leggendario campione di caccia al mugiko nella steppa

2 luglio 2010
E nonostante il titolo non parlerò di politica! Per i più colti ("alcuni brani tratti dei sepolcri di ugo foscolo" cazzo che citazione divina) sarà facile intuire su cosa verterà questo post semplicemente leggendo il titolo, per i meno colti: leggete.

Polemica sempre polemica. Mi ricordo tanto Jerry Polemica «andiamo a fare polemica». Insomma scrivo e mi lamento, sto sempre polemizzando su questo o su quell'altro fatto, in poche parole sono un rompi culo. Talmente rompi culo che mi sto autorompendo le balle da solo. Quindi parlerò oggi di qualcosa di non polemico, non politico, non ideologico, non teologico, non , no, n, o, .

Ridi pagliaccio diceva quello. Ridere, definito volgarmente dal dizionario come "dimostrare allegria e divertimento con un particolare movimento del volto ed emettendo dalla gola un suono caratteristico". Insomma tu ridi perché sei divertito, perché hai talmente tanta allegria in corpo che devi farla uscire in qualche modo. E se invece devi fare come diceva quello? Ovvero "vesti la giubba, e la faccia infarina. La gente paga e ridere vuol qua", insomma nessuno si è mai preoccupato del triste destino del pagliaccio? (a parte ovviamente Leoncavallo, Capossela, solo per citarne due; ma oggi mi unirò anche io a questi! Non mi sto paragonando assolutamente a questi due geni indiscussi della musica, per carità, solo mi bullo poco poco).
Il pagliaccio è quello che da bambino mi faceva molta paura. Ma non una paura normale, quella che ti fa nascondere dietro il cappotto di mamma, proprio quella paura che ti fa ancora ricordare l'immensa vomitata di spaghetti al sugo che mi ero fatto una notte. E tutto questo perché ovviamente non potevo non aver visto "IT il pagliaccio assassino" (famosa trasposizione cinematografica del celeberrimo quanto mattonesco romanzo di Stephen King) grazie a mio padre. Tutt'oggi ho ancora paura a guardarlo da solo quel film. Se state ridendo fate bene. Comunque tornando al discorso principale dicevo: i pagliacci. Io personalmente li ho sempre visti piuttosto malinconici, devono far ridere vero, ma è una risata forzata, costretta, quasi come se quel trucco, quel sorriso rosso disegnato sul viso sia un input, un comando allo sghignazzamento. uno dei grandi pagliacci dei nostri tempi che non voleva farci ridere, era, ed è tutt'ora, l'immenso e insuperabile Paolo Villaggio.
Il fenomeno Paolo Villaggio è stato forse uno degli avvenimenti più sconvolgenti della mia vita. Quel Fantozzi (ora ogni volta che nominerò "Fantozzi" automaticamente metterò un link a scene meravigliose che ormai sono entrate nel mio immaginario fanciullesco e non) che tanto faceva ridere l'italiano medio per la sua parlata, per i suoi goffi movimenti, per le sue pazzesche e idiote avventure, a me non ha fatto altro che dare pugni in testa e dire «Svegliati cazzo! Su su attivati». Esatto. Avete capito bene, Fantozzi mi ha fatto ridere ovviamente, ma ha aperto i miei occhi sulla disperata situazione che noi (voi!) italiani medi continuiamo a vivere giorno dopo giorno. Fantozzi (io mi riferisco ai primi due film, quelli basati sui libri scritti dallo stesso villaggio per intenderci) è il prototipo dell'italiano medio: ama guardare in casa le partite della nazionale, con il suo vestaglione di flanella, familiare di peroni congelata, frittatona di cipolle, tifo indiavolato e rutto libero; ha un sogno erotico irrealizzabile, l'indimenticabile signorina silvani; una moglie brutta come la morte che lo porta ogni mattina a chiedersi "cosa lo spinse un giorno a sposare quel curioso animale domestico"; ha un lavoro insoddisfacente che non lo porterà mai da nessuna parte; viene sottomesso dai propri capi, la sfilza dei megadirettori potrebbe arrivare fino all'estremo sud del mondo. E ditemi!!! Quanti di voi non si sentono come lui!? Ma la sua meraviglia consiste nel fatto che ci dice tutto questo e ci fa ridere. Ci fa ridere di noi stessi, ci umilia davanti ai nostri occhi e noi ridiamo, ci sbatte in faccia la verità, ovvero che siamo tutti "delle merdacce!" e noi ridiamo, e lo facciamo solo perché non sappiamo dove contenere tutta questa allegria che ci genera, o forse lo facciamo per non piangere.

O forse ho fatto nuovamente una mezza polemica. Che palle.

1 commenti:

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