il Piave mormorava calmo e placido

6 ottobre 2019
Molto spesso, nel corso di questi due anni in terra transalpina, mi son trovato in imbarazzo. La lingua, le abitudini, il relazionarsi con il prossimo, è tutto un po' diverso e bisogna farci l'abitudine.
Mi son sentito terribilmente in imbarazzo quella volta che su un treno della metro, linea 1, andai a sbattere, senza farlo a posta, su un poliziotto; appena il treno partì, ricordo, andai involontariamente contro il prode gendarme, e subito mi scusai «Excusez-moi» dissi, probabilmente con un pessimo accento. Lui mi squadrò da testa a piedi e con una mimica facciale molto accentuata disse «ExcusEZ» ponendo forte enfasi su quella mia -e finale mal pronunciata. Io continuai a guardarlo un po' incredulo e mi dicevo «Ma che sta facendo questo? Si scusa perché gli son andato addosso!?» allora risposi con un dubbioso «Quoi?» (come?) e lui, di nuovo, via di «ExcusEZ».
A quel ripetersi rimasi paralizzato, non capivo cosa avessi dovuto rispondere, e solamente un mio amico francese mi salvò con un educatissimo «Putain! Allez, il n'est pas français». Non credo sia necessaria traduzione alcuna.
Il nodo della questione è che se non si accentua la -e finale si sta dando del tu e non del "voi", cosa che ha fatto imbestialire il gendarme. Che tra l'altro mi ricordava Rick Hopper di Orange Is The New Black. Fatto sta che quello è stato un momento per me estremamente traumatizzante, drammatico. Non credo di aver mai provato così tanto imbarazzo, almeno per me stesso. 
Già per me stesso, perché sapete, delle volte invece provo grande imbarazzo per le altre persone, in particolare i francesi che si approcciano a me come una sorta di animale strano perché arrivo dall'altra parte del Monte Bianco.
Iniziano a guardarmi con ammirazione, un po' di invidia e tanto stupore. Io apprezzo inizialmente questi elogi e questa esaltazione del mio incredibile ego, finché non si passa poi alla fatidica domanda «Et tu viens d'où?». 
Il "da dove vieni" può essere delle volte molto pericoloso, soprattutto se il sistema scolastico del paese non è dei migliori, e allora, per esperienza professionale, il 90% delle volte, alla mia risposta «Sardegna», l'esclamazione seguente è «Aaaah bello! Bellissimo! Adoro il nord Italia».

Sipario.


guarda quella, guarda quella!

7 settembre 2019
Per un qualche malaugurato motivo oggi sono a lavoro.
E sia maledetto chi ha inventato il sabato lavorativo. 
Concluso questo breve intro, quindi, volevo dire che preso dalla noia di questo grigio e, per certi versi, freddo sabato mi son rimesso a leggere i vostri e il mio blog.
E ho trovato questo post.
Momento ilarità
Oh Signore!, ma che bella idea ebbi all'epoca, qualcosa di veramente originale: andare in giro per la città con un'agenda, un taccuino, e scrivere i propri pensieri in riferimento a quanto accade. Come non averci pensato prima, avrei potuto farci grandi bei soldoni.
Terminato questo breve momento ironia, però, effettivamente mi ero dimenticato che quella era una pratica che portavo avanti molto spesso a Cagliari. Cagliari. 
E allora, nel bel mezzo di un ufficio praticamente deserto, ho esclamato «Ma cazzo, ora sono a Parigi!». Sfruttiamola questa città, sfruttiamo i meravigliosi personaggi che la abitano, godiamo degli splendidi momenti che quotidianamente si vivono qui.
Da domani, quindi, mi vedrete in giro con una nuova agenda, un nuovo quaderno, in metro, in una piazza, in un grande e alberato boulevard a osservere, pensare e riportare nero su bianco prima con inchiostro, e poi virtualmente, ciò che qui mi circonda.
E son sicuro che alla fin delle fiera subirò la stessa sorte ma sul blog di qualche parigino.


des reflets changeants

18 giugno 2019
Ora sto ascoltando "Pazza Idea" di Patty Pravo.
Il volume non è sostenuto; mi piace ascoltarla un po' in sottofondo mentre il gatto dorme nella stanza accanto dopo aver passato l'intero pomeriggio tra la libreria e le mie gambe. In passato sicuramente avrei ascoltato la musica sparata ad un volume vergogno nelle casse, ma si cresce, si cambia. Si cambia tantissimo.
Dicevo, sto ascoltando "Pazza Idea" ora, ma diciamo che è cominciato più di un'ora fa spaziando tra Frank Zappa e Battiato, perché i vecchi e primi amori non si scordano mai. E mentre passavo questo mio tranquillo pomeriggio di giugno, son ricapitato sul mio blog. Accidenti, il mio blog.
E così l'ho riletto, tutto. Dal primo all'ultimo post.
Sì, l'ultimo, quello di settembre 2017 con la foto di Jack La Motta che combatte.
Il Raging Bull nell'arena che si batte, indomito. L'ho guardato e ho pensato alle coincidenza. "Le coincidenze e Toro Scatenato, ma che ci stanno a fare?" starete pensando. Fatemi andare avanti e vi dirò. 
Allora. Jack LaMotta.
Leggevo il blog, e poi son capitato sulla foto in bianco e nero che sta lì ormai da quasi due anni a dar il benvenuto ai lettori. E ad un certo punto il flash. 
Vi dicevo che si cambia, ebbene, per me son cambiate tante cose. Tantissime. Leggendo il blog ho rivisto il me stesso di diversi anni fa: il mio amore per la Sardegna; la mia infinita devozione a Cagliari, quella che era la mia città; e mi sono vergognato. Mi son vergognato di aver provato quelle emozioni e quell'amore.
Perché pochi giorni dopo quella foto di Jack La Motta io son salito su un aereo.
Ho preso due valige cariche di vestiti, il passaporto e ho attraversato il confine. Son volato via, abbandonato quella terra e quella città che mi avevano tradito, offeso nel profondo; umiliando me, la mia professionalità e la mia voglia di cresce e andare avanti. E quindi ho attraversato la Sardegna, la Corsica, il Mediterraneo, la Provenza e sono atterrato in Île-de-France. A Parigi.
Da Settembre 2017 vivo qui, oltralpe.
E mentre attraversavo la frontiera su quello schifoso aereo Ryanair, mi teneva compagnia Jack LaMotta impersonato da un magnifico Robert De Niro. Il film più lungo che avevo all'epoca sull'iPad e che mi ha tenuto incollato e concentrato per tutto il viaggio.
E così oggi, riguardando quella foto, ho pensato che non avrei mai potuto immaginare di essere così legato alla figura di un pugile italoamericano degli anni '50 del 900.
Poi ho continuato a leggere, e ho sentito che nelle righe io stesso cambiavo, e come da quel settembre 2017 io sia cambiato tanto, tantissimo. E non l'ho detto a nessuno.
Poi è partita "Pazza Idea", sia nelle casse che nella mia mente. E ora sono qui a scrivere.
Il prossimo brano in scaletta, per la cronaca, è Rue Saint-Vincent.

Elle avait sous sa toque de martre,
sur la butte Montmartre... 

that's entertainment

22 settembre 2017
Per cui datemi un'arena
Jack il Toro si scatena
Perché oltre al pugilato
Sono attore raffinato.

bourée

27 aprile 2017
Solitamente la pioggia lo calmava e gli dava quello sprint e quella forza in più per riuscire a superare le avversità. Solitamente.
Perché quando attraversi la città bianca sotto la pioggia, succede sempre qualcosa; può succedere che il bianco della città si sciolga sotto le gocce e diventi grigio, tetro, scuro; o ancora, può capitare che invece il bianco splenda, e la città allora ti acceca e sei costretto a guardarla e ammirarla. 
Oppure niente di tutto ciò accade, soprattutto a notte inoltrata. A notte inoltrata non vedi nulla. I bastioni che fortificano la città ti passano accanto e quasi non li vedi, e lo stesso le chiese, le grandi e lucenti chiese, quelle che attirano l'occhio di chi su una nave, sfidando la sveglia e il vento, la mattina all'ingresso in porto si affaccia sul ponte e respira il mare. Non vedi nulla.
Camminava e pensava, e le gocce che si posano sul parabrezza per non erano altro che la vita che arriva, passa, rimane lì, finché con un colpo di spazzola non cancella tutto.
Reset.
Tabula rasa.
E di nuovo a riempire, a contare ogni singola goccia e pensava che quelli potessero essere fallimenti e insuccessi da cancellare e distruggere, eliminare e dimenticare, buttare alle spalle con i tergicristalli. Ma così non è.
E solo il flauto di Ian Anderson lo riporta alla realtà, alla guida, e gli ricorda che le ultime due torri della città bianca sono lì accanto. E allora che fai, non continui?

(x-y)^2

7 luglio 2016
Scusate, stavo cercando di risolvere con la connessione.
Non è vero, ovviamente. Ma si sa, va così. 

Quindi... A bomba...


Poniamo, ad esempio, il caso che io e te nella giornata x-7 abbiamo un impegno per il giorno x alle ore yy:yy. 
Poniamo ora il caso che arriviamo al giorno x. 
E ancora, poniamo il caso, signore e signori, che proprio in questo momento, in questo fatato giorno in cui io e te abbiamo finalmente la possibilità di portare a compimento il nostro impegno, ti arrivi una telefonata, una mail, un sms, un piccione viaggiatore, alle ore yy:yy-15 da una ben non definita persona che ti informa del fatto che tu, alle ore yy:yy avrai, improvvisamente, un impegno con suddetta non definita persona.
La conclusione di questo ipotetico caso ci porta quindi al punto in cui tu chiami me alle yy:yy-5 per dirmi che mi darai merda, mi farai il paco, non ci sarai. 

A questo punto, signore e signori della corte, tale personaggio come può essere definito? Perché io non riesco a trovare altro che aggettivi o termini che mi faranno irrimediabilmente finire in tribunale.

tratto da una storia vera

14 marzo 2016
Wikipedia dice che:
il digital divide è il divario esistente tra chi ha accesso effettivo alle tecnologie dell'informazione (in particolare personal computer e internet) e chi ne è escluso, in modo parziale o totale.
Pesa, invece, dice che il digital divide è:



dimmi allora il perché

10 marzo 2016
Vengo sbattuto contro le mura del tempo non da una catastrofe psicocosmica, come avvenne al leggendario capitano, ma solamente dagli eventi. O forse dai non eventi, che a onor del vero, dal mio punto di vista, sono forse i peggiori.
Intendo con “non eventi” quei momenti di apatia cosmica, di fermo e piatto totale, che mi legano alle radice del pianeta e mi impediscono di muovermi, un po’ come fossi imprigionato in grandi ghiacciai. E mi deprimo.


Stille Dämmerung 
Der garten ist gefroren 

Die Rosen erlitten 

Sage mir warum


7€ per il cinema mi sembrano un po' troppi

9 marzo 2016
Odio i così detti sboroni, gradassi, fanfaroni, o come li chiamerebbe Mauro "bantaxerisi".
Codesti figuri si riempiono la bocca di parole di cui non conoscono il significato, sputano sentenze e frasi che fanno invidia al veleno e alla bile, costruiscono inconsapevolmente castelli fatti di idiozia il cui unico pregio è la velocità con la quale possono essere sgretolati.
Ma io un po' me ne sbatto. Li lascio sguazzare nella loro ignoranza e nella loro pancia piena di nulla, nell'attesa che qualcuno faccia quello che avrei potuto fare io e mettere davanti a loro la triste e cruda realtà.
In fondo ho sempre preferito le comode poltrone del cinema allo stare sullo schermo.

boss per capo, ton per tonnellata, rifle per fucile

12 ottobre 2015
Ho sonno, è vero.
Ma come spesso capita in questi casi sto sdraiato a letto, con gli auricolari nelle orecchie e la musica che va in riproduzione random.
Ed ecco che parte Guccini con Amerigo.
E io, per un tacito accordo con l'universo e il mondo intero, non posso dormire finché non finisce. Perché, sapete, va bene la stanchezza, l'alcol della domenica sera, e la sfattanza di un weekend impegnativo, ma quando il capolavoro chiama l'unica cosa da fare è stare sdraiati e subirlo. O al massimo scrivere un post sul proprio blog.
Fate un po' voi, che io sono tra gli eroi di Casablanca e Forte Apache.

Drink!