani con i suoi slogan inneggianti l'odio verso Berlusconi e tutta una determinata parte politica. Il giorno andava in giro per la nave con un bottiglione da 5l del peggior vino mai esistito e portava in trionfo uno striscione. Ora non ricordo esattamente cosa avvenne durante la permanenza in nave quella notte, ricordo solamente: un gran casino, vomito a destra e a manca, il cesso pubblico completamente intasato, bottiglie di vino e birra che arrivavano nelle nostre mani grazie a chissà quale strana coincidenza, persone esaltate che seguivano il mondiale di motoGP in televisione (quella domenica si correva a Laguna Seca quindi il gran premio era di notte), urla, canti, balli e soprattutto le scomodissime poltroncine della Tirrenia. Non ho mai desiderato un letto come il giorno. Tant'è che decisi di farmi cambiare il biglietto al ritorno in modo da poter prendere la cuccetta insieme a Fred.

Invece Fred cosa si ricorda di quella notte? La mattina quando si svegliò, gli chiesi se era andato tutto bene in cabina con Ong Bak. Beh la risposta ovviamente non poteva che essere: NO. Infatti, durante la serata, Fred ogni tanto tornava nella cuccetta per vedere se era tutto apposto, visto che avevamo lasciato li i nostri zaini, e ogni volta che entrava quel simpatico cinese dormiva. Come si possa dormire alle 19.30 è qualcosa di assolutamente inspiegabile, però lui ci è riuscito. Fatto sta che durante la notte il nostro amico orientale è rimasto sveglio, a leggere e soprattutto mangiare. Mangiare maionese. Ong Bak all'interno di quel marsupio aveva un tubetto di maionese, che nel corso della notte si spremeva direttamente in bocca, facendo arrivare a Fred odori mefitici.

Intorno alle 5.00 mentre il mio tormentatissimo sonno continuava ad avanzare, un urlo incredibile sveglio di soprassalto i presenti all'interno della nave «SIAMO A ROMA! SIAMO ARRIVATI A ROMA! EVVIVA! ANDIAMO!». Alberto aveva lanciato l'allarme, correva per la nave con la bandiera dei quattro mori legata al collo e intimava la sveglia. Il suo urlo è stato seguito da 200000 maledizioni, imprecazioni e minacce di morte. Con il sonno ormai destabilizzato e un mattone incredibile in testa continuo a girare per la nave, faccio amicizia con persone che avevano subito la mia stessa sorte e ad un certo punto devo sedermi. Sto per morire, la testa non regge più, l'alcool della notte precedente risale un pò, il sonno non aiuta di certo e quindi mi accascio in un angolo in attesa delle sponde capitoline. Si avvicina un giovane. Ha in mano una bottiglia di vino. Mi guarda con cautela, mi gira attorno e poi esclama
Giovane «No amico! Tu sei in paranoia! Cosa ti è successo?»
Pesa «No sto male, minchia, sono a svarioni incredibili»
Giovane «Ahh ma allora non c'è problema! Tieni bevi vino! Vedi che ti passa! Garantito!»
Pesa «No se bevo ci caccio veramente l'anima!»
Giovane «APPUNTO!»

Finalmente si sveglia anche Fred, mi racconta la sua incredibile nottata in compagnia di Ong Bak e facciamo una "pseudo colazione" con il poco cibo che ci eravamo portati da casa, visto che le nostre tasche erano troppo poco gonfie per poter sostenere un pasto all'interno delle economicissime e efficientissime navi Tirrenia. Arriviamo a Civitavecchia!! "YUPPI! YUPPI!". Ora c'è un piccolo problema, arrivare a Roma. Noi due eravamo due giovanotti che mettevano la testa fuori dalla Sardegna per la prima volta da soli, quindi qualche idiozia era d'obbligo «Secondo me Roma non è tanto distante, possiamo anche tentarcela a piedi che dici?» Civitavecchia-Roma 80 km. Optiamo per il treno. Dopo un'interminabile fila per fare i biglietti e un viaggio piacevolissimo in compagnia di altri personaggi che popolavano la nave, ma rimasti a noi sconosciuti la sera prima, finalmente riusciamo ad arrivare a ROMA! "YUPPI! YUPPI!".

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