mi emoziono con poco

22 luglio 2010
Venerdì scorso, dopo aver dato addirittura il mio terzo esame della mia seconda carriera universitaria (ho preso 30, non ve ne sbatte nulla, ma voglio bullarmi ora che ne ho la possibilità), cercai compagnia per bere qualcosa, almeno fino alle 13. Niente da fare. Non vi era nessuno, incredibile, quando hai più di 300 amici su Facebook, intorno al centinaio di contatti msn, più di 200 numeri in rubrica e non trovi nessuno qualche piccolo problema te lo metti. Io no. Me ne son sbattuto e ho voluto godere di una calda, caldissima per la precisione, mattinata cagliaritana. Tutto pimpante e allegro abbandonavo la facoltà con un sorriso a TRENTA denti stampato sul volto. Ad un certo punto una lampadina illumina la mia mente "cazzarola ho un casino di tempo libero prima delle 13:00, perchè non andare alla galleria di Cagliari!? Tanto pago pure poco in quanto nuovamente studente universitario, e soprattutto possessore (?) di una carta giovani mai rinnovata". Quindi detto fatto, mi armo di fresco interiore per sopperire al caldo che mi circonda, e vado alla galleria. 

"In 23 anni che vivo qui, o bene o male, nelle immediate vicinanze, non sono mai andato a vederla, e che cacchio mi sembra anche il momento".

Fatto sta che non sapevo che stavo per imbattermi in uno dei grandi amori della mia vita. Ci sono andato principalmente nella speranza di godere di qualche De Chirico. Io adoro De Chirico, forme incredibili, spazi inimaginabili, colori che fanno da contorno a mondi "metafisici". Non ho visto neanche mezzo De Chirico. Maledetti cartelloni pubblicitari ingannevoli, in compenso ho visto lui. Francesco Ciusa. Per me prima dei 15 anni Ciusa era una via di Cagliari, veniva subito dopo via Baccaredda e passava sotto l'Asse Mediano. Dopo i 15 anni ho scoperto che era uno scultore. Poi a 19 ho conosciuto Nivola. "cazzo centra Nivola!?" eeeeh centra centra tranquilli, infatti andai a vedere a palazzo vice Reggio una mostra (gratuita) di quest'ultimo e ben più famoso scultore. Famoso perchè? Semplicemente non potete non aver notato a Cagliari sotto il palazzo della Regione quelle specie di "aereoplani" (aaaah bei ricordi fanciulleschi) su cui migliaia di coppiette si son appartati nel corso dei tempi. Fatto sta! Non divaghiamo. Rientrando dalla mostra rimasi un po' colpito, lo ammetto, mi piacque e ne parlai con un mio amico che aveva alle spalle studi artistici, classici e scientifici. Insomma bocciato un paio di volte. Mi disse «Tsk, ma cosa vuoi che sia nivola in confronto a Ciusa. vai alla galleria di Cagliari, li si che ci son pezzi d'arte». Ci son andato 4 anni dopo. E 4 anni dopo per più di 10 minuti son rimasto ad ammirare lei. Una profondità immensa, un pathos incredibile traspariva dalle forme vecchie, consumate e segnate dalla fatica e dalla perdita di un figlio morto assassinato, di questa povera vecchina. In tutto quel tempo ho cercato di costruirle attorno una storia. Una storia che mi richiamava alla mente la Nuoro dei primi '900, di cui ormai Ciusa aveva un pallido ricordo. Storie di faide, di lotte, di "cettiru". Ma lei incarnava il dolore, non quello fisico, non quello di una sconfitta a murra, bensì il dolore vero e proprio. La perdita di un figlio.
Sono andato avanti per la galleria, a godere del fresco e delle meraviglie che l'arte isolana ha sfornato nel tempo. Però non ho potuto fare a meno di tornare indietro almeno una volta, volevo, sentivo la necessità di ammirare nuovamente tutte le opere di Ciusa. Ad un certo punto ho frugato in tasca, in un momento di sovrappensiero e totale perdita artistica e logica, in cerca di una monetina da regalare a quei mimi.

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